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Diario

Buona tradizione - Il miglior Brunello ... Per quasi un secolo Brunello di Montalcino e Biondi Santi sono stati sinonimi. La storia enologica di questa antica famiglia toscana cominciò all’inizio dell’Ottocento quando un preveggente avo decise di trasformare in vino da signori il vinello del contadino. Nessuna alterigia in tale scelta: soltanto passione e desiderio di nobilitare queste terre sottovalutate nella Toscana dei Granduchi. Dopo che la fillossera devastò la viticoltura europea un altro grande Biondi Santi, il garibaldino Ferruccio, decise di ricostruire il vigneto con le migliori viti di sangiovese e di competere con i grandi chateau di Francia persino nell’accuratezza della vinificazione e nei tempi d’affinamento, novità assoluta questa in Italia, ove si produceva vino “come viene viene” per il consumo immediato. Fino a trenta anni fa i Biondi Santi regnarono incontrastati su Montalcino. Ma quasi all’improvviso arrivarono forestieri d’ogni provenienza che cominciarono a produrre Brunello con risultati soddisfacenti e successo mondiale. I Brunello nouvelle vague, densi e sgargianti, ben s’adattarono al gusto internazionale; solo i Biondi Santi, incuranti delle mode, continuarono a produrre vini assolutamente aristocratici capolavori di eleganza ed espressività. E il giudizio del Tempo è tutto per loro: dopo venti o trenta anni, quando gli altri declinano, il Brunello Biondi Santi comincia a dare il meglio di sé.

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