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NEL 2026

Spreco alimentare, in Italia costa 13,5 miliardi con oltre 5 milioni di tonnellate di cibo buttato

I numeri del rapporto Waste Watcher International che sarà presentato, domani, per la “Giornata internazionale” promossa dall’Onu
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLO SPRECO ALIMENTARE, SPRECO ALIMENTARE, Non Solo Vino
Lo spreco alimentare in Italia costa 13,5 miliardi di euro nel 2026

Un conto che supera i 13,5 miliardi di euro e oltre 5 milioni di tonnellate di alimenti destinati alla spazzatura: è il peso dello spreco alimentare in Italia nel 2026, un fenomeno che continua a coinvolgere l’intera filiera, con un impatto particolarmente significativo sui consumi domestici, ai quali sono attribuibili 7,3 miliardi di euro. Secondo l’ultima rilevazione, ogni cittadino italiano getta in media 554 grammi di cibo alla settimana, equivalenti a 79 grammi al giorno. Un risultato che, pur nella sua apparente esiguità quotidiana, mantiene il Paese distante dal traguardo indicato dalle Nazioni Unite per il 2030: contenere lo spreco settimanale a 369,7 grammi pro capite. Un divario che restituisce la dimensione di una sfida ancora aperta e che sarà al centro della “Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari”, istituita dall’Onu e celebrata, domani, 29 settembre. Per l’occasione, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani a Roma, ospiterà un incontro promosso da Spreco Zero, la campagna pubblica di sensibilizzazione sul tema, nel quale sarà presentata la nuova edizione del rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International, con gli interventi, tra gli altri, di Maurizio Martina, dg Fao, e Maximo Torero, capo economista dell’organizzazione.
La portata del problema emerge con ancora maggiore evidenza osservando i dati su scala mondiale. Il 13,2% degli alimenti prodotti viene, infatti, perso prima ancora di arrivare sugli scaffali dei punti vendita, a causa di criticità nella logistica, nella movimentazione delle merci e nelle tecnologie di conservazione. A questa quota si sommano le quantità di cibo che vengono eliminate nelle fasi successive della filiera, dai consumi domestici alle attività di ristorazione, fino alla distribuzione commerciale. Un sistema di inefficienze che non si limita a disperdere risorse alimentari ed economiche, ma contribuisce anche al cambiamento climatico: le perdite e gli sprechi sono, infatti, all’origine dell’8-10% delle emissioni globali di gas serra. Una dimensione che gli esperti sintetizzano con un’immagine efficace: se lo spreco alimentare fosse uno Stato, occuperebbe il terzo posto nella classifica mondiale degli emettitori.
Il messaggio della “Giornata internazionale assume quest’anno una prospettiva nuova. Come spiega Andrea Segrè, direttore scientifico Campagna Spreco Zero e Osservatorio Waste Watcher International, il fenomeno non viene più affrontato esclusivamente nella sua dimensione etica, ma anche come uno strumento attraverso cui promuovere un cambiamento nella società. Una riflessione che si inserisce in un anno simbolico per l’Italia, segnato dal decennale della Legge Gadda del 2016, che ha introdotto misure per favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari.
L’impegno di Spreco Zero proseguirà inoltre l’8 ottobre a New York, dove la campagna approderà alle Nazioni Unite insieme al fondatore Andrea Segrè e a Matteo Vittuari, del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, per contribuire al confronto internazionale sulle strategie di contrasto alle perdite e agli sprechi alimentari. Una sfida che parte dalle scelte quotidiane, ma che chiama in causa l’intera filiera: perché dietro ogni alimento sprecato non c’è soltanto cibo che finisce nella spazzatura, ma risorse, lavoro ed energia che vanno perduti.

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