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LO SCENARIO

Fiere del vino, Vinexpo Wine Paris cresce e rilancia. Anche grazie al vino italiano

Dal 12 al 14 febbraio, a Parigi. L’Italia avrà un padiglione. Il ceo Lameyse: “grande segnale”. Focus su sostenibilità, “no & low” alcol, e non solo
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Fiere del vino, Vinexpo Wine Paris cresce e rilancia. Anche grazie al vino italiano

Non è ancora neanche finito il 2023, anno decisamente complesso per il mercato del vino, che già aziende e player fieristici guardano ad un 2024 che, tutti, sperano sia di rilancio pieno. Ad aprire le danze delle grandi fiere internazionali, sarà Wine Paris & Vinexpo Paris, edizione n. 5, di scena dal 12 al 14 febbraio a Paris Expo Porte de Versailles, con il salone di punta del gruppo Vinexposium, che sarà seguito, in un mese, dalla Prowein di Dusseldorf, dal 10 a 12 marzo 2024. Poi toccherà a Vinitaly, a Verona, dal 14 al 17 aprile, mentre dal 20 al 22 maggio 2024, nel Regno Unito, sarà la volta della London Wine Fair. Intanto, però, a presentarsi in pompa magna, è proprio il salone francese, che, secondo molti operatori, sembra essere sempre più in rampa di lancio. I numeri, comunicati da Vinexposium, parlano di una crescita del 72% di espositori internazionali, da 50 Paesi produttori, e del 28% in più di spazi espositivi. Con una crescita poderosa dell’Italia, secondo Paese espositore nel salone che, peraltro, riunisce il 100% dei territori del vino di Francia.
Il Belpaese vedrà una crescita del 40% dello spazio espositivo, e, per la prima volta, a Parigi, avrà un padiglione dedicato. Dentro al quale ci sarà il 75% degli espositori in più sul 2023
(dall’Agenzia Ice ad Istituto Marchigiano di Tutela Vini, da Vini del Piemonte al Chianti Classico, dal Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg all’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, dal Consorzio dei Vini d’Abruzzo a quello della Doc delle Venezie, alla rappresentative regionali di Sicilia, Puglia e Calabria, tra quelle segnalate dalla fiera francese, a tanti produttori di primo piano, da Albino Armani ad Argea, da Bortolomiol a Bottega, da Braida a Terlano, da Cantina di Negrar a Cantine Riunite&Civ, da Settesoli a Carpineto, da Italian Wine Brands a Famiglia Cecchi, da Fantini a Gaja, da Chiarlo a Pasqua, da Piccini 1882 a Pio Cesare, da Planeta a Barone Ricasoli, da Rocca delle Macìe a Salcheto, da Sandrone a Santa Margherita Gruppo Vinicolo, da Serena Wines a Tenuta Argentiera, da Tenute de Leone Alato a Terre del Barolo, da Umani Ronchi a Umberto Cesari, da Valdo a Varvaglione, da Velenosi a Ruggeri, passando per i grandi nomi della Iswa - Italian Signature Wines Academy come Fontanafredda, Bellavista, Allegrini, Villasandi, Frescobaldi, Arnaldo Caprai, Masciarelli, Feudi di San Gregorio e Planeta, per nominarne solo alcune). Una crescita importante, quella della presenza italiana, che dà valore al lavoro della fiera francese, ha spiegato a WineNews il Ceo di Vinexposium, Rodolphe Lameyse.
