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Brunello e costolette, cori per Roma e abiti griffati: il matrimonio di Damiano e Dove a Montalcino 

A Rosewood Castiglion del Bosco, tenuta di 900 anni, aperitivo in cantina tra le botti e cene di gala tra vigneti e castello, secondo WineNews 

Un mix irresistibile di glamour internazionale e spontaneità, abiti firmati Giorgio Armani e Valentino e amici d’infanzia, vassoi di costolette di maiale da condividere, allestimenti sfarzosi e cori spontanei sulle note di “Grazie Roma”, con il Rosso di Montalcino e il Brunello di Montalcino a fare da “fil rouge” a tre giorni di eventi, il tutto nella cornice di Rosewood Castiglion del Bosco, antico borgo trasformato in resort “a cinque stelle” e tra le location più esclusive d’Italia e del mondo: il matrimonio tra Damiano David, ex frontman dei Måneskin, e la cantante e attrice statunitense Dove Cameron, che, nei giorni scorsi, si sono detti sì a Montalcino, ha visto tra i protagonisti principali - insieme alle emozioni palpabili di una giovane coppia innamorata - l’eccellenza made in Italy che il mondo ci invidia, e che unisce fashion, hospitality, arte, paesaggi, cibo e vino, ancora una volta sotto i riflettori dei media internazionali. Nella giornata di giovedi 24 settembre, dopo il sì nello storico Palazzo Comunale, Damiano e Dove sono tornati, insieme ai loro ospiti, a Castiglion del Bosco - tenuta di 900 anni e 2.000 ettari, di cui 64 vitati, miglior hotel d’Europa per il prestigioso magazine “Travel + Leisure” nel 2026 - dando il via ai festeggiamenti con un aperitivo nella cantina storica della tenuta, secondo WineNews: qui, tra le grandi botti in rovere, gli invitati - familiari e amici stretti degli sposi - hanno brindato con le etichette di Montalcino, per poi spostarsi, per la cena, nell’esclusivo Millecento Wine Club, una suggestiva “library” circolare in cui vengono custodite le bottiglie più preziose appartenenti a facoltosi membri di tutto il mondo. Qui Damiano ha intonato - con un calice in mano - insieme al padre e al fratello e circondato dai suoi amici più cari , “Grazie Roma” di Venditti, diventato nel tempo un vero e proprio inno della città in cui il cantante è nato. Venerdì i festeggiamenti sono proseguiti con una suggestiva welcome dinner tra i vigneti, illuminati per l’occasione da grandi fiaccole accese, circondati dai boschi di Montalcino (non a caso Castiglion del Bosco è l’unica cantina del territorio che vanta la parola “bosco” nel proprio nome, grazie alle migliaia di ettari di macchia mediterranea che la circondano): l’allestimento sfarzoso era dominato da una palette rosso profondo, protagonista della tovaglia, dei fiori, dei piatti, del menu e delle candele, tra candelabri d’argento e calici di cristallo. Nel piatto una scelta informale, con uno “sharing barbecue”, vassoi di costolette di maiale e carni alla griglia da condividere.
L’ultimo atto, il matrimonio simbolico, blindassimo, si è, invece, celebrato il sabato pomeriggio nel secolare castello della tenuta, dominato dalle suggestive rovine di una torre del 1100: “total white” la palette della cerimonia, colore che è stato mantenuto anche nella spettacolare cena di gala, con lunghi tavoli imperiali sormontati da drappi di tessuto bianco e decorati con profusione di candele in vasi cilindrici di cristallo e fiori banchi. Nei calici, non solo Montalcino ma anche vini del mondo, a dimostrare l’identità di una location ben radicata nel territorio, ma dalla vocazione internazionale, che vanta 42 suite, 11 ville, scuola di cucina, cantina che produce Brunello di Montalcino, l’unico golf club privato d’Italia - con campo a 18 buche - ed il ristorante Campo del Drago, due stelle Michelin con lo chef Matteo Temperini, con un bellissimo orto biologico.

