Che il percorso applicativo dell’accordo Ue-Mercosur, nonostante la firma dei giorni scorsi dopo 26 anni di trattavite, sarebbe stato complesso era evidente. Ed ecco che è già arrivato uno “stop” che rischia di farne slittare l’entrata in vigore effettiva di quasi altri 2 anni, con la delusione di chi lo ha sostenuto come grande opportunità (ovvero gran parte del mondo del vino italiano ed europeo) e la soddisfazione di chi lo ha contestato evidenziandone soprattutto i rischi (ossia la stragrande maggioranza delle associazioni rappresentative dell’agricoltura). Perché oggi il Parlamento Ue ha rimandato alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la valutazione se l’accordo Ue-Mercosur sia conforme ai Trattati Ue. “Con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astensioni, gli eurodeputati hanno adottato una risoluzione che chiede un parere giuridico alla Corte di Giustizia (Cgue) sull’accordo. Una seconda risoluzione, che chiedeva anch’essa una valutazione legale, è, invece, stata respinta con 225 voti a favore, 402 contrari e 13 astensioni”, spiega una nota ufficiale dell’Europarlamento. Che sottolinea come “la base giuridica dell’accordo di partenariato Ue-Mercosur (Empa) e dell’accordo commerciale provvisorio (Ita) sarà ora esaminata dalla Corte di Giustizia, secondo le indicazioni contenute nel testo adottato. In attesa del parere della Corte, il Parlamento Europeo potrà continuare l’esame dei testi, ma dovrà attendere la sua pubblicazione prima di poter approvare o respingere l’Ita. L’Ita che riguarda una competenza esclusiva dell’Ue - ricorda il Parlamento - è, infatti, soggetto solo alla ratifica a livello dell’Unione; ciò richiederà, appunto, il consenso del Parlamento Europeo e l’approvazione formale finale del Consiglio, dopo la quale potrà entrare in vigore. L’Ita cesserà di applicarsi una volta entrato in vigore l’Empa”.
Come detto, di tenore totalmente opposto le reazioni del mondo del vino, e quelle del mondo strettamente agricolo. Il Comitato Europeo delle Imprese del Vino - Ceev, guidato da Marzia Varvaglione (di cui fanno parte anche Unione Italiana Vini - Uiv e Federvini, ndr), esprime delusione. “Negli ultimi mesi, la Commissione Europea ha fornito spiegazioni dettagliate che confermano la piena compatibilità dell’accordo con i Trattati Ue. In questo contesto, il Ceev deplora la decisione del Parlamento Europeo di chiedere il parere della Corte di Giustizia sulla compatibilità dell’accordo Ue-Mercosur con i Trattati Ue. Tale rinvio comporterà un ritardo di 18-20 mesi nel processo di ratifica, creando un’incertezza inutile per le imprese. La delusione è tanto maggiore perché il tempo è denaro. Solo lo scorso anno, le imprese vitivinicole dell’Ue che esportano verso i mercati Mercosur hanno dovuto far fronte a oltre 43 milioni di euro in dazi. Questa cifra non include i costi aggiuntivi generati dalla burocrazia, dalle complesse procedure di importazione e da altre barriere non tariffarie, che continuano a ostacolare l’accesso al mercato brasiliano, altamente promettente. In un momento caratterizzato da crescenti sfide geopolitiche ed economiche, è più importante che mai per l’Unione Europea garantire e diversificare senza indugio le proprie relazioni commerciali con partner affidabili. L’accordo Ue–Mercosur ha il potenziale non solo di rafforzare la competitività dei vini europei sui mercati esteri, ma anche di consolidare il ruolo dell’Ue come leader globale nella promozione della stabilità e di un commercio aperto e basato su regole. Il Ceev considera questo voto un’occasione mancata per procedere rapidamente verso la ratifica di un accordo di cui hanno urgente bisogno sia l’Unione Europea sia le imprese vitivinicole dell’Ue”.
Il voto odierno del Parlamento Europeo non fa male solo alle imprese, fa male a tutta l’Europa. Il voto è sacro e Unione Italiana Vini si adegua pienamente al responso democratico, ma non possiamo non rilevare come questa decisione fotografi un’Ue spaccata in un momento storico caratterizzato da tensioni commerciali che richiederebbe, invece, la massima coesione”, aggiunge il presidente Unione Italiana Vini Lamberto Frescobaldi, che sottolinea come “i dieci voti di scarto in favore del ricorso, senza un’approvazione in via provvisoria equivarrebbero a un congelamento dell’accordo fino a 18-20 mesi. Un ritardo che non ci possiamo permettere, ancor meno per il vino italiano che negli Stati Uniti chiuderà il 2025 con un calo attorno al 9%. Come ha giustamente ricordato il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, il Mercosur è un accordo vantaggioso non solo per l’industria, ma anche per l’agricoltura, in grado di rafforzare il Sistema Italia dell’agroalimentare sia in chiave di mercato che di difesa dei nostri prodotti a marchio”. Secondo Uiv, per ragioni storiche e culturali l’area sudamericana, che conta oltre 250 milioni di consumatori, rappresenta un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani. Oggi, ad esempio, i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti a causa dei dazi all’importazione: la progressiva eliminazione delle tariffe prevista dall’accordo di partenariato potrebbe incidere sulla competitività delle imprese in un mercato che oggi - anche a causa delle tariffe - viaggia a bassi regimi. L’import di vino in Brasile sfiora, infatti, i 500 milioni di euro l’anno, mentre la quota italiana si ferma ad appena 40 milioni di euro, circa l’8% del totale.