“Wine Paris e Venexpo Paris è nata nel 2019. Quindi sono passati solo cinque anni, guardando alla prossima edizione 2024. Pertanto, si tratta ancora di un evento giovane. Tuttavia, se consideriamo solo le dimensioni della fiera e il panorama internazionale dei produttori di vino, potrebbe sembrare già una fiera di lunga data. Siamo quindi molto soddisfatti della crescita che abbiamo registrato con il crescente interesse da parte dei Paesi produttori di vino di tutto il mondo, che ora riconoscono Parigi come un mercato per tutti, probabilmente uno dei principali mercati per l’acquisto e la vendita di vini e liquori nei diversi continenti. Il mio obiettivo, in qualità di amministratore delegato, è quindi quello di continuare a mantenere alto il livello del salone, il che significa che tutti coloro che vengono a Parigi, sia che si tratti di un Paese produttore di vino, sia che si tratti di un acquirente di vino, di un sommelier, di un giornalista, si accorgano che orientarsi tra le diverse regioni vinicole è facile, e che possono trovare cose interessanti ed opportunità per fa crescere l’industria del vino. La visione, a lungo termine, è sicuramente quella di posizionare Vinexposium, la società organizzatrice di Wine Paris e Vinexpo Paris, come la società di punta incaricata di promuovere il vino ma anche di “smuovere” la comunità del vino in tutto il mondo. Si tratta, quindi, di andare oltre la semplice organizzazione di eventi. Questo è ciò che cerchiamo, che facciamo e che continueremo a fare”.
In ogni caso, il primo obiettivo delle fiere è quello di fare business, ed il mercato del vino in questo momento non è brillante, a livello mondiale. E viene da chiedersi se di queste difficoltà ne risentano anche le fiere stesse: “la risposta - sottolinea Lameyse alla domanda Winenews - è duplice. Innanzitutto, quando il mercato è in difficoltà, è proprio il momento di fare uno sforzo in più: per noi, il fatto che l’industria del vino si trovi di fronte a molte sfide, significa che i produttori di vino e i commercianti di vino hanno bisogno di incontrarsi più che mai. Quindi è un’opportunità, per noi. Ma, allo stesso tempo, è evidente che il budget delle aziende per presenziare agli eventi è ridotto rispetto al passato, e ciò significa che è necessario fare una scelta tra le diverse opportunità che offriamo come organizzatori di fiere del vino”.
E di opportunità, come detto, non ne mancano, visto che nel giro di quattro mesi, in Europa, ci sono Vinexpo Wine Paris, Prowein a Dusseldorf, Vinitaly a Verona e la London Wine Fair a Londra, oltre a tutte le manifestazioni che le diverse fiere organizzano all’estero. Con una forte competizione nel mercato fieristico, che magari, un domani potrebbe diventare sinergia e partnership tra player fieristici. Ma forse i tempi non sono ancora maturi. “Se guardiamo all’Europa, vediamo che, in questo momento, ci sono molte grandi fiere che si svolgono in soli quattro mesi. C’è Parigi. C’è la fiera in Germania, c’è la fiera in Italia, c’è la fiera in Inghilterra. Ciò significa che i produttori di vino, e anche i buyer, devono fare una scelta. Uno, due, tre, o tutti gli eventi, o nessuno in alcuni casi. Ed è questo che ci fa credere che fare uno sforzo aggiuntivo per dare di più sia importante. Ci spinge ad essere al servizio del settore. E se guardo alle tendenze della fiera, negli ultimi tre anni, penso che stiamo facendo un lavoro onesto in questo senso. E che ci venga riconosciuto il merito di aver fatto tutto il possibile per aumentare il valore di esserci per i nostri espositori. Quindi, è un’opportunità. Ma anche una sfida”.
