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L’ANALISI

Il “Vigneto Italia” fa boom: quotazioni vertiginose per i vigneti nei territori più importanti

Stime WineNews: a Barolo 1,2 milioni di euro ad ettaro, si arriva a 900.000 per il Brunello, crescono Valpolicella, Prosecco e non solo
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I vigneti di Michele Chiarlo nel Cerequio, uno dei cru più prestigiosi di Barolo

Tra successo dei vini sui mercati del mondo, investimenti di impresa e, talvolta, capitali della finanza mondiale che si muovono e cercano “beni rifugio” relativamente sicuri sui cui immobilizzarsi, tra passione per un prodotto che fa del legame con il territorio (ma anche della forza di alcuni brand ed etichette simbolo) il suo punto di forza, e la forza di un settore che, nonostante tante criticità, cresce ancora, ma anche albi dei vigneti chiusi che non consentono di crescere in dimensione, aumentano, in alcuni casi vertiginosamente, le quotazioni dei vigneti nelle denominazioni più importanti del Belpaese.
È il trend, in atto da alcuni anni, che si conferma dall’indagine di WineNews, che ha raccolto le opinioni di imprenditori, broker ed intermediari, per trarre delle stime che, ovviamente, tali vanno considerate, al netto di tanti fattori che incidono sul valore reale degli ettari, al momento delle trattative vere e proprie (esposizione, età e stato dei vigneti, l’essere o meno in sottozone e cru storicizzati, la presenza di immobili, la contiguità con terreni già di proprietà dell’acquirente e così via).
Dalle quotazioni raccolte, emerge al top assoluto il Barolo, che si conferma “re” dei vini italiani, anche nei valori dei terreni, ormai ai livelli dei territori più prestigiosi del mondo, come Borgogna o Bordeaux: nelle Langhe patrimonio Unesco, un ettaro iscritto alla Docg del più importante rosso piemontese viaggia su 1,2 milioni di euro ad ettaro, cifra sotto la quale non si muove nulla, ma nei cru più importanti (in una delle pochissime denominazioni d’Italia ad aver completato, da anni, una vera e propria zonazione, ndr) si arriva a punte di 2,5 milioni di euro ad ettaro. Stessa dinamica seguita dal Barbaresco, con quotazioni, però, ben inferiori, sui 600.000 euro ad ettaro, stima che, anche in questo caso, sale di molto se si punta sui cru. Altro territorio con quotazioni stellari è quello del Brunello di Montalcino, dove la rivalutazione, in poco più di 50 anni di vita della denominazione (la Doc risale al 1966) è stata di oltre il 4.500%, con valori che oscillano tra i 750.000 ed i 900.000 euro ad ettaro, con punte che sfiorano il milione nelle vigne top della collina di Montalcino. Quotazioni notevoli anche in Valpolicella, dove nella zona classica, per i vigneti da cui nasce l’Amarone, si sta tra i 450.000 ed i 550.000, con punte anche di 600.000 euro.
Ancora, si parte da almeno 500.000 euro per un ettaro in Alto Adige, territorio d’eccellenza soprattutto per la produzione bianchista, dove a dettare le quotazioni, che sfiorano 1 milione di euro nelle microzone più importanti, sono anche le particolari condizioni di impianto, i terrazzamenti e, ovviamente, la scarsità di ettari sul mercato. Si vai dai 400.000 ai 500.000 euro ad ettaro, invece, a Bolgheri, uno dei territori più performanti del vino italiano, protagonista di una grande crescita sui mercati e, di pari passo nei valori fondiari. Ed ancor più rapida è stata quella del Prosecco, re delle bollicine italiane e da qualche anno anche traino dell’export enoico del Belpaese: se nella Docg del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore si va dai 400.000 ai 450.000 euro ad ettaro, con punte di oltre 1 milione di euro sulla collina di Cartizze (dove, però, non c’è sostanzialmente nulla sul mercato, ndr), nella molto più estesa Doc Prosecco, a cavallo tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, il valore di un ettaro vitato si aggira intorno ai 200.000 euro.
Sempre in tema di spumanti, in Franciacorta, il valore di un ettaro vitato viaggia sui 250.000 euro, e si arriva a 300.000 per le vigne più pregiate. Quotazioni simili a quelle del Lugana, territorio storico e salito alla ribalta mediatica solo di recente, anche dopo importanti investimenti di tante importanti realtà venete e non solo, che ha visto i valori dei propri vigneti salire sui 250.000 euro ad ettaro.
