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VINO & TERRITORI

“Soave, great now, great later”: il “Manifesto programmatico” del vino bianco più famoso del Veneto

Riflessioni e assaggi (by WineNews) ad “Appuntamento Soave”, l’evento del Consorzio a Verona, con Federico Veronesi, Monsignor Bruno Fasani e non solo

Il Soave, capace di essere gradevole giovane e di evolvere positivamente negli anni, come felicemente fotografa l’espressione amata dagli americani “Soave, great now, great later”, è nel pieno di un cambiamento epocale. Ed è proprio sulla “rivoluzione” del più famoso bianco del Veneto che si è riflettuto in occasione di “Appuntamento Soave”, edizione n. 3 dell’evento firmato dal Consorzio e dedicato a “Soave, l’evoluzione del presente”, nei giorni scorsi, alla Biblioteca Capitolare di Verona, la più antica biblioteca al mondo ancora in funzione.
“Appuntamento Soave” si è articolato in vari momenti, da una masterclass con vini di diverse Uga ad un talk - condotto da Luciano Ferraro, vicedirettore “Corriere della Sera”, con Cristian Ridolfi, Federico Veronesi, ad Oniwines e Signorvino (e con il quale abbiamo analizzato i mercati e la comunicazione del vino del futuro in un’intervista presto online), Monsignor Bruno Fasani, presidente della Fondazione Biblioteca Capitolare di Verona e direttore “Telepace” (che ci ha raccontato il vino come simbolo per Papa Francesco e Papa Leone in un’intervista prossimamente online), Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente Movimento Turismo del Vino, e Robert Camuto, giornalista americano e critico enologico - ai banchi di degustazione con 40 cantine (con i migliori assaggi di WineNews raccontati in focus).
“Mi emoziona essere nella Biblioteca Capitolare, un luogo ricco di storia e di manufatti, che custodisce una cultura millenaria, come millenaria è anche la produzione a Soave e nelle aree circostanti di vini importanti e regolamentati già in epoca Romana - ha proseguito il presidente del Consorzio del Soave, Cristian Ridolfi - come allora anche oggi il vino è importante per l’economia e il reddito a cui concorre anche il suo paesaggio, come testimonia il riconoscimento di sito Giahs (Globally Important Agricultural Heritage Systems) della Fao, che ha iscritto la nostra denominazione tra i Patrimoni Agricoli di rilevanza mondiale. La doc Soave non si basa solo sulle sue caratteristiche geologiche particolari, ma anche sull’interpretazione del territorio da parte delle generazioni e sulle Unità Geografiche Aggiuntive (Uga), che offrono un modo per raccontarla attraverso storie e peculiarità, promuovendo il turismo enogastronomico e culturale. Il vino ha una caratteristica unica: porta con sé una storia e un ricordo, collegando il presente al passato attraverso l’annata, il produttore e l’esperienza di degustazione”.
Ed è questo il quadro in cui si muove il cambiamento epocale che il Soave sta vivendo tra la modifica del disciplinare e il “Progetto Identità Soave” (come ci ha spiegato Ridolfi in un’intervista, a WineNews, prossimamente online). In sintesi la modifica disciplinare, condivisa con la filiera e in attesa di approvazione, riordina l’esistente per creare una netta separazione geografica e qualitativa tra i vini di pianura e i vini di collina. Il Soave Doc potrà essere prodotto nelle zone pianeggianti, con rese per ettaro inferiori focalizzate su un prodotto fresco e non potrà utilizzare le menzioni di sottozona e le Uga. Il Soave Superiore Docg potrà essere prodotto solo in collina e si potrà fregiare delle menzioni “Classico” e Uga. Quindi, chi vorrà indicare la singola vigna o la Menzione Geografica in etichetta dovrà obbligatoriamente produrre nel rispetto del più rigido disciplinare della Docg Superiore. Le rese ulteriormente ridotte e l’allungamento dei tempi di affinamento minimi valorizzeranno la longevità del vino collinare. E, al contempo, il Consorzio sta lavorando a una revisione e riorganizzazione delle attuali Uga, che attualmente sono 33.

