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IDEE DI TERRITORIO

Un secolo di storia, ma lo sguardo al futuro, nel segno dell’anima “pop” di Bardolino e Chiaretto

Nei suoi 100 anni, guarda avanti il Consorzio che tutela vini semplici, ma non banali, su un Lago di Garda da 15 milioni di turisti all’anno

“La pop art è capace di trasformare oggetti di consumo popolare attraverso un linguaggio ironico e immediato. Con il Bardolino vogliamo fare lo stesso, per parlare a un pubblico sempre più ampio, a partire dai turisti che già incontriamo sui nostri territori. Un valore aggiunto che intendiamo fidelizzare attraverso un programma di sviluppo orientato su offerta e domanda già a partire da fine ottobre”. Un proposito chiaro, quello espresso dal presidente del Consorzio Vini Bardolino, Fabio Dei Micheli, nel centenario dell’ente di tutela, costituito nel 1926, celebrato anche coinvolgendo il pubblico nel weekend del 10 e 11 ottobre con l’evento “Bardolino Pop Garden”, al Parco di Villa Carrara Bottagisio di Bardolino dove vino, arte e intrattenimento si sono incontrati “illuminati”, nel vero senso della parola, grazie a una sinergia del Consorzio con Art Verona, fiera d’arte moderna e contemporanea organizzata da Veronafiere, dalle opere luminose dell’artista Marco Lodola - esponente del movimento “Nouveau Réalisme” italiano e figura chiave dell’arte pop contemporanea - che ha anche realizzato un’opera per celebrare i cento anni del Consorzio.
Oggi è l’opera di Andy Warhol, che prima ha fotografato la realtà così com’è - dalle zuppe Campbell ai ritratti di Marilyn Monroe - per poi declinarla in più sfumature nelle sue celebri stampe, a ispirare l’immagine dei vini di un territorio unico modellato dal mosaico di climi tra il Lago di Garda e le pendici del Monte Baldo, il rosso Bardolino e il rosa Chiaretto di Bardolino, entrambi a base di Corvina Veronese, vitigno simbolo del territorio. Sono 2.400 gli ettari coltivati dagli 817 soci del Consorzio, di cui 600 viticoltori, per una produzione che nel 2026 ha toccato quasi i 20 milioni di bottiglie equamente suddivise tra Bardolino e Chiaretto, con un export, che vale il 60% del giro d’affari, destinato perlopiù ai Paesi di provenienza dei milioni di turisti che ogni anno si affacciano sulla sponda veronese del Lago di Garda: Germania, Paesi Bassi, Francia, Regno Unito, Scandinavia, Stati Uniti, Canada e Giappone.
Rendere il vino più accessibile, più “pop”, senza perdere la profondità e l’autenticità che lo caratterizzano per liberarlo dal percepito dell’accesso per i soli esperti, renderlo coinvolgente e raccontarlo in modo semplice e affascinante: queste le vie di uscita dalla crisi dei consumi indicate da tempo e da più parti a cui poche iniziative concrete stanno seguendo. Quasi che smarcare il vino dall’autoreferenzialità, dal linguaggio per eletti, due delle ragioni - e solo due - dell’allontanamento dei più dal suo consumom, sia una “mission impossible”. Il Consorzio Vini Bardolino, invece, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e, proseguendo il lavoro sull’identità del Chiaretto e del Bardolino per rivendicarne ed evidenziarne l’anima pop, ha cercato spunti nelle esperienze di successo di altri settori.
“Un aspetto chiave del nostro progetto è il tema del “vino pop” - ha continuato Dei Micheli - ma non il solo. Stiamo conducendo diverse ricerche, come quella sulle influenze del cambiamento climatico sulla nostra denominazione basata su un archivio storico di curve di maturazione di ben 36 anni che sta coinvolgendo i massimi esperti del settore sotto la guida del professor Attilio Scienza. Ancora più importante, siamo riusciti a elaborare delle curve di previsione che delineano il probabile andamento climatico nei prossimi 30 anni. Si tratta di dati di fondamentale importanza che saranno resi pubblici entro la fine dell’anno. Peraltro l’analisi dei vari microclimi, i cambiamenti avvenuti e le curve di maturazione hanno confermato l’esistenza delle tre sottozone individuate anni fa ai vertici della piramide qualitativa del Bardolino: Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna. E ancora la ricerca con Maurizio Ugliano dell’Università di Verona sulla suscettibilità alla luce del Chiaretto, tema di vitale importanza per garantire la costanza qualitativa per il Chiaretto, il rosato a denominazione più importante in Italia. Proseguiremo con un’altra ricerca per definire a quale gradazione di rosa della gamma già definita anni fa corrisponde la massima espressione caratteristica del Chiaretto”.
