Il cibo è diventato uno degli indicatori più evidenti delle grandi tendenze turistiche globali: nel 2026 questo interesse per la cultura gastronomica sarà avvertibile ovunque e Michelin, la “Bibbia” delle guide, ha selezionato 16 mete da non perdere. L’Italia ne vanta ben 3, ovvero Venezia, Dolomiti e Costiera Amalfitana, mentre tra gli altri luoghi sparsi nel mondo si annoverano per esempio Cebu nelle Filippine, la Cappadocia in Turchia, Breslavia in Polonia e Jiangsu in Cina. Tutti territori in cui il riconoscimento formale dell’eccellenza non genera un approccio ambizioso, ma lo rivela, proiettando sulla scena globale cucine che da tempo si esprimono con sicurezza, profondità e una forte identità locale.
A Venezia, che si aggiudica il primo posto della classifica, un “Rinascimento” alberghiero sta per rivoluzionare la scena gastronomica: la città si affaccia al 2026 con l’apertura di strutture di alto profilo da parte di grandi nomi dell’ospitalità (Orient Express, Cheval Blanc, Rosewood e Airelles). Inoltre alcuni chef locali stanno reinterpretando la cucina lagunare con equilibrio e grande padronanza. Tuttavia, posti come questo sono ancora troppo rari e distanziati tra loro, soffocati dall'inevitabile carosello di trappole per turisti, scrive la Michelin. L’apertura di altre strutture ricettive di alto livello da parte di gruppi internazionali porterà con sé anche la creazione di ristoranti di lusso negli alberghi, quasi certamente affidati a grandi chef, e questo probabilmente spingerà verso l'alto gli standard gastronomici della città (e i prezzi). Tra i quartieri che stanno per subire un cambiamento c’è l’area settentrionale di Cannaregio, attualmente meno turistica, vicino a Palazzo Donà Giovannelli, che ospiterà il nuovo Orient Express. Anche la tranquilla isola della Giudecca, a sud dell’isola principale, è destinata a cambiare: l’Airelles Venezia si prepara ad aprire i battenti il 1° aprile, a pochi passi dall’Hotel Cipriani, A Belmond Hotel, prossimo alla riapertura.
Seconda meta italiana della lista, al n. 3 della classifica, il territorio delle Dolomiti: dal 6 al 22 febbraio, Cortina d’Ampezzo ospiterà i Giochi Olimpici invernali, rendendo il 2026 un anno di svolta per le Dolomiti, grazie a nuove infrastrutture, hotel di montagna sempre più raffinati e una cucina alpina ancora più ambiziosa. Il grano saraceno, lo speck e i formaggi di montagna radicano i menu nel territorio e gli chef che cercano ispirazione e tecniche oltre i confini delle Alpi, abbinando identità locale e modernità. Febbraio offre spettacoli suggestivi, con il sole al tramonto che illumina le montagne di una luce rosa elettrico, mentre l’estate premia gli escursionisti con giornate più lunghe e temperature più miti e i gourmet con una maggiore varietà di prodotti enogastronomici. Alla posizione n. 5 della classifica si colloca la Costiera Amalfitana (terza destinazione del Belpaese). Secondo Michelin, a partire da maggio, il lancio del nuovo servizio ferroviario di Belmond ridefinirà l’arrivo dei viaggiatori. Una volta nella regione, si ritrova il cibo deliziosamente essenziale delle coste della Campania - acciughe, limoni, pasta tirata a mano e tanto altro - ma servito con rinnovata maestria. I mesi ideali per la visita sono maggio e fine settembre, quando le cucine si esprimo al meglio grazie alla stagionalità e la Costa ritrova una più mite luminosità.