Focus - “Appuntamento Soave”: i migliori assaggi by WineNews
Coffele - Soave Doc Classico Castel Cerino 2021 - Uga Castelcerino
Paglierino luminoso. Al naso domina la nota agrumata, poi erbe aromatiche e leggera punta minerale. Il sorso è pieno, succoso e sapido; il finale leggermente salino. La bella freschezza lo rende immediato e al tempo stesso è complesso.

Cadis 1898 - Soave Classico Doc Castelcerino 2025 - Uga Castelcerino
Paglierino luminoso. Naso di fiori bianchi dolci, frutti bianchi maturi, bergamotto. Al palato fresco e sapido, ha finale persistente con chiusura ammandorlata.

Suavia - Soave Doc Classico Monte Carbonare 2023 - Uga Carbonare 2023
Paglierino brillante. Al naso all’agrumato intenso si aggiungono note speziate, di nocciola e macchia mediterranea. In bocca l’acidità è incisiva, la sapidità minerale evidente e il finale lungo e persistente.

La Cappuccina - Soave Doc Classico Monte Stelle 2024 - Uga Brognoligo
Paglierino lucente. Alle note di frutta a polpa gialla matura e di mandarino si aggiunge un tocco di lavanda. Il sorso presenta un’iniziale freschezza nervosa che lascia spazio alla densità della struttura. Sapido ed equilibrato persiste a lungo.

Le Mamdolare - Soave Classico Superiore Docg Monte Sella 2024 - Uga Brognoligo
Giallo dorato carico luminoso. Consistente nel calice. Al naso frutta matura e fiori dolci si mescolano ad erbe aromatiche e note minerali. L’attacco del sorso è morbido e prontamente sostenuto da acidità piacevole e sapidità che ne allunga il finale asciutto.

Prà - Soave Doc Classico Monte Grande 2023 - Uga Monte Grande
Paglierino brillante. Al naso note di frutta tropicale si mescolano a quelle agrumate con un accenno amaricante. Il sorso è pieno e vibrante ed evolve verso una certa morbidezza; chiusura lunga, fruttata e minerale.

Gini - Soave Doc Classico Froscà 2021 - Uga Froscà
Paglierino luminoso. Al naso prevale l’agrumato del pompelmo con una nitida nota amara che intercetta la tostatura della nocciola. Al sorso è ricco, sapido con note di frutto della passione. Succulenza e persistenza non vengono affievolite dalla freschezza.

Collis Heritage - Soave Docg Superiore Classico Castellaro Clivus 2024 - Uga Castellaro
Paglierino intenso. Appare consistente nel calice e al naso con note dolci di frutta bianca matura, miele e sfumature vanigliate. Il sorso pieno, caldo e sapido è sostenuto da bell’acidità. Finale ammandorlato.

Bolla - Soave Docg Superiore Classico Tufaie 2024 - Uga Castellaro
Paglierino brillante con riflessi dorati. Le note floreali intense si accompagnano a quelle di frutta dolce e vaniglia. Il sorso è rotondo, amaricante e sapido. Snello di beva, ha un finale lungo.

Vicentini - Soave Docg Superiore Il Casale 2024 - Uga Monte di Colognola
Paglierino scarico. Al naso note floreali intense e pulite; sentori fruttati freschi e agrumati con note mielate e minerali. Fresco e di struttura armonica al palato, ha un bel finale con ritorni sapidi.

Santi - Soave Classico Doc Colforte 2025
Paglierino carico. Al naso sentori floreali, di frutta croccante ed esotica con sfumature di miele. Corpo e spalla acida al sorso si accompagnano a spiccata sapidità; armonico con finale fruttato.

Vitevis - Soave Doc Monopolio 2024
Paglierino chiaro. Note di frutta affiancano quelle di agrumi con sfumature floreali dolci. Il sorso si caratterizza per acidità vivace, sapidità e un ritorno fruttato nel finale.

