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CULTURA

San Francesco e l’amore per nostra Madre Terra che nutre corpo ed anima con la bellezza

Benigni: “una mamma straordinaria”. Mattarella: “una lezione per l’oggi”. Zuppi: “ci fa riscoprire le radici più profonde e comuni dell’Italia”

“Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”: in questi versi San Francesco chiama la Terra “madre di tutti noi, ma anche sorella, forse per farla sentire un po’ più giovane, e che non solo ci sostenta e ci nutre, ma produce diversi frutti con erba e fiori pieni di colori, una mamma straordinaria che non s’accontenta di darci sostentamento, no, ci circonda di bellezza, non solo dà da mangiare al nostro corpo, ma anche alla nostra anima che ha bisogno di bellezza per vivere, e la bellezza la possiamo vedere e capire solo noi e, quindi, Francesco ci dice che siamo noi i destinatari dell’opera del Creato”. Parole di Roberto Benigni che, ieri sera (in prima Tv su Rai 1), ha magistralmente raccontato la vita di San Francesco e recitato il “Cantico delle Creature” (1224), la prima poesia italiana, una lode alla vita, a Dio ed al Creato. Ed ai suoi frutti, come il cibo, che nulla ha a che fare con il bisogno primario di nutrirsi, con il Poverello di Assisi che mangiava pochissimo e quello che trovava sulle tavole dove andava, secondo Bonaventura di Bagnoregio, il più importante biografo della “Legenda Maior” del Santo, ma in quanto estimatore del “buon cibo”, come dono e segno di letizia e di umile ringraziamento a Dio. Ma come anche il vino, che pure, in quantità moderate, faceva parte della mensa povera francescana - e della maggior parte della popolazione nel Medioevo - con pane e legumi, che è legato ad alcuni miracoli nei quali converte l’acqua, per renderla squisita, ma anche per riacquistare la salute, ed alla nascita del Sagrantino di Montefalco come vino da messa dei suoi seguaci. Perché il Patrono d’Italia, “un italiano che ha forgiato l’identità di un intero popolo”, ha sottolineato la Premier Giorgia Meloni, del quale il 4 ottobre è tornata ad essere Festa Nazionale, nell’Anno Giubilare Francescano proclamato da Papa Leone XIV negli 800 anni dalla morte (Assisi 1181/1182 - 3 ottobre 1226 alla Porziuncola), era “un ecologista, pacifista e operatore sociale ante litteram” anche se non gli renderemmo giustizia se la sua figura fosse esaurita qui, ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto dal Padre Custode Marco Moroni, nel suo discorso alla Nazione dalla loggia del Sacro Convento di Assisi. Prima, la Messa nella Basilica Superiore - Patrimonio Unesco e capolavoro mondiale dell’arte, con gli affreschi di Giotto, Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti e non solo - presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e presidente Cei, la Conferenza episcopale italiana, che lo ha ricordato come cantore della “bellezza tutta umana e tutta divina del creato” che ci fa “scoprire e riscoprire le radici più profonde e comuni” dell’Italia, “che ci rendono umani e pieni di cultura che viene da Cristo e porta a Cristo”, e dove l’olio che alimenta la lampada votiva che illumina la tomba del Poverello è stato offerto dalla Regione Umbria, accesa dal sindaco di Assisi Valter Stoppini, per la prima volta nella storia, a nome di tutti i comuni italiani.
“Sono trascorsi ottocento anni dalla morte di San Francesco, patrono d’Italia insieme a un’altra grande santa, Caterina da Siena - ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella - la distanza temporale che ci separa da quell’evento, non ha in alcun modo ridotto il suo fascino e il suo carisma, che vive ben oltre i confini dell’Italia e della stessa Cristianità, di cui è figlio e figura eminente. Profeta di pace, di amore, di rispetto per il Creato, il suo insegnamento è patrimonio universale per le donne e gli uomini di tutti i tempi e di tutte le latitudini, credenti o non credenti, cristiani o fedeli di altre religioni” e “continua a esercitare un fortissimo ascendente su milioni di persone, particolarmente tra i giovani”. E “ricordare, oggi, l’insegnamento di Francesco al mondo contemporaneo - ha aggiunto Mattarella - vuol dire porre in luce alcuni fondamenti decisamente attuali anch’essi della sua predicazione: la dignità di ogni persona, il rispetto del Creato, la pace. Per il santo di Assisi, infatti, ogni essere vivente è stato creato da Dio e va rispettato e amato in quanto tale. Nel secolo di Francesco non ci sono le enormi, decisive questioni dell’inquinamento dell’acqua e della terra, della devastazione delle foreste, del surriscaldamento del pianeta, che oggi viviamo con crescente preoccupazione, così ben evidenziata dalla “Laudato sì” di Papa Francesco. La natura dell’Umbria e delle zone frequentate da Francesco nel suo incessante pellegrinare, è a quel tempo incontaminata, i suoi frutti sembrano offerti all’umanità in modo inesauribile. Eppure, con quanta delicatezza, con quanta considerazione, Francesco guarda all’ambiente che lo circonda. L’acqua, bene oggi di valore crescente e a rischio di scatenare gravi contrasti in futuro, è “utile et humile”, “pretiosa et casta”. Il lupo, simbolo di inconciliabile inimicizia con l’uomo, viene ammansito, non abbattuto. I fiori, i frutti, l’erba, con la loro semplice bellezza, cantano la gloria di Dio”. Per Mattarella “quanto ci hanno consegnato Francesco e Chiara - la grande e numerosa famiglia francescana - è un albero dalle solidissime radici che è cresciuto, ha dato frutti, si è moltiplicato, diffondendosi in ogni parte della terra, operando in favore della non violenza, dei poveri, degli emarginati, dei sofferenti. Le grandi testimonianze d’arte - pittura, architettura, letteratura, teatro, cinema, musica (tra cui “Fratello sole, sorella luna”, capolavoro cinematografico del 1972 del grande regista Franco Zeffirelli, girato tra Assisi e la verde Umbria, ma anche a San Gimignano, la “New York del Medioevo” e della Vernaccia, e Montalcino e l’Abbazia di Sant’Antimo, in Toscana, ndr) - dedicate ai due grandi Santi, l’attrazione che Assisi riveste nel mondo, anche come capitale della pace e del dialogo interreligioso, sottolineano che la forza spirituale e morale di Francesco e di Chiara è, e sarà sempre, fonte inesauribile di ispirazione. Nell’undicesimo Canto del Paradiso, Dante parla di Francesco come di un sole sorto per il mondo intero, tanto che Assisi andrebbe denominata come Ascesi, come Oriente. In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, da “tanta violenza, manipolazione, arroganza”, come ha detto, giorni fa, Leone XIV, l’auspicio è che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall’odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena, fraterna convivenza”.
Al vino, in particolare, sono legate queste parole di San Bonaventura da Bagnoregio, quando dopo il racconto di uno dei tanti miracoli di San Francesco, scrive: “considera dunque quanto deve essere stata ammirata la virtù e la santità di quest’uomo, se al cenno di lui il fuoco tempera il suo ardore, l’acqua si muta in vino, un’angelica melodia dona a lui tanto sollievo e una luce divina gli rischiara il cammino, di modo che tutta la macchina del mondo sembra obbedire a quest’uomo santo e penitente”.

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