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Allegrini 2018
IN CANTINA

Una 2020 di qualità, ma le incertezze dei mercati lasciano le griffe del vino con il fiato sospeso

In viaggio, con WineNews, tra quaranta aziende simbolo dell’Italia enoica. In cantina un’annata bellissima, di fronte un inverno di sacrificio

Uve in cantina, vini in molti casi già pronti, e la vendemmia che diventa per molti l’unico squarcio di luce nel buio di un anno, il 2020, nefasto. Abbiamo scritto tanto, ed altrettanto ci sarà da raccontare da qui alla fine dell’anno, sugli effetti che la pandemia di Covid-19 ha avuto sui consumi, anche del vino. Comparto che, in Italia, è stato bravo a resistere al lockdown ed alla prima ondata, imparando a ricollocarsi ed a presidiare in maniera diversa sia il mercato interno che quello estero. Adesso, però, c’è da affrontare una seconda fase di chiusure, sia in Europa che in Italia, con gli ultimi Dpcm che tarpano letteralmente le ali ad un settore che, tra maggio e settembre 2020, ha vissuto un momento di enorme recupero. Di certo, intanto, come emerge dal racconto - a WineNews - di quaranta tra i vignaioli più rappresentativi dell’Italia enoica, ci sono vini di assoluta qualità, che arricchiscono le cantine dal Nord al Sud della penisola. Un buon viatico per affrontare il prossimo mese, ma anche per pensare con un po’ di ottimismo al futuro, specie perché nella maggior parte dei casi si tratta di vini che andranno sul mercato tra un anno o più, quando, si spera, il mondo avrà avuto il tempo ed il modo di riconquistare la propria normalità.
“A Villaggio Fontanafredda la vendemmia 2020 è stata contraddistinta da un andamento generale contraddistinto da un’ottima qualità e con un buon grado di maturazione e sanità delle uve”. Così Andrea Farinetti presenta la raccolta tra i filari della Riserva bionaturale di Villaggio Fontanafredda, un mondo di 120 ettari nel cuore delle Langhe Patrimonio Unesco. “Rispetto all’anno scorso e contrariamente a quanto si pensava a inizio luglio, abbiamo avuto un anticipo di una sola settimana. Inoltre, la prima caratteristica che abbiamo notato quest’anno sulle uve bianche è un grado di maturazione leggermente superiore a quello precedente. I Moscati soprattutto, sono molto ricchi con maggiori quantità di sostanze aromatiche, che risultano superiori alle ultime due annate. Anche l’Arneis dà ottimi riscontri, profumi che paiono avere un’ottima freschezza e pulizia”. Anche le uve a bacca nera promettono grandi risultati. “I presupposti per le uve rosse sono buoni, a partire dal Dolcetto: ottimo colore, grandi profumi, fini ed equilibrati. Per Barbera e Nebbiolo cerchiamo di preservare tutto il meglio possibile di uve ottime. Dal punto di vista quantitativo è un’annata con produzioni nella media per le uve bianche, mentre per le rosse forse sarà leggermente al di sotto delle aspettative, ma poco male visto che la qualità pare essere ottima”.
