02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
MANGIARE A LAVORO

Pausa pranzo, prezzi alle stelle: mangiare fuori costa fino al 368% in più di 25 anni fa

Secondo Federconsumatori, la schiscetta fa risparmiare il 75%, ma servono buoni pasto più alti e controlli sui listini
CARO PREZZI, FEDERCONSUMATORI, LAVORO, PAUSA PRANZO, SCHISCETTA, Non Solo Vino
Pausa pranzo, mangiare fuori costa fino al 368% di 25 anni fa

Mangiare fuori in pausa pranzo è diventato in Italia un costo sempre più difficile da sostenere per milioni di lavoratori. I rincari nei bar, nelle tavole calde e nei punti di ristoro fanno sì che chi deve fare i conti con stipendi fermi e un costo della vita in costante crescita cerchi soluzioni alternative per contenere le spese quotidiane. Alcuni ricorrono ai piatti pronti della grande distribuzione, altri tornano alla tradizionale “schiscetta” preparata in casa. A fotografare questo fenomeno è l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori (Onf), che mostra come acquistare il pranzo fuori costa oggi fino all’8% in più del 2025 e addirittura il 368% in più di 25 anni fa.
Anche le consumazioni più semplici hanno raggiunto livelli elevati: un tramezzino, una bottiglietta d’acqua da mezzo litro e un caffè possono arrivare a costare fino a 7 euro. Per un pasto completo composto da un piatto di pasta, acqua, dessert e caffè la spesa media sale, invece, a 16,19 euro (15,77 euro nel 2025, registrando un incremento del +3%), pari a circa 81 euro a settimana. Su base annua, alternando pasti completi e soluzioni più economiche, l’esborso può oscillare tra 2.760 e 3.250 euro.
Di fronte a questi costi, sempre più lavoratori cercano di ridurre la spesa scegliendo prodotti monodose o piatti pronti acquistati nei supermercati e nei punti vendita della grande distribuzione, che ampliano costantemente l’offerta di pasti veloci. Il risparmio più consistente resta, però, quello garantito dal pranzo preparato in casa. Secondo Federconsumatori, portare il pasto da casa consente, infatti, di spendere mediamente il 75% in meno rispetto a bar e tavole calde. Un pranzo homemade costa in media 4,90 euro, ma con scelte attente può scendere anche sotto i 2 euro.
Tra i consigli dell’associazione dei consumatori figurano la preferenza per pasti a base vegetale, sostituendo le proteine animali più costose con i legumi, e la preparazione di quantità sufficienti per più giorni, così da ridurre sia i tempi di cucina sia i consumi energetici.
La preparazione domestica offre, inoltre, altri vantaggi, come la possibilità di seguire più facilmente regimi alimentari specifici e di evitare le code nei punti di ristoro, recuperando tempo per una pausa rilassante o una breve passeggiata prima del rientro al lavoro.
Per Federconsumatori, tuttavia, il crescente ricorso a queste strategie di risparmio non può sostituire interventi strutturali a tutela del potere d’acquisto dei lavoratori. L’associazione chiede, infatti, un aumento del valore dei buoni pasto, giudicati, ormai, insufficienti rispetto agli aumenti accumulati negli ultimi anni, e un monitoraggio costante dei prezzi praticati da bar, mense, tavole calde, punti di ristoro e grande distribuzione. Secondo l’organizzazione, molti degli incrementi registrati appaiono sproporzionati rispetto all’andamento effettivo dei costi di gestione e potrebbero essere influenzati da dinamiche poco trasparenti e da spinte speculative.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli