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BELPAESE

L’arte dei muretti a secco, riconosciuta dall’Unesco, il “segreto” dei vigneti eroici in Valtellina

Un sapere che si è celebrato nella “Giornata Internazionale del Patrimonio Culturale Immateriale” (17 ottobre), insieme ad alpinismo e transumanza
ALPINISMO, MURETTI A SECCO, NEBBIOLO DELLE ALPI, SFORZATO, TRANSUMANZA, UNESCO, VALTELLINA, VITICOLTURA EROICA, Italia
In Valtellina l’arte dei muretti a secco è Patrimonio Unesco

Un antico sapere artigianale, che consiste nel disporre le pietre una sull’altra senza l’utilizzo di leganti, contribuendo così a modellare il paesaggio rurale e a contrastare il dissesto idrogeologico: è l’arte dei muretti a secco in Valtellina - “segreto” della viticoltura eroica del territorio - che si è celebrato nella “Giornata Internazionale del Patrimonio Culturale Immateriale”, il 17 ottobre, insieme ad alpinismo e transumanza, in un “tris” di beni immateriali riconosciuti dall’Unesco. Pratiche diverse, ma accomunate da un profondo legame con la montagna, il paesaggio e le persone che ci vivono. In particolare, i muretti a secco rappresentano un’importante espressione della cultura e della tradizione agricola locale della Valtellina. In tutto si contano 2.500 chilometri di muretti e 750 ettari di terrazzamenti, coltivati soprattutto a vite. I terrazzamenti, riconosciuti anche come Paesaggio Rurale Storico, formano un importante elemento di tradizione e cultura, frutto del lavoro di generazioni di agricoltori. Qui cresce il Nebbiolo delle Alpi, vitigno simbolo della Valtellina, in un ambiente dove uomo, natura e paesaggio sono profondamente interconnessi.
La “Giornata Internazionale del Patrimonio Culturale Immateriale”, che si celebra il 17 ottobre, è un’occasione per portare in primo piano le tradizioni vive e i saperi millenari che contribuiscono a definire l’identità di un territorio e dei suoi abitanti. È un appuntamento che invita a promuovere queste pratiche straordinarie. Tra queste, c’è proprio l’arte dei muretti a secco, testimonianza di una sapienza artigianale antica e trasmessa di generazione in generazione. Tanto che, nel 2018, l’arte di costruirli è stata riconosciuta dall’Unesco, valorizzando una tecnica legata al rapporto tra uomo e natura. La tecnica consiste nella scelta e nell’incastro delle pietre, senza cemento o malta, e ha permesso agli agricoltori di rendere coltivabili i ripidi pendii montani, dal Comune di Buglio in Monte a quello di Tirano, e dai 300 metri di altitudine fino a sfiorare gli 800 metri.
Ma tra i beni Unesco della Valtellina ci sono anche la transumanza, l’antica pratica della migrazione stagionale del bestiame, che conserva un ricco bagaglio di usanze e feste pastorali, e l’alpinismo, tradizione che racconta dello speciale rapporto dell'uomo con la montagna e le sue sfide.
E questi non sono gli unici patrimoni che si incontrano tra le Orobie e le Alpi Retiche. Il patrimonio culturale immateriale italiano comprende, infatti, tradizioni e saperi che raccontano la straordinaria ricchezza culturale del Paese, dalla cerca e cavatura del tartufo alla cucina italiana, entrambe riconosciute dall’Unesco. In Valtellina queste tradizioni si esprimono attraverso prodotti e piatti identitari diffusi a livello internazionale, come i Pizzoccheri della Valtellina Igp, la Bresaola della Valtellina Igp e i formaggi Bitto Dop e Valtellina Casera Dop. A questi si aggiungono i vini valtellinesi, tra cui il Valtellina Superiore Docg e lo Sforzato di Valtellina Docg, prodotti principalmente con il Nebbiolo delle Alpi.

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