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Il VenerdÌ Di Repubblica

Racconto il vino italiano come tra a amici a tavola ... È un video su internet in cui un collega americano parla così 1 di Antonio Galloni: “L’unico

uomo accolto come una rock star in tutti i ristoranti che hanno una lista dei vini”. Per questo Galloni, tra gli esperti di vino italiano più famosi al mondo, è l’ospite d’onore dell’edizione 2016 di Collisioni {a Barolo, in Piemonte, dal 14 al 18 luglio), il festival “agrirock” che mette insieme vino, musica e cultura e a cui parteciperanno tra gli altri, Elton John, Mika, Niccolò Fabi, Michel Houellebecq, Marco Mengoni e Cosmo.

Galloni, cresciuto negli Stati Uniti dove ha studiato jazz e si è poi laureato in business al Mit, proprio durante l’università ha iniziato a scrivere di vini italiani “per ricordarmi delle bottiglie che avevo bevuto” dice al telefono dalla California, dove vive con moglie e due figli e da dove dirige Vinous, il portale online a pagamento che ha fondato nel 2013 che ha rivoluzionato il linguaggio della scrittura enogast.ronomica e che ha abbonati di 80 Paesi. “Poi ho condiviso questi appunti con i miei aulici, che apprezzavano le mie osservazioni. Da lì e nato il mio primo giornale, Piedmont Report, che resta l’unico giornale in lingua inglese dedicato solo ai vini italiani”

Da dove viene questo amore per il vino, qual è la madeleine proustiana che ha dato il via a questa passione?“Il primo che ho assaggiato era un vino semplice,fresco, siciliano nel quale mio nonno metteva una mezza pesca” ricorda Galloni. “Da questa esperienza ho imparato che il vino era qualcosa che accompagna sempre i pasti”. Nella sua vita Galloni non ha avuto paura di rischiare, per fondare Vinous lui e la moglie hanno rinunciato ai ricchi stipendi di The WineAdvocate: Galloni ci ha lavorato dal 2006 al 2013 e quando se ne è andato il fondatore Robert Parker gli ha fatto causa. “Vinous per noi rappresentava un nuovo modo di scrivere di vino. Non più da una posizione di superiorità rispetto a chi legge, ma come parlando da un lato all’altro della tavola. E siamo indipendenti, perché non accettiamo pubblicità”.

Per scrivere di un’industria che muove così tanti soldi servono dei punti fermi: “Bisogna evitare i conflitti d’interesse a tutti i costi. Sin dall’inizio, ho sempre pagato tutte le mie spese di viaggio e di alloggio. Queste sono cose che sono sempre più rare nel inondo di oggi”. Il suo giudizio ha il potere di cambiare il destino di un vino? “Può darsi. Ma il successo o l’insuccesso di un vino dipende dal mercato, e non dall’opinione diana singola persona”.

Se non si è degli esperti c’è una regola da seguire per orientarsi, magari davanti allo scaffale del supermercato? “Bisogna informarsi un po’, non c’è altro modo. Si può iniziare conoscendo alcune delle aziende più affidabili. Poi, bisogna fidarsi dei propri gusti”.

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