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DATI

Tenuta San Guido, Antinori e Frescobaldi: ecco le griffe del vino italiano al top per redditività

L’analisi della giornalista economica Anna Di Martino sui bilanci 2020 delle 106 aziende (che valgono il 62% del giro d’affari del vino)

I grandi del vino italiano, le 106 aziende che, insieme, valgono il 62% del giro d’affari del settore, chiudono il 2020 con un calo dei fatturati del 3,2%, in linea con il trend negativo del 2020 del mondo enoico. Un risultato previsto, migliore di tanti altri comparti economici del Belpaese, figlio di un calo delle vendite sul mercato interno del 10,2% e di una crescita delle esportazioni del 2,4%, come rivela l’analisi di Anna Di Martino, prestigiosa firma dell’economia e del vino, per il “Corriere Economia”. Le 65 aziende private e le 41 cooperative (che valgono il 44,5% del giro d’affari complessivo esaminato, ma solo il 35,9% dell’export e ben il 57% del mercato interno) prese in esame hanno prodotto un fatturato complessivo di 6,7 miliardi di euro, di cui 3,9 miliardi dall’export e 2,7 miliardi dal mercato italiano.
Uno dei dati più interessanti è quello sulla redditività delle cantine italiane nel 2020, prendendo in esame solo le aziende private (e non le cooperative), e analizzando il rapporto tra il margine operativo lordo (ebitda) e il fatturato, svelando un podio di assoluto blasone: Tenuta San Guido, simbolo di Bolgheri e casa del Sassicaia, guidata dalla famiglia Incisa della Rocchetta, con un indice del 59,6%, Marchesi Antinori, dove il lavoro di Piero Antinori e delle sue figlie Albiera, Allegra e Alessia Antinori, insieme all’amministratore delegato Renzo Cotarella, ha portato nel 2020 ad un rapporto ebitda/fatturato del 42%, e la Marchesi Frescobaldi
(con Ornellaia e Masseto), l’altra storica griffe della Toscana enoica, che, con la guida di Lamberto Frescobaldi e dell’ad Giovanni Geddes Da Filicaja, ha raggiunto una redditività del 36,6%. Si rimane in Toscana anche nella posizione n. 4, occupata da Castellani, il gruppo di Piergiorgio Castellani con proprietà e vigneti in tutta la Regione, capace di raggiungere una redditività del 34,6%. Dietro, si piazza il Gruppo Santa Margherita della famiglia Marzotto, guidato dall’amministratore delegato Beniamino Garofalo, che ha riunito nel tempo griffe di assoluto spessore, da Ca’ del Bosco a Cà Maiol in Lombardia, passando per Kettmeir in Alto Adige, Lamole di Lamole in Chianti Classico e Mesa in Sardegna, raggiungendo nel 2020 una redditività del 33,9%. Alla posizione numero 6, con una redditività del 33%, la griffe siciliana Planeta, diretta dalla famiglia Planeta, seguita da un’altra cantina protagonista del Rinascimento del vino di Sicilia, Donnafugata, di Antonio e Josè Rallo, con un rapporto ebitda/fatturato del 24,6%. Alla posizione numero 8 sale l’abruzzese Fantini Group, fondata e guidata da Valentino Sciotti, tra le maggiori realtà italiane per propensione all’export, con una redditività del 22%. Poco distante, Carpineto, gruppo sempre più radicato nei grandi territori di Toscana, delle famiglie Zaccheo e Sacchet, con un rapporto ebitda/fatturato del 21,5%. Chiudono la classifica, alla posizione numero 10, la Famiglia Cotarella, fondata dai fratelli Renzo e Riccardo Cotarella, e ora guidata da Dominga, Marta ed Enrica Cotarella, con una redditività del 21,3%, e Cusumano, cantina guidata da Diego ed Alberto Cusumano ad una redditività del 21,2%, mentre poco sotto il 21% di redditività si piazzano il Gruppo Lunelli (20,7%), che vuol dire la griffe del Trentodoc Ferrari ma anche Tenute Lunelli, tra Trentino, Montefalco e le Colline Pisane, e la storica griffe della Franciacorta Guido Berlucchi (19,75%) della famiglia Ziliani.
