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“LA FILIERA È INSOSTITUIBILE”

L’Università Cattolica “boccia” latte sintetico e carne coltivata: hanno rese basse e costi elevati

Il settore agricolo accoglie lo studio per Afidop. Lollobrigida: “Italia pioniera con il divieto”. Coldiretti: “la scienza conferma i nostri timori”
AFIDOP, Carne coltivata, CIBO SINTETICO, FRANCESCO LOLL, LATTE SINTETICO, MINISTRO DELL'AGRICOLTURA, UNIVERSITÀ CATTOLICA, Non Solo Vino
L’Università Cattolica “boccia” il latte sintetico e la carne coltivata

Rese microscopiche, costi esorbitanti e un’impronta ecologica che supera quella della zootecnia reale. Uno studio della Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università Cattolica - presentato, nei giorni scorsi, al Ministero dell’Agricoltura, a Roma, in un evento promosso da Afidop (Associazione Formaggi Italiani Dop e Igp) - “boccia” il latte e la carne prodotti in maniera sintetica. I risultati scientifici smontano, infatti, la convenienza di queste tecnologie: se la fattibilità biologica in laboratorio è stata raggiunta, mancano del tutto la sicurezza su scala industriale e la sostenibilità economica e ambientale. “L’Italia è stata pioniera nel vietare i cibi sintetici per tutelare la salute pubblica e il lavoro dei nostri agricoltori e i dati della Cattolica ci danno ragione: i laboratori consumano più della zootecnia tradizionale e offrono cibi qualitativamente inferiori - ha commentato il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida - perciò continueremo a difendere il modello agroalimentare italiano, che garantisce qualità reale e sostenibilità vera”.
Oggetto dell’indagine sono state le due principali innovazioni del settore: la fermentazione di precisione (utilizzata per replicare le proteine del latte) e la carne coltivata in vitro. Sulla prima, i dati scientifici mostrano come la fermentazione di precisione presenti rese contenute e un consumo energetico elevato: i test condotti sul lievito Komagataella phaffii per isolare la beta-caseina hanno, infatti, registrato la produzione di soli 6 milligrammi di proteina per litro di coltura, evidenziando al contempo la resistenza agli antibiotici da parte del costrutto e spiegando come la produzione di una singola proteina non consenta di riprodurre la struttura organolettica e nutrizionale del latte, oltre a rappresentare un impatto ambientale non competitivo rispetto agli allevamenti tradizionali a causa dei consumi operativi dei laboratori. Sulla carne coltivata, è stato riscontrato, invece, un divario di produttività stimato in 40 a 1 rispetto ai modelli teorici, con forte spreco di risorse e un impiego di terreno di coltura oltre 30 volte superiore e l’assenza di componenti strutturali come tessuto connettivo e grasso nel prodotto finale. In definitiva, spiega il report, produrre proteine del latte o carne in un bioreattore è biologicamente possibile, ma la complessità, il valore nutrizionale e l’efficienza della filiera agroalimentare tradizionale e dei formaggi certificati restano insostituibili.
“Questo studio conferma scientificamente ciò che i produttori sostengono da tempo: l’eccellenza dei nostri formaggi Dop e Igp, legata a doppio filo ai territori, alla biodiversità e a saperi secolari, non è replicabile in un bioreattore - ha detto il presidente Afidop, Antonio Auricchio - la transizione ecologica si fa sostenendo gli allevatori e i trasformatori, non inseguendo chimere tecnologiche inefficienti che offrono solo surrogati incompleti”.
Sul tema è intervenuta anche la Coldiretti, da sempre ferma oppositrice dei cibi prodotti in laboratorio e che già in passato aveva denunciato il tutto come una grande operazione speculativa: “ancora una volta è la scienza a confermare le preoccupazioni sollevate da anni da Coldiretti, che per prima ha acceso la luce sugli interessi delle multinazionali intenzionate a sostituire il cibo prodotto dagli agricoltori e dagli allevatori con quello realizzato in laboratorio, presentandolo come più economico, più sostenibile e sicuro per la salute dei cittadini. Una narrativa basata su false notizie che continua a scontrarsi con la realtà scientifica ed economica”.
Quella dell’associazione degli imprenditori agricoli contro le alternative sintetiche è una battaglia che negli anni ha mobilitato milioni di cittadini, a partire dalla raccolta firme (oltre 2 milioni) che ha contribuito nel 2023 all’approvazione della legge italiana contro i cibi prodotti da colture cellulari, primo Paese al mondo, in un impegno proseguito poi in Europa con la grande manifestazione del 19 marzo 2025 davanti alla sede dell’Efsa a Parma, dove 30.000 agricoltori scesero in piazza per chiedere trasparenza, controlli rigorosi e studi clinici e preclinici prima di qualsiasi autorizzazione.
Con l’occasione, Coldiretti, spiega anche di continuare a portare avanti con la stessa determinazione anche la battaglia contro gli alimenti ultraformulati, “sempre più presenti sulle tavole e nelle mense, che numerose ricerche scientifiche associano a rischi gravi per la salute soprattutto in età giovanile”. Un impegno concretizzato con Campagna Amica per la Salute, con la grande alleanza tra medici, agricoltori e cittadini che ha portato per la prima volta i mercati contadini dentro gli ospedali per promuovere una sana alimentazione, a partire proprio dalle scuole e dagli ospedali.

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