“Avere in cantina uve sane e belle come le volevi è motivo non solo di orgoglio, ma anche di vero entusiasmo”, esordisce Ernesto Abbona, alla guida della Marchesi di Barolo, tra le aziende più importanti delle Langhe. “Procedendo per ordine di maturazione, i Moscati di Canelli sono strepitosi, così come i Sauvignon che abbiamo a Barolo e a Barbaresco. Gli Arneis buoni in quantità, nonostante noi abbiamo lavorato ad una riduzione delle rese, e qualità soddisfacente. I Dolcetti, che soffrono una situazione di mercato difficile da qualche anno, sono quelli di più difficile gestione: siamo arrivati a qualità discrete e quantità sufficienti. Il top di eccellenza è per le Barbere, in particolare quelle di Agliano e Castelnuovo Calcea, nell’area del Nizza, ma anche quelle di Alba, che hanno goduto di un clima ideale. Con i Nebbiolo abbiamo avuto fortuna, perché quando sono venute quelle piogge torrenziali, a Barolo sono caduti 6 centimetri d’acqua mentre in montagna dieci volte tanto. Alla fine, ha dato sollievo alle vigne dopo settimane di caldo, e poi i giorni successivi, ventilati, hanno evitato ristagni di umidità - evitando muffe e malattie funginee - lasciando il terreno bello umido. Non è stato strepitoso come la Barbera, ma è andato meglio di quanto ci aspettassimo. Per la vendemmia c’è soddisfazione, fino ad oggi eravamo felici anche per come si stava riprendendo il mercato - commenta Abbona - ma oggi c’è preoccupazione per una mancanza di linee guida precise. Ci affidiamo agli altri per avere dei dati certi in base ai quali decidere, ma se ci sono vengono coniugati in modo tale da gettarci nell’incertezza, e questa per un imprenditore è la situazione peggiore in cui potersi trovare: non sappiamo che decisioni prendere. Restiamo ottimisti, è nella nostra indole, ma c’è un po’ di scoramento, sia per la situazione sanitaria che per il quadro burocratico incerto e in continuo mutamento”.
Restando nelle Langhe, il vigneto e la cantina sono il conforto ad un anno difficile anche per Pio Boffa. Qui, “la natura è stata clemente, con la vendemmia e ha portato con sé un connubio perfetto tra la qualità e la quantità”, commenta Pio Boffa, alla guida dell’azienda Pio Cesare, “nonostante si fosse pronti quest’anno ad un sacrificio quantitativo”. Acini di Nebbiolo con gocce rosse come erano anni che non si vedevano, segno che si è saputo attendere con pazienza e questa attesa ha senza dubbio e unanimemente premiato in termini di qualità produttiva. Fuori dalla cantina, però, regna l’incertezza economica che la crisi dei mercati continua a portare con sé, con la chiusura del canale Horeca in Italia e all’estero e una flessione dei volumi esportati. “Senza trascurare l’off-trade ci siamo affidati in gran parte all’Horeca e all’improvviso ce la siamo trovata chiusa in Italia, in Usa, in Asia, in Australia”, racconta Pio Boffa. “Hanno tenuto meglio il Canada e il Nord Europa, ma poi ci sono stati problemi seri, ed è chiaro che non ci si sposta da un canale all’altro in un momento, soprattutto con un vino importante come il Barolo. Le vendite dirette e l’on-line indubbiamente aiutano ma non sono la soluzione a compensare le perdite; si deve essere seri e realisti, comunicando anche al consumatore questa sofferenza”.
Un tema che porta con sé considerazioni anche su un altro aspetto, strettamente legato ai mercati, quello della promozione, affrontato da Alberto Cordero, alla guida della Cordero di Montezemolo. “È un discorso ampio e complesso, ragionare come facevamo fino a pochi mesi fa, oggi, ha poco senso. C’è il tema della mobilità e dei viaggi, che è globale, c’è il tema degli eventi, delle fiere, delle cene che non si possono fare. Ci sono questioni che vanno ben oltre il mondo del vino tout court ed è inutile pensare di avere soldi a disposizione per la promozione: in un ragionamento più generale, si dovrebbe pensare a spendere i soldi pubblici per sostenere la mobilità in sicurezza, sostenere chi lavora, e, di conseguenza, guadagna e magari può spendere anche in una buona bottiglia di vino al ristorante”.