Clementina Palese

Focus - “Appuntamento Soave”, il Consorzio: stile, modalità di consumo “fuori dagli schemi” e rivoluzione narrativa delle Uga per rispondere ai mercati
“Appuntamento Soave, alla sua terza edizione, cresce e si consolida non solo grazie alla fiducia dimostrata dalle aziende produttrici, ma anche per la crescente attenzione da parte degli stake-holders di riferimento. Ci piace pensare ad “Appuntamento Soave” come ad un autentico laboratorio di idee dove ha ampio spazio la contaminazione tra ambiti differenti, dall’economa all’impresa, dal mondo del turismo a quello della cultura, e al cui interno possa nascere una sorta di “Manifesto programmatico” da seguire per i prossimi anni. Parto dal titolo che è stato scelto per questo talk, “Soave, l’evoluzione del presente” che si può leggere, in senso stretto, riferito al vino che evolve negli anni, “Soave, great now, great later”, per usare un’espressione amata dagli americani, ma anche in senso più lato, e cioè rivolto alle sfide del mercato e al mutamento dei consumi”. Queste le parole con cui Cristian Ridolfi, presidente del Consorzio del Soave, ha aperto il suo intervento nell’ambito del talk “Soave, l’evoluzione del presente”, evento nell’evento di “Appuntamento Soave”, nei giorni scorsi alla Biblioteca Capitolare di Verona: un contenitore dalla “duplice anima”, in cui fare il punto sulla denominazione e sulla versatilità del Soave, e nello stesso tempo riflettere su temi che, partendo dal vino, hanno immediati collegamenti con l’attualità, il costume, la società, che si tiene, da sempre, nel centro storico Patrimonio Unesco della città scaligera per sottolineare il forte legame tra il Soave e Verona. L’evento nasce, infatti. con l’intento di raccontare il Soave partendo dal cuore di Verona, divulgandone l’eccellenza del vino e la bellezza delle colline - riconosciute Patrimonio Agricolo Mondiale dalla Fao . a operatori del settore, stampa specializzata, wine lovers e appassionati.
Eleganza e capacità evolutiva sono state le due direttrici lungo le quali si sono svolti i lavori dell’edizione 2026, intese come due tratti distintivi e complementari di questo vino bianco: l’eleganza nel Soave, infatti, è ben presente sia quando si è di fronte un calice d’annata, più fresco e fruttato, sia quando si è di fronte ad un calice più evoluto, con rimandi alla mineralità e ai sentori terziari. Una quarantina le aziende del Consorzio che hanno preso parte all’evento - da Balestri Valda a Benini, da Bolla (Gruppo Italiano Vini - Giv) a Cadis1898, da Ca’ Rugate a Camerani, da Canoso a Cantina del Castello, da Carlo Alberto Negri a Casarotto, da Coffele a Collis Heritage, da Corte Adami a Corte Mainente, da Corte Moschina a Dal Cero, da Dea Wine a Fattori, da Franchetto a Giannitessari, da Gini a Ilatium, da Inama a La Cappuccina, da Le Albare a Le Battistelle, da Le Mandolare a Monte Tondo, da Nardello a Prà, da Roccolo Grassi a Santi, da Suavia a Tessari, da Tenuta Sant’Antonio a Tirapelle, da Vicentini a Vitevis - e che hanno messo in degustazione le loro differenti interpretazioni di Soave, sia fresco che più evoluto, a testimonianza di come l’eleganza, elemento distintivo per eccellenza nel vino Soave, sia riscontrabile sia nei vini d’annata sia nelle referenze con qualche anno di affinamento in bottiglia, per un pubblico attento e altamente profilato, che ha preso parte all’evento. L’ampia presenza di ristoratori, di operatori di settore, di stampa specializzata e a seguire di appassionati, ha testimoniato la bontà del format, di una sola giornata, con attività suddivise per target così da assicurare ai partecipanti la possibilità di lavorare e di approfondire la conoscenza del Soave e della sua zona di produzione, è il bilancio del Consorzio. Come nel seminario formativo “Il mercato del vino cambia: freschezza e longevità diventano un’opportunità per il Soave?” curato da Ais-Associazione Italiana Sommelier, con un’approfondita