Il mercato statunitense delle bevande alcoliche continua ad attraversare una fase complessa tra calo dei consumi di alcol generale, inflazione, cambiamento delle abitudini delle giovani generazioni e incertezza legata ai dazi. Ma i più recenti dati SipSource, illustrati nell’Annual Membership Forum 2026 della Wine & Spirits Wholesalers of America (Wswa), l’associazione nazionale che rappresenta oltre 380 distributori di vino e spirits negli Stati Uniti, in scena, nei giorni scorsi, a Chicago, raccontano una realtà più articolata rispetto a quella suggerita dai dati. I consumatori non hanno smesso di spendere, ma stanno diventando sempre più selettivi nelle occasioni di consumo, nelle categorie acquistate e nelle fasce di prezzo. Negli ultimi 12 mesi i volumi complessivi di vino e spirits sono diminuiti del -6,7%, mentre i ricavi hanno registrato una contrazione del -5,8%; anche il trend degli ultimi 3 mesi resta negativo, con volumi a -6,1% e fatturato a -5,3%.
Sotto questa superficie, però, emergono differenze significative tra canali, prodotti e livelli di prezzo. La distinzione più evidente riguarda il confronto tra consumo fuori casa e acquisti per il consumo domestico. Nel canale on-premise, infatti, volumi e ricavi di vino e spirits sono entrambi diminuiti del -2,4%, una flessione decisamente più contenuta rispetto all’off-premise, dove i volumi sono scesi del -7,5% e i ricavi del -6,7%. Anche liquor store e grande distribuzione, i due principali canali del commercio off-premise, figurano tra quelli più in difficoltà, con ricavi in calo rispettivamente del -7,3% e del -6,2%.
Sul fronte dei prezzi, la tradizionale corsa alla premiumizzazione appare rallentata soprattutto negli spirits. I ricavi continuano, infatti, a diminuire più rapidamente dei volumi, mentre la fascia compresa tra 20 e 29,99 dollari mostra una tenuta migliore degli altri segmenti. Complessivamente, il 61% dei volumi di spirits si concentra sotto i 20 dollari, mentre solo il 6,5% riguarda prodotti con prezzo pari o superiore a 50 dollari.
Nel vino il quadro è differente: i vini fermi di fascia più bassa continuano a pesare negativamente sulle performance della categoria, mentre i prodotti con prezzo superiore a 16 dollari mostrano una maggiore resilienza. In particolare, la fascia tra 20 e 29,99 dollari ha registrato una crescita del fatturato del +0,9% negli ultimi 12 mesi. Segnali positivi arrivano anche da alcune tipologie specifiche: Prosecco, Sauvignon Blanc e Champagne hanno, infatti, evidenziato una crescita dei ricavi nell’ultimo trimestre, come già evidenziato da WineNews su dati SipSource riferiti a luglio 2026.
I dati sono stati presentati dall’analista SipSource Danny Brager, che ha sottolineato come tutte le principali categorie del beverage alcolico, compresi spirits, vino e birra, restino in territorio negativo pur mostrando segnali di stabilizzazione. Secondo Brager i consumatori continuano a bere, ma lo fanno in modo diverso: crescono i piccoli formati, la vera premiumizzazione resta limitata e prosegue la pressione sugli assortimenti, con una riduzione dei punti di distribuzione compresa tra il 3% e il 5% negli ultimi anni sia nel vino sia negli spirits, nei canali on-premise e off-premise. In questo contesto, il divario tra i due canali continua ad ampliarsi mese dopo mese a vantaggio dell’horeca.
Nel Forum, che ha riunito proprietari, ad, manager e membri del consiglio direttivo della filiera distributiva statunitense, Wswa ha affrontato anche i temi della politica di settore, delle prospettive economiche e dell’Intelligenza artificiale applicata al business. Il presidente e ceo Francis Creighton ha evidenziato come “i cambiamenti in corso rappresentino anche opportunità per le aziende, mentre l’associazione continua a lavorare sulle priorità normative a livello federale e statale, inclusa la richiesta di regole più chiare per il mercato delle bevande a base di canapa ad effetto psicoattivo”.
Nonostante le difficoltà del mercato, il presidente esecutivo di Sazerac Company Mark Brown, “ha invitato il settore a non lasciarsi condizionare da una narrazione eccessivamente pessimistica sul calo dei consumi, sottolineando al tempo stesso la necessità che produttori, distributori e retailer facciano fronte comune di fronte alle sfide del regolamento e al crescente movimento neo-proibizionista”.
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