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EDIZIONE N. 24

Cibi ultraformulati, educazione alimentare e Ia: l’agricoltura affronta le sfide al Forum Coldiretti

Tanti i temi sul piatto come raccontati dal Rapporto il collaborazione con il Censis. I rappresentanti del settore ne parleranno il 20 e il 21 ottobre
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L’agricoltura dibatte sulle sue sfide al Forum Coldiretti, domani a Roma

Il rapporto degli italiani con i cibi ultraformulati e il loro impatto sulla salute, l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nelle scelte di consumo, le preferenze nella spesa e i rischi delle truffe a tavola, l’esigenza di un’educazione alimentare che parta dalle scuole per tutelare le nuove generazioni, il ruolo della trasparenza per orientare le scelte. Sono alcuni dei temi del nuovo Rapporto Coldiretti/Censis “La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano” diffuso alla vigilia del “Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione”, edizione n. 24, che si aprirà domani, a Roma, a Palazzo Rospigliosi, in una due giorni (20-21 ottobre) che riunirà rappresentanti delle istituzioni, esperti, accademici, opinionisti e protagonisti del mondo medico, economico, finanziario e politico, chiamati a confrontarsi con il segretario generale Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, e il presidente, Ettore Prandini, sulla stretta attualità.
Tra i dati più significativi, il fatto che quasi 8 italiani su 10 (78%) chiedano all’Unione Eropea di intervenire per ridurre il consumo di alimenti ultraformulati, mentre cresce la richiesta di regole più incisive per proteggere la salute dei cittadini. La diffusione di questi prodotti alimentari si configurerebbe, ormai, come un vero e proprio allarme sociale, percepito in maniera sempre maggiore dai cittadini. Riprova ne è che l’86% degli italiani è convinto che limitare merendine, snack ed energy drink aiuterebbe a contrastare l’obesità, mentre l’81% vorrebbe vietare questo tipo di prodotti nella ristorazione collettiva, dalle mense delle scuole a quelle degli ospedali e delle aziende. Il 64% sarebbe, inoltre, per escluderli totalmente dalle scuole, il 55% dagli ospedali e il 50% dalle palestre e centri sportivi, dove spesso sono presenti nei distributori automatici.
Il problema rilevato, però, dal rapporto Coldiretti/Censis è che troppo spesso il consumo degli ultraformulati è spinto dall’impossibilità di accedere a soluzioni alternative più salutari, soprattutto fuori casa. Il 73% segnala che in molti luoghi è difficile trovare prodotti sani e il 76% dichiara che consumerebbe meno cibo spazzatura se avesse più facilmente accesso ad alternative più salubri. Spesso il ricorso a barrette, snack ed energy drinks avviene, infatti, nel tempo libero, in viaggio tra treni, stazioni, autogrill, aeroporti, sul posto di lavoro, in pausa o nell’orario lavorativo, in scuole o università, in palestra o nei centri sportivi. Il consumatore, secondo il rapporto, opera in un contesto a sovranità limitata.
Nel frattempo, l’Intelligenza Artificiale sta entrando sempre più nelle scelte alimentari degli italiani, con 5 milioni di cittadini che si affidano all’Ia per costruire un piano alimentare o una dieta. Non sempre, tuttavia, questi strumenti dispongono delle competenze adeguate per restituire risposte attendibili: il 47% del campione dichiara, infatti, di aver incontrato informazioni rivelatesi false.
Ma gli inganni a tavola arrivano sia in formato digitale che analogico: dai prodotti stranieri spacciati per italiani, come l’olio d’oliva tunisino nei supermercati e nei ristoranti, alle etichette ingannevoli fino a vere e proprie truffe: 3 italiani su 4 (75%) ne sono stati vittime almeno una volta. Una dinamica che si somma con le difficoltà, sugli scaffali o sui tavoli dei locali, ad identificare il vero prodotto italiano: al 74% è capitato di cercare prodotti 100% italiani senza riuscire a trovarli, mentre il 64% non ha trovato in etichetta l’origine di un prodotto. Non sorprende, dunque, che per l’89% degli intervistati servano leggi severe contro le frodi sulla qualità e sulla provenienza, mentre l’88% considera le etichettature ingannevoli sull’origine una minaccia per la salute pubblica. La trasparenza resta, infatti, il “faro” delle richieste dei cittadini come evidenziato dal rapporto Coldiretti/Censis. L’84% vuole conoscere la reale provenienza degli alimenti e dei loro ingredienti e l’80% chiede l’obbligo di indicarla anche nei ristoranti.
