Ogni famiglia, ogni persona, ha una storia che racconta un pezzo della propria vita e magari anche quella della comunità a cui appartiene. Molto spesso queste storie si condividono a tavola e dalla tavola prendono forma, hanno a che fare con il cibo sotto forma di un ricordo, di un aneddoto, di una ricetta, ma anche in proiezione rispetto al domani, alle aspettative e ai desideri di nuovi cibi. Su questo assunto si basa il concorso “Storie a Tavola” di Coop, che ha visto la partecipazione di oltre 700 lavori realizzati dai soci e consumatori: i tre racconti vincitori, selezionati da una giuria di esperti, vedono al centro, rispettivamente, la storia di un ragù turco (scritta da Orkide Izci), una torta di riso realizzata da un’intera comunità (a firma del ligure Federico Barli) ed un uovo fritto come espediente che rimane come ricordo di una vita (raccontato da Annapaola Tondo). Oggi la premiazione a Torino, in occasione del Salone del Gusto-Terra Madre, evento che ancora una volta vede Coop Italia tra i protagonisti.
La sfida è stata raccontare un ricordo legato al cibo, qualcosa che rappresentasse la propria storia e la propria identità: le tre migliori storie, selezionate dalla giuria (Antonio Pascale, scrittore, divulgatore e agronomo, Sara Taschera, direttrice Comunicazione Coop Italia, Carla Coccolo, responsabile relazioni esterne e partnership di Slow Food) sono state premiate oggi, e le ricette di cui hanno raccontato sono diventate l’ispirazione per piatti realizzati in diretta da Alessandro Uccheddu e Piero Pulli, gli chef di Fiorfood, il punto vendita fiore all’occhiello di Coop, e fatti assaggiare ai presenti.
Storie scelte all’unanimità dalla giuria per originalità, pertinenza al tema, capacità emotiva di raccontare un pezzo di vita o di comunità attraverso il cibo e per la loro forza espressiva. Un viaggio vero e proprio tra una “Kıymalı Makarna” (un ragù speziato che profuma di Mediterraneo) che racconta di integrazione tra culture e tavole diverse, tanto più in Emilia dove il ragù è un rito collettivo; una torta di riso ligure frutto del contributo di un intero paese ed un semplice uovo fritto che racconta l’amore di un nonno per la nipote. Storie scelte per raccontare sia il cibo come famiglia che come cura, sia ovviamente i nuovi sapori del cibo, strumento millenario di integrazione tra i popoli.
Il concorso dà il via ad un archivio storico e “sentimentale” della cultura gastronomica e dei piatti italiani, che mette al centro le persone, le memorie familiari e i cambiamenti nei consumi. Il progetto si inserisce all’interno della riflessione avviata da Coop nel 2026 e che proseguirà anche nel 2027 sul valore del cibo per gli italiani e non solo, sul rapporto che li lega al cibo e su come la cooperazione di consumatori possa contribuire a non disperdere il patrimonio culturale della cucina degli italiani peraltro riconosciuta Patrimonio Unesco alla fine del 2025.
Il concorso è parte integrante del progetto “La Tavola del Tempo”, 6 puntate di un vodcast già on air (disponibile su tutte le maggiori piattaforme di ascolto) in cui la storia d’Italia dal secondo dopoguerra ad oggi si intreccia con quella degli italiani. Sei conversazioni che attraversano i decenni fino ai giorni nostri e una proiezione sul domani in cui Coop entra come filo rosso, perché in ogni decennio ha intercettato, e spesso anticipato, un cambiamento culturale interpretando attraverso i suoi prodotti a marchio le esigenze del momento: dai prodotti basici del dopoguerra come la pasta e l’olio fino alla consapevolezza degli anni Ottanta con la linea dei suoi “Prodotti con Amore” (carne senza anabolizzanti, tracciabilità di filiera…) per poi esplorare negli anni Duemila il fenomeno dei downgrading e i concetti di salute e sostenibilità applicata al cibo e ancora la fotografia della tavola di oggi. Guida il racconto Chiara Galeazzi, giornalista radiofonica, e protagonisti delle sei puntate esperti e cultori di cibo quali lo scrittore Antonio Pascale (anche in giuria del concorso), Camilla Baresani e Tessa Gelisio, entrambe giornaliste che si occupano a vario titolo di cibo e di costume sociale, una chef come Chiara Pavan, Paolo Vizzari, che si autodefinisce “un narratore della cucina” e l’antropologo Marino Niola.
