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LA SCHEDA: IL VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI

Storia: la prima volta che viene registrata l'esistenza di un'uva bianca chiamata "Verdicchio" risale al 1569 e l'ufficiale anagrafe è Costantino Felici. Sono del Seicento alcune notizie ampelografiche date dal Micheli. Ma è nel secolo successivo che la coltura del vino entra a far parte delle policolture dei contadini delle Marche, soprattutto quelle centrali. La vite viene allora coltivata in filari o filoni insieme ad alberi come ad esempio l'acero. In botanica le prime classificazioni del Verdicchio si sono avute alla fine del Settecento, quando il vitigno venne definito per la prima volta "uva da vino". Dall'Ottocento in poi il Verdicchio viene frequentemente impiantato con scopi di coltura specializzata. L'evoluzione della sua coltura, inoltre, portò a sperimentare nuove tecniche di vinificazione, come ad esempio fece Ubaldo Rosi: nel 1857 impiantò un podere e riuscì ad ottenere la licenza per la produzione sperimentale di uno spumante secondo il metodo dello champagne francese e nel 1870 sottoscrisse la prima società per la produzione dello champagne marchigiano (tra i principali componenti, logicamente, il Verdicchio). Poi, alla fine dell'Ottocento, con l'espandersi della coltura della vite, arrivarono anche malattie quali oidio, filossera e peronospera. Fu il Callegari, maggiore esponente delle "cattedre ambulanti", ad insegnare a sconfiggere il fenomeno con l'innesto su vite americana. Nei primi del Novecento nascono le case vinicole e gli enopoli. Negli anni Cinquanta e Sessanta le prime cooperative, data l'esigenza di un mercato che richiedeva sempre più vino prodotto con uve Verdicchio. L'11 agosto 1968, il Verdicchio ottenne la meritata Doc. Sul finire degli anni Novanta, il Verdicchio si sta affermando come bianco di forte richiesta sul mercato per il suo rapporto qualità-prezzo.

Disciplinare di produzione: si ottiene dalle uve del vitigno Verdicchio. Possono concorrere altri vitigni a bacca bianca autorizzati, fino ad un massimo del 13%. La zona di produzione interessa il comprensorio delle colline al centro della provincia d'Ancona, ed, in minima parte, territori delimitati in quella di Macerata. Le tipologie previste sono: Verdicchio dei Castelli di Jesi, Classico, Superiore (possibile solo nell'area del Classico), Riserva, Spumante, Passito. Solo per i vini prodotti nella zona originaria più antica, i Castelli di Jesi, è concesso l'uso della menzione Classico. La menzione Riserva può essere designata in etichetta se il vino presenta una gradazione alcolica di 12,5°, ed un invecchiamento minimo di 24 mesi, dei quali almeno 6 in bottiglia. La tipologia Passito deve avere almeno una gradazione alcoolica di 15° ed un anno circa d'invecchiamento.

Resa per ettaro: il disciplinare prevede 140 quintali d'uva per ettaro per le tipologie Verdicchio dei Castelli di Jesi e Classico, mentre è di 110 quintali per ettaro la resa richiesta per le tipologie Riserva, Classico Superiore e Classico Riserva. Ovviamente le migliori produzioni sono sotto di queste rese "teoriche".

Caratteristiche: aspetto: colore giallo paglierino, a volte con sottili sfumature verdi che volgono al dorato con la maturazione; profumo: delicato, fragranza fresca e persistente di frutta e fiori, sentore di mandorle amare; gusto: il sapore è asciutto, fine armonico, con retrogusto gradevolmente amarognolo.

Produzione e il giro d'affari: la produzione complessiva è di 200.000 ettolitri per un'area di 2.000 ettari con un utilizzo della Doc che supera l'80%. L'imbottigliato, che corrisponde a circa il 50% della produzione totale, ammonta a 10 milioni di bottiglie. Il fatturato annuo supera gli 80 miliardi, di cui il 30% proviene da vendite all'estero.

Prezzo a bottiglia (al pubblico): il prodotto base si può trovare sulle 7.000 lire (bottiglia da 0,750 litri). Le selezioni possono essere acquistate dalle 15.000 alle 20.000 lire.

Quanti sono i produttori: i viticultori sono 1.200, ma i produttori di Verdicchio che imbottigliano sono 30.

Annate a cinque stelle: queste le annate migliori: 1997, 1995, 1993, 1990.

Abbinamento: le versioni di Verdicchio più giovane sono meglio apprezzate sia come accompagnamento a piatti di pesce che come piacevole aperitivo. Le versioni più mature e strutturate, invece, possono ben sostenere anche piatti a base di carni bianche e primi piatti in genere.

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