Invita a guardare con fiducia al futuro Stefano Chiarlo, dell’azienda Michele Chiarlo. “Sono rimasto sorpreso, questa estate, di vedere tanti turisti in Langa, soprattutto italiani e stranieri provenienti da paesi a cui non si era abituati come olandesi e belgi alla ricerca di esperienze slow e immersive nella natura. Dobbiamo quindi guardare al digitale per farci trovare pronti, come territorio, pensando al 2022, quando probabilmente saremo davvero fuori da questa crisi. E allora, spero che ci sia quello spirito di rilancio e di crescita, di voglia di fare e di godere del buono e del bello che la vita offre, che c’è stato nel Dopoguerra, e che mai più di adesso ritrovo attuale nei racconti di mio padre Michele Chiarlo”.
In Franciacorta, a fare il punto sulla fine della vendemmia, con le uve in cantina da settimane, e sulla situazione attuale, è Mattia Vezzola, enologo della griffe Bellavista, di proprietà della famiglia Moretti. “Ci sono delle aziende, che rappresentano la maggioranza, che affronteranno questo momento quasi solo attraverso l’analisi finanziaria: ossia, comprando il vino per quanta è la richiesta del mercato. Poi ci sono le aziende legate alla viticultura, per cui indipendentemente da quello che succede, la gestione viticola di qualità va comunque fatta. E costa dai 7 ai 10.000 euro ad ettaro, il che vuol dire che per i 200 ettari di Bellavista comunque 2 milioni di euro di spese fisse, sono in vigna, ci sono. D’altro canto, se vendessimo oggi meno bottiglie, tra un anno sarebbero ancora più buone. C’è un problema di costi produttivi, ma certi vini, come i metodo classico ed i grandi vini rossi da invecchiamento, sono comunque una garanzia di solidità sul piano finanziario. La debolezza è dove al costo gestionale si somma quello del problema di filiera, per certi vini bianchi e per i vini rosati che devono essere venduti adesso, non tra un anno. Tornando indietro, alla vendemmia, le uve sono arrivate in cantina in stato fitosanitario buonissimo, per noi è stata una vendemmia mai vista: non mi era mai successo che la raccolta durasse 23 giorni, una sfida tra me e la natura. È come se l’uva si fosse messa in stand by, pronta per essere raccolta, e dal 20 agosto al 13 settembre non fosse più cambiata. Per prima cosa, regala profumi meravigliosi, grande freschezza, acidità elegante ma non esuberante. È una vendemmia tra le più belle che ricordi, non c’è niente fuori posto: la natura ha preso il sopravvento sull’esperienza”.
A fare il punto sulla raccolta 2020, con i vini in cantina, per il Gruppo Mezzacorona, tra le realtà leader del vino italiano, che attraverso 1.600 viticoltori soci, sovrintende ad un mosaico di 2.800 ettari di vigneto in Trentino Alto Adige e Sicilia, il direttore generale Francesco Giovannini.
“È stata una buona vendemmia, a livello quantitativo in media con gli ultimi anni, anche a livello qualitativo abbiamo avuto delle buone soddisfazioni, specie per quello che riguarda le basi spumanti. C’è stato un po’ di maltempo, ma i nostri soci hanno fatto un grandissimo lavoro in campagna, e tutto il conferimento alla fine è stato di grande qualità, sia per i bianchi, in particolare con buone qualità su Pinot Grigio e aromatici, ma anche sui rossi, con Teroldego e Lagrein su tutti. Guardando ai mercati, per noi giocano un ruolo fondamentale le nostre due controllate all’estero, la Prestige Wine Import in Usa e la Bavaria Weine Import in Germania, di nostra proprietà da dieci anni. Strumenti ancora più importanti in questo momento di difficoltà legato al Covid-19, che qualche problemino ce lo darà, specie sull’Horeca in Italia. Speriamo di riuscire a gestire la situazione, come abbiamo fatto in primavera, sia attraverso l’online che attraverso i nostri canali privilegiati all’estero. È un vantaggio che abbiamo, su due mercati fondamentali, in un momento comunque difficile anche per noi, qualcosa perderemo, ma proviamo a mantenere un certo ottimismo”.