E per tutelare la salute dei propri figli l’85% degli italiani ritiene utile introdurre nelle scuole progetti di educazione alimentare fin dall’infanzia. Anche perché, riferisce il report, solo il 19% degli adolescenti (meno di 2 su 10) percepisce l’importanza del nesso tra cibo e salute. La maggioranza dei ragazzi avrebbe imparato a discernere il buon cibo solo in età adulta, mentre sarebbe nell’infanzia il momento in cui formare l’imprinting di abitudini destinate a durare tutta la vita. Non stupisce, dunque, che la quasi totalità dei cittadini (95%) riconosca agli istituti scolastici un ruolo importante nella promozione della cultura del buon cibo. E anche medici e personale sanitario possono contribuire a questo percorso, secondo il 94% degli intervistati.
Ma a contribuire, e a dover essere per questo maggiormente tutelati, dovrebbero essere soprattutto gli agricoltori: l’86% degli italiani auspica un impegno diretto dei produttori agricoli nel garantire cibo fresco e di qualità in ospedali e scuole, anche con convenzioni dirette, e per l’89%, sono loro ad avere un ruolo centrale nel promuovere una cultura del cibo che fa bene. Il cibo sano richiede, però, imprese sostenibili, e in effetti, l’86% ritiene che gli agricoltori debbano poter contare su un’adeguata retribuzione. Un contributo decisivo viene dai mercati del contadino, importanti per l’82% perché favoriscono le relazioni tra le persone, migliorano la qualità dei territori e fanno conoscere i luoghi d’origine dei prodotti.
Sullo sfondo, per il 90% degli italiani la Dieta Mediterranea non è solo patrimonio di identità e cultura, ma strumento efficace di prevenzione. Il che ricollega il report al fatto che la maggioranza dei cittadini intenda stoppare tutte quelle pratiche e prodotti che non rispettano gli standard produttivi italiani. Il messaggio è semplice: il cibo non può essere considerato un bene di consumo come gli altri e ha bisogno di regole e tutele specifiche. Ne è convinto l’87% degli italiani, mentre quasi la stessa percentuale (88%) chiede che agli alimenti importati siano applicate le stesse norme sanitarie e di sicurezza previste per quelli prodotti in Italia e nell’Unione Europea. L’83% degli italiani ritiene, quindi, necessario contrastare le pratiche che compromettono la qualità e la trasparenza degli alimenti, e la stessa percentuale chiede di bloccare le importazioni di grano destinato alla produzione di pane e pasta da Paesi in cui sono consentite sostanze pericolose non ammesse in Italia (come nel caso del frumento canadese essiccato con il glifosate, molecola considerata da molti studi potenzialmente cancerogena). Per il 72% dei cittadini, inoltre, occorre vietare l’importazione di prodotti alimentari da Paesi che non rispettano i diritti umani, sindacali e di libertà personale, come avviene spesso con il riso che arriva dai Paesi asiatici dove viene sfruttato il lavoro minorile.
Il Rapporto Coldiretti/Censis si focalizza sul ruolo socialmente strategico del cibo nella vita delle persone e delle comunità, a partire dal rapporto con la salute, vero e proprio filo conduttore dei lavori del Forum. Un percorso che prenderà forma già all’ingresso con “La fabbrica dei malati”, un’installazione che racchiude in una grande provetta cibi ultraformulati e una sagoma umana, per richiamare l’attenzione sui rischi legati al loro consumo e sulle conseguenze delle scelte alimentari. A seguire, lo “scaffale del vero Made in Italy” metterà a confronto i prodotti 100% italiani con quelli d’importazione, dal grano canadese al riso asiatico prodotto, per evidenziare il valore dell’origine e la necessità di garantire trasparenza ai consumatori e regole di produzione comuni. Il percorso proseguirà con “Farmcraft”, il nuovo progetto di Coldiretti in collaborazione con Minecraft che sarà presentato al Forum per portare l’educazione alimentare con un linguaggio tutto nuovo. Un modo per avvicinare i più giovani al lavoro degli agricoltori, alla provenienza degli alimenti e al valore del cibo sano.

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