Quando il cibo diventa strumento di pace, incontro, dialogo e integrazione, anche una competizione gastronomica può trasformarsi nel simbolo di un dialogo possibile. È nel segno di questo spirito che si è conclusa l’edizione n.29 del “Cous Cous Fest”, il festival internazionale dell’integrazione culturale, promosso da Feedback a San Vito Lo Capo, nei giorni scorsi, dove a conquistare il “Bia Cous Cous World Championship” è stata la squadra Cous Cous Fest United, composta dallo chef palestinese Shady Hasbun, che lavora ad Arezzo, e dalla chef israeliana Tze’ela Rubinstein, proprietaria del ristorante Cooking a Lucca. A convincere la giuria popolare e quella tecnica è stato il piatto “Il gusto dell’altro”, un’insalata di cous cous al cocomero accompagnata da una polpetta fritta di cous cous ripiena di carne speziata e salse, proposto come metafora gastronomica dell’incontro tra identità diverse. Una ricetta che “nasce per dimostrare che le nostre identità sanno stare bene da sole - dicono gli chef - ma insieme raggiungono un equilibrio ancora più profondo. Prima di essere una ricetta, questo piatto è un incontro: freschezza e calore, vegetale e speziato, Toscana e Medioriente. Due cous cous unici, capaci di brillare da soli, ma che nello stesso piatto trovano una perfetta armonia.Perché conoscere e accogliere il gusto dell’altro è il primo passo per scoprirsi vicini”.
La competizione ha messo a confronto le delegazioni di Algeria, Brasile, Francia, Italia, Marocco, Senegal, Spagna e Cous Cous Fest United. A valutare le preparazioni una giuria tecnica presieduta da Angelo Mellone, direttore Intrattenimento Day Time Rai, e composta dai giornalisti ed esperti di enogastronomia Marco Colognese, Paola Pellai, Perla Tortora, Giusi Battaglia, Carola Santopaolo e dagli chef sanvitesi Peppe Alongi e Giovanni Torrente, affiancata dal voto pubblico. Sul palco la premiazione dei vincitori da parte del sindaco Francesco La Sala e di Manfredi Cusmano, ad Bia Cous Cous, realtà con sede ad Argenta, nel ferrarese, leader mondiale nella produzione di cous cous biologico. In un festival che si è chiuso con un bilancio record di presenze grazie a 10 giorni scanditi da musica, cultura, enogastronomia e partecipazione internazionale, con ospiti come i cantanti Sal Da Vinci, Ditonellapiaga e gli Stadio. “Il Cous Cous Fest si conferma non soltanto un grande evento gastronomico, ma una festa capace di mettere insieme persone diverse attraverso il linguaggio universale della tavola, della musica e della convivialità - ha detto il sindaco di San Vito Lo Capo, Francesco La Sala - è questo lo spirito che vogliamo continuare a coltivare: fare di San Vito Lo Capo un luogo di incontro, dialogo e integrazione”.
Assegnati anche i premi speciali della giuria tecnica: il Premio Conad “Valore degli ingredienti” è andato all’Italia con lo chef sanvitese Enrico Figuccia (Lo Stagnone Ristorante), affiancato dallo chef Daniele Tantucci e dalla studentessa dell’Istituto Alberghiero Danilo Dolci di Partinico (Palermo) Alessia Groppuso; il Premio Maniva “Equilibrio & Benessere” è stato conquistato dal Brasile dello chef Paulo Ricardo Souza Aires (fondatore del ristorante Reserva, progetto nato a Roma con lo scopo di raccontare e valorizzare la cultura gastronomica del Sud America e dei Caraibi) e del suo chef comis Antonio Goncalo De Brito Neto con il “Cous cous nordestino brasiliano”; alla Francia degli chef Elio Genualdo (chef executive per Sodexo) e Guillaume Pierre Arnaud Heckmann (chef executive per diversi ristoranti) è stato attribuito il premio Food Network “Wow” per la maggiore forza visiva e narrativa da parte di Giusi Battaglia e Fabrizio Nonis, volti di Food Network; il Marocco di Badr Benjelloun (chef e patron di Casbah del Moro, gastropub a Catania dedicato alla cucina fusion nordafricana e mediterranea) ha ricevuto il premio Amadori “Gusto & Benessere”, consegnato da Flavio Amadori, presidente Amadori, per il “Seksu Medfouna dell’Alto Atlante”; infine il premio speciale UniCredit - Cucina sostenibile è stato assegnato al Senegal, rappresentato da Fatima Diagne (proprietaria di Gastronomia Mouba Gastro Food, a Madone a Bergamo) ed a suo figlio Mouhametd Babou, per il “Cous cous senegalese Khadija”, interpretazione della tradizione nordafricana riletta attraverso la cultura gastronomica senegalese.
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