“Prendiamo atto della decisione del Parlamento europeo con rispetto istituzionale ma non possiamo nascondere il nostro rammarico e disorientamento - ha dichiarato invece il presidente di Federvini Giacomo Ponti - Il voto odierno sulla richiesta di adire la Corte di Giustizia, dopo un negoziato durato oltre vent’anni, giunge in un contesto economico globale estremamente delicato in cui le imprese hanno bisogno di certezze sul fronte degli scambi internazionali. L’accordo con il Mercosur rappresenta una preziosa opportunità di sviluppo e uno strumento essenziale di competitività: per questo auspichiamo che il dialogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione porti a superare rapidamente questa impasse per procedere speditamente verso l’applicazione dell’accordo”.
Esultano, invece, le rappresentanze del settore agricolo, anche ieri presenti a Strasburgo per manifestare la loro contrarietà e la loro preoccupazione per la sigla dell’accordo. “Le grandi mobilitazioni del settore primario lo scorso 18 dicembre a Bruxelles e ieri a Strasburgo hanno portato il Parlamento Europeo a votare a favore del ricorso alla Corte di Giustizia Ue per un parere giuridico sull’accordo di libero scambio con il Mercosur. Il ricorso potrebbe bloccare l’entrata in vigore dell’intesa commerciale per diversi mesi. Il voto dell’Europarlamento è in linea con la posizione che Confagricoltura ha sempre difeso - spiega l’organizzazione guidata da Massimiliano Giansanti - e mostra chiaramente quanto questo accordo sia divisivo e non vantaggioso per l’agricoltura italiana ed europea. Le politiche commerciali internazionali non possono non tenere in considerazione il principio di reciprocità, che deve essere alla base degli accordi bilaterali. Non possiamo permetterci intese che premiano standard produttivi più bassi, mentre agli agricoltori europei viene chiesto di fare di più con meno. In un periodo di forti incertezze geopolitiche - conclude Confagricoltura - è importante tutelare il settore primario che ha ispirato l’Europa fin dalle sue origini e che oggi contribuisce in modo determinante alla sua stabilità economica, oltre che alla sua sicurezza alimentare con cibo sano e di qualità”.
“Finalmente c’è un Parlamento Europeo che dimostra di aver ascoltato le nostre preoccupazioni e richieste sul Mercosur. La nostra manifestazione di ieri a Strasburgo è stata determinante e andrà avanti, nelle forme più opportune, affinché la sospensione della ratifica rappresenti, adesso, un tempo utile per far rispettare le nostre condizioni in questo, come in tutti i futuri negoziati commerciali - dice il presidente Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini - sebbene non ad ampia maggioranza, il voto odierno rinvia tutto alla verifica di compatibilità con i trattati Ue e, soprattutto - specifica Fini - fornisce uno spazio di pressione importante perché si garantiscano vera reciprocità, controlli ferrei e clausole di salvaguardia automatiche. Siamo pronti al confronto su questi nodi per noi dirimenti a tutela degli agricoltori e dei cittadini europei, in termini di competitività produttiva e di standard sanitari e ambientali che devono essere i medesimi imposti ai produttori e agli allevatori europei. Le nostre proteste con migliaia di agricoltori, e questo ultimo atto del Parlamento Ue - conclude Fini - sono un messaggio chiaro sulla direzione da prendere: accordi commerciali internazionali solo a parità di regole e condizioni, per assicurare cibo sano, sicuro e trasparente ai nostri cittadini”.
“Il voto del Parlamento Europeo che rimanda l’accordo Mercosur alla Corte di Giustizia, rappresenta una risposta politica alle follie della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e della sua ristretta cerchia di tecnocrati bruxellesi che hanno tentato di imporre un accordo cancellando ruolo, dignità e potere dell’Europarlamento”, commenta Coldiretti. Che aggiunge: “ora il Parlamento Europeo porti avanti le norme sulla reciprocità che impediscano l’ingresso in Europa di prodotti che non rispettano le stesse regole, da qualsiasi Paese provengano. Se questo blitz fosse andato in porto, come più volte ribadito da Coldiretti anche ieri durante la mobilitazione a Strasburgo - sostiene l’organizzazione - si sarebbe creato un precedente gravissimo con un Parlamento bypassato, svuotato delle sue prerogative, ridotto a mera formalità e incapace di esercitare controllo democratico su decisioni che incidono sulla sicurezza alimentare dei cittadini consumatori, sull’agricoltura europea e sulle politiche comunitarie, a partire dalla Pac. Con il voto di oggi, un primo passo importante ottenuto dalle tante mobilitazioni degli agricoltori di Coldiretti che continuerà a lavorare in questa direzione, il Parlamento Europeo impedisce una forzatura pericolosissima e riafferma il proprio ruolo costituzionale, fermando un progetto della von der Leyen che avrebbe sancito la marginalizzazione definitiva dell’unica istituzione direttamente eletta dai cittadini europei”.
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