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RINASCITA

Nell’Italia in giallo le cantine riaprono le porte: la ripartenza a Pasqua è la speranza di tutti

A WineNews, Consorzi e produttori del Belpaese accomunati da un cauto ottimismo, ma solo il vaccino farà ripartire il turismo internazionale

Il ritorno in zona gialla di una buona parte d’Italia corrisponde alla riapertura delle cantine ai wine lovers in tanti territori del vino. Certo, febbraio storicamente non è un periodo fondamentale in ottica enoturismo, ma c’è grande voglia di ripartire, specie per costruire le basi dell’alta stagione. Con due obiettivi, più o meno dichiarati, ma implicitamente condivisi da tutti: tornare a poter lavorare, anche nell’accoglienza, con continuità da Pasqua, ipotetica deadline per una riapertura della libera circolazione tra Regioni; e accogliere i turisti stranieri, se la situazione sanitaria internazionale lo consentirà, nella seconda parte dell’anno. Con la consapevolezza che per ora regna in buona misura l’incertezza, e che l’andamento della campagna vaccinale avrà un peso specifico enorme nell’indirizzare, in un verso o nell’altro, il tanto sospirato ritorno alla normalità. Così, a WineNews, i produttori e i presidenti dei Consorzi di alcuni dei territori più rappresentativi del Belpaese enoico.
Da Montalcino, il presidente del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci,
raffredda gli entusiasmi, ricordando come sia una situazione ancora fragile, in cui “tutto dipende dal colore delle singole Regioni, e, ad oggi, con tutti gli assembramenti che si sono registrati nel weekend, si rischia di tornare in zona arancione. In ottica futura, se prendiamo come esempio il boom estivo dello scorso anno, le prospettive sono migliori. Anziché un turismo straniero ne abbiamo avuto uno italiano, che ha comunque permesso agli operatori del territorio di lavorare molto e bene. Ad oggi, previsioni è difficile farne in questa ottica, ci sono variabili ancora da misurare, come l’andamento della campagna vaccinale e la riapertura dei corridoi aerei, ma sono fiducioso che alla lunga le cose andranno bene. Sarebbe bello ripartite a Pasqua, ma ogni settimana bisogna stare attenti alla curva dei contagi. Da un lato c’è bisogno di dare ossigeno alle attività di ristorazione e agli alberghi, ma basta poco per sconvolgere i piani, pensiamo al ritardo sulle vaccinazioni, che sta rallentando il ritorno alla normalità”.
Poco lontano, tra le vigne del Nobile di Montepulciano, “Comune, Strada vino Nobile e Consorzio - racconta il presidente Andrea Rossi - stanno lavorando insieme per portare turisti italiani ed europei a Montepulciano anche in questo 2021 ancora molto incerto e complesso. L’enoturismo è senz’altro fondamentale per territori come il nostro, teniamo conto che 1 bottiglia su 4 si vende qui, e 1 su 5 direttamente in cantina, quindi quello locale è un mercato molto importante e molto legato al turismo. Pensare alla nuova stagione è obbligatorio, ma altrettanto lo è non illuderci, la vera stagione dell’enoturismo potrebbe ripartire dall’aprile 2022, quando i vaccini saranno più diffusi e più probabilmente si potrà tornare a viaggiare nel mondo con più facilità”.
In Piemonte, Filippo Mobrici, alla guida del Consorzio della Barbera, predica pazienza, ma senza spegnere un certo entusiasmo. “Bisogna giocarsi bene la carta che abbiamo, la zona gialla, che ci permette di riaprire alcune attività. Ci vogliono pazienza e responsabilità, ma ci consente di avere perlomeno un po’ di turismo locale: per noi Torino, così come le altre città del Piemonte, è un bel bacino. Sapendo che i ristoranti sono riaperti la gente torna volentieri a visitare le aziende. Che, d’altro canto, hanno bisogno di ripartire, in sintonia e sinergia con gli agriturismi, spesso legati alle aziende”. Una buona notizia anche da un punto di vista economico, perché l’obiettivo delle cantine oggi è quello di “recuperare in valore. Il vino si vende, specie in Gdo, ma il valore aggiunto maggiore è nell’horeca e nella visita diretta. Il turista che viene sul territorio mangia, beve e compra bottiglie. Mi auguro che a Pasqua i segnali inizino a farsi permanenti, l’intermittenza è difficilissima da gestire, tra orari ristretti, dipendenti e dinamiche in continuo mutamento. La primavera offre la possibilità di vivere all’esterno, con più consapevolezza e nella speranza che i vaccini facciano la loro parte. Però, continuo a pensare che siano meglio 15 giorni di lockdown che aprire per richiudere. Quello dell’enoturismo è un indotto che ci manca, 1,5 milioni di persone all’anno che portano enorme ricchezza al territorio, non solo ai produttori. Dire che siamo ottimisti è forse troppo, la soluzione non è dietro l’angolo, e le misure del Governo non ci soddisfano per niente. Il vino, specie in Piemonte, dove rappresenta un valore di 2 miliardi di euro, merita maggiore attenzione e rispetto, se sta bene il vino sta bene il territorio. Parliamo di un turismo di qualità, giovane e dalla grande capacità di spesa. Non vogliamo aiuti, ma almeno il riconoscimento del nostro ruolo, siamo fortemente resilienti, ci accontentiamo, ma non possiamo tirare ancora a lungo. Mi auguro che il Governo e le Regioni, nel Recovery Plan, dedichino un capitolo all’enoturismo, o comunque al vino ed al suo ruolo anche in ambito turistico”, conclude Filippo Mobrici.