Scorrendo la classifica generale, al n. 2 si piazza la Repubblica Ceca: la prima Guida Michelin del Paese si spinge al di là dei confini di Praga e parte alla scoperta delle città termali, delle locande rurali e dei ristoranti immersi nelle foreste del Paese. Patate, pesci d'acqua dolce e funghi sono gli ingredienti principali di menu che valorizzano la stagionalità e l’identità locale. E dalla tarda primavera all'inizio dell'autunno si possono ammirare mercati, piste ciclabili e città fluviali nel loro massimo splendore. Secondo gli ispettori della Guida i luoghi da non perdere per la loro eccezionale offerta gastronomica sono la Moravia meridionale, famosa per le sue montagne, le grotte, i fiumi e i prodotti locali, e la graziosissima città termale di Karlovy Vary, tutelata dall’Unesco, ma anche la Boemia meridionale.
In posizione n. 4 si trova Breslavia, in Polonia: nuova meta gastronomica di alto livello grazie all’ottima cucina polacca locale. Una generazione di chef giovani e ambiziosi reinterpreta le tradizioni della Slesia - pierogi, selvaggina, fermentazione - con precisione moderna. Breslavia è una città vivace e con una popolazione giovane, grazie alla presenza dell’università, e questo si riflette nell'ambizione dei suoi ristoranti. Ma la città anche un piccolo gioiello urbanistico, dove caffè e wine bar costeggiano il fiume Oder, creando un’atmosfera piacevolmente rilassata.
L’Arabia Saudita (n. 6) è una destinazione gastronomica degna della massima attenzione. Nei nuovi e ambiziosi distretti culturali delle principali città, Riyadh e Jeddah, gli chef reinterpretano piatti a base di riso, carni alla griglia e frutti di mare del Mar Rosso. La cucina è per lo più locale, ma il gusto internazionale sta prendendo piede, con l’apertura di nuovi ristoranti giapponesi, cinesi, libanesi e francesi. Va inoltre sottolineato che in Arabia Saudita non è possibile acquistare alcolici, anche se, considerando il calo globale del consumo di alcolici, questo potrebbe rappresentare un incentivo piuttosto che un deterrente per una fascia demografica in crescita di viaggiatori totalmente o pressoché astemi.
La Cappadocia (n. 7), in Turchia, è famosa per le decine di mongolfiere che si librano nel cielo color arancio, sopra questa magnifica terra dalle imponenti formazioni rocciose, modellate da secoli di erosione naturale. Tuttavia, il debutto della Guida dedicata alla Cappadocia aggiunge una nuova dimensione a questa regione patrimonio dell’Unesco. Questo è il posto giusto per assaggiare una cucina genuinamente locale: il 70% delle specialità è infatti legato al territorio, grazie all’affermarsi della filosofia “dalla fattoria alla tavola”. È il caso degli stufati cotti in pentola di terracotta, delle zuppe, della carne alla griglia, dei cereali antichi e dei vini dell’Anatolia che stanno progressivamente conquistando i menu degustazione, spesso all'interno di hotel scavati nella roccia che dispongono anche di ristoranti. In generale, gli chef tendono a elaborare prodotti locali con tecniche tradizionali, inclusa la fermentazione.
La provincia di Jiangsu (n. 8) è una delle destinazioni culinarie più raffinate della Cina, caratterizzata dall’utilizzo di pesce d'acqua dolce, condimenti delicati e tecniche classiche. Nelle città di Suzhou e Nanchino, la cultura orticola è accompagnata da una cucina molto raffinata. Lo Jiangsu sa come soddisfare palati più esigenti ed è la destinazione perfetta per chi vuole andare oltre le grandi metropoli.
A Manila e a Cebu, nelle Filippine (n. 9) la cucina rivendica un suo posto nel panorama mondiale. Mentre il panorama alberghiero e gastronomico locale è già in fermento, una schiera di giovani chef locali dallo stile molto personale è all'origine di una nuova ondata di cultura culinaria che fonde tecniche tradizionali e internazionali. Il fulcro della cucina locale di Manila è costituito da piatti come il sisig, il sinigang, l’inasal e l’adobo. Queste specialità presentano un equilibrio di sapori dolci, salati e acidi, grazie all'uso sapiente di frutta, spezie e tecniche di cottura regionali, come la marinatura e la grigliatura.