“Come tutti sanno Coop è una realtà atipica rispetto alle altre imprese di distribuzione di cibo - osserva Domenico Brisigotti, Presidente Coop Italia - da decenni siamo impegnati nell’educazione al consumo consapevole, come l’evoluzione dei nostri prodotti a marchio dimostra fattivamente. In questa ottica ci sembra doveroso, negli anni in cui tutti guardano con curiosità alla cucina italiana, avviare una riflessione sul tema, e allo stesso tempo organizzare strumenti, situazioni e incontri che possano anche celebrare la grande cultura culinaria di cui il nostro paese è indubbiamente testimone. Siamo molto soddisfatti delle molte storie che abbiamo ricevuto, storie che raccontano come il cibo sia legato indissolubilmente a doppio filo a momenti che le persone ritengono importanti delle loro vite e siamo orgogliosi di poter offrire uno spazio di racconto e riflessione sul ruolo quotidiano che il cibo svolge nelle nostre vite. Continueremo a dedicare al cibo come racconto altri progetti. Sta per partire la collaborazione con la Società Italiana Marketing, rete che mette insieme i dipartimenti di marketing delle università italiane, che proporrà nell’edizione 2026 un contest sul valore del cibo in cui dovranno cimentarsi circa 1.500 giovani studenti di tutta Italia”.
Focus - I tre racconti vincitori del concorso “Storie a tavola” 2026 di Coop
Il ragù turco di Orkide Izci
Vent’anni fa, appena arrivata dalla Turchia a Bologna, ero orgogliosa del piatto di casa mia, il “Kıymalı Makarna”: pasta con carne macinata speziata, per me un po' un ragù anche se i bolognesi non sarebbero d'accordo, sopra yogurt con aglio. Nello studentato lo feci assaggiare a tutti, certa che li avrebbe conquistati. “Che schifo, la pasta con lo yogurt e l’aglio” mi dissero. Rimasi male: con quel piatto volevo dimostrare che non siamo poi così diversi. Ho portato quella delusione per vent'anni, insieme al desiderio di vedere riconosciuti i miei sforzi, non solo in cucina. Il giorno in cui ho ottenuto la cittadinanza italiana, ho cucinato di nuovo quel piatto, per festeggiare. Non per convincere nessuno, stavolta, ma per me: quella pasta racconta il mio viaggio, da migrante a cittadina italiana. Il grano ci accomuna tutti, lo yogurt con l’aglio è la mia Anatolia, la carne macinata è la Bologna che mi ha adottata: due mondi che, in un solo piatto, hanno imparato a stare insieme.
La torta di riso di Federico Barli
C’è sempre la torta nei giorni speciali. Quella di riso ha un profumo che riconosceresti tra mille. “Ti ho fatto la torta” è come dire: ti voglio bene. Per la festa del paese si faceva la questua per le case: chi donava il latte, chi le uova, chi il riso; ciò che mancava si comprava alla cooperativa, che i vecchi chiamavano “il magazin grosso”. La preparazione cominciava al mattino: si imburravano le teglie, si tirava la sfoglia, si sbollentava il riso, si rompevano le uova e si aggiungevano latte, zucchero, scorza di limone, anice, vaniglia e Alchermes. La Flavia era la capocucina: impartiva ordini, controllava ogni cosa e solo lei poteva tagliare torte, ricavando da teglie tutte diverse fette perfettamente uguali. Gli unici due uomini ammessi a quel rito eravamo io, che portavo al forno con il carretto le teglie coperte da vecchie tovaglie, e Remo, il fornaio, che ce le cuoceva gratuitamente. “La torta non si mangia calda, fa male. Aspetta che sia fredda e poi te ne taglio una fetta”.
L’uovo fritto di Annapaola Tondo
Ero a scuola in prima elementare e per la prima volta venne a prendermi il nonno, la zia aveva avuto le doglie improvvise, tutti erano in ospedale ed era rimasto solo lui a casa a farmi da mangiare. Mi fece l’unica cosa che sapeva fare, l’uovo fritto, il più buono mai mangiato in vita mia.
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