Dalle Langhe, Matteo Ascheri, presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, ricorda come febbraio sia “solitamente un mese tranquillo, certezze comunque non ce ne sono, ma ci auguriamo possa esserci un percorso e delle prospettive certe, anche in là nel tempo, da cui non recedere. Più andiamo avanti e più le attese si spostano in avanti. Per gli italiani speriamo che tra primavera e estate ci possa essere un altro boom, sulla scia della scorsa estate, ma per il turismo straniero secondo me dovremo aspettare gli ultimi mesi dell’anno, nel mondo c’è ancora tanta incertezza e situazioni molto allarmanti, dagli Usa alla Gran Bretagna. La variabile positiva è il vaccino, speriamo che la campagna vaccinale proceda spedita nelle prossime settimane”.
Si concentra invece sul programma dei prossimi eventi Roberto Ghio, alla guida del Consorzio del Gavi. “Aspettiamo maggiori certezze, sperando in una completa riapertura delle attività del turismo del vino, ma abbiamo già un piano operativo, come Consorzio. Convoglieremo intorno al “Premio Gavi la Buona Italia” una serie di iniziative, mettendo al centro proprio il tema della reazione e delle prospettive di un nuovo enoturismo, che superi la fase di allarme e che metta in evidenza le pratiche studiate in questo anno, per capire quali rimarranno nella quotidianità. Il calendario non è ancora stato deciso, studiamo le varie ipotesi, in base alla situazione in cui ci troveremo decideremo come modulare l’evento, con appuntamenti online o dal vivo. Per quest’anno, invece, il “Festival di Gavi in Gavi” sarà itinerante, tra i Comuni, con tanti piccoli eventi, e sempre con la versione online, nella peggiore delle ipotesi, nel cassetto. Febbraio - ricorda Ghio - è di per sé bassa stagione, a primavera se tutto andrà bene le aziende riapriranno le porte ai wine lovers, ovviamente nel rispetto delle norme e facendo formazione proprio attraverso il Consorzio, perché anche per bere un bicchiere in vigna bisogna rispettare le regole e le normative”.
Spostandoci in Franciacorta, territorio simbolo delle bollicine metodo classico del Belpaese, “incrociamo le dita e speriamo che non si torni indietro dal giallo”, esordisce Silvano Brescianini alla guida del Consorzio Franciacorta. “L aziende stanno ricevendo già tante richieste per visite in cantina e degustazioni, quindi con una certa gradualità inizieranno a proporre percorsi ad hoc. Fino a Pasqua è critica, ma da aprile la distribuzione dei vaccini sarà aumentata, e se la primavera sarà delicata, da lì in avanti, anche grazie alla bella stagione, c’è da sperare che le cose volgano al meglio. Credo che la svolta sia vicina, teniamo duro altri due-tre mesi, anche se l’impatto sociale ed economico è stato pesantissimo, intanto ripartiamo da un bacino importante come la vicina Milano. Sono ottimista, consapevole che ci vorrà un po’ di tempo, ma anche che c’è grande voglia di tornare a viaggiare, bere, mangiare fuori e sederci al ristorante”.