Tornando in Toscana, si tratta sui 170.000 euro per un vigneto iscritto a Chianti Classico, uno dei territori più belli del vino italiano (tra Siena e Firenze), dove le vigne migliori e le sottozone arrivano a 200.000 euro. Più abbordabile, invece, il prezzo di un ettaro vitato a Chianti, la denominazione più grande della Regione e marchio tra i più conosciuti al mondo, mentre a Montepulciano, perla del Rinascimento, un ettaro iscritto a Vino Nobile di Montepulciano si oscilla tra i 120.000 ed i 150.000 euro ad ettaro.
Più abbordabili, infine, le quotazioni di due territori boutique del vino italiano: a Montefalco, nel cuore dell’Umbria, un ettaro a Sagrantino di Montefalco si aggira sugli 80.000 euro ad ettaro, stessa quotazione di un ettaro vitato sull’Etna, in Sicilia, dove per i vigneti più pregiati del “vulcano” si arriva anche ai 100.000 euro ad ettaro.
Stime, come detto, che danno, però, l’idea dell’importanza del settore enoico nel suo complesso. Perchè il contributo del comparto enologico all’economia nazionale non è dato solo dal giro di affari che questo crea con la vendita delle bottiglie sui mercati interni ed esteri, ma anche dall’aspetto immobiliare: i vigneti italiani sono particolarmente ambiti dagli investitori, nazionali e internazionali, e questo ha contribuito a mantenere il loro valore elevato negli anni diversamente da quanto accaduto per i terreni destinati ad altre coltivazioni. Un ettaro di vigneto, in Italia, viene venduto mediamente a 30.000 euro, un prezzo particolarmente elevato se si considera che quello medio per un ettaro di terreno con altra vocazione è di meno di 20.000 euro (dati Inea - Istituto Nazionale di Economia Agraria).
Ma per avere ragionevoli prospettive di ritorno su questo tipo di investimento, che notoriamente è a lungo termine, è necessario sapersi muovere con accortezza e cognizione di causa nelle situazioni dei vari territori. Stabilire il reale valore di un vigneto ai fini dell’investimento resta un’operazione complessa, dove entrano in gioco non solo le variabili agronomiche, ma anche, come detto, il valore aggiunto legato alla fama del territorio, al blasone della denominazione e alla tradizione della tipologia prodotta e agli altri assets materiali e immateriali che connaturano l’azienda e il territorio. Tra questi riveste una fondamentale importanza quello della “marca” (aziendale ma anche di territorio) che raccoglie essenziali elementi quali, identità, personalità, cultura progettuale, capacità innovativa, coscienza ecologica, storicità e know how, che costituiscono il surplus necessario nelle moderne economie del brand equity. In questo senso, le quotazioni ad ettaro “chiavi in mano” hanno un valore indicativo, tenendo conto anche che gli albi dei vigneti delle Denominazioni sono sostanzialmente chiusi e quindi il numero degli ettari non può cresce ulteriormente, se non con modifiche normative; altro aspetto da considerare è che talvolta, seppur raramente, gli investimenti seguono logiche più legate alla finanza di stampo internazionale che a veri progetti d’impresa.
Comprare un’azienda vinicola e saperla gestire sono poi due cose assai diverse, come hanno imparato a loro spese quegli investitori che nella metà degli anni Novanta del Novecento si erano illusi di ottenere grandi guadagni dalle loro produzioni senza avere idea delle difficoltà cui sarebbero andati incontro. Un elemento che pare sia stato ricevuto adeguatamente, visto che i passaggi di proprietà tra aziende vitivinicole sono sempre più ad appannaggio di imprenditori già presenti nel mondo del vino, anche se, evidentemente, le eccezioni non mancano.
Quello che emerge, però, è la notevole rivalutazione dei vigneti nei territori più importanti, ma guardando alla sola classifica che emerge dall’analisi WineNews non si coglierebbe, però, il vero senso di questi valori, al di là della confortante crescita diffusa, evidentemente quasi scontata, anche considerando l’incidenza del costo della vita e l’introduzione dell’Euro.
Cinquant’anni fa lo stato del vino italiano era molto diverso da quello attuale e la sua svolta definitiva è decisamente avvenuta in tempi più recenti. Si pensi, solo per fare un esempio, che non esistevano i diritti d’impianto e che, ed è questo l’elemento più macroscopico, la storicizzazione di quasi tutte queste denominazioni era sostanzialmente “debole”, ad eccezione di Barolo e Barbaresco e del Chianti Classico (che ha dovuto confrontarsi di contro con una serie di criticità che nel corso del tempo non hanno permesso una più importante capitalizzazione di un nome storico e ben conosciuto anche fuori d’Italia), con il Brunello praticamente sconosciuto, e l’Amarone della Valpolicella più o meno nelle stesse condizioni.

