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TERRITORI

Vino di Romagna, un complesso “mosaico” che punta sempre più sulle Sottozone del suo Sangiovese

Meno produzione, più territorialità e qualità. Riflessioni e assaggi WineNews da “Vini ad Arte” del Consorzio Vini di Romagna, a Milano

Mentre il mondo si preoccupa attorno ai temi che conosciamo - dello stallo dei mercati, delle guerre, della (pare ormai irreversibile) crisi climatica, dell’aumento del costo della vita (greggio compreso) e del cambiamento nello stile e nei gusti dei consumatori - “Vini ad Arte” prende coraggio, esce dalla sua zona di comfort e va a Milano. Reduce del successo dell’edizione n. 20 del 2025 (e pronta per le celebrazioni del 2027, con i 40 anni dell’Albana Docg e i 60 del Sangiovese Doc), quest’anno il Consorzio Vini di Romagna ha, infatti, deciso di spostare per la prima volta il suo principale evento istituzionale nel suo principale mercato nazionale, dopo quello interno alla regione. E l’ha fatto chiamando a raccolta ristoratori, enotecari, distributori e giornalisti nella capitale meneghina il 12 e il 13 ottobre, in una due giorni di assaggi e approfondimenti per ribadire l’importanza delle Sottozone nel valorizzare un territorio così vasto e così eterogeneo (sia in termini di geografia, che di fattori pedo-climatici, sia di produttori che di vitigni, sia di vini che di mercati) e, quindi, difficile da raccontare. Ne sono prova i numeri della produzione 2025: in un anno di considerevole calo di bottiglie di Doc Romagna Sangiovese (un milione in meno sul 2024, quindi 8 milioni anziché 9, anche per effetto di declassamenti), la rivendicazione delle Sottozone è aumentata da 518.933 a 647.733 bottiglie. Un +25% che si distribuisce sia tra un aumento di etichette nelle aziende che già ne producevano, che in un aumento di aziende che hanno iniziato a produrle. E un +25% che chiaramente non compensa il calo generale registrato, ma che rivela come i produttori abbiano compreso l’importanza di produrre vini ad espressione territoriale: sia perché ne aumenta la qualità, sia perché ne aumenta il valore, ma anche perché dà un contenitore da riempire di racconti e, quindi, di ricordi.
Tornando al tema della vastità: la Romagna è grande, ben riassunta dal motto “mosaico di vita” fatto proprio dal Consorzio. I suoi 638.000 ettari vanno dal mare che bagna la costa adriatica all’Appennino tosco-emiliano, dal fiume Sillaro a Nord al confine con le Marche a Sud. Al suo interno si estende la Doc Romagna, con una superficie di 295.000 ettari, di cui 14.000 vitati. Ma ci sono altre denominazioni: c’è l’Albana Docg; ci sono le Doc Colli d’Imola, Colli di Faenza, Colli di Romagna Centrale e Colli di Rimini; e, infine, ci sono le 4 Igt di Rubicone, Forlì, Ravenna e Sillaro. Tra le denominazioni, l’Igt Rubicone è la più estesa, coprendo tutto il territorio romagnolo: l’imbottigliato 2025 corrisponde a 86.618.800 bottiglie, più o meno stabile con lievi oscillazioni dal 2022. Segue per grandezza la Doc Romagna Trebbiano, che si sviluppa sulle colline romagnole, ma anche su parte della pianura a Nord della Via Emilia: se ne producono stabilmente poco oltre 1 milione di bottiglie dal 2022, in lieve calo nel 2025 (1,03 milioni) sul 2024 (1,2 milioni). L’apice della produzione romagnola, tuttavia, si concentra sulla Docg Albana e sulla Doc Romagna Sangiovese. La prima conta oggi su 768 ettari e 918.267 bottiglie prodotte nel 2025 (stabile sul 2024, entrambi in leggero calo sugli anni precedenti, ma con un aumento del 12% sulla freschissima produzione 2026): “un vitigno che era diffusissimo nel dopoguerra, tanto da raggiungere i 7.418 ettari vitati nel 1970, che poi è stato espiantato senza sosta, tornando ad essere apprezzato solo negli ultimi 10 anni - ha spiegato il direttore del Consorzio, Filiberto Mazzanti - crescendo in modo sostenuto sia negli ettari a lei dedicati che nel valore della bottiglia, che supera spesso i 10 euro a scaffale”. La Doc Romagna Sangiovese, invece, copre circa 5.890 ettari di superficie vitata, e viene imbottigliata con i numeri prima citati, secondo la piramide qualitativa approvata dal disciplinare nel 2011: Romagna Sangiovese alla base, poi Romagna Sangiovese Superiore (e Riserva) e in cima Romagna Sangiovese Sottozone (e Riserva).