Sviluppo e messa a punto dell’enoturismo non possono che essere nel futuro dei vini Bardolino, svincolandosi, però, dall’ambito ristretto del settore e collegandosi a tutto l’importante flusso turistico sul Lago di Garda di 15 milioni di presenze annue. Turismo attratto da una offerta variegata quanto tutti i profili delle persone potenzialmente “intercettabili” dai vini Bardolino. Un futuro che non può prescindere dall’allocazione delle risorse da parte dei comuni non in massima parte sull’accoglienza turistica, come accade oggi, ma anche sull’agricoltura e sulla viticoltur, in particolare, che rappresenta una importante e complementare attività economica del territorio, nonché un presidio contro il suo degrado. Uno studio del Consorzio sta monitorando lo stato dell’arte della ricettività delle cantine per fornire progetti di sviluppo concreti e strategie per offrire esperienze adeguate a fidelizzare al consumo i visitatori in particolare stranieri. Si tratta di progetti che possono contare anche sulla propulsione degli under 40, che nell’Associazione dei giovani produttori sono ben 40, naturalmente ambasciatori dell’immagine pop dei vini Bardolino, anche grazie ai percorsi di formazione del Consorzio a loro dedicati.
Un percorso, quello individuato dal Consorzio, che coincide con le indicazioni scaturite dall’analisi di Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio del Vino di Unione Italiana Vini (Uiv), presentata nella mattinata di approfondimento dedicata al futuro dei vini Bardolino “Voltiamoci avanti - Vino: pensare Top e progettare Pop”, titolo significativo che porta la firma di Giacomo Mojoli, giornalista ed esperto di attualità e delle dinamiche economico-sociali del mondo del vino, che già diversi anni fa predicava la “poppizzazione” del vino. “La sfida oggi non è necessariamente cambiare il prodotto o il linguaggio, ma intercettare nuovi bisogni e rendersi visibili nei luoghi e nei momenti in cui questi si manifestano - ha sottolineato Flamini - e per il Bardolino, la prima chance è proprio il territorio, con i suoi importanti flussi turistici. Occorre presidiare la ristorazione e i luoghi di aggregazione, investire sulla formazione degli operatori e fare di ogni occasione di consumo un’opportunità per far conoscere il vino e fidelizzare nuovi consumatori”.
Giacomo Mojoli, sul palco del Centro Congressi di Garda, ha stimolato e cucito le riflessioni di Renato Bosco (Pizzeria Renato Bosco), Margherita Tovo (Meracinque), Andrea Amadei, conduttore radiofonico Rai, Andrea Pernigo (Pernigo Group), Diego Rossi (Trattoria Trippa di Milano). “Pensare Top e progettare Pop - ha spiegato Mojoli - non significa scegliere tra eccellenza e accessibilità, ma fare in modo che l’eccellenza possa essere compresa, condivisa e vissuta. Per il Consorzio Vini Bardolino, celebrare cento anni non significa soltanto ricordare una storia importante, ma chiedersi quale storia cominciare a scrivere. Il vino ha bisogno di qualità, certo, ma anche di cultura, creatività, “leggerezza pensosa”, collaborazione e nuovi linguaggi. Ha bisogno di nuovi paradigmi, di ritrovare una relazione autentica con le persone e con la società che cambia”.
