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FINE WINE

“Liv-Ex Power 100” 2023: Gaja (n. 7), Giuseppe Rinaldi e Tignanello Antinori gli italiani top

In classifica, Giacomo Conterno, Ornellaia, Biondi Santi, Bruno Giacosa, Roagna, Tenuta San Guido, Vietti, Masseto, Montevertine e Quintarelli

Continua senza sosta “l’anno nero” del Liv-Ex, che, dopo anni di crescita tumultuosa, vede una contrazione importante, spesso in doppia cifra di tutti gli indici principali (e con l’Italia che, pur “in perdita”, si difende meglio della media). E lo testimonia la “Liv-Ex Power 100” 2023, appena pubblicata, che sottolinea come il mercato si stia sostanzialmente normalizzando dopo la crescita tumultuosa degli anni scorsi, con una contrazione intorno al -12% degli indici principali sul 2022. Sul podio dei top brand del vino, c’è una piccola rivoluzione sul 2022, con Domaine Leflaive al n. 1, Chateau d’Yquem al n. 2, e Meo Camuzet al n. 3, davanti al californiano Opus One al n. 4, a Joseph Drouhin al n. 5, a Cheval Blanc al n. 6, e Gaja, primo brand italiano in classifica, al n. 7 (con una scalata importante, rispetto alla posizione n. 38, nel 2022), e con la top 10 completata da Henri Boillot al n. 8, Angelus al n. 9 e Leroy al n. 10. A livello di territori, la Borgogna continua a dominare, con 37 etichette nei primi 100, ma ne perde 2 sul 2022, mentre Bordeaux è la Regione che ne guadagna di più, ben 5, per 30 in totale. Mentre l’Italia, che ne aggiunge una sul 2022, è terza a 13 etichette (dopo il record di 17, nel 2020), con la Toscana che ha il 7,2% di share sul mercato del Liv-Ex nel 2022-2023, rispetto al 6,8% del 2021-2022, ed il Piemonte che scende al 3,5% sul 5% della classifica precedente.
Dietro a Gaja, per l’Italia, c’è la griffe del Barolo, Giuseppe Rinaldi in posizione n. 15 (era al n. 85 nel 2022), mentre sale al n. 20 il Tignanello di Antinori (n. 49 nel 2022). Posizione n. 27 per Giacomo Conterno, “la casa del Barolo Monfortino” (al n. 32, nel 2022), mentre sale al n. 34 (dal n. 80 nel 2022) Ornellaia, del Gruppo Frescobaldi, davanti a Biondi Santi, culla del Brunello di Montalcino e oggi del Gruppo Epi della Famiglia Descours, al n. 35, con un balzo straordinario dalla posizione n. 134 del 2022. Posizione n. 44, invece, per Bruno Giacosa (sulla n. 60 del 2022), mentre al n. 46 (dal 158 del 2022) sale, ancora dalle Langhe, Roagna. Scorrendo ancora la lista dei brand tricolore nella “Top 100”, ecco Tenuta San Guido al n. 57 (rispetto al n. 30 del 2022), seguita, al n. 62, da Vietti (che sale dalla posizione n. 117 del 2022), e poi da Masseto, ancora di Frescobaldi al n. 73 (rispetto al n. 40 del 2022). Al n. 81, invece, sale Montevertine, sulla posizione n. 135 del 2020. Infine, ultimo dei brand italiani, l’icona della Valpolicella, ovvero Giuseppe Quintarelli al n. 89 (rispetto al n. 84 del 2022).
“La debolezza del mercato rende la classifica del 2023 particolarmente interessante. I marchi che hanno guidato il mercato fino al picco dell’ottobre 2022 stanno ora risentendo maggiormente della correzione. Gli acquirenti hanno affinato la loro attenzione per riflettere una maggiore avversione al rischio: sono alla ricerca di marchi stabili e liquidi, che offrano un valore relativo, il che favorisce il Bordeaux rispetto alla Borgogna e alla California”, commenta Justin Gibbs, Liv-ex’s Deputy Chairman & Exchange Director. “In un contesto di crescente avversione al rischio, gli acquirenti della Borgogna e della California hanno ristretto la loro attenzione ai marchi migliori. Il naturale beneficiario di questa situazione è stato Bordeaux, che è il mercato meglio compreso e meno rischioso. La regione ha guadagnato cinque vini nella Power 100. La limitata performance dei prezzi ha ostacolato i principali produttori dei rossi di Borgogna rossa. I marchi con un numero elevato di etichette, in particolare i produttori di vini bianchi di Borgogna, hanno prosperato in questa edizione della Power 100. A differenza dell’anno scorso, 54 marchi della “Power 100” hanno registrato una performance di prezzo negativa”.