Alla complessità viticola si aggiunge quella del tessuto produtttivo. Tra gli associati del Consorzio ci sono attualmente 8 cantine cooperative, 110 produttori vinificatori e 4 imbottigliatori: in tutto circa 5.200 aziende viticole con vigneti iscritti nell’albo delle Doc e Docg. Le cooperative operano per lo più nella parte pianeggiante a Nord della Via Emilia e hanno modalità di coltivazione dell’uva, modalità di produzione di vino e accesso a tipologie di mercati spesso molto diversi dalle aziende di media e piccola dimensione, che lavorano per lo più in collina, le quali, per questo, cercano risposte anche associandosi tra loro al di fuori del Consorzio stesso. Queste diversità agricole, enologiche e commerciali, sottolineano dal Consorzio, creano esigenze diverse, spesso inconciliabili. Ma, soprattutto, creano rallentamenti nelle dinamiche consortili che, cercando di tenere insieme quel “mosaico di vita” con spinte opposte, deve trovare soluzioni frutto di compromessi anche molto grandi. Questo spiega una serie di problemi che si stanno trascinando o svelando negli ultimi anni, complici le difficoltà congiunturali del contesto nazionale e mondiale.
C’è, ad esempio, un aumento della qualità dei vini, che potrebbe, però, andare ancora più spedito.
La creazione delle Sottozone ha certamente creato un sano dibattito interno e dato al territorio un contenitore da riempire di parole e studio, aumentando, di conseguenza, la consapevolezza dei produttori e, quindi, l’attenzione ai loro contesti e ai loro vini. Le esigenze opposte tra i soci del Consorzio hanno, però, rallentato questo processo e ad oggi la qualità che potrebbero raggiungere i vini di Romagna non si è ancora davvero attuata in modo significativo, diffuso e omogeneo. Un altro problema, sottolineano ancora dal Consorzio, è lo scivolamento degli ettari vitati verso valle. La contrazione dei mercati dovuta al cambiamento nello stile di consumo e del gusto dei consumatori, ma anche al restringimento dell’orizzonte a livello globale (insieme ai rallentamenti strategici citati sopra), hanno reso ancora meno remunerativa la viticoltura di collina, più faticosa e più costosa di quella in pianura. Ci sono, quindi, produttori che stanno abbandonando la viticoltura di qualità che garantiscono i loro vigneti in altitudine (per motivi pedo-climatici) per dedicarsi ad una viticoltura più facile a valle, più redditizia e abbondante, ma di minor qualità (sia per motivi pedo-climatici, ma anche a causa del surriscaldamento globale), rinunciando, al contempo, alla piramide di qualità cui le Sottozone danno accesso.
Sono entrambe difficoltà che il Consorzio Vini di Romagna osserva con preoccupazione e che sta cercando di affrontare puntando i suoi sforzi, appunto, sull’affermazione delle Sottozone del territorio: sia tra i produttori, piccoli - medi e grandi, che sui mercati esteri, ma anche tra i consumatori, con tantissime iniziative dedicate, che coinvolgono anche il settore della ristorazione (soprattutto della costiera romagnola, ancora poco partecipe nel proporre i vini che producono le colline alle loro spalle). L’idea di fondo è che le Sottozone possano aiutare una rilettura complessiva del territorio verso una maggiore qualità diffusa, trascinando con sé anche le tipologie Superiore e Riserva, che non possono per qualche motivo rivendicare le Sottozone e che rappresentano ad oggi ancora lo zoccolo duro delle vendite nella maggior parte dei mercati. A tal proposito, quello nazionale resta il principale sbocco dei vini romagnoli, mentre un 35% circa esce dai confini nazionali per dirigersi principalmente negli Stati Uniti, nei Paesi scandinavi (dove la presenza sta crescendo), in Germania (ancora presente, ma in calo) e in Giappone (piazza piccola, ma stabile).