Attingere ad esperienze diverse, anche contigue, è un modo di allargare lo sguardo, anche per avviare una comunicazione con la ristorazione e la recettività turistica perché tra turismo e vino si crei sinergia. “La pizza è democratica perché accessibile a tutti e questa è la sua forza - ha osservato Renato Bosco, maestro di pizza e imprenditore, che ha trasformato un piatto popolare in un simbolo di qualità e ricerca, organizzando anche “scuola di pizza” per bambini, comprendendo l’importanza dell’educazione del gusto - il mondo del vino deve imparare la stessa lezione: essere trasversale, creare esperienze comprensibili e coinvolgenti con semplicità e coerenza. Serve un’ultima spinta per portare il vino nelle pizzerie, dove la famiglia vive momenti di condivisione: carte con vini accessibili e sviluppo della competenza di chi lo propone”.
“Il nostro progetto nasce dall’ossessione per la qualità puntando su ricerca, innovazione, agricoltura di precisione, rispetto del suolo e salubrità del nostro prodotto e sul suo racconto per generare meraviglia in chi lo scopre e se possibile addirittura euforia. E così coloro che lo scoprono e apprezzano ne divengono ambasciatori”, ha raccontato Margherita Tovo di Meracinque, dove il numero sta per quello delle sorelle che, portando avanti la cinquantenaria azienda familiare, hanno reso il riso Carnaroli un prodotto di eccellenza globale.
“Raccontiamo il vino in modo semplice e veritiero, senza farlo sembrare incomprensibile, puntiamo alla sostanza - ha esortato Andrea Amadei, voce radiofonica e comunicatore del vino - il vino è una bevanda speciale, perché trasferisce in un calice territorio, varietà e saper fare di chi lo produce: questa complessità può generare nel consumatore il rifiuto del “non ci capisco niente, parlatene tra di voi”, oppure suscitare curiosità per tutto ciò che quel vino significa, la storia dei luoghi, delle persone ecc. I consumatori vogliono sapere e capire quando raccontiamo il vino, ma non vogliono sentirsi stupidi”.
Nella stessa direzione il contributo di Andrea Pernigo, imprenditore a tutto tondo approdato più recentemente all’agroalimentare e nel vino con Ripa della Volta, cantina di famiglia in Valpantena. “Nel nostro percorso - ha raccontato Pernigo - abbiamo usato parole, come territorio, passione, tradizione, che usano tutti. Poi ci siamo chiesti se non fosse il caso di trovare il nostro spazio in un mercato affollato, di cercare la nostra identità. Per questo è nata una trattoria all’interno della cantina all’inizio di quest’anno, che ci permette di raccontarci in modo contemporaneo, con linguaggi nuovi e autentici. Il pop vive di volti e di firme, non di etichette vuote. La nostra forza è l’identità concreta che si traduce in esperienza diretta con il consumatore”.
“La mia esperienza - ha ricordato Diego Rossi, cuoco della Trattoria Trippa di Milano - è nata dalla necessità di avere un locale “vero” dove andare a mangiare, quando la trattoria era divenuta soltanto sinonimo di cucina semplice e a buon mercato. Per ricostruire l’anima pop della trattoria serve partire dalla sincerità. Offerta e identità devono guidare la proposta: guardiamo dentro di noi, non solo al mercato. Il vino, come la cucina, deve essere autentico e leggibile”.
Di connessione tra “Slow e Design”, sviluppo di un “Pensiero Sartoriale” - capace di interpretare la complessità della contemporaneità - e “poppizzazione” del vino Giacomo Mojoli si occupa da anni. “Si tratta di tre percorsi apparentemente diversi - ha commentato - ma uniti da una stessa convinzione: la qualità, da sola, non basta. Deve saper incontrare le persone, parlare il linguaggio del presente e diventare parte della vita quotidiana. Slow + Design significa progettare con consapevolezza, rispettando i tempi, i luoghi e le relazioni. Poppizzare il vino significa renderlo più vicino alla società, senza banalizzarlo; superare le barriere dei linguaggi specialistici e dei rituali esclusivi, senza rinunciare alla competenza e alla profondità culturale. Il Pensiero Sartoriale aggiunge un’altra dimensione: la capacità di ri/comporre le differenze, far interagire tradizione e innovazione, identità locale e visione globale. Non applicare modelli uguali a tutti, ma riconoscere le specificità e costruire, ogni volta, relazioni nuove”.

Clementina Palese

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