Guardando a chi ha scalato posizioni nel quadro delle prime 100 cantine, come detto, per l’Italia, ci sono i già citati Roagna, Biondi Santi, Giuseppe Rinaldi, Vietti e Montevertine. Ma, dietro di loro, si muovono altre griffe tricolore, come Isole e Olena, nel Chianti Classico, da giugno 2022 sotto l’egida del Gruppo Epi (come Biondi Santi), che sale al n. 137 (guadagnando 214 posizioni), Miani, dal Friuli Venezia Giulia, che sale al 170 (+204), ed ancora Stella di Campalto, a Montalcino, al n. 134 (+162), Lorenzo Accomasso, dal Piemonte, al n. 178 (+158) e Felsina, ancora in Chianti Classico, al n. 257 (+137).
Questo quello che racconta la “Power 100” 2023 del Liv-Ex, calcolata guardando a tutti i vini, ovvero tutte le etichette, scambiati su Liv-ex nell’ultimo anno (dal 1 ottobre 2022 al 30 settembre 2023), raggruppati per marchio, ed identificato i marchi che avevano commercializzato almeno tre vini o annate e che avevano un valore commerciale totale di almeno 10.000 sterline. Con i marchi, spiega il Liv-Ex, classificati in base a quattro criteri: performance di prezzo annuale (basata sul prezzo di mercato di una cassa di vino al 1 ottobre 2022 e sul prezzo di mercato al 30 settembre 2023); performance commerciale su Liv-ex (per valore e volume); numero di vini e annate commercializzati; prezzo medio dei vini di un marchio. Una classifica, dunque, che riflette un cambiamento di rotta profondo nel mercato dei fine wine, letto dalla piattaforma che ha sede a Londra, una delle capitali mondiali di questo segmento di mercato. E da dove arrivano anche le interessanti riflessioni di Adam Lechmere, wine writer ed esperto del settore, raccolte a “Wine2Wine”, nei giorni scorsi, a Verona.
“I fine wine sono vini particolari, legati alla vigna da cui nascono, al produttore che li crea, sono prodotti in poche bottiglie all’anno, e hanno la caratteristica di saper invecchiare nel tempo, e di veder crescere il loro valore negli anni. Ora il mercato è un po’ in flessione, ma, per esempio, secondo un sondaggio “Hsbc Bank”, il 96% dei manager nel Regno Unito si aspetta che la domanda tornerà a crescere, superando quella di altri asset del lusso”. Non di meno, al di là della piattaforma Liv-Ex e del collezionismo, ci sono delle dinamiche che non possono essere sottovalutate, come l’inflazione e la perdita di potere di acquisto di tante persone, che porta anche ad una ridefinizione dei canali. “In Europa, i ristoranti fanno il 30% delle vendite di vino in volume. In questo quadro bisogna considerare che molti ristoranti stanno chiudendo: solo in Uk, nel periodo della pandemia, si parla del 14% delle insegne, ed il 6% dei ristoranti stellati. Chi continua a stare aperto rivede le liste dei vini, le snellisce. Criteri come la sostenibilità, ambientale e sociale, il bio, l’artigianalità, sono sempre più richiesti quando si guarda ai fine wine, ma non sono ancora un prerequisito fondamentale. Però, per esempio, nel fine dining, cresce la quota di ristoranti vegani, ed è un tema a cui guardare anche in ottica di abbinamento cibo-vino, ed inoltre crescono i vini low e no alcol, che, nel Regno Unito, sono già nelle carte di oltre 20 ristoranti stellati Michelin”.
Tanti piccoli segnali di cambiamento, insomma, secondo Lechmere, che si aggiungono ad altri fattori che influenzeranno il futuro del mercato del vino, ed anche dei fine wine. “Penso al cambiamento climatico, con le regioni più fredde che diventeranno più importanti, in tanti Paesi, come l’Italia, e penso, per esempio, all’Etna, ma anche a Regioni più fredde di Spagna, Australia, Cile, Argentina, Sudafrica e Germania. C’è sempre maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale ed alla salute, e biologico e biodinamica diventeranno sempre più importanti. E poi ci sarà da valutare l’impatto dell’Intelligenza Artificiale, e di piattaforma di trading, anche nel vino, sempre più accessibili. E poi cambierà la base dei consumatori: se oggi gli acquirenti dei fine wine sono soprattutto uomini facoltosi e maturi, in futuro ci saranno sempre più donne, e sempre più under 35”.

