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Il VenerdÌ Di Repubblica

La bottiglia ... Dalle Marche scende una Lacrima. Di gioia... Luciano Landi ha seguito le orme del nonno e del padre, puntando su un vitigno autoctono della sua regione... Bisogna provare la lacrima con la maiuscola, la Lacrima di Morro d’Alba. Vino-vitigno autoctono delle Marche, all’inizio di questo millennio contava numeri piccoli: un pugno di comuni delegati alla coltivazione, un pugno di produttori, meno di 100 ettari di vigna. Numeri ora più che raddoppiati grazie alla richiesta del mercato. Non è una new entry l’etichetta di Luciano Landi. “Mi piaceva lavorare più che studiare. I miei maestri in campagna sono stati nonno Sergio e papà Ivo”. Dai quattro ettari degli anni 50 ai 22 attuali, le specialità sono Verdicchio e Lacrima, quest’ultima in tre versioni: d’annata, Superiore (minor resa in vigna, un anno d’affinamento tra legno e bottiglia, tenore alcolico un po’ più alto) e Passito (vendemmia posticipata, poi sui graticci). Tutti consigliabili, noi abbiamo scelto la versione base. Che delizia il bouquet, tra rose e viole, piccoli frutti maturi e spezie gentili. Nitido e fresco il sorso. A Torino da Rossini, a Firenze da Bonatti sugli 8 euro.

Lacrima di Morro d’Alba 2009

Luciano Landi

Belvedere Ostrense (Ancona).

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