Con il 50% della biodiversità vegetale e il 30% di quella animale di tutto il continente europeo concentrati entro i propri confini, pur rappresentando appena un trentesimo della superficie dell’Unione Europea, l’Italia custodisce un patrimonio unico che ora deve tradursi in opportunità economiche concrete per gli agricoltori. È questa ricchezza naturale che Cia-Agricoltori Italiani vuole ora trasformare in opportunità concrete per gli agricoltori. Il messaggio arriva forte e chiaro da Terra Madre Salone del Gusto 2026, il più importante evento di Slow Food con il tema “Biodiversity - Be Diversity”, a Torino fino al 27 settembre.
Per Cia-Agricoltori Italiani è arrivato il momento di passare dalla sola tutela della biodiversità alla costruzione del suo valore economico, riconoscendo il ruolo svolto dalle aziende agricole nella conservazione di produzioni, paesaggi e identità territoriali. “La biodiversità italiana è una ricchezza straordinaria che prima di tutto va riconosciuta - dichiara il presidente Cia-Agricoltori Italiani Cristiano Fini - non possiamo chiedere agli agricoltori di essere custodi di questo patrimonio senza riconoscere anche il valore aggiunto del lavoro che svolgono. La biodiversità è tutela dell’ambiente, ma è anche qualità, distintività e resilienza dei nostri prodotti e territori. Per questo deve diventare un fattore di reddito per le aziende agricole”.
Una ricchezza che trova espressione nella straordinaria varietà del made in Italy agroalimentare: accanto alle Dop e alle Igp, infatti, il Paese può contare su 5.813 Prodotti Agroalimentari Tradizionali (Pat), legati a tecniche produttive, usanze e luoghi di origine, spesso custoditi da micro e piccole imprese agricole. Prodotti che raccontano saperi, culture e paesaggi, valorizzano la pluralità dei territori rurali e rappresentano sempre più un richiamo per il turismo enogastronomico, contribuendo a sostenere economie locali, comunità e identità territoriali.
“Noi continuiamo a batterci per un’agricoltura che tutela la biodiversità e che si fa custode del territorio, interpretando fino in fondo la propria multifunzionalità - sottolinea Fini - ma siamo altrettanto consapevoli che questo modello agricolo deve produrre reddito per poter esistere e continuare a generare valore e sostenibilità. È una biodiversità di sistema che dobbiamo saper trasformare in sviluppo e opportunità economiche per gli agricoltori”.
Da qui la richiesta di mettere in campo strumenti capaci di remunerare concretamente chi contribuisce alla conservazione della biodiversità, attraverso premi Pac più mirati e pluriennali, il riconoscimento dei servizi ecosistemici, il rafforzamento dell’innovazione nelle aziende agricole e un migliore accesso ai mercati per le produzioni distintive legate ai territori.
“La biodiversità non può restare soltanto un principio da affermare. Deve diventare valore riconosciuto dal mercato e dalle politiche agricole. Se vogliamo che le nuove generazioni continuino a coltivare varietà, allevare razze, preservare paesaggi e mantenere vive produzioni legate alle identità locali, dobbiamo fare in modo che tutto questo abbia un adeguato riconoscimento economico. È questa la vera sfida: trasformare la biodiversità in valore. Per l’ambiente, per i territori e, soprattutto, per chi ogni giorno la custodisce con il proprio lavoro”, conclude Fini.
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