Gli effetti del cambiamento climatico non si vedono solo nell’ambiente, e in particolare, nell’agricoltura e nei vigneti. Ma anche a tavola, dove non solo cambiano i cibi che mangiamo, ma anche le nostre abitudini alimentari. Una rivoluzione i cui effetti sono evidenti. Se, da un lato, infatti, si portano in tavola più verdure e meno carne, materie prime locali e di stagione, cibi freschi, nutrienti, sostenibili e wellness; dall’altro il vino, i cui vigneti salgono sempre più in alto e la cui vendemmia è sempre più anticipata, non perde il suo valore simbolico di motore della convivialità, dello stare insieme e il fatto di essere il compagno più fedele della tavola italiana: ma il clima cambia le tipologie di vino che si bevono e le occasioni in cui il vino viene consumato. Più vini bianchi e bollicine, freschi e leggeri per il loro grado alcolico più basso, vini rossi serviti a bassa temperatura, etichette sempre più bevibili ed identitarie; si beve con piacere più la sera, quando calano le temperature di estati sempre più lunghe, che nel resto della giornata, più in luoghi freschi che nel caldo record delle città, all’insegna del benessere. Solo per fare degli esempi. Capire se la “tavola climatariana” sia fantasia o realtà, e, di conseguenza, se si sta facendo strada anche una nuova “idea di vino” nell’accompagnarla (come farà WineNews in un video prossimamente online), è uno dei focus del “Trentodoc Festival”, in programma da oggi al 27 settembre a Trento - promosso dalla Provincia Autonoma di Trento con Trentino Marketing e Istituto Trentodoc, in collaborazione con il “Corriere della Sera”, con il vice direttore Luciano Ferrano come direttore artistico - con “Trentodoc in Cantina”, l’evento diffuso con 125 esperienze nei luoghi dove prendono forma le bollicine di montagna per eccellenza, ovvero le case spumantistiche dell’Istituto Trentodoc, che, guidato da Stefano Fambri, ne riunisce 73.
Un Trentodoc i cui numeri parlano di stabilità, con 2,2 milioni di bottiglie vendute nel 2025, con Millesimati e Riserve sugli scudi, e un fatturato di 180 milioni di euro, con l’Italia mercato principale ed una quota export del 15%. Ma raccontano anche di una naturale risposta al cambiamento climatico del Trentodoc, prodotto in vigneti che superano anche i mille metri, in grado di preservare l’acidità naturale delle uve e contenere gli zuccheri, da Chardonnay e Pinot Nero per lo più con un’alta acidità e una bassa gradazione alcolica potenziale e con il profilo aromatico assicurato dalla forte escursione termica tra il giorno e la notte.
Nel palinsesto del “Trentodoc Festival” - tra chef e ristoratori come Alessandro Gilmozzi (ristorante El Molin, Cavalese, una Stella Michelin) e Francesco Sodano (Famiglia Rana, Oppeano, due Stelle Michelin), Giulia Caffiero (Restaurant Manager Geranium, Copenhagen, tre Stelle Michelin) e Niccolò Palumbo (Paca Tenuta Ceri, Prato, una Stella Michelin), sommelier, da Roberto Anesi a Cristian Maitan, da Simone Loguercio ad Ilaria Lorini, imprenditori come Anselmo Guerrieri Gonzaga (Tenuta San Leonardo), Raffaele Boscaini (Masi Agricola), Enrico Zanoni (Cavit), Matteo e Camilla Lunelli (Gruppo Lunelli), Carlo Moser (Moser), Giampiero Bertolini (Biondi-Santi), Salvino Benanti (Benanti), Augusta Bargilli, Sergio Moser (Fondazione Mach), Rossana Gaja (Gaja) e Rodolfo Maralli (Banfi), le Master of Wine Cristina Mercuri ed Essi Avellan, il wine writer Robert Camuto, e vip come Noemi, Samuel Romano, Walter Veltroni, Paolo Mereghetti, Francesca Fialdini e Andrea Pennacchi - torna “Trentodoc in Cantina”, l’evento diffuso che accompagna appassionati, esperti e curiosi nei luoghi dove prendono forma le bollicine di montagna con la regia dell’Istituto Trentodoc. Tra pergole, grotte di affinamento, cantine storiche e panorami alpini, il pubblico può scoprire da vicino il Metodo Classico trentino e il profondo legame che unisce Trentodoc al territorio in cui nasce. Il programma conta 125 appuntamenti nelle case spumantistiche, dove scegliere tra le situazioni diverse tra loro, accomunate dalla volontà di raccontare le bollicine di montagna in modo autentico, accessibile e contemporaneo. Nelle cantine si susseguiranno degustazioni dedicate ai lunghi affinamenti e alle vecchie annate, incontri con produttori ed enologi, sboccature a la volèe. Tante le occasioni di condivisione e divertimento: oltre al consueto incontro tra Trentodoc e gastronomia, non mancano colazioni e picnic all’aria aperta, trekking tra i vigneti, tour in e-bike ma anche soft clubbing, degustazioni con i sound sommelier e i laboratori sensoriali dedicati alla memoria olfattiva. Da Villa Corniole a Casa Pisoni, da Ress ad Elio Endrizzi Viticoltori, da Cantina di Riva alla Casa del Vino della Vallagarina, dalla Cantina Rotaliana (Cavit) a Pedrotti Spumanti, Endrizzi, Rechof e Rotari (Gruppo Mezzacorona), da Ferrari Trento a Cesarini Sforza Spumanti (Cavit), da Moncalisse alla Cantina Mori Colli Zugna (Cavit), da De Vigili a Maso Poli, da Maso Nero, Cantina Roverè della Luna (Cavit), Conti Bossi Fedrigotti e Tonini Viticoltori in Isera ai Viticoltori in Avio (Cavit), dalla Fondazione Edmund Mach a Bellaveder, da Metius a Man Spumanti, Cantina Aldeno (Cavit) e Cantina Sociale di Trento (Cavit), da Letrari a Valentini di Weinfeld, da Cantina Toblino (Cavit) a Tenuta Gottardi, da Monfort a Revì, da Maso Martis a Borgo dei Posseri, da Cembra Cantina di Montagna a Madonna delle Vittorie, da Moncalisse a Terre del Lagorai, da Mas dei Chini ad Altemasi (Cavit), da Moser Trento a Cantina Salizzoni, fino a Cantina Salim, le maison protagoniste.
Intanto, il Trentodoc è ancora una volta campione assoluto del “mondiale degli spumanti” per il wine critic Tom Stevenson, ed il Metodo Classico più premiato al mondo, e le bollicine si confermano un fenomeno non solo di consumo, destagionalizzato, sdoganato a tutto pasto, sia con la cucina di tradizione che con quella contemporanea, fresche, leggere, wellness, con o senza abbinamenti - quasi un “non vino” - ma anche di costume, arrivando a rappresentare un modo di vivere la vita. “All’italiana”, ovviamente: dietro al loro successo, ci sono, infatti, anche motivazioni “sociologiche” perché rappresentano un “medium” di quella convivialità che tutto il mondo invidia all’Italia, declinandola in ogni situazione, enogastronomica, per fare festa o per brindare a qualcosa di speciale, in coppia o in compagnia.
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