Altro territorio che, specie negli ultimi anni, ha puntato forte sul turismo del vino, è il Soave, dove, come racconta lo storico produttore, e presidente del Consorzio, Sandro Gini, “siamo fiduciosi, prima o poi ripartirà anche il turismo, e in questa lunga pausa in molti, noi compresi, si sono organizzati per ristrutturare l’accoglienza. Siamo in prima linea, ma l’orizzonte è quello dell’estate, perché in primavera sarà ancora difficile vivere una vera ripartenza. La scorsa estate è stata una boccata di ossigeno, speriamo che ci aiuti di nuovo. Sul fronte dell’enoturismo la bella stagione permette un ventaglio diverso di proposte, e anche in ambito consortile ci siamo posti come obiettivo maggio per una vera ripartenza, sperando che anche la ristorazione possa tornare a lavorare normalmente. Dobbiamo sempre tenere presente - conclude Sandro Gigni - che il contesto è quello ampio del turismo, la macchina va rimessa in moto, con giudizio, ma è fondamentale che l’enoturista possa vivere un’esperienza completa, con la libertà e la possibilità di spostarsi e di mangiare fuori”.
In questo senso, tornando tra i filari di Sangiovese del Brunello di Montalcino, a Castello Banfi “l’albergo riapre il 25 marzo, e la ristorazione nella prima settima di marzo”, racconta Enrico Viglierchio, alla guida dell’azienda leader del territorio. “Visite e degustazioni si fanno, a gruppi ristretti ovviamente, ma non c’è grande movimento, ovviamente, anche se gennaio e febbraio sono normalmente bassa stagione. Pesa anche l’assenza del “Benvenuto Brunello” che a febbraio porta sempre un bel movimento, per questo si spera di ripartire a inizio marzo, con il solo turismo nazionale. Speriamo però che, nelle prossime settimane, si inizino a vedere anche le prime Regioni in zona bianca. Per il turismo internazionale, se le cose dovessero andare bene, se ne riparla da giugno in avanti. Finché non riaprono i corridoi aerei, del resto, è difficile fare programmi e previsioni”.
A Castello di Ama, nel cuore del Chianti Classico “nella speranza di non tornare una Regione arancione, siamo fiduciosi, tanto che per il 12 febbraio abbiamo messo in calendario la riapertura del ristoro”, dice Marco Pallanti, proprietario della griffe del Chianti Classico. “Non c’è grande turismo, basta vedere le macchina che girano per il Chianti, ma noi siamo comunque aperti. Qualcosa, anche senza il turismo internazionale, si può fare. Abbiamo spazi ampi e speriamo nel turismo italiano che, come azienda, abbiamo sempre privilegiato, e questo gioca a nostro favore, nella consapevolezza che dovremo capire come andrà giorno dopo giorno”.
Diverso, in senso positivo, l’approccio di Rocca delle Macìe, dove, come racconta Sergio Zingarelli, “stiamo predisponendo tutto come se fosse una stagione normale, e da lì valuteremo il da farsi. Abbiamo una nuova sala, a Rocca delle Macìe, con spazi compatibili alla situazione attuale, e ad ospitare visite, degustazioni e pairing con il cibo. Nei mesi più caldi organizzeremo dei pic nic per sfruttare gli spazi all’aperto, ma registriamo una certa voglia di tornare, e le prenotazioni le teniamo in piedi fino all’ultimo. Intanto, il 20 febbraio riapriamo il ristorante - il “Passo dopo Passo” di chef Maurizio Bardotti - a cui già c’è chi prova a prenotare. Compatibilmente con le restrizioni ci muoveremo come sempre, facendoci trovare pronti, pensiamo che sia meglio partire con ottimismo, ed in caso fare un passo indietro, che essere pessimisti e dover poi rincorrere”.
In Umbria una cattedrale dell’enoturismo è il “Museo della Cultura del Vino, un attrattore per tutto il territorio, non solo per Cantine Lungarotti”, racconta Teresa Lungarotti, alla guida della Fondazione. “Non potendo stare aperto, con l’Umbria in zona arancione, le ricadute sono per tutti, ma è un gran peccato, perché avremmo potuto cogliere l’opportunità di portare, ovviamente in totale sicurezza, la gente nei musei in un periodo come questo. In questa fase, è difficile anche pensare a quando riaprirà, perché l’incertezza regna sovrana e non è sostenibile rimettere in moto una macchina come questa senza avere qualche certezza in più. Per i musei, in generale, questo periodo ha minato la stessa sopravvivenza di molti”.
Da Torgiano a Montefalco, Marco Caprai, che del Sagrantino è il produttore più iconico, coltiva la speranza di “ripartire a Pasqua, quantomeno con il turismo interno. Speriamo che questa ondata, in cui siamo costretti a vederci solo in casa di amici, finisca presto, e di tornare anche a riaprire le aziende agli enoturisti. Nessuno ha speranza di ripartire a febbraio, ma da marzo in poi speriamo che la situazione migliori sensibilmente. Con il miglioramento delle condizioni climatiche e con la campagna vaccinale che avrà raggiunto numeri importanti, l’obiettivo è quello di poter riaprire il Paese anche al turismo internazionale, seppure l’orizzonte è imperscrutabile”. Così anche la Sicilia, dove l’unica cosa aperta, tra le tenute di Donnafugata, è “il negozio”, racconta Antonio Rallo, alla guida della griffe siciliana: “stiamo lavorando per il futuro, apriremo ad Acate, e stiamo vedendo di formulare nuove proposte, ma in questo momento la Sicilia è ancora arancione, speriamo che dall’estate si possa tornare a vivere nella normalità, almeno come l’anno scorso, ossia in sicurezza ma lavorando. Tifiamo per il vaccino”.