Nel frattempo, dunque, escono i nuovi vini. L’annata presentata è la 2025, “il quarto anno più caldo dal 1961. Dopo il 2024, il 2023 e il 2022 - ha commentato la vitologa del Consorzio, Marisa Fontana - ed è la prova provata del surriscaldamento globale, che il 2026 ha riconfermato”. L’anomalia termica si è concentrata sopratutto sulle temperature minime, a lungo sopra la media. C’è stato per questo un anticipo di germogliamento (ormai la norma da qualche anno), rallentato da un calo di temperature a fine aprile e maggio. Questa falsa partenza, insieme ad una buona dotazione idrica sia invernale che primaverile, ha dato esuberanza e vigoria alle viti che sono state cimate giusto in tempo per la prima ondata di calore di giugno. Ci sono state, quindi, perdite di grappoli per ustioni, ma non per i patogeni tipici della vite, che nel 2025 sono state più contenute. Nel complesso le fasi fenologiche hanno subito un anticipo (simile al 2024), ma si sono soprattutto accorciate: la fioritura è durata appena una settimana e la chiusura del grappolo (il suo compattamento alla crescita degli acini) è avvenuta in pochi giorni. L’epoca di vendemmia è stata in linea con il 2024 per le uve bianche precoci (intorno a ferragosto, per i vitigni internazionali, seguiti da Pignoletto, Merlot, Cagnina e Sangiovese per i rossi), mentre per le altre uve bianche (come Albana, Famoso e Trebbiano) e il Sangiovese si è anticipata di 4-5 giorni, entrando in cantina a metà settembre; i rossi tardivi, invece - come Cabernet, Uva Longanesi e Fortana - hanno superato le piogge di metà settembre, riuscendo a perfezionare la maturità fenolica grazie alle escursioni termiche prima del raccolto avvenuto alla fine del mese.
La produzione complessiva è stata di 5,4 milioni di ettolitri, con un calo del 23,8% sul 2024. I quintali di uva registrati sono stati 7.879.974, un -13% sul 2024 e un -8% sulla media 2020-2024 che è di 8.601.962 quintali (a livello nazionale i quintali di uva raccolta sono 66.794.000, +1% sul 2024 e -4% sulla media 2020-2024 che è di 69.328.352 quintali). La perdita del 2025 non è tanto dovuta per la peronospora e l’oidio, come accennato, ma per le scottature, il mal dell’esca e i colpi apoplettici subiti dalle piante dovuti al picco di calore del 10 agosto, quando si sono toccati i 38,3 gradi. Inoltre, il caldo precoce di giugno ha indotto le piante a produrre grappoli più piccoli della media, che, però, sono arrivati in cantina in buone condizioni di sanità e di equilibrio compositivo.
Tra i 111 campioni in assaggio tecnico portati da una cinquantina di produttori partecipanti all’anteprima, 33 sono Doc Romagna Albana e 7 Doc Romagna Passito, vitigno autoctono romagnolo di buona struttura e di grande versatilità, che ben reagisce alla crisi climatica in atto, con interpretazioni per lo più centrate, ma che riflettono più lo stile del produttore che una lettura del territorio e delle sue valli. 71 sono, invece, i campioni di Doc Romagna Sangiovese, di cui 30 in versione Riserva e, invece, per metà rivendicati a Sottozona (che ricordiamo essere 16: Imola e Serra nell’imolese; Brisighella, Marzeno, Modigliana, Oriolo e Serra nel faentino; Bertinoro, Castrocaro, Meldola e Predappio nel forlivese; Cesena, Longiano e Mercato Saraceno nel cesenate; e Coriano, San Clemente e Verucchio nel riminese), scelta che riflette una buona aderenza al profondo lavoro di studio effettuato sulla denominazione, che si ripercuote sul racconto del territorio (più centrato), sulla qualità del vino (in aumento), sul valore del prodotto (maggiorato, fino a 3 euro sui vini della stessa tipologia, ma senza rivendicazione da Sottozona).
Segnaliamo che per il secondo anno di fila purtroppo non sono presenti la maggior parte dei produttori di Modigliana, che, tra i primi, sono riusciti come associazione a codificare un racconto condiviso della valle, riuscendo a traferire con coerenza la propria storia e la propria geografia in una produzione coerente e riconoscibile. Un tassello importante e visionario del mosaico che va proprio nella direzione auspicata dal Consorzio, che, però, viene a mancare (per le difficoltà di compromessi citate sopra) in una manifestazione imprescindibile per capire lo stato dell’arte del territorio nel suo complesso.
Ecco, quindi, i migliori assaggi di Romagna Albana e Romagna Sangiovese nei bicchieri dello sfaff di WineNews da “Vini ad Arte” 2026:

