In una fase in cui il carrello della spesa e ogni servizio vedono crescere i prezzi, il vino va in controtendenza. Ma non è un bene per le aziende della filiera, e neanche uno stimolo per i consumatori. Almeno è quanto sostiene Uiv-Unione Italiana Vini, secondo cui “il vino italiano è stretto nella morsa tra prezzi al consumo in calo e costi di produzione in aumento. A settembre 2026 l’indice Istat dei prezzi al consumo del vino segna -2,3% su base annua e -0,3% sul mese precedente, mentre le vendite a volume non crescono. Una dinamica in netta controtendenza rispetto all’inflazione generale (+4,2% su base annua) e particolarmente critica per le imprese, chiamate contemporaneamente a sostenere rincari su alcune delle principali voci di costo”.
A pesare - secondo Uiv - sono soprattutto energia elettrica e gas, con ricadute dirette sulle attività di cantina e indirette sulla produzione del vetro, oltre agli aumenti che interessano trasporti e logistica, prodotti enologici, packaging e materiali. “Ne deriva una forbice sempre più ampia tra inflazione a monte e deflazione a valle, che riduce la capacità delle aziende di trasferire i maggiori costi sui listini e comprime i margini. La contemporanea flessione di prezzi e vendite segnala inoltre che il ribasso allo scaffale non sta producendo, almeno finora, una ripresa della domanda”.
“Per questo - commenta il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi - confidiamo in ulteriori interventi da parte del Governo italiano, ma ancor più dell’Ue, come richiesto dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella lettera dei giorni scorsi alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, per contrastare l’aumento eccezionale dell’inflazione. Alle nostre imprese serve un intervento strutturale sul costo dell’energia, il rafforzamento delle garanzie pubbliche per facilitare l’accesso al credito e strumenti fiscali che incentivino gli investimenti in efficienza energetica e riduzione dei costi produttivi”.
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