Focus - L’andamento del mercato e dell’Italia negli indici del Liv-Ex nel 2023
Secondo i dati aggiornanti al 31 ottobre 20223, il Liv-Ex 100, indice di riferimento della piattaforma, è -12% da inizio anno. Un indice che contempla i 100 vini più ricercati del mondo, tra cui grandi etichette italiane, come il Sassicaia della Tenuta San guido (annate 2017, 2018 e 2019), il Tignanello 2018 e 2019 ed il Solaia 2019 di Antinori, l’Ornellaia 2019 ed il Masseto 2018 e 2019 di Frescobaldi, il Barbaresco 2018 di Gaja, il Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno 2013 e 2014, il Barolo 2017 di Bartolo Mascarello, il Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2016 di Bruno Giacosa, e ancora il Brunello di Montalcino 2017 di Poggio di Sotto del Gruppo ColleMassari di Claudio Tipa, ed il Redigaffi 2019 di Tua Rita.
Nell’indice, solo 7 vini da inizio anno registrano performance positive, e se al top per incremento di valore ci sono due francesi come l’Hermitage Rouge 2019 di Domaine Jean Louis Chave (+39,8%) e lo Chateauneuf du Pape Vieilles Vigne 2019 di Domaine de la Janasse (+11,5%), tra i top performer ci sono anche l’Ornellaia 2019 (+8,1%) ed il Barolo Monfortino Riserva 2013 di Giacomo Conterno. In un quadro più generale quello del Liv-Ex 1000, il più ampio degli indici del Liv-Ex, che fa -11,5% da inizio anno, il Belpaese enoico si difende, ma è comunque in negativo del -5,4% l’Italy 100. Un indice formato dal Barolo di Bartolo Mascarello (annate dalla 2009 alla 2018), dal Barolo Falletto Le Rocche Riserva di Bruno Giacosa (annate 2000, 2001, 2004, 2007, 2008, 2011, 2021, 2014, 2016 e 2017), dal Flaccianello della Pieve di Fontodi (annate dalla 2010 alla 2019), il Barbaresco di Gaja (annate dalla 2010 alla 2019), dal Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno (2001, 2002, 2004, 2005, 2006, 2008, 2010, 2013, 2014 e 2015), e ancora dalle annate dalla 2010 alla 2019 di Masseto, Ornellaia, Sassicaia, Solaia e Tignanello.
Tra i quali, i top performer assoluti, da gennaio ad ottobre 2023, sono il Flaccianello della Pieve 2011 (+42,9%), il Barolo Monfortino Riserva 2001 (+40,1%), il Flaccianello della Pieve 2012 (+22,8%), e poi, con incrementi tra il +13,2% ed il +18,1%, i Barbaresco di Gaia 2011, 2010 e 2015.

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