Gli fa eco, poco distante, Alessio Planeta, a capo con la cugina Francesca delle cinque cantine del gruppo, a Menfi, Vittoria, Noto, Etna e Capo Milazzo. “Per ora il turismo è fermo, ma se le cose miglioreranno ripartirà tutto in fretta, un po’ come successo l’estate scorsa. Dipende molto da come andranno le vaccinazioni. L’enoturismo, per ottimismo e per rimettere in moto il personale, si farà trovare pronto, ma ora è tutto in stand-by, non ci sono prenotazioni. E poi per la Sicilia è fondamentale che riparta il traffico aereo, perché ha saputo dimostrare di saper offrire, come Regione, tante opportunità per chi viaggia, e saprà farsi trovare pronta, come noi in cantina, al momento giusto, speriamo già per Pasqua”.
Dalla galassia Mondodelvino, Enrico Gobino, a capo del gruppo, guarda “indietro, per modellare la nostra azione sull’estate scorsa, quando ci fu un vero e proprio boom delle visite. Un certo tipo di turismo rurale si è oggettivamente rivitalizzato, alla gente piace stare fuori, si sente più sicura. È verosimile che l’enoturismo sia meno penalizzato rispetto al turismo delle città d’arte. Timidamente siamo speranzosi, almeno per l’estate. Se potessimo fare una correlazione con i consumi, non si sono ridimensionati, ma si sono modificati i canali, per cui il vino resta un prodotto aspirazionale, e avere la possibilità di affrontare un viaggio, anche solo per turismo di prossimità, fa parte dell’esperienza di consumo enoica. Per la primavera - continua Gobino - le cantine potranno diventare teatro di ospitalità, creare un palinsesto di iniziative che permettano di accogliere e ricostruire quel tessuto di offerta che si è andato a deteriorare in questo periodo di chiusura, potendo fare affidamento su spazi molto grandi, dal concerto in cantina al pranzo in vigna. Bisogna essere pronti a reinventarsi, reinterpretando spazi e luoghi, dare scopi diversi agli spazi”.
Nel cuore della Franciacorta, “i turisti stranieri non sono mai stati una risorsa fondamentale”, ricorda Cristina Ziliani, a capo della Berlucchi, dove sono nate le bollicine lombarde. “Il nostro è un territorio giovane, compie sessant’anni nel 1961, anno della prima produzione firmata da mio padre. Abbiamo un bellissimo programma di festeggiamenti, l’obiettivo è far vivere il territorio in tutte le sue sfaccettature. Vorremmo festeggiare in loco per quanto possibile, un mese di festa per tutto il territorio, al lago e in montagna, da metà giugno, prima temiamo che sia difficile. Poi, se nel giro dei prossimi quindici giorni resteremo gialli, ben sapendo che dipende molto da noi cittadini, e se le vaccinazioni crescono a ritmo importante, possiamo pensare di anticipare qualcosa. Sul fronte delle visite in cantina, potendo aprire nei weekend da questo sabato saremo efficienti, applicando le regole che già avevamo. Però, il consumatore così viene coccolato maggiormente, per cui dal punto di vista organizzativo, seppure costa di più, il coinvolgimento è ben diverso. E poi ci saranno di nuovo le box firmate dai ristoratori del territorio, in abbinamento con le bottiglie più importanti. Non abbandoneremo però le degustazioni virtuali, che restano importanti per tenere le fila con i clienti all’estero, ma mancano le relazioni, alla base dell’enoturismo, attraverso cui si conoscono persone e realtà”.
