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BIODIVERSITÀ

Miele italiano, dal consumo all’apiturismo nelle Città del Miele che compiono 25 anni

Le custodi del “nettare degli dei” oggi sono 52 città in 18 regioni. Nel loro futuro, il progetto “Scuola Apiarius” e il primo concorso “Miels Alpins”

Nel nuovo Millennio, il mondo del miele è profondamente cambiato: in Italia il consumo pro capite è passato dai 200 grammi del 2001 agli attuali 600 grammi, raggiungendo la media europea. Anche la distribuzione ne ha modificato il posizionamento: da prodotto prevalentemente associato alla salute, il miele è oggi considerato a tutti gli effetti un alimento, che trova spazio soprattutto, ma non solo, tra i prodotti per la prima colazione. È cambiata anche la percezione dei consumatori, che ne riconoscono sempre più naturalità e salubrità e attribuiscono un ruolo importante alla tutela delle api e dell’apicoltura. E questo grazie al fatto che l’Italia è uno dei Paesi con la più ampia varietà di mieli, con oltre 60 tipologie riconosciute, ciascuna caratterizzata dal legame con le diverse fioriture e con la specificità dei territori di origine. È proprio questa ricchezza botanica e territoriale a determinare le caratteristiche melissopalinologiche e organolettiche dei diversi mieli italiani, simili tra loro, ma mai uguali. La produzione nazionale si attesta complessivamente intorno alle 22.000 tonnellate l’anno e coinvolge, con caratteristiche e specificità differenti, tutte le regioni italiane. Un patrimonio produttivo legato a un’attività, quella apistica, riconosciuta e regolamentata dalla Legge 313 del 24 dicembre 2004, che ne sottolinea il valore per il comparto agricolo e per la tutela del territorio italiano e della sua straordinaria biodiversità. A custodirlo, sono le Città del Miele, 52 città italiane in 18 regioni, per una comunità che unisce 400.000 abitanti del Belpaese, riconosciute dalla Fao per le loro “buone pratiche per un’apicoltura sostenibile”, e che compiono 25 anni di storia, fondate il 5 ottobre 2001 su iniziativa dei sindaci di Lazise e Montalcino, vocate alla produzione di vino, ma anche del miele italiano. E lo fanno lanciando il progetto “Scuola Apiarius” con l’Università di Camerino, uno degli atenei più antichi d’Italia, per una formazione mirata e interdisciplinare dedicata agli apicoltori, e “Miels Alpins” , il primo concorso europeo dei mieli delle Alpi.
“Le Città del Miele rappresentano un grande valore collettivo, un lavoro unitario perseguito e mantenuto con costanza per un quarto di secolo - ha detto Jean-Claude Daudry, sindaco di Châtillon e presidente delle Città del Miele, nel compleanno nei giorni scorsi, a Lazise - la visione è rimasta immutata nel tempo: la qualità e la diversità dei tanti mieli italiani trova il suo indissolubile legame sui tanti e diversi territori che li originano. Una visione di partenza semplice quanto innovativa per l’apicoltura italiana: il miele non è solo un prodotto delle api, ma uno straordinario testimone del territorio, un interprete ideale del patrimonio di biodiversità, di cultura, di tradizioni storiche proprie di tante località regionali”. In oltre vent’anni di attività, gli appuntamenti dedicati ai mieli di territorio, grazie ad un investimento annuale in promozione di 350.000 euro, hanno incontrato complessivamente più di 8 milioni di consumatori, dando vita all’apiturismo, un nuovo movimento turistico stimolato dall’incontro con il mondo del miele.
Per il futuro e per espandere i propri orizzonti attraverso progetti scientifici, didattici e di respiro europeo, le Città del Miele hanno lanciato la neo nata “Scuola Apiarius” con l’Università di Camerino, per supportare un’apicoltura innovativa capace di rispondere alle sfide di un mercato in costante evoluzione, le cui iscrizioni aprono a dicembre 2026. Ma a debuttare, sarà anche il concorso europeo “Miels Alpins” (Châtillon, Valle d’Aosta, 2027), per esaltare il patrimonio di biodiversità dell’arco alpino, un progetto transnazionale che unisce 7 regioni alpine in Italia e 7 Stati europei (Italia, Francia, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Austria e Slovenia). Infine, l’educazione alimentare che parte dai bambini, con il concorso di narrazione dedicato alla Generazione Alpha “Raccontami ... l’ape, il miele e la natura” che coinvolge 8.000 bambini delle scuole elementari e medie delle Città del Miele nell’anno scolastico 2026-2027, i cui migliori racconti saranno pubblicati in un volume per riscoprire il valore della parola scritta e sensibilizzare fin dall’infanzia alla cultura ambientale.

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