La biodiversità mondiale continua a perdere terreno a ritmi allarmanti, con tassi di estinzione che sono almeno 100 volte più alti rispetto a quelli naturali prima dell’impatto umano. Questo scenario è descritto dal “Living Planet Report” 2026, il nuovo rapporto del Wwf, che presenta dati allarmanti, ma anche motivi di speranza e possibili soluzioni per il futuro. Oggi, 8 ottobre, il documento è stato presentato a Roma, al Museo Maxxi, nell’evento “The Science of Hope. Scienza, natura e arte per il futuro del Pianeta”, una riflessione sullo stato della natura introdotta da Isabella Pratesi, direttrice del programma di Conservazione del Wwf Italia, con la partecipazione della biologa e divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti, dello studente divulgatore culturale e creator Edoardo Prati e dello psicologo, neuroscienziato e divulgatore, Andrea Bariselli.
Il dato centrale del rapporto riguarda il crollo delle popolazioni di vertebrati monitorate nel mondo: tra il 1970 e il 2022 la diminuzione media è stata del -73%, secondo il Living Planet Index, costruito su 35.803 popolazioni appartenenti a 5.790 specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi, con un declino medio annuo del -2,5%. Sul fronte degli ecosistemi, le perdite più severe interessano le acque dolci, in calo dell’85%, seguite dagli ambienti terrestri (-69%) e da quelli marini (-59%). A livello geografico, la situazione più critica si registra in America Latina e Caraibi, dove la diminuzione raggiunge il 95%, davanti ad Africa (-80%), Asia-Pacifico (-49%), Nord America (-28%) ed Europa e Asia Centrale (-23%).
Secondo il report, le cause principali della perdita di biodiversità sono la perdita e il degrado degli habitat, responsabili del 30% dell’impatto complessivo, il sovrasfruttamento delle specie (23%), il cambiamento climatico (14%), oltre a inquinamento, specie invasive e malattie che, insieme, rappresentano il restante 33%. Nel 2023 - afferma il report - il sistema finanziario globale ha destinato circa 7.300 miliardi di dollari ad attività dannose per la natura, a fronte di appena 220 miliardi di dollari investiti in azioni favorevoli alla biodiversità. Persistono, inoltre, circa 470 miliardi di dollari all’anno di sussidi agricoli con effetti negativi sull’ambiente, mentre il fabbisogno finanziario necessario per proteggere efficacemente la biodiversità è stimato in 942 miliardi di dollari annui.
Nonostante il quadro critico, il “Living Planet Report” 2026 evidenzia diversi risultati incoraggianti ottenuti grazie a mirate politiche di conservazione. La popolazione mondiale di tigri è passata da circa 3.200 esemplari nel 2010 a circa 5.700 nel 2025, con una crescita superiore al +70%; il tonno rosso nell’Atlantico e nel Pacifico non è più considerato sovrasfruttato grazie a regole di gestione più rigorose; le nidificazioni monitorate della tartaruga verde sono aumentate da 419.000 nel 2011 a 526.000 nel 2024; e le popolazioni di elefante dell’Africa australe mostrano trend positivi nelle aree in cui le comunità locali partecipano direttamente alla gestione della fauna.
La chiave per accelerare il cambiamento, secondo il Wwf, risiede nella cosiddetta “scienza della speranza”, basata sull’esistenza di “punti di svolta positivi” già osservabili. Tra questi figurano la crescita delle energie rinnovabili e dei veicoli elettrici, che nel 2024 hanno rappresentato oltre il 25% delle nuove auto vendute nel mondo.
Il messaggio conclusivo del rapporto è che invertire il declino della natura è ancora possibile, purché la risposta sia rapida, coordinata e sostenuta da profonde trasformazioni dei sistemi energetici, alimentari e finanziari.
“Mentre la biodiversità si impoverisce a una velocità allarmante, emergono anche ragioni concrete per guardare al futuro con speranza. Per consolidare questi risultati, la sola conservazione non basta: è necessario accelerare la trasformazione dei sistemi che causano la perdita di natura. I progressi già raggiunti dimostrano che il cambiamento è possibile e che insieme possiamo costruire un futuro più sostenibile e resiliente”, dichiara Kirsten Schuijt, dg Wwf International.
Un appello raccolto anche dal presidente Wwf Italia, Luciano Di Tizio, secondo cui “il rapporto lancia un messaggio chiaro: la situazione resta fortemente preoccupante, ma c’è ancora margine per invertire una tendenza negativa che dura da troppo tempo”. Di Tizio ricorda, inoltre, che “i gravi fenomeni di perdita di biodiversità non risparmiano l’Italia, dove il 30% dei vertebrati e il 25% delle specie animali marine del Mediterraneo sono a rischio estinzione. Allo stesso tempo, anche nel nostro Paese non mancano esempi positivi, come la ripresa del lupo e del cervo sardo, ottenuta grazie a interventi di conservazione portati avanti negli anni con rigore e continuità”.
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