02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2024 (175x100)

DEGUSTAZIONE ESCLUSIVA A MONTALCINO ALLA “TENUTA IL GREPPO”: VERTICALE DI BRUNELLO BIONDI SANTI RISERVA 1955-1970-1983-1988-1999

Probabilmente, in Italia, soltanto la “dinastia” Biondi Santi può “condensare” in una verticale la storia di un vino, di una famiglia e di un territorio. Non solo per il semplice fatto che ha saputo conservare nel tempo un “archivio” della propria produzione in grado di raccontare queste cose (elemento peraltro rintracciabile in pochissimi altri casi), ma anche, e soprattutto, perché incarna senza indecisione un “continuum” temporale, composto da tre elementi distinti ma che inevitabilmente si intrecciano finendo con l’identificarsi: una famiglia, un vino un territorio.
Il Brunello di Montalcino viene letteralmente inventato da Ferruccio Biondi Santi che, alla fine del secolo XIX, forte dell'esperienza vitivinicola del nonno materno Clemente Santi, tenace sostenitore nel dibattito enologico del suo tempo della possibilità di produrre un vino toscano “durevole e tale da potersi esporre alla lunga navigazione senza guastarsi”, selezionò un clone particolare di Sangiovese (il Sangiovese grosso) nella Tenuta “Il Greppo” (tuttora la sede operativa dell’azienda), le cui uve, vinificate in purezza, dettero inizio ad una tipizzazione nuova dei vini toscani di allora.
Nasceva così il Brunello. Di quei tempi pionieristici resta traccia concreta ancora oggi nella cantina del “Greppo”, dove sono conservate due bottiglie dell’annata 1888. Il figlio di Ferruccio, Tancredi Biondi Santi, uno dei più importanti enologi del suo tempo, che oggi definiremmo un “consulente”, dato che lavorò per il Lugana, il Chianti e il Cirò, sistematizzò il protocollo di produzione del Brunello, che già nel 1932 aveva il suo primo riconoscimento ufficiale da parte del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste che lo identificava come “una creazione recente del dottor Ferruccio Biondi Santi di Montalcino” e, nel 1966, lo Stato si rivolse a lui per formulare il disciplinare di produzione della nuova Doc Brunello di Montalcino, cioè per il vino creato da suo padre.
Dal 1970, il figlio Franco, oggi ottantaquattrenne, guida l’azienda di famiglia con la stessa energia che ha animato tre generazioni della sua famiglia, continuando a mantenere il ruolo di custode di una tradizione secolare e producendo vino con la stessa filosofia dei suoi antenati. Difensore deciso di tutto un territorio ha fondato, nel 1986, l’associazione “Amici di Sant’Antimo”, dando un grosso contributo al pieno recupero dell’Abbazia, e si è battuto duramente, agli inizi degli anni ’90, per impedire la costruzione di una discarica nei pressi di Montalcino.
Nel 2004, Franco Biondi Santi torna a far parte del Consorzio del Brunello di Montalcino e, nel maggio del 2005, presenta una mozione, approvata all’unanimità, in difesa dell’attuale Disciplinare di produzione del Brunello. Tornando alla degustazione, il rigore stilistico della vinificazione del Brunello Biondi Santi può evocare pratiche enologiche oggi fuori “moda” - come il ruolo fondamentale dell’acidità, che, secondo alcuni critici, andrebbe a scapito dell’equilibrio con il corredo polifenolico, rendendo il Brunello Biondi Santi un vino non sempre bilanciato - ma molta della sua incredibile longevità è proprio dovuta a questa “imperfezione”. Può darsi che il Brunello di Biondi Santi possa rivelarsi ai palati meno esperti un po’ povero in struttura, ma quanta eleganza!
Dalla degustazione delle 5 annate poste alla nostra attenzione personalmente da Franco Biondi Santi, il 10 gennaio 2006, emergono soprattutto due elementi fondamentali: come una sorta di “parentela” che lega saldamente l’annata più vecchia con quella più giovane, pur nelle loro diversità e la capacità dei suoi vini, rara in Italia se si eccettuano alcuni casi fra i piemontesi, di comunicare concretamente, cioè nella loro espressione organolettica, il famigerato e molto abusato concetto di terroir (esprimendo precisamente l’interazione armonica fra vitigno, condizioni geo-morfologiche, clima, e opera dell’uomo). I vini di Biondi Santi faranno forse storcere il naso ai maniaci di una miope idea di compostezza tecnico-formale, ma in compenso faranno felici gli appassionati di vini emozionanti e in continuo divenire, che coniugano territorialità ad eleganza e un’intransigente coerenza ad una straordinaria tensione gustativa. Le bottiglie sono state aperte circa 9 ore prima della degustazione, senza essere scaraffate.