lezione sul Soave, tenuta Alberto Toffanello, Miglior Sommelier del Veneto 2025, e fortemente voluto dal Consorzio nella convinzione che aggiornamento e formazione siano essenziali per essere dei buoni ambasciatori del vino Soave, in grado così di divulgare il patrimonio che sta dietro ogni singolo calice, con 50 sommelier da tutto il Veneto che hanno preso parte ai lavori. E come nella masterclass “Il Soave, tra freschezza e longevità” condotta da Robert Camuto, giornalista americano e critico enologico, già firma di “Wine Spectator” per l’Italia, e rivolta ai ristoratori, agli operatori e alla stampa specializzata con l’obbiettivo di raccontare le diverse anime del Soave partendo dalle Unità Geografiche Aggiuntive, in un viaggio trasversale da ovest (suolo calcareo) a est (suolo vulcanico), e dalle annate più fresche a quelle più evolute, a dimostrazione della notevole capacità del Soave di evolvere nel tempo. Una fotografia istantanea del livello qualitativo che la denominazione presenta oggi. “Appuntamento Soave” è un format che, anche nell’edizione 2026, “ha raccontato l’identità e la contemporaneità di una denominazione capace di coniugare freschezza e capacità evolutiva - conclude Cristian Ridolfi, presidente del Consorzio del Soave - il Soave è un vino che sa esprimersi con grande eleganza quando viene degustato giovane e fresco, ma che rivela una straordinaria complessità dopo qualche anno di evoluzione in bottiglia. In questo senso, trovo particolarmente efficace l’espressione americana “great now, great later”: è perfetta per descrivere il Soave di oggi, un vino eccellente nel presente e altrettanto capace di regalare emozioni nel tempo”.
Tornando al talk, tanti gli spunti emersi nella tavola rotonda, moderata da Luciano Ferraro, vicedirettore del “Corriere della Sera”, dove partendo dal vino si sono affrontati argomenti di stretta attualità, dalla situazione economica e politica internazionale alla rivoluzione nel modo di approcciarsi al cibo e alle bevande tra i consumatori più giovani, risultato di contaminazioni culturali a livello globale, passando per l’enoturismo e le opportunità che questo potrebbe generare. Di giovani e di come rivolgersi a loro in merito al vino ha parlato Federico Veronesi, ad Oniwines (il gruppo della famiglia Veronesi che mette insieme le cantine Tenimenti Leone nei Colli Albani nel Lazio, La Giuva in Valpolicella, Podere Guardia Grande in Sardegna, Villa Bucci, gioiello delle Marche e del Verdicchio dei Castelli di Jesi, la storica Pico Maccario in Monferrato e nel Trentodoc con Ert105, e le enoteche con cucina di Signorvino, in Italia e all’estero Signorvino): “noi cerchiamo di rendere il vino più accessibile e dinamico tramite una formazione specifica di chi lo rivende nei nostri negozi. Usiamo un linguaggio non necessariamente tecnico, sapendo che mediamente il cliente non sa nulla di vino. Abbiamo manuali di formazione su vari livelli e regioni, ma traduciamo i tecnicismi in terminologie comprensibili e messaggi intuitivi per la clientela. Ci affidiamo a ragazzi giovani e appassionati, liberi dalle “sovrastrutture” e dai preconcetti che hanno appesantito il mondo del vino negli ultimi anni. Anche la comunicazione esterna segue questa linea, con “pillole” di informazioni rapide e veloci. Dire che “i giovani non sono più interessati al vino” è una verità parziale. I volumi di consumo sono calati ed è cambiato l’approccio, ma c’è un grandissimo interesse e curiosità, forse più di prima. Bisogna essere consapevoli che si berrà meno in termini di quantità; quindi, dobbiamo lavorare sul valore e sulla comunicazione. Oggi i giovani, quando aprono una bottiglia, cercano la storia e il produttore su Instagram e si informano molto di più rispetto alle generazioni passate, per le quali il vino era quasi un alimento quotidiano da pasto. A mio vedere il Soave oggi è tra i migliori bianchi d’Italia per potenziale di invecchiamento e storia legata ai terreni vulcanici. Tuttavia, serve una visione comune a livello di Consorzio e cantine per creare valore: oggi avere un “buon vino” è solo la base, serve costruirci attorno una storia e un valore commerciale”.
