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Il Venerdi Di Repubblica

Dopo le porcellane, i Ginori portano in tavola il vino ... Nella tenuta della storica famiglia fiorentina si producono soltanto tre rossi, tutti di eccellenza. Come questo... E all’inizio del terzo millennio la firma storica dell’eleganza, della bellezza delle porcellane in tavola, Ginori, cambiò il soggetto. Ma non il luogo (sempre la tavola), né la dedizione alla qualità del prodotto: il vino. Storia lunghissima, quella dei marchesi Ginori Lisci, a Firenze dalla fine del Duecento. Banchieri, politici, imprenditori e, dal XVIII secolo, industriali della porcellana. Nel ‘900 Lorenzo Ginori rivolge cure e attenzioni alla terra. La tenuta del Castello di Querceto, Alta Maremma, diventa fattoria modello. Dagli anni 90 è gestita da Lionardo Ginori Lisci e la vigna si fa protagonista di un progetto mirato: vini di personalità, figli di uve collaudate. Cioè Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon. Di valore il team tecnico: Niccolò D’Afflitto e Luca Rettondini in cantina, Luigi Malechini per la campagna. Tre i vini. Tutti rossi, tutti buoni.
Il Macchion del Lupo è un Cabernet con un 15 per cento di Sangiovese. Stessa percentuale nel Merlot Campordigno. Piglio bordolese, con calore toscano, è il primo vino aziendale, il Castello Ginori (Merlot al 70 per cento più Cabernet). Intenso per tonalità e al naso (frutti di bosco, spezie), ha rotonda potenza, compiuta armonia tra morbidezza, acidità e tannini nobili. A Firenze Alessi, a Roma da Rocchi sui 22-24 euro.

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