Vinexpo Wine Paris, naturalmente, è una fiera molto focalizzata sulla Francia, ma aperta al mondo, e l’Italia da subito è stata il Paese più presente dopo la Francia. “Ed è una cosa che ci riempie di orgoglio. Il fatto che l’Italia tra il 2023 e il 2024 aumenti la sua presenza del 75% è un segnale forte, non solo per noi, come ricompensa dei nostri sforzi, ma anche per il resto del mondo che produce vino: vuol dire che Parigi è sicuramente il posto giusto per fare mercato. Ovviamente, il salone di Parigi è nato con l’aspettativa di riunire tutta la produzione vinicola francese in un unico salone. Ma, una volta fatto questo, il nostro sforzo è stato quello di attirare un numero sempre maggiore di Paesi produttori di vino. Perché se si vogliono attirare più acquirenti internazionali di vino, bisogna avere un’offerta internazionale di vino. E fin dall’inizio, l’Italia è stata di grande supporto in questo senso. Ma credo che ci sia stato un cambiamento, un cambio di rotta che è avvenuto nel 2023. E ora stiamo assistendo ad una richiesta fortissima da parte dell’Italia per partecipare a Parigi, cosa che ci fa molto piacere. E credo che il vino francese e il vino italiano siano un fantastico complemento l’uno dell’altro. È come immaginare che Italia e Francia vadano a caccia di clienti insieme, come farebbe un branco di lupi. Ci rende entrambi più forti e ci offre maggiori opportunità di esportare il nostro vino in tutto il mondo. Il mercato del vino italiano è molto incentrato sull’esportazione. Credo che quasi il 72% del vino prodotto in Italia venga esportato: per i produttori di vino italiani è, quindi, estremamente importante trovare un partner affidabile, per aiutarli a continuare a crescere in tutto il mondo, e credo che questo sia ciò che siamo, e ciò che ci impegniamo ad essere in futuro”.
In ogni caso, le fiere, oltre che momenti di business, sono anche momenti per tracciare ed analizzare i trend di mercato di oggi per immaginare quelle di domani. E così sarà anche a Vinexpo Wine Paris. “Se guardiamo al mercato del vino in generale, ci sono molte pressioni. Prima di tutto, ovviamente - sottolinea Rodolphe Lameyse - il cambiamento climatico. In Italia, quest’anno la produzione di vino ha subito un forte impatto in questo senso. Ma, in generale, se si guarda alla posizione mondiale, si è registrato, ovunque, il raccolto più basso dal 1961, il che rappresenta un problema. Ma è anche un’opportunità, perché in tutto il mondo ci sono molti volumi di vino ancora in vendita. Poi, ovviamente, c’è il tema dell’aumento del costo della vita, che incide sulla capacità di diverse persone di acquistare vini. Perché non abbiamo bisogno di vino per vivere. Abbiamo bisogno di acqua. Abbiamo bisogno di cibo. Ma il vino, in qualche modo, è un lusso. Un piccolo lusso, ma pur sempre un lusso. E dovremmo tenerne conto. E poi c’è sempre da guardare l’evoluzione del gusto dei consumatori, e questo si rifletterà anche sui vini che vengono promossi da Vinexpo Wine Paris. Il vino rosso è un po’ in declino, a vantaggio del rosé o dello spumante. Ma c’è anche una tendenza a produrre vini con un livello di alcol più basso, che è una richiesta delle giovani generazioni. Ma è anche una sfida. Perché quando si parla di vino, non si tratta solo di gusto. Quando parliamo di cambiamenti climatici, pensiamo al clima caldo, alla siccità, e questo significa più zucchero nell’uva e più alcol alla fine: si tratta, quindi, di una sfida per i produttori, ma anche per i commercianti di vino. Questi elementi si riflettono nella visione della fiera. Inoltre, l’aumento del costo della vita significa anche aumento del costo di produzione. Perchè produrre vino non significa solo coltivare l’uva, ma anche acquistare il vetro per le bottiglie, l’alluminio per i tappi. Che sono aumentati molto negli ultimi due anni, e, soprattutto, dopo la guerra tra Russia e Ucraina. Per questo motivo, tanti produttori di vino si stanno impegnando per alleggerire il vetro della bottiglia, per esempio. E, quindi, in fiera, non si scoprono solo le nuove annata ed in nuovi vini, ma anche i trend che sono una risposta diretta alle sfide dell’industria del vino, sia che riguardino il gusto, che si tratti di abbassare il livello di alcol o semplicemente di ridurre l’impronta di carbonio o i costi di produzione”.