Altro indice fondamentale, per capire la solidità, il peso specifico, ma anche, se non soprattutto, il radicamento sul territorio delle grandi aziende del vino, anche in questo caso private, è quello che riguarda gli ettari privati di proprietà. Al primo posto, e non è una novità, troviamo la Marchesi Antinori: tra Tenuta Tignanello, Badia a Passignano, Pèppoli, Antinori nel Chianti Classico, Pian delle Vigne a Montalcino, Tenuta Guado al Tasso a Bolgheri, Tenuta Montenisa in Franciacorta, Prunotto in Piemonte, Castello della Sala in Umbria, l’ultima arrivata, Jermann, in Friuli Venezia Giulia, ma anche Antica e Stag’s Leap Wine Cellars in Napa Valley, sono 2.967 gli ettari vitati in produzione. Sopra i 1.000 ettari solo altre tre aziende: Zonin 1821, con 1.990 ettari divisi tra le 9 tenute italiane (Ca’ Bolani in Friuli Venezia Giulia, Castello di Albola nel Chianti Classico, Abbazia Monte Oliveto a San Gimignano, Castello del Poggio in Piemonte, Oltrenero, nell’Oltrepò Pavese, Feudo Principi di Butera in Sicilia, Rocca di Montemassi in Maremma, Masseria Altemura in Puglia) e quelle in Virginia e in Cile, Marchesi Frescobaldi, con 1.434 ettari in Toscana e 44 ettari in Friuli con Attems, e Castello Banfi, a quota 1.040 ettari a Montalcino, che ne fanno l’azienda di riferimento del Brunello di Montalcino.
Alla posizione n. 5, Tenute Genagricola, holding agroalimentare di Generali Italia, maggior azienda agricola italiana con i suoi 13.000 ettari coltivati, di cui 900 dedicati alla viticoltura, divisi tra 7 aziende vitivinicole in Italia, con i marchi Borgo Magredo, Bricco dei Guazzi, Costa Arènte, Gregorina, Poggiobello, Solonio, Tenuta Sant’Anna, Torre Rosazza, Vineyards V8+, e una in Romania, Dorvena, seguita dal gruppo Terra Moretti Vino, con Francesca Moretti alla guida di 896 ettari di proprietà, da Bellavista a Contadi Castaldi in Franciacorta a Petra a Suvereto, da Acquagiusta Tenuta La Badiola in Maremma a Teruzzi a San Gimignano, a Sella & Mosca in Sardegna. Ed ancora, Tommasi Family Estates, polo del vino dal cuore veneto ma presente, con 572 ettari, in cinque Regioni diverse: le storiche tenute in Veneto, tra Valpolicella, Lago di Garda e Soave, Tenuta Caseo nell’Oltrepò Pavese, Casisano (Brunello) e Poggio al Tufo (Maremma) in Toscana, Masseria Surani (Manduria) in Puglia e Paternoster (Vulture) in Basilicata. Quindi la siciliana Cusumano, con 525 ettari, Gruppo Santa Margherita, con 498 ettari, e Feudi San Gregorio, griffe irpina guidata da Antonio Capaldo con aziende in Friuli Venezia Giulia (Sirch), a Bolgheri (Campo alle Comete), sull’Etna (Federico Graziani), in Basilicata (Basilisco), in Puglia (Ognissole) e nel Cilento (Tempa di Zoè), con 460 ettari di proprietà. Fuori dalla Top 10, ma comunque sopra i 200 ettari vitati di proprietà, vanno segnalati anche Bertani Domains, il gruppo vitivinicolo che fa capo all’azienda farmaceutica Angelini, guidata dal direttore operativo Andrea Lonardi, con 457 ettari tra Bertani, pezzo di storia della Valpolicella, Val di Suga, nella terra del Brunello di Montalcino, TreRose, in quella del Nobile di Montepulciano, e San Leonino, nel Chianti Classico, Puiatti, tra i marchi di punta del Friuli Venezia Giulia, e Fazi Battaglia, nome storico delle Marche e del Verdicchio. E ancora, le siciliane Tasca d’Almerita (411 ettari) e Planeta (362 ettari), Masi Agricola (329 ettari tra Veneto e Maremma), unica azienda vinicola di produzione quotata all’Aim, la griffe dell’Amarone Allegrini (266 ettari), la campana Mastroberardino (250 ettari), la sarda Argiolas (230 ettari) e la siciliana Donnafugata (226 ettari).

