C’è un momento, in autunno, in cui si rinnova la magia: è quando le olive entrano nei frantoi ed esce il primo filo verde, torbido e vivissimo, che chiede soltanto una fetta di pane abbrustolito e un pizzico di sale. É l’antico miracolo dell’olio nuovo, che, quest’anno, si è presentato in anticipo: dopo un’estate rovente la maturazione è corsa in avanti di una decina di giorni e in molte zone si è cominciato a raccogliere già a metà settembre, ben prima della data del 1 ottobre, che la legge fissa ancora come inizio formale della campagna. Federolio stima per il 2026/2027 una produzione italiana in calo del 20% sulle 325.000 tonnellate dell’annata scorsa: una campagna di “scarica”, nel gergo degli olivicoltori, dopo un anno generoso. Ma le stime regionali sono a “macchia di leopardo”: in Toscana, secondo il Consorzio Olio Toscano Igp - una delle eccellenze made in Italy - la produzione sarà tra le migliori degli ultimi 10 anni, superiore del 35-40% sulla media, con olive sane e belle e ottime rese (intorno al 12%). Anche il Consorzio Tutela Olio Dop Riviera Ligure prevede un’ottima annata produttiva, con un 20-30% in più sulla media. Inizia proprio in questi giorni la raccolta nel territorio dell’Olio Garda Dop, che comprende tre regioni (Lombardia, Veneto e Trentino): alte le attese, sia dal punto di vista della qualità che della quantità. In Umbria, dove le prime moliture sono partite già a fine settembre, si prospetta un’annata eccellente, con metà della produzione che sarà destinata ai mercati esteri, e dove si rinnova l’ormai tradizionale appuntamento con “Frantoi Aperti” (da oggi al 15 novembre). La Puglia, dove la raccolta è partita ufficialmente il 18 settembre, è spaccata in due, con cali del 40% nel Brindisino, nel Foggiano e nel Tarantino, del 30% sul Gargano e a Bari, e cospicui aumenti nel Salento leccese, dove la produzione cresce del 60% grazie ai nuovi impianti di cultivar resistenti messi a dimora dopo il disastro della Xylella: una rinascita che vale più di un dato statistico. Notizie meno confortanti dalla Sicilia, dove gli agricoltori protestano - e in alcuni territori arrivano a bloccare la raccolta - contro i prezzi troppo bassi (si parla di 6,70 euro al chilo) che non arrivano nemmeno a coprire le spese. Dietro il rito, infatti, ci sono i conti: la situazione si complica quando si guarda ai listini, perché la qualità da sola non fa tornare i bilanci. Al 31 luglio 2026, secondo di dati di ICQRF, nei magazzini italiani, c’erano 233.377 tonnellate di olio, il 43,9% in più dell’anno prima, quasi un terzo in Puglia. I prezzi all’origine sono scesi molto: Ismea ha rilevato a luglio un prezzo medio nazionale di 5,12 euro al chilo, in calo del 46,7% su base annua. Il mercato è, però, a due velocità: Trapani è intorno ai 6,70 euro, mentre in Toscana Confagricoltura Firenze prevede un extravergine di qualità non sotto i 20 euro al litro all’origine e fino a 27 euro sugli scaffali. L’oro verde italiano sarà celebrato il 25 ottobre con la tradizionale “Camminata tra gli olivi”, edizione n. 10, promossa dalle Città dell’Olio in 123 località in 18 regioni, dal Nord al Sud d’Italia, tra trekking tra gli oliveti, visite ai frantoi e alle aziende agricole, degustazioni di olio evo, attività didattiche, incontri e momenti di approfondimento sulla biodiversità e sulle cultivar locali.
In generale, sul fronte della qualità, le notizie sono ottime. Il caldo dell’estate ha tenuto lontana la mosca olearia, nemica numero uno dell’oliva, e le prime spremiture raccontano di frutti sani e di oli ricchi di polifenoli, con profumi intensi. A premere sulle quotazioni c’è anche la concorrenza estera. L’extravergine straniero all’ingrosso viaggia attorno ai 3,7 euro al chilo, e la Spagna si prepara a un raccolto in forte recupero: il Ministero dell’Agricoltura indica 1,6 milioni di tonnellate, il 23% in più dell’anno scorso. Intanto i costi non danno tregua. Secondo un’analisi di settore il gasolio agricolo è salito del 47%, e Coldiretti ricorda come il caldo prolungato e il rincaro dei fattori produttivi rendano più stretto il margine degli olivicoltori. E tra frodi sull’origine e prezzi civetta, l’olio a due euro al litro resta un’informazione su sé stesso: chi compra faccia attenzione all’etichetta.