Brunello di Montalcino Riserva 1955
Colore ancora intenso e vivo di tonalità rosso rubino brillante di bella trasparenza, con il bordo lievemente granato. I profumi sono di incredibile integrità e finezza, complessi poco riconducibili all’età del vino. Il primo impatto è segnato da toni affumicati e minerali, poi emergono ricordi di rosa appassita e di ciliegia sotto spirito, rifiniti da sentori di spezia dolce e da una nota mentolata di grande freschezza. In bocca, il vino sembrerebbe un po’ più segnato dall’evoluzione, ma un nerbo acido di grande vitalità gli dona freschezza e grinta, ben sostenuta da tannini ancora pieni e vivi. Finale intenso. E’ un grandissimo Brunello che coniuga potenza ed eleganza allo stesso tempo. A bicchiere vuoto, i profumi restano ancora intriganti con note di frutta candita, tabacco dolce e cenni agrumati. Emozionante. Longevità dichiarata dall’azienda: fino a 100 anni e più. E’ ancora possibile acquistare il vino in azienda al costo di € 4.600,00.
Brunello di Montalcino Riserva 1970
E’ forse l’annata più problematica della serie, tant’è che è stato necessario assaggiare anche la seconda bottiglia. Alla vista il vino si presenta di un colore granato leggermente opaco, con il bordo un po’ aranciato. All’olfatto, predominano le note terziarie di cuoio, tabacco e catrame, ma anche toni affumicati e minerali che sembrano essere il “marchio di fabbrica” del Brunello Biondi Santi, da ultimo anche lievi sentori di fiori appassiti. Al gusto, l’entrata in bocca del vino è morbida e dolce, con una progressione gustativa guidata da una bellissima acidità, che rende il finale lungo e profondo. Ancora apprezzabile la struttura tannica. A bicchiere vuoto, note minerali e ricordi di ciliegia sotto spirito. Longevità dichiarata dall’azienda: 80 anni. E’ ancora possibile acquistare il vino in azienda al costo di € 365,00.
Brunello di Montalcino Riserva 1983
Considerando il 1955 fuori “gara”, il millesimo 1983 ci è sembrato il vino più convincente. Possiede ancora un bel colore rosso rubino, appena concentrato e molto vivo. Le sensazioni olfattive sono complesse e ampie e si aprono su note minerali e toni affumicati, via via sostituite da un fruttato di bella intensità e da ricchi sentori floreali che accompagnano una leggera speziatura. Grandissima la tensione gustativa: giovane, vivace e saporita, è un vino che possiede ancora abbondanza di frutto e di tannini con un nerbo acido nervoso ma piacevolmente rinfrescante. Finale elegante e profondo in cui torna un retrogusto di frutta rossa fresca. A bicchiere vuoto, note minerali e agrumate. Longevità dichiarata dall’azienda: 50-80 anni. E’ ancora possibile acquistare il vino in azienda al costo di € 435,00.
Brunello di Montalcino Riserva 1988
Al colore si presenta di un bel rosso rubino cristallino, tendente al granato. Anche in questo millesimo sono molto netti i toni affumicati e minerali, che lasciano lo spazio a note animali e di tabacco da sigari su ricordi di fiori appassiti. Al gusto, l’acidità è molto viva e smorza leggermente la forza dei tannini, pienamente risolti e addolciti. Finale dolce e di buona lunghezza. A bicchiere vuoto, note mentolate e di tabacco. Longevità dichiarata dall’azienda: fino a 100 anni ed oltre. E’ ancora possibile acquistare il vino in azienda al costo di € 615,00.
Brunello di Montalcino Riserva 1999
Colore rubino intenso brillante e cristallino. Al naso, i “familiari” toni affumicati e minerali inaugurano una complessa stratificazione aromatica che su una base fruttata e floreale, alterna sentori di tabacco dolce, spezie e una nota mentolata in chiusura. Al palato, il vino è equilibratissimo: i tannini sono fitti e rigogliosi, il frutto è ben a fuoco e buona l’integrazione con il rovere di affinamento. Un’acidità vibrante dona carattere al vino, che si congeda con un finale profondo ed elegante. Ancora giovanissimo. A bicchiere vuoto note mentovate e di frutti rossi. Longevità dichiarata dall’azienda: 60 anni. E’ possibile acquistare il vino in azienda al costo di € 250,00.

