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ECONOMIA

Industria alimentare italiana “top” in manifattura: valore aggiunto a 41,5 miliardi di euro (2025)

Paolo Mascarino, presidente Federalimentare: “impiega quasi un lavoratore su cinque” nel comparto. Occupazione +22% in 10 anni

Un valore aggiunto, nel 2025, generato dal settore che ha raggiunto 41,5 miliardi di euro, dai 26,9 miliardi di euro del 2016, con una crescita del +53,9% a prezzi correnti e +22,2% in termini reali (e, quindi, non riconducibile soltanto alla dinamica dei prezzi); e un peso in crescita sul valore aggiunto manufatturiero passato dal 10,8% al 12,3% con una crescita occupazionale, dal 2016 al 2025, che ha superato il +22%. L’industria alimentare italiana “rafforza il proprio ruolo tra i pilastri della manifattura nazionale”, afferma Federalimentare che riporta come, nello stesso arco temporale, il valore aggiunto nominale dell’intera manifattura italiana è cresciuto del +35,3%. Tra il 2016 e il 2025 i dipendenti del settore sono passati da 385.000 a 470.000, con una crescita superiore al 22%, a fronte di un aumento attorno al 4% nell’intera manifattura.
Per Paolo Mascarino, presidente Federalimentare, “oggi l’industria alimentare genera oltre un euro ogni 8 di valore aggiunto della manifattura italiana e ne impiega quasi 1 lavoratore su 5. Sono numeri che dimostrano come l’industria alimentare rappresenti sempre più un grande interesse nazionale.
La crescita del settore non è stata soltanto nominale: in meno di 10 anni abbiamo aumentato il valore aggiunto reale di oltre il 22% e, nello stesso tempo, abbiamo fatto crescere l’occupazione di oltre il 22%. Questo significa che l’industria alimentare ha saputo trasformare la crescita economica anche in lavoro”.
Secondo Federalimentare, questi risultati confermano la necessità di inserire l’industria alimentare tra i settori centrali per un’agenda nazionale per la crescita, insieme agli altri grandi comparti della manifattura. “L’Italia - dichiara Mascarino - dispone di un patrimonio industriale straordinariamente diversificato. Meccanica, automotive, farmaceutica, chimica, moda, alimentare e gli altri grandi settori del made in Italy costituiscono insieme la forza del nostro sistema produttivo. Il food vuole fare pienamente la propria parte, contribuendo alla crescita dell’intero Paese”. D’altronde “abbiamo imprese radicate nei territori, filiere diffuse lungo tutta la Penisola, marchi conosciuti nel mondo e una capacità unica di unire industria, agricoltura, innovazione e cultura alimentare. Per questo sostenere la competitività dell’industria alimentare significa sostenere occupazione, export, territori e crescita nazionale. La sfida dei prossimi anni deve essere trasformare questa forza in ulteriore sviluppo: più investimenti, più innovazione, più produttività e più presenza sui mercati internazionali. L’industria alimentare potrà continuare ad essere uno dei motori dell’agenda di crescita italiana”.

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