Ecco allora che i numeri dell’analisi WineNews vanno letti sotto un’altra luce, nel senso che le denominazioni più storicizzate hanno saputo, nel loro complesso, ritagliarsi una posizione di rilievo con gradualità nel corso del tempo, giocando, appunto, sul loro valore aggiunto pregresso, mentre nei casi del Brunello di Montalcino e dell’Amarone della Valpolicella il processo di valorizzazione, quasi tutto da collocare nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso, è stato più concentrato nel tempo e di dimensioni più macroscopiche anche se intriso fin dall’inizio da un substrato storico concreto. Un dato però resta chiaro: sono queste denominazioni che hanno saputo, pur con vicende diverse, valorizzare il loro patrimonio storico che risiedeva nei loro vigneti e che ha finito con l’emergere, nel caso delle valorizzazioni più recenti, accanto ai successi di vendita. Altre denominazioni hanno fatto registrare impennate di valore di assoluto rilievo, ma nel recentissimo passato.
Si tratta dunque di un processo di valorizzazione dalla chiara non omogeneità in quanto ha interessato territori diversi e variegati e dove le vicende storiche del mondo del vino italiano hanno segnato profondamente questo processo, amplificando la valorizzazione di una zona piuttosto che un’altra. Un trend che comunque ha generato valori importanti, che sottolineano un tasso di crescita notevole, a conferma del ruolo di primaria grandezza del “Vigneto Italia”. Da quando, il 1 novembre 1966 entrarono in vigore i disciplinari delle prime quattro Doc italiane, le denominazioni che, al di là dei dibattiti sempre aperti e con le “imperfezioni” che continuano a persistere, di fatto, disegnarono la geografia enoica italiana, consegnando, in prima battuta, ai Consorzi di tutela la possibilità di stabilire la classificazione dei vini italiani.

Focus - Le stime dei vigneti nei territori “più in” d’Italia by www.winenews.it

Alto Adige: la soglia minima è stabilmente a 500.000 euro per ettaro (particolari condizioni di impianto, terrazzamenti, scarsità di vigneti sul mercato), con punte fino ad 1 milione;

Amarone della Valpolicella: nella Valpolicella Classica, le quotazioni vanno 450.000/550.000 euro ad ettaro;

Prosecco
(nei territori di Conegliano e Valdobbiadene): tra i 400.000 e i 450.000 euro ad ettaro, che scendono sui 200.000 euro nell’area del Prosecco Doc; Cartizze, sul 1 milione ad ettaro;

Franciacorta:
un ettaro, in media, vale sui 250.000 euro, con punte di 300.000 per le vigne più pregiate;

Barolo:
sotto 1.200.000 euro ad ettaro non si compra nulla ed i cru più importanti vanno ben oltre a 2,5 milioni ad ettaro, nel templi del re dei vini;

Barbaresco:
sotto i 600.000 euro ad ettaro non si acquista, con i cru più importanti che superano anche di molto questa cifra, e c’è grande scarsità di vigneti sul mercato;

Brunello di Montalcino:
750.000 euro ad ettaro, con punte quasi ad 1 milione, per le vigne top della collina di Montalcino;

Bolgheri:
400.000 euro ad ettaro, con punte di 500.000 euro, per uno dei territori più performanti dell’Italia del vino;

Chianti Classico:
un ettaro sta sui 170.000 euro, con punte fino a 200.000, in uno dei territori più belli d’Italia;

Chianti:
un ettaro è valutabile sui 70/90.000 euro nel territorio del vino italiano più conosciuto al mondo;

Nobile di Montepulciano:
tra i 120.000 ed i 150.000 euro ad ettaro nella culla del Rinascimento;

Etna:
80.000 euro ad ettaro, con punte a 100.000 euro nelle zone viticole più pregiate del “vulcano”;

Lugana:
un ettaro è valutabile sui 250.000 in uno dei territori emergenti, negli ultimi anni, nelle quotazioni dei vigneti;

Sagrantino di Montefalco:
80.000 euro ad ettaro per i vigneti del famoso rosso di Montefalco

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