Focus - Il trend dei vini “no & low” alcol
Tra le tendenze sorprendenti osservate negli ultimi anni a Wine Paris & Vinexpo Paris, No/Low, contrazione delle nozioni di astinenza, “senza alcol”, e moderazione, “basso contenuto alcolico”, sta attirando un numero crescente di consumatori. Se i Millennials e la Generazione Z giocano un ruolo di primo piano in questa evoluzione (il 44% dei consumatori No/Low ha un’età compresa tra i 18 e i 25 anni - Fonte: Sowine/Dynata 2023), il trend è riscontrabile sulle tavole dei ristoranti stellati Michelin e nessun Paese ne è immune. Francia, Germania, Finlandia e Paesi Bassi sono nelle prime posizioni per la richiesta di vino analcolico. Per il vino a bassa gradazione alcolica, la Norvegia, gli Stati Uniti e i Paesi Bassi sono i maggiori consumatori. Alcuni Governi incoraggiano persino i consumatori ad optare per vini con una gradazione alcolica bassa. Nel Regno Unito, il Governo ora consente la dealcolazione del vino sfuso, il che incoraggerà l’aumento delle bevande alternative a quelle alcoliche. In Australia, il Governo ha fornito una sovvenzione di 4 milioni di dollari australiani per promuovere la qualità e l’innovazione nel fiorente mercato dei vini a basso contenuto alcolico e analcolici. Ovunque, da Liegi, a Londra, Dublino, Berlino, San Francisco, New York e Chicago stanno facendo la loro comparsa nuovi concetti di bar analcolici. Allo stesso tempo, i rivenditori e i marchi stanno innovando per soddisfare le aspettative dei consumatori (ad esempio Waitrose e Diageo nel Regno Unito). Il mercato globale No/Low ha superato gli 11 miliardi di dollari nel 2022, con un aumento del 7% del volume in 10 mercati chiave (Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, Giappone, Sud Africa, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti). I volumi delle bevande analcoliche sono aumentati del 9% nel 2022. Tra agosto 2021 e agosto 2022, le vendite totali di bevande analcoliche negli Stati Uniti sono state di 395 milioni di dollari, con una crescita in 12 mesi del +20,6%. Tuttavia, le soglie per l’etichettatura No/Low variano da paese a paese. Nel Regno Unito, la soglia per l’etichettatura “senza alcol” è attualmente dello 0,05% di gradazione alcolica. Il Ministero della Sanità del governo britannico sta attualmente avviando una consultazione sull’innalzamento di tale soglia allo 0,5%; ciò consentirebbe alla Gran Bretagna di allinearsi con paesi come Stati Uniti, Danimarca, Germania, Australia, Svezia, Portogallo e Belgio. Wine Paris & Vinexpo Paris è testimone dei cambiamenti in atto all’interno del settore e ha registrato un aumento degli espositori No/Low con un +50% per i vini analcolici, che si affiancheranno a quelli a basso contenuto alcolico/hard seltzer, ai “Ready To Drink” (Rtd) analcolici e ai distillati analcolici.

Focus - La premiumizzazione del vino continua
La premiumizzazione nell’industria del vino e degli alcolici è una tendenza da diversi anni. I consumatori sempre più edonisti, soprattutto nei paesi sviluppati, mostrano un crescente interesse per i prodotti premium, i vini rari, gli alcolici premium e le esperienze di degustazione esclusive. Questa tendenza è alimentata dal desiderio di qualità, autenticità e differenziazione. Cercando di compensare il costo della vita e le pressioni inflazionistiche, i consumatori, soprattutto nei mercati maturi, sono selettivi su come spendere i loro soldi in alcolici. Vogliono bere meno ma meglio. Un recente rapporto dell’International Wine & Spirits Research (Iwsr) illustra questa tendenza osservando che, sebbene le vendite siano diminuite (-2% nel 2022), i consumatori di età inferiore ai 40 anni stanno mostrando un rinnovato interesse. Allo stesso modo, mentre i volumi totali di vino consumati sono diminuiti negli Stati Uniti nel 2022, il segmento del vino premium è cresciuto del 6%, secondo i dati Iwsr. L’aumento del tenore di vita delle popolazioni sta anche facilitando lo sviluppo di segmenti di vino più costosi in alcuni mercati. Inoltre, si prevede che la categoria “Ready To Drink” (Rtd) raggiungerà i 40 miliardi di dollari entro il 2027, grazie alla crescita di cocktail e prodotti di alta gamma (fonte: Iwsr).