Brunello Biondi Santi Riserva 1955 l’unico italiano tra i dodici vini del Novecento
Uscì proprio il 31 gennaio 1999 lo speciale della rivista d’oltreoceano Wine Spectator che eleggeva i dodici grandi vini del Novecento e tra questi, unico vino a rappresentare l’Italia enoica, il Brunello Riserva Biondi Santi 1955. Il simbolo di una famiglia, di una storia enologica e di un territorio si trovava così accanto a vini del calibro di Chateau Margaux 1900, Chateau Mouton Rothschild 1945, Chateau Petrus 1961, Chateau Cheval Blanc 1947, Domaine de la Romanée-Conti Romanèe-Conti 1937, Chateau d’Yquem 1921, Paul Jaboulet Ainè Hermitage La Chapelle 1961, Penfolds Grange Hermitage 1955, Quinta do Naval Vintage Port Nacional 1931, Inglenook Cabernet Sauvignon Napa Valley 1941, Heitz Cabernet Napa Valley Martha's Vineyard 1974. E il noto critico statunitense James Suckling apriva il suo commento al vino toscano con una domanda ancora valida: "Dove sarebbe l'Italia senza i grandi vecchi vini di Biondi Santi?"

La gamma dei prodotti della Tenuta “Il Greppo”
Brunello di Montalcino Riserva - O ttenuto esclusivamente dai vigneti di età superiore ai 25 anni, è prodotto solo nelle annate migliori e passa quattro anni e mezzo in botte grande a cui seguenono minimo sei mesi di affinamento in vetro prima di andare in commercio
Brunello di Montalcino “Annata” - Ottenuto dai vigneti di età superiore ai 10 anni, viene affinato in botte grande di rovere di Slavonia da 30 e 70 hl per tre anni e mezzo per poi affinarsi ulteriormente minimo sei mesi in vetro prima della sua commercializzazione Rosso di Montalcino “Etichetta Bianca” Ottenuto dai vigneti più giovani è maturato per un anno in botte grande di rovere di Slavonia.
Rosso di Montalcino “Fascia Rossa” - Viene prodotto solo nelle annate critiche, quando Franco Biondi Santi ritiene che non sia il caso di produrre il Brunello del “Greppo” ed è ottenuto dal declassamento di tutto il Brunello a Rosso di Montalcino. Matura per 12 mesi in botte grande di rovere di Slavonia.
Dal 2006 si aggiungerà a questi prodotti un Igt Toscana Sangiovese Rosato (ottenuto dal salasso del mosto del Brunello), che Franco Biondi Santi ha deciso di immettere sul mercato dopo che per 20 anni è stato il vino “di casa” al “Greppo”.

