Come era facile intuire dai numeri dei principali Paesi produttori e come tante notizie testimoniano quasi ogni giorno, la prima metà 2026 del mercato mondiale del vino è caratterizzata da un’ulteriore frenata del commercio mondiale, rispetto ad un 2025 già segnato da guerre, dazi e inflazione, ma ancora, tutto sommato, di tenuta. In ogni caso, al giro di boa dell’anno in corso, il calo complessivo delle esportazioni mondiali si attesta al -5,1% in valore, per 15,8 miliardi di euro (con una perdita, dunque, quantificabile in -835 milioni di euro), e al -8,1% in volume, a 4,2 miliardi di litri (con una frenata di -379,1 milioni di litri) rispetto alla prima metà 2025. A dirlo i dati delle dogane di diversi Paesi forniti da Trade Data Monitor e analizzati dall’Organizzazione interprofessionale del vino di Spagna (Oive).
In particolare, spiega l’analisi, il vino confezionato, il più commercializzato a livello mondiale con 10.626,7 milioni di euro (-6,1%) e 2.242,1 milioni di litri (-5,3%), guida il calo complessivo. Ha perso -692,3 milioni di euro e -124,5 milioni di litri sul primo semestre 2025.
I vini sfusi, da parte loro, hanno perso nel commercio mondiale di vino -154,7 milioni di euro e -234,1 milioni di litri, attestandosi a 1.100,7 milioni di euro (-12,3%) e 1.378,2 milioni di litri (-14,5%). Andamento negativo anche per i vini in Bag-in-box, che hanno perso il -3% in valore, scendendo a 334,8 milioni di euro, e il -2,4% in volume, scendendo a 170,6 milioni di litri.
A salvarsi, ma sostanzialmente all’insegna dalla stabilità, gli spumanti, a +0,5% in valore (3,7 miliardi di euro) e -0,6% in volume (476,5 miliondi di litri).
Guardando ai principali Paesi produttori ed esportatori, la Francia mantiene il primato in valore, con 5,4 miliardi di euro (-2,2%, che rappresentano -119,8 milioni di euro in meno). L’Italia rimane, invece, il primo esportatore in volume (986,4 milioni di litri, -4%), ed il secondo in valore, ma è quello che, secondo l’analisi Oive, ha perso di più in termini assoluti (-238,2 milioni di euro, -6,2%), mentre in termini percentuali spiccano le perdite di Spagna (-8,2%), Nuova Zelanda (-11,7%), Cile (-15,3%) e Stati Uniti (-18,9%).
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