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AGROALIMENTARE POST COVID

In difficoltà e in cerca di unità, ma fondamentale per l’economia: il futuro dell’horeca in Italia

Produttori, organizzazioni delle imprese e istituzioni insieme, nel webinar Confagricoltura, per il rilancio dell’agroalimentare
AGRICOLTURA, CIBO, Confagricoltura, HORECA, RISTORAZIONE, vino, Non Solo Vino
Agricoltori, industria alimentare e ristoranti uniti per il rilancio dell'Horeca

Rappresentando il 20% del Pil nazionale, è fuori discussione che la filiera agroalimentare sia uno dei comparti fondamentali dell’economia italiana. E, nella pandemia di Coronavirus, è emersa la duplice “faccia”, quella di settore fondamentale, portando la Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova a definirla “la filiera della vita”, tanto è stata fondamentale nel lockdown per assicurare forniture alimentari, ma anche disgregato, variegato e complesso. La ripartenza, quindi, è tanto importante quanto difficile: proprio questo il webinar, organizzato da Confagricoltura e Agrinetwork, ovviamente in digitale sulla pagina Facebook, a cui hanno partecipato rappresentanti di tutta la filiera, con produttori, distributori, presidenti di organizzazioni di categoria e anche rappresentanti delle istituzioni. Insieme, ad un tavolo digitale con al centro il tema del rilancio dell’horeca, settore che, come è stato sottolineato da tutti i tanti partecipanti, gioca un ruolo fondamentale nella sopravvivenza, nello sviluppo e nell’espansione di tutto l’agroalimentare italiano, nel mercato nazionale e in quelli internazionali. E ad evidenziarlo per primi sono i numeri raccolti nell’indagine di Nomisma, presentati dal ricercatore Denis Pantini, che hanno dato un chiaro quadro della funzione strategica che l’agroalimentare tutto ha avuto nel lockdown. In termini di export, c’è da segnalare come, in aprile 2020, le esportazioni agroalimentari siano diminuite del -1%, col calo maggiore registrato nei Paesi Unione Europea, pari al -6,4%, tenendo forte, però, in mercati strategici come il Regno Unito (+17%) e gli Stati Uniti (+4%). Il lockdown ha portato per l’Italia una forte crescita delle vendite nella grande distribuzione: tra il 17 febbraio e il 24 maggio 2020, si è avuta una crescita percentuale del 13% sullo stesso periodo del 2019, crescita che ha toccato in maniera più rilevante alcuni prodotti, come i cosiddetti “ingredienti base” (farina, uova, ...) che registrano un +42%, ma anche vino e alcolici, a +11,3%. E, accanto a questa tendenza, c’è stato anche un forte sviluppo dell’online, che fa ancora poco parte del nostro sistema vendite, ma che, nel periodo in analisi, ha registrato una crescita del 152%. Nonostante questo, però, la produzione industriale di prodotti agroalimentari è calata, a marzo 2020, del -6,5% sullo stesso mese 2019, e -8,1% ad aprile 2020. Questo dato, sottolinea ancora l’importanza della ristorazione, la cui chiusura forzata è stata tra le principali cause del crollo produttivo.
Ma quanto incide l’on-trade nel mondo del vino? Il 45% in valore dei consumi di vino in Italia passa dal canale horeca, sottolineandone così un’altra volta il carattere fondamentale anche per il settore vitivinicolo, che, nel lockdown, ha fatto registrare, in termini di vendite dei grossisti, veri e propri crolli, ad aprile, addirittura intorno al 90% su aprile 2019, e del 70% a marzo 2020. E, chiaramente, questo si è riversato sulle esportazioni, facendo registrare cali in tutti i nostri maggiori importatori, con gli Stati Uniti a -7,5%, l’Australia a -28,7% e la Cina addirittura a -51,7%.
Proprio il mondo del vino italiano ci tiene a sottolineare come sia stato messo in difficoltà dalla chiusura dei canali horeca, con le testimonianze di Guido Folonari, distributore di vino e spirits in tutto il mondo con Philarmonica Distribuzione, che ha dato la sua lettura. Partendo proprio dalla “storicità” del comparto: “negli ultimi 30 anni - sottolinea Folonari - l’horeca è stato canale di diffusione della cultura dell’eccellenza enogastronomica italiana, senza mai chiedere niente alla politica. Adesso, il settore ha bisogno che la politica si occupi della ripartenza: dobbiamo passare dalla paura alla fiducia. Perché se i locali hanno riaperto, e si ricomincia a lavorare, le persone hanno ancora paura, e dalla politica dovrebbe arrivare una comunicazione di maggiore fiducia, anche differenziando da zona a zona, senza dover per forza unificare le norme per tutte le Regioni d’Italia. Altro problema - conclude - è la liquidità: le attività che non hanno lavorato per 90 giorni non hanno soldi in cassa, ma devono ripartire acquistando dai fornitori, che sono chiamati oggi a fare da banche ai ristoratori. E questo, non fa che ingolfare una macchina già danneggiata, impedendone la ripresa che servirebbe in questo momento”.
Grido di aiuto, condiviso anche da Raffaele Boscaini (Masi Agricola), una delle realtà enoiche più importanti d’Italia, che ha tenuto a ricordare come “anche per il mondo del vino il canale dell’horeca è fondamentale, soprattutto per una fascia di mercato medio alta, in Italia come all’estero. La ristorazione, infatti, è stato uno dei principali luoghi in cui le persone hanno conosciuto e si sono appassionate al vino d’eccellenza made in Italy”.