Nel novero ristretto a 21 delle cantine capaci di fatturare più di 100 milioni di euro nel 2020, per un totale di 3,93 miliardi di euro (in linea con i fatturati 2019), c’è una grossa novità, di cui WineNews ha scritto più volte: Botter, che ha chiuso l’anno a 230 milioni di euro di fatturato (+5,99%), terzo gruppo del vino italiano, andrà a costituire, insieme a Mondodelvino, che ha chiuso il 2020 a 117,5 milioni di euro, il secondo gruppo più importante del settore, dopo l’acquisizione di entrambe, ad inizio anno, da parte del fondo Clessidra, investment holding controllata dalla Famiglia Pesenti. Stando sui bilanci al 31 dicembre 2020, al top ci sono le due più grandi cooperative del Belpaese: Cantine Riunite & Civ - Gruppo Italiano Vini, con 581,3 milioni di euro di fatturato (-6,83%), e Gruppo Caviro, a quota 362 milioni di euro (+10%). Detto di Botter, sul terzo gradino del podio, al quarto posto, ecco la Marchesi Antinori, con 214,5 milioni di euro (-12,7%), quindi, ancora dal mondo cooperativo, Cavit, a 209,7 milioni di euro (+9,58%). Enorme salto avanti per Italian Wine Brands, che arriva a 204,3 milioni di euro di fatturato nel 2020, il 29,7% in più sul 2019. alla posizione n. 8 Enoitalia (200,8 milioni di euro, +0,75%), quindi Gruppo Mezzacorona (193,6 milioni di euro, +3,73%) e Zonin 1821 (189,5 milioni di euro, -7,55%), a chiudere la top ten. Quindi, nel gruppo delle aziende capaci, nonostante la pandemia e la conseguente crisi economica, di fatturare più di 100 milioni di euro anche nel 2020, Gruppo Santa Margherita (172 milioni di euro, -9,22%), La Marca Vini e Spumanti (152,9 milioni di euro, +8,59%), Terre Cevico (127,3 milioni di euro, +3,95%), Cantina di Soave (121 milioni di euro, -11,03%), Schenk Italian Wineries (118 milioni di euro, +6,16%), Mondodelvino Group (117,5 milioni di euro, +5,7%), Marchesi Frescobaldi (110,7 milioni di euro, -12,49%), Contri Spumanti (107,3 milioni di euro, +13,41%), Ruffino (106,3 milioni di euro, -20,19%), Collis Veneto Wine Group (105 milioni di euro, -3,67%) e Gruppo Vi.V.O. Cantine (101,1 milioni di euro, -5,96%). 
Analizzando i fatturati delle aziende del vino, dividendole tra cooperative e cantine private, nella top 10 del mondo della cooperazione troviamo Cantine Riunite & Civ - Gruppo Italiano Vini (581,3 milioni di euro), Gruppo Caviro (362 milioni di euro), Cavit (209,7 milioni di euro)
, Gruppo Mezzacorona (193,6 milioni di euro), La Marca Vini e Spumanti (152,9 milioni di euro), Terre Cevico (127,3 milioni di euro), Cantina di Soave (121 milioni di euro), Collis Veneto Wine Group (105 milioni di euro), Gruppo Vi.V.O. Cantine (101,1 milioni di euro) e Gruppo Ermes (87,3 milioni di euro). Nella classifica delle prime dieci del mondo del vino privato, invece, ci sono Casa Vinicola Botter (230 milioni di euro), Marchesi Antinori (214,5 milioni di euro), Fratelli Martini (208,2 milioni di euro), Italian Wine Brands (204,3 milioni di euro), Enoitalia (200,8 milioni di euro), Zonin 1821 (189,5 milioni di euro), Gruppo Santa Margherita (172 milioni di euro), Schenk Italian Wineries (118 milioni di euro), Mondodelvino Group (117,5 milioni di euro) e Marchesi Frescobaldi (110,7 milioni di euro).

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