Dalle prime immagini trapelate dal matrimonio - firmato dalla wedding planner Alessandra Grillo, famosa anche per aver firmato le nozze di numerose celebrities, da Chiara Ferragni e Fedez passando per Dua Lipa e Callum Turner - sono stati riconosciuti i membri dei Måneskin (Thomas Raggi, Victoria De Angelis e Ethan Torchio), in una sorta di “prova di reunion” in attesa di quella ufficiale prevista a Sanremo 2027.
Dal 2022 di proprietà di un “international family office”, Rosewood Castiglion del Bosco è completamente circondato da un ambiente naturale solitario, selvaggio e inalterato nei secoli, dominato dal bosco e dalla macchia mediterranea, da cui prende il nome e che rappresenta la vera ricchezza del territorio, alla cui biodiversità contribuiscono anche i vigneti e la produzione di vino - e fu anche riparo e rifugio degli eserciti della Guelfa Firenze e della Ghibellina Siena, che, nel Cinquecento, assediavano Montalcino, che spicca nel verde in cima alla collina. Nel cuore della Val d’Orcia Patrimonio Unesco, la tenuta conta un borgo medievale, la villa padronale del Settecento, i numerosi poderi e la Pieve di San Michele Arcangelo, che conserva affreschi di Pietro Lorenzetti, tra i capolavori dell’arte senese, collegati dalle celeberrime strade bianche. Caratteristiche che ne fanno il miglior hotel d’Europa per “Travel + Leisure”, tra le riviste di viaggi più famose al mondo, che incorona l’Italia “regina” dell’accoglienza d’eccellenza, e grazie alle quali da tempo il jet set internazionale lo ha eletto un “bon refuge” e tra le mete vip predilette nel Belpaese. Tra gli ospiti illustri figurano, tra gli altri, Barack Obama e Paul McCartney.

Focus - Castiglion del Bosco, tra il lusso dell’hotel e vigneti circondati dalla natura incontaminata e bellissima della macchia mediterranea

Posizionata nel cuore del Parco Naturale della Val d’Orcia, sito protetto dall’Unesco, tra centinaia e centinaia di ettari di bosco, come del resto dice il suo nome (unica cantina ad averlo nel suo nome a Montalcino), Castiglion del Bosco è una tenuta di più di 2.000 ettari, le cui origini risalgono ad oltre 900 anni fa; racchiude le antiche rovine del castello del 1100 d.C., una chiesa medievale di San Michele Arcangelo del XIV secolo (con affreschi del maestro di scuola senese Pietro Lorenzetti) ed il borgo (lo storico villaggio, dove ha soggiornato a lungo il poeta, attore e drammaturgo Eduardo De Filippo ed ex senatore a vita della Repubblica Italiana, che oggi costituisce il cuore pulsante del resort gestito da Rosewood) nel quale sorgono suite e ville, abbracciate dalla campagna senese. Non tutti lo sanno, ma Castiglion del Bosco possiede uno dei più bei vigneti del mondo (in foto, La Capanna), 40 ettari a corpo unico solo Sangiovese, e, soprattutto, con una particolarità, circondati totalmente da macchia mediterranea, regno di caprioli, fagiani, cinghiali e volpi, e di una biodiversità assoluta. E, ovviamente, del Sangiovese.
La storica cantina di Castiglion del Bosco (che è uno dei 25 soci fondatori del Consorzio del Vino Brunello nel 1967) ha imboccato una strada nuova nella produzione dei suoi vini e ha raddoppiato il suo rapporto con Montalcino, “chiamando” uno degli enologi che più è legato a Montalcino da decenni: Giuseppe Gorelli, a sua volta piccolo produttore di Brunello (e che è stato, negli Anni Ottanta del Novecento, il primo dipendente del Consorzio di Montalcino, ed ha collaborato, veramente gomito a gomito, con Giulio Gambelli). Gorelli, però, non è certo solo alla guida del progetto, ma lavora in una squadra di oltre 35 persone, composta dal responsabile di cantina Adriano Benassi e dal responsabile dei vigneti Francesco Silei, coordinata da Laura Paolucci. Un passo fondamentale, quindi, nel percorso, rilanciato con forza da pochi mesi dalla tenuta (con 64 ettari di vigneto complessivi) diretta dal dg Simone Pallesi, all’insegna di una rigorosa ed importante scelta di territorio, che vede nel bosco una delle più importanti risorse di Montalcino (che copre oltre il 60% della superficie dello storico Comune).
A Castiglion del Bosco, a Montalcino, c’è poi uno dei migliori ristoranti italiani, quel “Campo del Drago” - due stelle nella guida Michelin 2025 e votato il più bel relais del mondo nel 2026 anche da “Travel + Leisure” nella classifica “The 100 Best Hotels in the World” (che ha bissato adesso come miglior italiano ed europeo) - dello chef Matteo Temperini, che torna a creare e a portare a tavola la sua visione contemporanea della Toscana e la filosofia del “cerchio perfetto”. La sua cucina non è solo tecnica, ma anche un atto di responsabilità verso la terra, che si realizza attraverso il rispetto e l’integrità della materia prima, seguendo il ritmo delle stagioni, privilegiando grassi nobili, erbe selvatiche e prodotti del bosco. Gli ingredienti, rigorosamente stagionali, sono coltivati nel “super” orto della proprietà - che ha ricevuto quest’anno la certificazione biologica - e sono il centro e cuore dei menu proposti che rappresentano il territorio, la luce dorata delle colline, il ritmo lento della Val d’Orcia.

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