Dell’importanza di avere figure professionalmente formate ha parlato anche Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente Movimento Turismo del Vino, in merito al fenomeno dell’enoturismo in Italia. “L’enoturismo è oggi senza dubbio un’occasione di crescita per le aziende vitivinicole; il Movimento Turismo del Vino ha dato la prima spinta all’apertura delle cantine nel 1993, quando è nato. L’enoturismo di adesso è molto diverso perché, a differenza del passato, oggi le cantine sono aperte al pubblico e sono più o meno organizzate per l’accoglienza. Ma serve molta formazione. Le grandi aziende hanno un “iter di visita” ben definito, con standard e modalità condivise all’interno. Le piccole aziende invece attraggono molto anche per la possibilità di far provare da vicino la passione per il vino: molto spesso è il produttore in prima persona che si mette in gioco con i visitatori. Rispetto alle vendite poi, non penso che il calo degli acquisti possa essere coperto totalmente, e soprattutto in tempi così rapidi, dall’enoturismo, ma è sicuramente un’opportunità da accogliere, preparandosi però in modo adeguato. Non possiamo pensare di aprire la cantina ed essere subito pronti. Faccio un esempio: spesso in cantina viene frainteso un espositore con uno scaffale di vendita. Le bottiglie, per essere vendute, vanno esposte in un certo modo e bisogna dotarsi di determinati mezzi. Bisogna inoltre pensare che i tour operator vanno aggiornati nei momenti giusti e occorre collaborare attivamente con i taxi e gli Ncc per essere pronti a offrire qualcosa di diverso ogni anno. Anche il turista che abita vicino (turismo di prossimità) va attratto e conquistato; tuttavia, per farlo nel modo giusto, bisogna studiare e prepararsi con professionalità. Oggi l’enoturismo sta crescendo in tutte le zone di produzione e, mentre in passato la cantina doveva trovarsi necessariamente lungo la strada per evitare che fosse difficile da raggiungere, oggi c’è proprio la volontà da parte del visitatore di vivere un’esperienza che sia quasi difficile da ottenere, e quindi percepita come particolare e unica”.
Il wine writer Robert Camuto ha commentato le differenti interpretazioni del Soave, spiegando dal suo punto di vista come potrebbero porsi i produttori quando vanno all’estero. “Per una maggiore presenza sui mercati potrebbe essere più rilevante domandarsi come viene percepito il proprio vino in quel mercato, quanto quel vino sia accattivante e seducente all’estero. Per tale motivo ritengo fondamentale la presenza del produttore sui mercati affinché racconti la sua terra e la sua azienda. Dal mio punto di vista il vignaiolo non è un artista: egli è invece una guida al territorio che fa del suo meglio per interpretare “il terroir”, dalla ricerca, alla vigna, fino in cantina. Far conoscere il territorio d’origine di un vino è oggi il lavoro più grande. Dico spesso che i vini bianchi sono “l’arma segreta dell’Italia” che nel mondo è ancora conosciuta soprattutto come Paese che produce vini rossi. I grandi vini bianchi d’Italia, tra cui colloco certamente anche il Soave, hanno un enorme potenziale di miglioramento col trascorrere del tempo. A mio vedere l’Italia produce una buona varietà di grandi vini bianchi, da Nord a Sud, che sanno conservare la freschezza nonostante il calore del sole e che sanno reggere alla prova del tempo, regalando intriganti complessità”.
