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Il Venerdi Di Repubblica

Buoni frutti con pochi gradi, e le chiamano bollicine ... Da un agriturismo del cuneese un moscato imbottigliato tre volte, profumato di fiori ed erbe... Vino del sorriso e delle feste, il Moscato d’Asti. Perché è dolce, certo. Perché è come bere un frutto: l’uva. E poi va bene con quasi tutti i dolci, da quelli elaborati ai più semplici. Senza dimenticare il cuor leggero di chi fai il bis o il tris: l’etilometro non può far paura a 5-5,5 gradi.
Questo è il nostro primo Moscato 2007. Nasce a Santo Stefano Belbo, terra vocatissima, per mano, volontà e impegno di Alessandro e Carla Boido, proprietari dell’azienda Ca’ d’Gal (è pure agriturismo). Producono anche rossi (Dolcetto e Langhe) ma mostrano un talento particolare per il Moscato. Tanto che dal ‘98 presentano due etichette, il Vigna vecchia (da viti sui 50 anni) e il Lumine. Il primo esce un anno dopo la vendemmia (“gran battaglia con le api”) e sorprende per la longevità. Questo Lumine invece è pronto in due mesi, ma sono tre gli imbottigliamenti nell’arco dell’anno, a salvaguardia della fragranza. Si pregusta versandolo: limpide, allegre bollicine - profumate di fiori, erbe, frutti gialli - profilano il gusto pieno che lascia la bocca contenta e pulita. A Torino da Pfatisch, a Prato da Razmataz, sui 10/11 euro.

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