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LO SCENARIO

Il vino paga dazio allo scenario mondiale: la stima è di 1,1 miliardi di euro di costi aggiuntivi

Il prezzo di caro energia, aumento delle materie prime, impatto sulle economie del mondo e guerra secondo Censis e Alleanza Cooperative Agroalimentari

Il caro energia, l’aumento delle materie prime, l’impatto sulle economie del mondo, la guerra: sono gli ingredienti sgradevoli di un “menu”, dettato dall’attualità, che al vino italiano costerà 1,1 miliardi di euro di costi aggiuntivi nel 2022. Una vera tempesta dei prezzi che intaccherà la redditività delle imprese e rischia di comprometterne anche la capacità competitiva sui mercati internazionali. E, a questo, vanno sommati, come perdite, oltre 212 milioni di euro di export verso i Paesi in conflitto, Russia e Ucraina in primis, ma anche Bielorusia. Tenendo presente che ripercussioni a ribasso sono tutt’altro che improbabili anche in mercati strategici del vino italiano come Usa, Uk, ma anche Francia e Spagna. È lo stato dell’arte, tratteggiato oggi a Roma dallo studio Censis-Alleanza Cooperative Agroalimentari Vino, “La febbre dei costi”.
D’altronde, i conti sono presto fatti. Il fatturato 2021 della filiera è pari a 13,6 miliardi di euro. Applicando a questo dato la quota del 78,4% dei consumi intermedi necessari alla produzione, si determina il valore dei consumi intermedi della filiera in 10,7 miliardi per il 2021. Utilizzando la variazione dei costi di produzione del prodotto vino, fra febbraio 2021 e febbraio 2022, pari al 10,5%, il valore attuale dei consumi intermedi raggiungerebbe il livello di 11,8 miliardi di euro. La differenza, in termini assoluti, è pari a 1,124 miliardi di euro, cifra che esprime “un carico aggiuntivo sulla redditività delle imprese che inevitabilmente andrà ad erodere i loro margini, compromettendone anche la loro capacità competitiva sui mercati internazionali”, ha spiegato Luca Rigotti, Coordinatore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari (e al vertice della importante realtà cooperativa trentina, Mezzacorona, ndr).

A questo quadro contribuiscono, in modo sostanziale, all’incremento dei costi di produzione le componenti dei prodotti energetici, che hanno fatto segnare, tra febbraio 2021 e febbraio 2022, un +31,4% medio annuo, con un incremento dei carburanti pari al 38,3%, quello dell’energia elettrica del 16,7% e quello dei lubrificanti addirittura del 70%. Fra i fattori produttivi utilizzati nella coltivazione, fertilizzanti e concimi hanno visto crescere il livello del 32,3%.
Anche i materiali impiegati per il confezionamento e l’imballaggio, però, hanno subito aumenti che inevitabilmente si rifletteranno sul prezzo finale del vino. Fra gennaio 2021 e gennaio 2022 - e quindi al netto degli effetti dovuti allo scoppio della guerra in Ucraina - il prezzo alla produzione del vetro è cresciuto dell’8,5% e quello del sughero del 9,4%. Sono invece compresi fra il 23 e il 30% gli aumenti relativi alla carta e agli imballaggi.
“L’incremento dei costi dell’energia e dei materiali di produzione testimonia la pesante situazione a cui da mesi sono sottoposte le imprese vitivinicole - ha proseguito Rigotti - a cui si aggiunge un serio problema legato alla reperibilità e all’approvvigionamento dei materiali. È necessario trovare nuovi strumenti, sulla linea di quelli già emanati dal Governo, per cercare di mitigare gli effetti della crisi e non perdere ulteriori margini di competitività. Inoltre, è necessario ed urgente che l’Ue intervenga per mettere un tetto condiviso al prezzo dell’energia e del gas, valutando la possibilità di svolgere il ruolo di acquirente unico sul mercato”.
Dal lato della logistica, inoltre, la filiera del vino si sta già da mesi confrontando con uno scenario fortemente critico: nel trasporto aereo di merci gli aumenti hanno superato, in dodici mesi il 20%, mentre nel trasporto marittimo la crescita dei prezzi dei servizi ha raggiunto, sempre fra inizio 2021 e inizio 2022, il 36,2%.
In tutto questo, va considerato anche il probabile rallentamento delle economie di molti Paesi, peraltro già previsto prima dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina. Il Fondo Monetario Internazionale, riportano le Cooperative, ha calcolato, poco prima del conflitto, che lo shock energetico e delle materie prime avrebbe compromesso l’1,3% del PIl 2022 degli Stati Uniti e della Francia, l’1,5% dell’area Euro, fino a raggiungere il 3% per il Regno Unito e quasi il 5% per la Spagna. La mancata crescita di questi Paesi, che sono i principali partner economici della filiera italiana del vino, rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export 2021 (quando è stato superato il muro dei 7 miliardi di euro, record assoluto, ndr), soprattutto se si pensa che nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno aumentato le importazioni di vino italiano di oltre 18 punti percentuali, la Francia del 17,8%, la Spagna del 17,2%, e che nei paesi dell’Euro l’export di vino italiano è cresciuto del 9,9%. E poi, c’è l’impatto diretto della guerra sul vino. In Russia - che nel 2021 aveva richiesto vino italiano per circa 150 milioni di euro, con un aumento della domanda superiore al 18% - ci sarà sicuramente una rimodulazione delle vendite dovuta alla difficoltà di pagamenti e transazioni riscontrate dalla imprese. Mentre il valore del vino importato dall’Ucraina è stato di 55 milioni di euro, un mercato che aveva orientato la scelta di vino verso i nostri produttori, con un incremento degli acquisti pari a +30%. Ma il problema più grande, e trasversale a tutta l’economia, è che il conflitto ha acuito ancora di più il caro energia. Tra gennaio e marzo di quest’anno, sottolineano ancora Censis e Alleanza delle Cooperative, il prezzo del petrolio è passato da poco più di 78 dollari a 118, con un incremento del 50,9% in poco più di 60 giorni. Se si torna a inizio 2021 la variazione è addirittura del 130,6%. Il gas acquistato in Europa costava 19 euro per Mwh a gennaio dello scorso anno, per passare dodici mesi dopo a 78,50 e raggiungere la quota di 132 euro l’11 marzo scorso. Il prezzo del carbone è quasi quintuplicato in un poco più di un anno: da 133 dollari per tonnellata a 681 dollari dei giorni scorsi. Solo fra gennaio e marzo il prezzo è quasi triplicato. Il quadro che si è venuto a delineare implica conseguenze pesanti per le attesa di crescita nel 2022. Nell’ultimo Outlook, l’Ocse ha stimato che l’effetto combinato dell’aumento dei prezzi di energia e materie prime fra il 24 febbraio (giorno d’inizio dell’aggressione russa) e il 9 marzo (giorno di pubblicazione dell’Outlook), e dell’instabilità dell’area porterà a una caduta della domanda globale dell’1,08%, dell’1,4% fra i paesi dell’Euro e dello 0,88% negli Stati Uniti, con effetti ora non quantificabili sul lato degli scambi internazionali e delle esportazioni dei singoli paesi. In aggiunta, la condizione di “stagflazione”, mai più sperimentata in Occidente dagli Settanta del Novecento, diverrebbe l’ipotesi più probabile per descrivere il corso dei prossimi mesi in molti Paesi, dato che l’inflazione e la corsa dei prezzi peserà ulteriormente sulle decisioni di spesa e di investimento. E la mancata crescita di questi Paesi, che rappresentano i principali partner economici della filiera italiana del vino, rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export del prodotto nel 2021.

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