La Tenuta del “Il Greppo”
I vigneti a Brunello della Tenuta “Greppo” - circa 25 ettari complessivi (12 di vecchi impianti (dal 1930 al 1972), 7 ettari di recente impianto (del 1988/89) e 6 ettari di recentissimo impianto (del 2000/2001), con sesto d'impianto per i vecchi vigneti di m. 3,00 x 1,50 ovvero 2.222 viti per ettaro e quello dei nuovi vigneti di m. 2,60 x 1,30 x 2 viti per ogni postazione, ovvero 5.900 viti per ettaro. Il sistema di allevamento è a cordone speronato, 25/35.000 gemme a ettaro), divisi in quattro unità poderali: “Greppo”, “Scarnacuoia”, “Pieri” e “Pievecchia” - hanno il loro fulcro nel versante sud-orientale della zona di produzione del Brunello, e precisamente sulla dorsale che costeggia la strada che da Montalcino porta verso l’Abbazia di San’Antimo.
Da quasi due secoli, le vigne dimorano su terreni costituiti prevalentemente dalla decomposizione di rocce originarie, soprattutto galestro e alberese, di origine eocenica, ricchi di sali minerali, poco fertili e con piccole zone misto argillose. Qui, il Sangiovese, vitigno notoriamente tardivo, trova le condizioni ideali per raggiungere la sua massima espressione, portando a termine la propria maturazione compiutamente e con gradualità, grazie alle celeberrime e felici condizioni climatiche di Montalcino (prevalenza di giornate miti e serene, particolare limpidezza della luce, precipitazioni piovose piuttosto scarse, nebbie praticamente inesistenti e ventilazione frequente, che garantisce le migliori condizioni allo stato sanitario di un vitigno assai sensibile alle malattie). Tuttavia, questa fantastica eredità, difesa nel solco di una tradizione dalle regole a volte intransigenti, ha saputo anche rigenerarsi con sapienti iniezioni di modernità.
Oltre alle selezioni massali individuate da Ferruccio e preziosamente tramandate fino ai giorni nostri, si è aggiunto, infatti, nei vigneti di più recente impianto un nuovo clone di Sangiovese Grosso (denominato “BBS-11”), che convive con viti di oltre 40-50 anni di età, rappresentando ad oggi l’unico esempio di clone regolarmente omologato che porta il nome di un produttore. Anche la cantina del "Greppo" non ha subito grandi mutamenti tecnologici, salvo l'introduzione di un impianto per il controllo della temperatura dei locali e per quello della vinificazione. La capacità complessiva è di 2.237,20 hl di botti e tini di rovere di Slavonia, 2.016,50 hl di vasche in cemento vetrificato e 250 hl di vasi inox: in totale 4.503,70 ettolitri. La bottiglieria ha una capacità di circa 190.000 bottiglie bordolesi. L'uva diraspata, dopo la pigiatura, fermenta nelle grandi vasche di cemento e nei tini di legno dai 15 ai 20 giorni, a temperatura controllata. Durante la fermentazione tumultuosa vengono eseguiti due rimontaggi giornalieri, bagnando a mano il cappello di vinaccia. Dopo la svinatura si facilita la degradazione malolattica, mantenendo negli ambienti una temperatura di 18°C per circa 30 giorni.
Il vino nuovo passa nelle botti di rovere di Slavonia per la maturazione nel mese di aprile successivo alla vendemmia; alla fine del quarto anno avviene l'imbottigliamento esclusivamente in bottiglie bordolesi da 0,75 litri.

La ricolmatura delle bottiglie di Riserva
Dal 1990 Franco Biondi Santi esegue la ricolmatura sulle bottiglie di vecchie riserve di Brunello del “Greppo”, di proprietà della clientela. Questo intervento, che viene eseguito il primo sabato di giugno ed è regolato da un bando e da un regolamento, certificato da un atto notarile, è nato nell'intento di prolungare la vita del vino di grandi vendemmie.
Le bottiglie infatti, inviate alla cantina del "Greppo", vengono sottoposte a un'"expertise" molto accurata per verificare le condizioni del tappo, il livello e le caratteristiche organolettiche del vino. Se le bottiglie esaminate superano l'esame, vengono "ricolmate" con vino della stessa annata e ritappate. Al termine dell'operazione Franco Biondi Santi rilascia una certificazione dell'avvenuto intervento.
Le vecchie riserve di proprietà del "Greppo" sono state ricolmate varie volte a partire dal 1927: in quell'anno furono ricolmate le Riserve 1881 e 1891, sulle quali si intervenne anche nel 1970 e nel 1985. Alle Riserve 1925 e 1945 è stato cambiato il tappo due volte, nel 1970 e nel 1985; mentre alla Riserva 1955 è stato cambiato il tappo nel 1978 e a quella del 1964 nel 1985; nel 2000 è stata effettuata la ricolmatura per il Brunello Biondi Santi Riserva del 1955 - 1968 - 1975 - 1981 - 1983 - 1985. L’ultima ricolmatura è avvenuta il 4 giugno 2005 e, in tale occasione, sono state controllate le Riserve 1945 - 1955 - 1958 - 1964 - 1967 - 1968 - 1969 -1970 - 1971 - 1975 - 1977 - 1981 - 1982 – 1983 - 1985.

Copyright © 2000/2024


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2024