Poco lontano, a Bellavista, Francesca Moretti, alla guida del Gruppo Terra Moretti, spera “nei vaccini, perché siamo in zona gialla, ma i malati continuano ad esserci, anche nella bassa del Bresciano, con focolai abbastanza importanti. Quindi, ottimismo sì, ma anche grande paura alle spalle che non ci permette di vivere in maniera serena. Si spera di ripartire, la gente ne ha bisogno, tanto che dopo un mese di chiusura, a gennaio, abbiamo avuto una marea di prenotazioni, e lo scorso weekend l’Albereta era piena. Quello che registro è che la gente ha voglia di uscire e viaggiare, mi auguro che la riapertura arrivi anche prima di Pasqua. Noi siamo pronti, non vediamo l’ora di tornare ad una nuova normalità, fatta di valori e situazioni diverse, ma con la libertà di muoversi. Magari non si potrà più pensare a grandi eventi, ma l’importante è rimetterci a lavorare, ce n’è davvero bisogno, prima che il tessuto sociale, economico e produttivo si deteriori ulteriormente”, conclude Francesca Moretti.
Da un territorio delle bollicine metodo classico all’altro, decisamente più pragmatica la lettura del momento, presente e futuro, di Marcello Lunelli, vice presidente del Gruppo Lunelli e responsabile tecnico di Cantine Ferrari. “Abbiamo tre ordini di problemi. Il primo è che il turismo trentino è essenzialmente un turismo invernale, incardinato sugli impianti sciistici. Lo stop allo sci però ha un senso, ed è legato alla sostenibilità degli ospedali: un anno fa ci furono 30.000 interventi di ortopedia in provincia di Trento, vorrebbe dire mettere in crisi le strutture sanitarie dell’intera Regione. Altra cosa sono le seconde case, che è possibile raggiungere anche da province diverse solo da pochi giorni. E gli effetti, positivi, si vedono, sulla ristorazione, che è tornata a respirare un cauto ottimismo, almeno per finire la stagione in maniera dignitosa. Per gli alberghi, invece, non c’è speranza di vederli aperti. L’enoturismo, e questo è il terzo punto, è legato a queste masse di persone che si muovono per venire a sciare, in settimana bianca o per un weekend, per cui un lieve incremento ci sarà, grazie alle seconde case, ma prima di Pasqua non riusciremo a ripartire davvero. In ottica internazionale, il giro di boa è l’estate, nella speranza che la campagna vaccinale e l’andamento della curva dei contagi permettano una riapertura delle frontiere senza restrizioni”.
Nel cuore delle Langhe, da Ceretto, il mood è quello di una lenta ripartenza, come racconta Roberta Ceretto, alla guida della griffe del Barolo. “Ci organizziamo nell’unico modo possibile, in base a quelle che sono le disposizioni. Ci fanno aprire e chiudere, e così è difficile pianificare. Come cantina abbiamo l’accoglienza, che è più che altro punto vendita, dove siamo sempre aperti. Se qualcuno vuole venire a farci visita, siamo ben lieti di accoglierlo, chi sta al punto vendita si occupa anche delle visite in cantina. In settimana ci sono già stati degli agenti a trovarci, un ritorno alla libertà, vuol dire che c’è una richiesta. C’è il desiderio di aggiornarsi, di superare l’aspetto distanza e distanziamento, che non ci ha permesso di lavorare al meglio. Non stiamo adottando nessuna formula magica, perché è difficile fare previsioni. Come ristorante non sapevamo neanche quando avremmo potuto riaprire, per cui per cautela aspettiamo qualche giorno in più. Come detto - sottolinea Roberta Ceretto - siamo aperti alle visite, abbiamo anche una situazione che permette distanziamenti senza problemi, stando più in vigna che in cantina tra le botti, una cosa che piace anche a chi ci fa visita, perché le precauzioni non sono mai troppe. I turisti torneranno piano piano, da oggi è possibile tornare a fare degustazioni, e ci aiuterà la stanchezza di stare sempre in casa: la gente ha voglia di muoversi, specie nel week end”.
Chi è ormai ripartito da tempo, dalle vacanze di Natale, è Feudi di San Gregorio, “perché in Campania siamo stati fortunati, siamo gialli da un mese, e abbiamo ricominciato ad avere persone in visita e in degustazione, ovviamente dal territorio”, racconta Antonio Capaldo, alla guida del gruppo. “Con versioni molto semplificate di visite e degustazioni, ma per due settimane siamo stati sempre pieni. La gente ha voglia di parlare di vino, di assaggiare, scoprire. Per noi un anno fa quei tre mesi estivi furono un vero boom. Ci stiamo preparando ad accogliere la gente con formule il più possibile flessibili. Lo straniero continuerà a mancare, e allora si deve preparare un format più didattico, accogliendo target molto omogenei, ma perlopiù di persone che ci conoscono. Ad esempio, aprendo annate indietro nel tempo, lavorando con i clienti abituali si può fare. Il pubblico parte da una conoscenza di base maggiore, chi fa ospitalità deve avere un livello formativo importante, all’altezza dei nostri visitatori”, conclude Capaldo.

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