Quest’anno ricorre il centenario della Route 66, negli Stati Uniti (n.10), momento perfetto per percorrere questa storica arteria. In 8 stati degli Usa, i diner, ristoranti con barbecue e motel stanno tornando a nuova vita, pronti ad accogliere una nuova ondata di visitatori. Gli eventi si svolgeranno lungo i 3.940 km della strada, dalle celebrazioni per l’inizio del centenario in aprile, a Springfield, nel Missouri, fino alla Capital Cruise di Tulsa a maggio, che punta a diventare la più grande parata di auto d’epoca al mondo, e al Texas Route 66 Festival di Amarillo, che si terrà per 10 giorni a giugno. Per quanto riguarda il cibo - torte dolci o salate, carne affumicata, chili - il viaggio permette di scoprire i prodotti tipici locali.
Nel Sud degli Stati Uniti (n. 11) si sta affermando una nuova consapevolezza culinaria. In Alabama e Mississippi, gli chef valorizzano con misura i prodotti tipici regionali; Atlanta è un motore d’innovazione; la Louisiana rafforza la sua autorità nella cucina creola e cajun; North e South Carolina perfezionano le tradizioni legate ai frutti di mare e alla preparazione del maiale; e il Tennessee affina la sua identità legata all'affumicatura. Senza dimenticare il brillante esempio di Emeril’s, l'unico ristorante a 2 Stelle della regione, guidato dallo chef più giovane (22 anni) nella storia di Michelin a dirigere un ristorante con questo riconoscimento.
In Florida (n. 12), grazie alla Guida Michelin, l’identità culinaria si estende ben oltre Miami. Le città della costa del Golfo, come Tampa e Orlando, stanno acquistando sempre più importanza, grazie ai loro menù a base di pesce e ai loro ristoranti guidati da ottimi chef. Da gennaio a marzo, il clima ideale e il picco delle aperture rendono la stagione ancora più attraente. Nel 2026, la Florida diventa sempre meno una meta stagionale e sempre più una destinazione gastronomica di rilievo.
A Boston (n. 13) una nuova generazione di chef sta modernizzando la cucina tradizionale della città, aprendo locali più raffinati che abbinano il pesce e gli squisiti molluschi del New England a tecniche internazionali. Quartieri come South End e Fort Point sembrano aver acquisito nuova energia e l'apertura di nuovi hotel porta con sé nuove ambizioni. Meglio andare fine primavera o inizio autunno, quando i mercati e i dehors si animano e il futuro culinario della città e ancora più evidente.
Philadelphia (n. 14), la capitale della Pennsylvania, possiede una delle scene gastronomiche più dinamiche del Paese. Qui gli chef cucinano con grande padronanza tecnica, senza cedere alla tentazione della spettacolarità, e fondono le tradizioni degli immigrati con i prodotti stagionali della regione centro-atlantica. Qui dominano i ristoranti di quartiere, non i locali eleganti e formali. Nel 2026, la città sarà ancora più affascinante grazie alla Coppa del Mondo di calcio, di cui sarà una delle sedi ufficiali, e alle celebrazioni per il 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti dal Regno Unito.
Il Québec (n. 15), in Canada, vanta una cultura gastronomica basata sulla stagionalità, la sobrietà e le influenze francesi. A Montréal, i bistrot creativi convivono con i ristorantini di campagna che celebrano l’acero, la selvaggina e i frutti di mare. Il periodo migliore per visitare la regione è settembre, quando i sapori della terra raggiungono il loro apice e i paesaggi risplendono. Nel 2026, il Québec sarà una destinazione internazionale, originale, autentica e delicatamente espressiva.
Infine, Vancouver (n. 16), sempre in Canada, sede dei Mondiali di calcio del 2026, attirerà finalmente l’attenzione globale che merita da tempo. La forza della tradizione culinaria della città risiede nella sua posizione geografica sul Pacifico e nel suo mix di natura e cultura: pesce freschissimo, influenze asiatiche e una crescente attenzione per la cucina indigena. Il restyling del lungomare e l'apertura di nuovi hotel daranno ulteriore slancio alla città.
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