Non tutte le richieste del mondo agroalimentare sono passate in sordina: a evidenziarlo è la Ministra delle Politiche Agricole. La Bellanova, oltre a sottolineare la sua volontà di collaborare a creare una sorta di alleanza nella filiera, ancora troppo frammentata al suo interno, in modo da darle una voce compatta e unita nelle sue richieste, ha anche ribadito la sua volontà di continuare il percorso di rilancio già avviato con il Cura Italia e col Decreto Rilancio: “questa è una fase delicatissima, e più siamo in grado di produrre massa critica e più sapremo dove e come muoverci. La “filiera della vita” va ripagata dell’enorme impegno messo in campo in questi mesi garantendo un bene essenziale come il cibo, permettendo a tutti noi di mantenere le nostre abitudini alimentari, che sono state le uniche a tenerci legati alle routine e alle nostre sicurezze. Per questo dico - ha sottolineato la Ministra Bellanova - che ha svolto un compito istituzionale. Anche se però non ha mai smesso di lavorare, c’è da evidenziare come ci siano tanti comparti in profonda difficoltà, e per salvarli è necessario non disperdere le competenze acquisite. Per questo fondamentale sarà il lavoro comune e congiunto delle associazioni di categoria e degli imprenditori. Questi mesi hanno dimostrato come ogni singolo pezzo della filiera sia fortemente interdipendente uno dall’altro. Adesso, è il momento di costruire a partire dalle richieste emerse dal settore in questi mesi, e con alcune parole chiave: potenziamento delle imprese e delle filiere, lotta al dissesto idrogeologico e tutela di risorse come suolo, acqua, foreste, tracciabilità e trasparenza sull’origine dei cibi, promozione internazionale, sostenibilità integrale e sicurezza nei controlli. Tutti questi interventi hanno un unico e solo obiettivo: quello di rafforzare la filiera agroalimentare nazionale sul mercato interno e sui mercati internazionali. E, in questo panorama, ovviamente, gioca un ruolo fondamentale la ristorazione, che usa e promuove prodotti di alta qualità del made in Italy, agroalimentari e vitivinicoli, mondo - conclude - in cui siamo intervenuti anche con la “vendemmia verde” e la modifica del Testo Unico del Vino”.
Impegno politico, rappresentato anche dalle parole del Sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico Gian Paolo Manzella, secondo cui “adesso è il momento di intervenire: sulle problematiche che ci sono abbiamo parlato abbastanza, ora dobbiamo passare all’azione. E sicuramente è fondamentale l’ascolto di ciò che i protagonisti della filiera propongono, dal campo alla tavola”.
Concetto, ancora una volta ribadito dalle Istituzioni, rappresentate anche dall’europarlamentare Alberto Tajani, che non fa certo sconti alla gestione politica della crisi, ma che ammette che “se la filiera agroalimentare non trova una voce unica, che riesca a rappresentare ogni attore, dal piccolo produttore al grande distributore, sarà anche difficile venire ascoltati. La politica ha bisogno di un quadro generale e chiaro della situazione e delle richieste, in modo da poter intervenire efficacemente, e creare anche le possibilità per ripartire”.
Per tutti è, quindi, il momento di evitare inutili scontri e polemiche, e di riunire sotto ad un’unica immagine una filiera fondamentale “non solo per il valore economico - sottolinea Ivano Vacondio, presidente Federalimentare - ma anche culturale che ha: è innegabile che il Made in Italy enogastronomico, la nostra ristorazione e il nostro turismo sia simbolo di eccellenza del nostro Paese in tutto il mondo”. “Sottolineare continuamente i numeri delle perdite che abbiamo accusato, degli esercizi che non riusciranno a riaprire - commenta Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe/Confcommercio (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) - è importante, ma adesso, nella Fase 3, c’è bisogno di dare risposte e soluzioni. I commercianti, i produttori, gli imprenditori hanno bisogno di riacquistare fiducia nel sistema, per andare avanti con il loro lavoro”. E lo sa bene anche Dino Di Marino, dg di Italgrob, l’Associazione Italiana Distributori Horeca, che, nel suo intervento, ha ancora una volta voluto sottolineare come quello dell’accoglienza, dell’hotellerie e della ristorazione sia un settore “che forse, per troppo tempo, è stato “sottovalutato”: se questa pandemia ci ha insegnato qualcosa, è il valore fondamentale che questo ha per la nostra vita. E per questo adesso c’è bisogno di non dimenticarsi di questo valore, e anzi, valorizzarlo”.
A chiudere i lavori, il “padrone di casa”, Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura, la più importante organizzazione delle imprese agricole: “quello che è emerso oggi è molto importante, anche in termini di riflessione e autocritica. Il nostro amato mondo ha bisogno di più unità, e mai come adesso c’è bisogno di rendersene conto. Quello che posso dire è che noi siamo pronti a scrivere insieme alla Ministra Bellanova il nuovo progetto di rilancio della filiera. Non dimentichiamoci la capacità tutta italiana di creare valore aggiunto con la filiera alimentare, dal campo alla tavola. Non serve solo dire che il settore va protetto, ma anche rilanciato”.

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