Focus - Il cambiamento climatico
Tutti gli operatori del settore sono colpiti dal cambiamento climatico. Mentre Paesi come l’Italia, la Francia, l’Australia e il Cile hanno visto i loro raccolti colpiti da inondazioni, incendi e sbalzi di temperatura, i Paesi più settentrionali come la Svezia e il Regno Unito stanno recuperando delle posizioni. La filiera del vino e degli alcolici dipende fortemente dalle condizioni meteorologiche e climatiche, la qualità delle uve utilizzate per la produzione del vino e la maturazione degli ingredienti utilizzati per gli alcolici sono significativamente influenzati da questi fattori. I pericoli prodotti dal cambiamento climatico possono provocare delle alterazioni nelle stagioni di crescita dei vigneti. Inverni più miti o primavere più fredde possono, quindi, influenzare il ciclo vitale della vite, con conseguenze sulla fioritura, sulla maturazione dell’uva e sul periodo di vendemmia. Ondate di calore prolungate possono anche portare a una maturazione precoce delle uve, che influirà sulla qualità del vino a causa di un contenuto zuccherino troppo elevato e di un’acidità insufficiente. Anche la troppa pioggia o la mancanza di precipitazioni hanno conseguenze negative. Le piogge eccessive portano ad una diluizione del gusto dell’uva e favoriscono lo sviluppo di malattie fungine. D’altra parte, la mancanza di precipitazioni può implicare un forte stress idrico, influenzando la crescita delle viti e la quantità di raccolto. Le gelate tardive primaverili colpiscono le gemme delle viti, riducendo la resa del raccolto. Infine, temporali, incendi boschivi e inondazioni che colpiscono i vigneti e le infrastrutture di produzione di vino possono causare notevoli perdite economiche. Per affrontare queste sfide, molti produttori di vino e alcolici stanno implementando strategie di adattamento, come il cambiamento delle pratiche di viticoltura, la scelta di vitigni più resistenti al clima o l’investimento in tecnologie di gestione del rischio. L’industria esplora anche approcci di sostenibilità per ridurre al minimo il suo impatto sul clima e preservare i territori tradizionali.

Focus - Le sfide geopolitiche

La filiera del vino e degli alcolici è strettamente legata a questioni geopolitiche a diversi livelli, tra cui la produzione, la distribuzione, il commercio internazionale e la regolamentazione. I vini e gli alcolici sono prodotti di alto valore che sono spesso soggetti a dazi e barriere commerciali nei negoziati commerciali bilaterali e multilaterali. Le relazioni commerciali quando esistono delle tensioni tra i paesi portano ad aumenti tariffari, che si ripercuotono sulle esportazioni dei prodotti verso determinati mercati. I dazi punitivi imposti dall’Unione europea e dagli Stati Uniti nell’ambito del dossier Boeing - Airbus ne sono un esempio. In un altro caso, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (Brexit) ha avuto un impatto sulle esportazioni di vini e alcolici verso il Regno Unito, un mercato importante per questi prodotti. Nuovi accordi commerciali e modifiche alle normative doganali hanno modificato e continuano a far evolvere le condizioni di accesso al mercato britannico. La tutela delle indicazioni geografiche e dei marchi di vini e alcolici ha un impatto sulla geopolitica del settore. Le controversie tra i paesi produttori in materia di proprietà intellettuale e denominazioni di origine controllata sono fonte di controversie commerciali. Ne è un esempio anche la guerra dello champagne tra Francia e Russia, con la legislazione russa che ora impone ai viticoltori di Champagne di utilizzare la denominazione “vino spumante” e non più “Champagne”, ora riservata ai produttori russi. Le sanzioni economiche imposte da alcuni paesi colpiscono il commercio di vini e alcolici allo stesso modo dei conflitti commerciali e dei conflitti armati. Tutti questi fattori influenzano la domanda e le abitudini dei consumatori, che si esprimono attraverso movimenti nazionalisti e persino operazioni di boicottaggio. Le normative nazionali e locali sulla distribuzione, la vendita e la pubblicità delle bevande alcoliche variano da paese a paese e sono influenzate da molteplici cause come le norme culturali e le politiche di salute pubblica. Il settore del vino e degli alcolici è quindi vulnerabile a questioni geopolitiche che possono influenzare il commercio internazionale, la proprietà intellettuale, i costi di produzione e la domanda dei consumatori. Di conseguenza, gli operatori del settore devono monitorare attentamente l’evoluzione delle situazioni geopolitiche e adattarsi di conseguenza per ridurre al minimo i rischi o cogliere le opportunità che si presentano.