Podere La Berta, Doc Romagna Albana Secco 2025
Luminoso e aperto, ha sentori iodati e di polpa a frutta bianca e sorso sapido.

Umberto Cesari, Doc Romagna Albana Secco 2025
Roccioso e agrumato, ha spessore in bocca e la succosità della pera Williams.

Tre Monti, Doc Romagna Albana Secco Vigna Rocca 2025
Un macerato equilibrato e complesso, pieno e balsamico, che scorre saporito.

Marta Valpiani, Doc Romagna Albana Secco Delyus 2025
Intenso, ma elegante, ha una lieve aderenza che rilascia freschezza e sapidità profumate.

Tenuta La Viola, Doc Romagna Albana Secco InTerra 2025
Vino dorato ed estremamente complesso senza imporsi.

Podere La Grotta, Doc Romagna Albana Secco Damadora 2025
Albana dalle tonalità chiare a cui si aggiungono note speziate e consistenze burrose.

Poderi Dal Nespoli, Doc Romagna Albana Secco Scanadè 2024
Appuntito, ma anche terroso al naso, stabilisce contrasti vivaci anche al sorso.

Giovanna Madonia, Doc Romagna Albana Secco Trapunta 2024
Colori e aromi che ricordano un tramonto, con la stessa quiete evolutiva al palato.

Tenuta Uccellina, Doc Romagna Albana Passito Soprano 2024 (Brisighella)
La complessità di un passito, ricamata in una trama materica sottile e rinfrescante.

Podere Morini, Doc Romagna Albana Passito Innamorato 2024 (Oriolo)
Passito ampio, complesso e pieno, che fa della balsamicità la sua spina dorsale.

Fattoria Zerbina, Doc Romagna Sangiovese Marzeno Poggio Vicchio 2025
Sangiovese ricco di polpa e chiaro scuri, che lascia il palato fresco e pulito.

Pandolfa-Noelia Ricci, Doc Romagna Sangiovese Predappio Il Sangiovese 2025
Dalle tonalità aromatiche nere e scure, resta chiaro e vivace in bocca.

Tenuta Casali, Doc Romagna Sangiovese Mercato Saraceno Vigna Palazzina 2025
Aperto e arioso al naso e in bocca, gioca su aromi agrumati e floreali.

Celli, Doc Romagna Sangiovese Bertinoro Grillaie 2024
Chiaro e gentile, promette dolcezza, ma mantiene freschezza e pulizia.

San Patrignano, Doc Romagna Sangiovese Superiore Ora 2023 (Coriano)
Ha l’intensità del sottobosco, frutta, fiori, rovi e pigne comprese, con un cenno di spezie.

Drei Donà, Doc Romagna Predappio Madonna del Pruno 2023
Al trittico di frutta-fiori-balsami si aggiunge una vena ematica che ingentilisce la trama.

Leonardo da Vinci 1502, Doc Romagna Sangiovese Superiore Riserva 2023 (Faenza)
Riserva complessa, concentrata e fitta, che mantiene piacevolezza di sorso.

Fattoria Nicolucci, Doc Romagna Sangiovese Superiore Vigna del Generale Riserva 2023 (Predappio)
Immancabile Sangiovese stratificato e levigato, che lascia il palato piccante, fresco e fruttato.

Lu. Va, Doc Romagna Sangiovese Modigliana Cucco Nero Riserva 2023
Versione silvestre e terrosa, ma altrettanto balsamica, con agrumi e frutta matura a dare succo.

Podere dell’Angelo, Doc Romagna Sangiovese Verrucchio Riserva Luis 2023
Vino materico con l’eleganza della viola, la succosità degli agrumi, la freschezza delle aromatiche.

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