Si è poi parlato, con Monsignor Bruno Fasani, presidente della Fondazione Biblioteca Capitolare di Verona e direttore di Telepace, di come negli anni le città, con le loro osterie sempre più rare, abbiano cambiato volto. “Le osterie sono sparite nei grandi agglomerati dove spesso un certo tipo di turismo si è imposto sulle logiche territoriali. Ma esistono ancora: io, per esempio, vengo dalla Lessinia e so bene cosa rappresenta l’osteria della mia contrada, conosco che valore ha quell’osteria che si trova in quel preciso angolo dove le persone si ritrovano ancora, rendendo proprio l’osteria un luogo di incontro. Mi viene in mente la citazione di una famosa poetessa inglese, Elisabeth Bishop, la quale diceva che “l’arte di perdersi è l’arte che si impara più velocemente”. E ci cadiamo dentro tutti. Perdersi vuol dire che si rompono le relazioni, ma non per motivi di rottura o di aggressività. Ci perdiamo perché la vita ci porta distante, perché perdiamo gli amici e perdiamo le frequentazioni. Ecco, quindi, che il ritrovarsi intorno a un tavolo, è proprio un “antidoto” al perdersi perché lì vieni a conoscenza di quello che succede nel cotesto sociale in cui vivi: ti informano se qualcuno sta male, se c’è un problema, e si ritrovano gli amici. Nelle città il turismo in qualche maniera ha trasformato i luoghi di incontro in luoghi molto attrattivi, per esempio, da un punto di vista culinario, ma ha fatto perdere quella che è la convivialità dell’osteria. Questa io, al contrario, la ritrovo per esempio nei piccoli centri dove il fatto di incontrarsi è sinonimo di relazione umana. La settimana scorsa ero in una malga della Lessinia e, tra l’altro, ho bevuto un Soave. Ecco, per esempio oggi le malghe sono diventate degli spazi dove ci si incontra e si parla con la gente del posto. Non ci tornavo da tanto tempo però lì ho ritrovato le mie radici, ragazzi coi quali abbiamo fatto la scuola insieme quando avevamo 15 anni. Le osterie, così come le malghe, sono luoghi dove il valore umano prevale sul valore dell’enologia e dell’arte culinaria”.
E proprio il mutamento della convivialità è stato citato da Cristian Ridolfi, presidente del Consorzio del Soave, nella sua riflessione conclusiva. “L’attuale congiuntura economica e politica, caratterizzata da incertezze ormai croniche e dalla conseguente difficoltà a programmare da parte delle aziende, registra un cambiamento radicale dei modelli di consumo dove il concetto stesso di convivialità sta cambiando a ritmi vertiginosi. Pensiamo ad esempio al turismo di massa oppure alla società che è in generale sempre più multietnica con offerte vini e menù che sono uguali da New York a Milano. Di fronte a un calo globale dei consumi di vino e a una nuova attenzione verso il benessere da parte dei giovani, il Consorzio deve reagire attivando percorsi promozionali totalmente nuovi e, in alcuni casi, fuori dagli schemi convenzionali. Sfide nuove richiedono risposte nuove. In questa direzione, quando si parla di Soave, vale la pena sostituire il termine tecnico “qualità” con il concetto di “stile”, cioè l’identità espressiva del vino, in particolare del Soave d’annata, che deve essere sempre più riconoscibile ed in grado di distinguersi. Parallelamente, si deve lavorare sulla valorizzazione del territorio e sulla “rivoluzione narrativa delle Uga”. Le Unità Geografiche Aggiuntive rappresentano il cuore del racconto del territorio del Soave all’esterno, specialmente sui mercati internazionali e, sebbene far comprendere ai consumatori il valore delle Uga sia oggi alquanto sfidante, la narrazione basata su “persona-territorio-etichetta” è l’unico strumento in grado di stimolare un vero approfondimento e favorire di riflesso anche l’enoturismo. Non appena il nuovo disciplinare di produzione sarà ufficialmente approvato dal Ministero dell’Agricoltura, il Consorzio metterà a disposizione delle aziende tutti gli strumenti promozionali legati all’identità delle Uga, una sorta di “cassetta degli attrezzi”. L’obiettivo commerciale è far sì che l’operatore estero o il ristoratore inserisca in carta non un solo Soave generico, ma molteplici referenze permettendo di degustare e confrontare le peculiarità e le sfumature di ciascuna specifica Uga”.

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