Focus - La sostenibilità, dalla vigna al packaging
La sostenibilità è diventata una questione importante nell’industria delle bevande alcoliche. I consumatori, i produttori e le autorità di regolamentazione e controllo si preoccupano sempre più per l’impatto ambientale di questo settore. Dalla vigna al packaging, lo sviluppo sostenibile diventa imprescindibile per tutti. La gestione sostenibile dei vigneti comporta la riduzione dell’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici, la conservazione della biodiversità, la gestione dell’acqua e la promozione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente. Molte aziende viticole adottano pratiche di viticoltura biologica, dove non utilizzano pesticidi chimici o fertilizzanti sintetici, per sostenere la salute del suolo e la biodiversità. Alcuni coltivatori piantano alberi, siepi e fiori selvatici intorno ai loro vigneti per attirare gli impollinatori, controllare i parassiti in modo naturale e preservare la biodiversità locale. Questi produttori ricercano e valorizzano le varie certificazioni ambientali ottenute, come le etichette biologiche, le certificazioni di gestione forestale sostenibile per le botti di legno o le certificazioni a bassa impronta di carbonio. Forniscono inoltre informazioni sull’impatto ambientale dei loro prodotti sull’etichettatura, consentendo ai consumatori di fare scelte informate. Questa tendenza è apprezzata dai consumatori che acquistano sempre più prodotti sostenibili: secondo l’Iwsr, la percentuale di consumatori di vino che attribuisce un alto valore alla sostenibilità nella scelta del vino è aumentata in diversi mercati dal 2021. È il caso degli Stati Uniti e a livello globale in molti paesi come il Regno Unito, l’Australia, la Francia. Anche l’industria del vino e degli alcolici contribuisce a un’economia circolare riciclando e riutilizzando gli scarti agricoli, come le vinacce, per la produzione di sottoprodotti utili o per la distillazione di alcolici. Allo stesso tempo, i produttori si sforzano di ridurre l’impronta di carbonio delle loro lavorazioni, riducendo al minimo le emissioni di gas serra legate alla produzione, al trasporto e alla distribuzione dei prodotti. I vigneti e le distillerie possono passare all’energia solare o eolica per alimentare le loro lavorazioni, riducendo la loro impronta di carbonio. Il packaging di vini e alcolici può essere progettato in modo sostenibile utilizzando materiali riciclabili, riducendo il peso delle bottiglie, optando per imballaggi in cartone riciclato ed evitando l’uso eccessivo di plastica. Alcuni produttori riducono il peso delle bottiglie di vino per ottimizzare il consumo di vetro e i costi di trasporto. Utilizzano anche materiali di imballaggio riciclabili, come il vetro riciclato, ed evitano imballaggi non necessari. Alcuni produttori stanno persino esplorando imballaggi alternativi, come i sacchetti per vino sfuso, che hanno un’impronta di carbonio inferiore rispetto alle bottiglie di vetro, o l’uso di cassette o lattine di alluminio. In risposta a questa tendenza crescente, le aziende del settore del vino e degli alcolici stanno integrando sempre più pratiche di responsabilità sociale e ambientale nelle loro lavorazioni. Di fronte alla pressione dei consumatori, molte aziende stanno adottando pratiche sostenibili, ottenendo così un vantaggio competitivo (fonte: BPI-).

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