Il mercato italiano del vino vale 3,1 miliardi di euro per 713 milioni di litri venduti nel 2026 (fino ad agosto) sostenuto da una filiera che coinvolge circa 500.000 addetti con 21 milioni di famiglie italiane che lo acquistano, con una penetrazione superiore all’80%. E dove il prezzo medio di vino e spumanti raggiunge i 4,31 euro al litro, mentre quello del vino tradizionale si attesta a 3,81 euro al litro, in crescita del +1,6% sull’anno precedente. Sono i dati pubblicati dal “Wine Iq - A Glass of Insights”, il Forum curato da NielsenIq, e presentati alla “Milano Wine Week”, edizione n. 9 (a Milano, fino al 25 ottobre). Tuttavia, il report segnala anche una flessione complessiva del mercato, pari al -1,3% a valore e al -2,8% a volume, sottolineando come per le imprese diventi sempre più fondamentale intercettare una domanda più selettiva, costruendo proposte coerenti con le diverse occasioni di consumo e con le esigenze dei consumatori.
Tra le note liete, come spesso accade, ci sono le bollicine, uno dei segmenti con le prospettive più promettenti e dove si distinguono spumanti e Champagne, che raggiungono un fatturato di 793 milioni di euro, con una crescita del +1,1% a valore e del +1,4% a volume, con vendite che superano i 113 milioni di litri, e particolarmente significativa è anche la performance degli spumanti Metodo Classico, che registrano incrementi superiori al +6% a valore e al +9% a volume.
Ma anche le denominazioni si confermano uno dei principali driver di sviluppo del comparto. I dati NielsenIq mostrano come alcuni territori riescano a ottenere risultati particolarmente positivi anche in un mercato complessivamente selettivo. Come il Lugana Doc, in crescita del +18,1% a valore e del +18,4% a volume, e il Langhe Doc, con un incremento del +11,9% a valore e del +14,9% a volume, mentre il Primitivo di Manduria Doc registra un aumento del +7,5% a valore e del +11,4% a volume. Risultati positivi anche per il Valpolicella Ripasso Doc, che cresce del +5,2% a valore, e per il Vermentino di Gallura Docg, in aumento del +5,1%.
Altra opportunità rilevante per il settore è rappresentata dall’e-commerce che registra una crescita del +6,7% a valore e del +7,6% a volume, distinguendosi come uno dei canali distributivi più dinamici. Nel commercio online, la categoria vini e Champagne cresce del +2,8% a valore, con un contributo particolarmente significativo di spumanti e champagne, in aumento del +8,3%, mentre i vini fermi mostrano invece una dinamica più contenuta. Dal commercio digitale alle vendite fisiche, l’Horeca che continua a rappresentare un ambito strategico per il vino italiano forte di 459.368 punti di consumo lungo lo Stivale (in crescita rispetto ai 438.367 del 2025). Secondo la “Niq Consumer Outlook Survey” 2026, mangiare fuori è l’attività più desiderata dal 44,1% dei consumatori, mentre il 21,2% indica il bere fuori casa. Inoltre, l’89% degli italiani (+1% rispetto ad un anno fa) dichiara di essere uscito a mangiare nell’ultimo mese e il 57% (+3%) conferma di essere uscito per bere un drink. Dove il 36% della GenZ dichiara di bere vino, comprese le bollicine: una quota analoga a quella dei soft drink e vicina a quella di cocktail e spritz. Questa vicinanza tra categorie, sottolinea NielsenIq, suggerisce l’opportunità di presentare il vino attraverso linguaggi, formati e occasioni capaci di dialogare con abitudini di consumo sempre più diversificate. Ma per raggiungere la Generazione Z, le aziende devono puntare su una comunicazione più immediata, sulla valorizzazione delle caratteristiche distintive dei prodotti e su esperienze che facilitino la scoperta delle denominazioni.
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