Guardando nel dettaglio le varie regioni, ottime notizie arrivano dalla Toscana, dove la raccolta è nel pieno. Le previsioni della prima ora trovano conferma in quello che è il luogo del verdetto per gli olivicoltori: il frantoio. La produzione attesa, stando alle prime stime, sarà superiore del 35-40% rispetto alla media degli ultimi 10 anni, secondo il Consorzio di Tutela dell’Olio extravergine Toscano Igp. “Sulle piante possono essere presenti tante olive, quello che conta è anche la resa, ovvero la quantità di olio che, dopo la frangitura, finirà in bottiglia. Quest’anno ci sono tutti gli indizi per una stagione molto positiva sia dal punto di vista della quantità sia della qualità - spiega Fabrizio Filippi, presidente del Consorzio - le olive sono sane e belle e le rese soddisfacenti, mediamente intorno al 12%. Le temperature secche di quest’estate alla fine si sono rivelate un vantaggio: hanno impedito la riproduzione della mosca olearia e i danni alle olive limitando allo stretto necessario gli interventi in campo. Siamo molto fiduciosi anche sul fronte del mercato dove il prezzo si mantiene stabile. Il Toscano Igp sta facendo una corsa a sé affermandosi come l’espressione dell’eccellenza dell’extravergine italiano a livello mondiale”. Tra le tante realtà di spicco dell’olio toscano, ci sono quelle come Il Borro, l’azienda agricola biologica e vitivinicola nel Valdarno di proprietà di Ferruccio Ferragamo, in cui il rito della raccolta segue un sapere antico trasmesso di generazione in generazione: dal 27 ottobre al 7 novembre, per la Festa dell’Olio, gli ospiti della tenuta potranno partecipare alla raccolta delle olive (sono 33 gli ettari di uliveti biologici), visitare il frantoio e conoscere il processo di frangitura, seguendo da vicino le diverse fasi della lavorazione, con degustazioni guidate, abbinamenti, piatti dedicati e cooking class, mentre al Borro Bar l’olio nuovo diventerà l’ingrediente protagonista di un cocktail speciale.
In Liguria i frantoi hanno aperto da poco, e il Consorzio Tutela Olio Dop Riviera Ligure prevede un’ottima annata produttiva, con un 20-30% in più rispetto del valore medio delle annate, che è di 5.000 quintali. Quest’anno la stima del raccolto si aggira intorno ai 7.000 quintali di olio extravergine di oliva Riviera Ligure Dop. La qualità è ottima, con le ultime piogge che sono arrivate in tempo per scongiurare una possibile difficoltà legata alla siccità. Questa è la prima vera e propria annata che vedrà la proposta di due prodotti certificati con quantitativi di un certo rilievo, dopo quattro anni in cui ci sono state difficoltà produttive legate all'effetto dei cambiamenti climatici sulle produzione: si tratta dell’olio extravergine di oliva Riviera Ligure Dop e delle Olive Taggiasche Liguri Igp. Si tratta di un grande risultato per tutta la filiera perché permette di legare la varietà al territorio, con garanzia per il consumatore e beneficio economico per i produttori, considerati i costi di produzione più elevati della Liguria, dove la meccanizzazione delle operazioni è estremamente limitata e vi è la necessità di salvaguardare continuamente i muretti a secco con la loro manutenzione, a beneficio di tutta la comunità e non solo degli olivicoltori. Sul Lago di Garda l’Olio Garda Dop è pronto ai nastri di partenza, con la raccolta al via proprio in questi giorni, prima nelle zone vicino al lago, poi in collina: “l’annata si presenta molto favorevole, sia dal punto di vista della qualità che della qualità” afferma Andrea Bertazzi, vicepresidente del Consorzio. Anche qui l’estate calda e siccitosa ha fatto da deterrente alla mosca olearia e ad altre malattie, in un territorio di produzione particolarmente importante, che abbraccia ben tre regioni (Lombardia, Veneto e Trentino) e comprende oltre 430 produttori. Ottime le prospettive anche in Umbria: il caldo estivo ha anticipato la raccolta, originando frutti più piccoli ma assolutamente sani, e soprattutto liberi dal flagello della mosca olearia, che ha funestato la campagna precedente. Proprio qui, da oggi al 15 novembre, è di scena con “Frantoi Aperti in Umbria” n. 29, evento simbolo dell’oleoturismo in Italia, che celebrerà l’arrivo del nuovo olio extravergine di oliva nel periodo della raccolta e frangitura delle olive, proponendo esperienze in frantoio, tra gli olivi, all’aria aperta e nelle piazze dei borghi medievali e delle città d’arte, legate al mondo dell’olio evo di qualità umbro. Invece, a Campello sul Clitunno (Perugia), si festeggia con la “Festa dei Frantoi e dei Castelli” (8 novembre), con la novità del primo “Frantoi Aperti Trail Run”, corsa a piedi nel cuore della Fascia Olivata Assisi-Spoleto, e la prima spremitura.
