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RICERCA & INNOVAZIONE

L’Ia “legge” la vite e previene i difetti del vino: ci sta lavorando Moët Hennessy

Insieme ad Analog Devices e all’Università Davis. Per ora successi nell’individuazione dell’aroma di fungo fresco, in attesa di applicazioni più ampie
ADI, DIFETTI DEL VINO, GRUPPO LVMH, IA, INTELLIGENZA ARTIFICIALE., MOET HENNESSY, UNIVERSITà DELLA CALIFORNIA DAVIS, Mondo
Una tecnologia per anticipare i difetti del vino

Prevenire i difetti dell’uva prima che questa diventi vino in maniera più rapida ed economica rispetto ai metodi convenzionali grazie alla tecnologia e all’Intelligenza Artificiale. È l’obiettivo che si sono prefissati Moët Hennessy, la divisione Wine & Spirits del gruppo del lusso Lvmh, Adi-Analog Devices Inc., azienda americana leader mondiale nel settore dei semiconduttori, e l’Università della California Davis, riconosciuta a livello internazionale come una delle migliori in viticoltura ed enologia, che hanno annunciato una collaborazione pionieristica volta a implementare una nuova generazione di tecnologie per migliorare la qualità del vino e a sostenere la vitalità a lungo termine dei vigneti.
Il tutto si basa su una tecnologia innovativa in grado di “leggere” le impronte chimiche (già sviluppata a suo tempo dal Mit di Boston), e stavolta integrata appositamente per viti, mosto e vino, fornendo ai team di viticoltura ed enologia informazioni molto più tempestive sui processi biologici e sui potenziali rischi per la qualità. Su tutti, quello del Fresh Mushroom Aroma (Fma), un difetto enologico caratterizzato da un forte odore di fungo fresco nei vini e particolarmente attenzionato soprattutto dai produttori di Champagne. Tanto che i ricercatori del centro di ricerca Robert-Jean de Vogüé di Moët Hennessy hanno costruito una libreria di campioni e dati per addestrare gli algoritmi di machine learning a riconoscere le firme chimiche legate a questo difetto, e, secondo i partner del progetto, per la prima volta sarebbero stati individuati in fase precoce i campioni ad elevato rischio di sviluppo di Fma, ben prima che questi venisse rilevato dopo la vinificazione senza più poter rimediare.
Un’innovazione che apre nuove possibilità per una gestione proattiva della qualità, consentendo interventi più tempestivi e rivoluzionando il modo in cui i rischi qualitativi vengono monitorati nell’intero processo di produzione del vino. Il sistema analizza, infatti, un ampio spettro di informazioni chimiche e utilizza l’Intelligenza Artificiale per identificare i segnali più rilevanti.
“È l’inizio di un nuovo capitolo per la viticoltura e la produzione vinicola - ha commentato Manuel Reman, membro Comitato Esecutivo Moët Hennessy con delega alla Ricerca e Sviluppo, e membro Comité Champagne - possiamo rilevare e interpretare rapidamente il linguaggio chimico dell’uva e del vino per anticipare i rischi per la qualità prima che diventino visibili. Al di là di un traguardo tecnologico, questo apre una prospettiva completamente nuova su come comprendere e lavorare, che ci aiuterà a produrre vini eccezionali e a costruire una maggiore resilienza per il futuro”.
Questa nuova tecnologia, infatti, può prestarsi a tutte quelle applicazioni ove i processi biologici generino impronte chimiche significative che possono essere misurate, interpretate e utilizzate per intervenire, fungendo da supporto pratico alle competenze di viticoltori ed enologi: dall’individuazione precoce delle malattie della vite alla la valutazione del suolo, fino all’identificazione di altri difetti, come quelli legati ai cambiamenti climatici e agli eventi correlati (ad esempio, gli incendi boschivi).
L’Analog Devices Inc. intende sviluppare questa tecnologia per renderla disponibile per future applicazioni industriali, dall’altro lato l’Università di Davis e Moët Hennessy (che mette insieme cantine e marchi come Moët & Chandon, Krug, Cheval Blanc, Château d’Yquem, Ruinart, Dom Pérignon, Domaine des Lambrays, Veuve Clicquot, Cloudy Bay, Bodega Numanthia, Terrazza de Los Andes ed Ao Yun, tra gli altri, i cui vini di alta gamma hanno confermato una crescita anche nel terzo trimestre 2026), ne esplorano i benefici per l’intero settore vitivinicolo.
“Di fronte alle grandi sfide globali, il continuo progresso e la resilienza dei settori dell’uva e del vino dipenderanno da due fattori: una migliore conoscenza e persone in grado di mettere in pratica tale conoscenza. E l’aspetto particolarmente significativo di questa collaborazione - ha sottolineato Ben Montpetit, professore all’Università della California Davis - è che stiamo stiamo sviluppando insieme una tecnologia in grado di fornire a viticoltori ed enologi le informazioni giuste al momento giusto per prendere decisioni consapevoli, formando al contempo la prossima generazione di esperti che sapranno interpretare e utilizzare tali informazioni”.
Riconoscendo queste impronte prima dei metodi convenzionali, “questa tecnologia può aiutare i produttori di vino a passare dalla reazione ai rischi alla loro anticipazione. La nostra prima innovazione riguarda l’Fma, ma segna solo l’inizio di una piattaforma molto più ampia per la comprensione degli organismi viventi, in grado di migliorare la qualità e la resilienza in modi che solo ora vengono esplorati e resi possibili”, ha concluso Max Shulaker, responsabile Business Unit Health Solutions di Adi.

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