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LA CURIOSITÀ

Il vino, un patrimonio per cui i francesi pagherebbero 94 euro per preservarlo e 123 per rafforzarlo

Deloitte/Vin & Société: una forbice tra 5,2 e 6,8 miliardi di euro che rappresenta il valore immateriale che attribuiscono a un simbolo di Francia

Il cittadino medio francese sarebbe disposto a pagare fino a 94 euro all’anno per preservare il patrimonio culturale del vino del proprio Paese e fino a 123 euro all’anno per rafforzarlo. Il che, in una forbice tra i 5,2 miliardi di euro e i 6,8 miliardi di euro, rappresenterebbe per i transalpini il valore immateriale da loro attribuito al proprio vino. Il ragionamento può sembrare contorto, ma è alla base di un recente report Deloitte, commissionato da Vin & Société, che ha indagato e misurato quanto rappresenti, ipoteticamente, in valore, il patrimonio vitivinicolo della Francia secondo i francesi, e cioè l’insieme dei benefici culturali, sociali e simbolici che il vino genera al di là della sua dimensione economica e produttiva.
Si tratta, infatti, di uno studio differente da quelli canonici che solitamente valutano il peso economico della filiera: stavolta l’obiettivo è stato valutare quanto vale il vino per i francesi, oltre il consumo e l’economia generata, anche per dimostrare quanto il vino rappresenti un prodotto singolare, portatore di immaginario e simboli, e, quindi, dotato di un valore immateriale proprio, similmente a quello di monumenti storici o beni architettonici. Bere un calice, visitare i vigneti, produrlo, trasmettere il sapere e condividere momenti conviviali, sono tutte forme di interazione attraverso cui i beneficiari percepiscono ed esperiscono il valore immateriale del vino. E che il report ha voluto misurare.
Chiaramente, il “consentement à payer” (il Cap, come viene definito dagli economisti, ovvero “la disponibilità a pagare”) può variare. La media stimata del Cap per la preservazione del patrimonio culturale del vino è di 94 euro, ma chi abita in una regione non vitinicola è disposto a pagare in media 82 euro contro i 111 euro che pagherebbe, invece, il residente di un territorio vocato. Allo stesso tempo, riguardo al rafforzamento e il suo Cap medio di 123 euro, l’abitante della regione non produttiva pagherebbe 88 euro contro i 155 euro che, invece, spenderebbe il residente di un territorio dove si produce vino. Va comunque specificato che il Cap, per comodità, viene indicato come la cifra che ognuno pagherebbe anche se in realtà sarebbe più corretto parlare di “quanto vale”, perché riguarda anche i francesi intervistati che comunque non pagherebbero nulla.
Oltralpe il vino è principalmente associato alla convivialità e alla socialità per il 70% del campione, a un patrimonio culturale da promuovere (53%) e a conoscenza e know-how da tramandare (27%). Ma anche il 75% di coloro che non bevono vino è sensibile a questo patrimonio e il 47% è orgoglioso dell’influenza dei vini francesi, con l’80% dei giovani tra i 18 e i 24 anni che considera il vino un elemento dell’identità culturale francese e il 68% che è orgoglioso della sua influenza internazionale.
“Questo studio ci permette di evidenziare non solo la chiara volontà dei francesi di preservare il patrimonio culturale del vino, ma anche la loro disponibilità a investire ulteriormente per valorizzarlo - spiega Samuel Montgermont, presidente Vin & Société - e questo è motivo di grande orgoglio per l’intero settore vitivinicolo. Perchè il patrimonio del vino appare di meno come un’eredità da custodire sotto vetro e di più, invece, come un bene culturale vivo, da tramandare e promuovere”.
Inoltre, la forbice media del Cap, compresa tra 94-123 euro, rientra nella linea dei Cap studiati per altri patrimoni immateriali, che va dai 6 euro del Changdeok Palace a Seul, in Corea del Sud, ai 204 euro dei “chant des pêcheurs pendant leur travail” della Bretagna (melodie tradizionali nate per accompagnare i pesanti sforzi fisici in mare e a terra dei pescatori), ed è superiore sia alla media (57 euro) che alla mediana (55 euro). Solo poche ricerche stimano il valore attuale di patrimoni culturali sulla base dei Cap, tramite proiezioni dei flussi futuri, come il Colosseo (Cap di 60 euro) o la Barriera Corallina (Cap di 55 euro), perché si tratta di beni culturali o naturali che non hanno un prezzo di mercato. Non si compra il Colosseo, non si compra la Barriera Corallina, e non si compra il patrimonio immateriale del vino. Quindi gli economisti usano il Cap: ovvero, quanto è disposto a pagare ogni cittadino per preservare o migliorare quel patrimonio? E per i francesi, quando si parla il vino, ça va san dire, si tratta di una cifra di tutto rispetto.

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