In Sicilia - dove nei magazzini si rileva una giacenza di oltre 16.000 tonnellate di olio della scorsa raccolta - anche molti Comuni si sono schierati accanto agli olivicoltori, che protestano contro una situazione ormai definita insostenibile: la quotazione dell’extravergine siciliano si aggira intorno ai 6,70 euro al chilo, un prezzo che non consente di coprire i costi, anche a fronte di un aumento esponenziale delle spese di manodopera, energia (alle stelle il gasolio agricolo), trasporti e molitura. In alcuni territori gli agricoltori hanno addirittura deciso di sospendere le attività di raccolta e molitura: tutto questo è confluito in una richiesta, rivolta al Governo e alla Regione Sicilia, di dichiarazione dello stato di crisi del comparto, che preveda ristori straordinari per le aziende più colpite e vari di strumenti atti a valorizzare l’olio siciliano sui mercati. Doppia velocità per la campagna olearia in Puglia: secondo le stime di Coldiretti Puglia, la produzione 2026 dovrebbe scendere del 40% a Foggia e a Taranto, di oltre il 40% a Brindisi, del 30% sul Gargano e del 20% nelle province di Bari e Barletta-Andria-Trani. Un calo dovuto ad una serie di fattori, sia fisiologici (la pianta dell’olivo alterna annate fruttuose e abbondanti ad annate di “scarica”), sia climatici ed economici, ovvero caldo prolungato, siccità e aumento dei costi di gestione degli uliveti. Il quadro cambia completamente nel Salento leccese, dove la produzione è attesa in crescita del 60%. Unica provincia pugliese in controtendenza rispetto al resto della regione, deve questo incremento all’entrata in produzione dei nuovi impianti messi a dimora dopo l’emergenza Xylella: le cultivar resistenti al batterio, scelte proprio per sostituire gli ulivi colpiti, stanno dando rese significative.
Eppure, nonostante le complesse problematiche che affliggono il settore, e che sono in parte ascrivibili all’intera agricoltura italiana, tra una cassetta e una rete tesa sotto le chiome, il rito si ripete. E si festeggia il 25 ottobre con la Giornata Nazionale “Camminata tra gli olivi” n. 10, promossa dalle Città dell’Olio attorno al tema “Radici d’Italia, ogni cultivar una storia da raccontare” in 123 località in 18 regioni, dal Nord al Sud d’Italia, in una staffetta ideale tra le comunità dell’olio del Belpaese, dalla Toscana all’Abruzzo, dal Lazio alla Puglia dalla Liguria alla Sardegna, dal Veneto all’Umbria, dalla Lombardia al Friuli, dal Piemonte all’Emilia Romagna, dalle Marche al Molise, dalla Basilicata alla Calabria, dalla Campania alla Sicilia, tra trekking tra gli oliveti, visite ai frantoi e alle aziende agricole, degustazioni di olio extravergine di oliva e prodotti tipici, attività didattiche per bambini e famiglie, incontri e momenti di approfondimento sulla biodiversità e sulle cultivar locali. “Dieci anni fa abbiamo cominciato a camminare per far conoscere i paesaggi dell’olio. Oggi la Camminata è diventata qualcosa di più: il modo più diretto per far capire che cosa c’è dentro una bottiglia di extravergine italiano - dichiara Michele Sonnessa, presidente associazione nazionale Città dell’Olio - ci sono oltre 500 cultivar che nessun altro Paese possiede, secoli di lavoro, paesaggi straordinari che attirano visitatori da tutto il mondo, un alimento che è sinonimo di salute. La qualità dell’olio italiano è riconosciuta da tempo Il passo che dobbiamo compiere adesso è un altro: far percepire il suo valore. Lo dico pensando anche a questa stagione, in cui molti produttori vedono pagare il proprio olio evo a prezzi che non ripagano il lavoro e diversi frantoi faticano ad avviare la campagna. È una situazione che non si risolve soltanto sul mercato. Si risolve se chi acquista sa che, scegliendo un olio evo italiano, contribuisce a tenere coltivato un oliveto, aperto un frantoio, vivo un paesaggio”.
La Giornata Nazionale è uno dei tanti modi per scoprire questo universo affascinante, e magari avere la fortuna di assaggiare per la prima volta l’olio appena franto, con quel verde amaro e piccante che pizzica in gola. Quest’anno sarà un olio più raro e, sicuramente, più buono. Ora tocca al mercato riconoscergli il valore che ha.
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