In quella che è la casa delle bollicine del Trentodoc, tra i filari della griffe Ferrari, come racconta Marcello Lunelli, vice presidente del gruppo, “è andata bene, siamo stati graziati dalle grandinate e questo è già motivo di contentezza. Per le basi spumante abbiamo finito il 27 settembre la vendemmia più lunga della nostra storia, durata un mese. È stata un’annata che ha rispettato molto bene il gradiente altimetrico delle nostre vigne, quindi dal basso all’alto l’evoluzione della maturazione ha rispettato questo gradiente, e noi l’abbiamo seguito durante la vendemmia. Che definirei tra il buono e l’ottimo, con rese leggermente superiori alla media (+5%). Manca forse qualcosina in termini di zuccheri, ma per noi è un problema relativo, sono uve equilibrate e dall’ottima acidità, ed essere positivi è un dovere nei confronti di chi se la passa peggio, tra grandinate e colpi di caldo”.
Restando in Trentino, c’è soddisfazione, alla fine della vendemmia, anche tra gli 800 soci della Cantina Lavis: un percorso partito all’inizio della seconda metà di agosto con la raccolta delle uve che vanno a comporre le basi degli spumanti e poi giunto al termine a fine settembre con le ultime varietà a bacca nera a maturazione medio-tardiva. È un bilancio positivo quello tracciato da Cantina Lavis dopo la vendemmia, che ha coinvolto i circa 800 soci che curano 750 ettari di vigne posizionate nelle colline di Lavis, Sorni e Meano, tra i caratteristici terrazzamenti della Valle di Cembra, sino ad arrivare a Isera in Vallagarina, oltre ad alcuni appezzamenti presenti nel territorio altoatesino.
Un’annata per molti versi più che buona, a tratti di grande qualità ed interesse, come spiega a WineNews Loris Vazzoler, direttore tecnico di Santa Margherita Gruppo Vinicolo. “Il nostro giudizio è complessivamente positivo, considerando che abbiamo a che fare con stagioni meteorologiche sempre più estreme e che uscivamo da una vendemmia 2019 molto importante in termini di produzione. Partiamo dal Prosecco Docg di collina che, con una coda d’estate agli inizi di settembre, ci ha permesso di portare in cantina un’ottima annata in termini qualitativi: uve di grande equilibrio, con buona acidità e grande ricchezza e concentrazione di aromi, a fronte di un leggero calo della produzione. Ottima annata per il Prosecco di pianura e per tutte le varietà del Veneto orientale: dal Pinot Grigio ai rossi, la qualità è alta. In Alto Adige, in un’annata contrassegnata da frequenti precipitazioni, siamo riusciti a vendemmiare in tempi ottimali tanto i vigneti per le basi spumante che quelli delle nostre selezioni. Il risultato è, per noi, molto positivo. In Lugana annata non semplice a causa delle condizioni meteo, ma a Cà Maiol siamo riusciti a portare in cantina delle ottime uve, per un millesimo tutto da scoprire. La Toscana si presenta a due facce: in Maremma scontiamo una prolungata fase siccitosa che ha portato ad una vendemmia più contenuta, l’opposto del 2019: l’uva si presenta spargola, con acini piccoli, ed una gradazione più alta. Il Chianti ha goduto di una annata ottimale: piogge regolari e nei momenti giusti, tanto che nel pieno dell’estate non c’era nei vigneti alcun segnale di stress idrico. Non siamo forse al livello di eccellenza del 2018 - il 2020 sarà un millesimo più fresco - ma certamente molto vicini. Buone notizie, infine, anche dai vigneti di Cantina Mesa in Sardegna: il 2020 è stato un anno esemplare, e le viti di Vermentino e Carignano hanno potuto lavorare nelle migliori condizioni”.
Facendo un passo indietro, e tornando proprio nel Prosecco, tra i filari di una delle griffe illustri delle bollicine venete, Bortolomiol, “la vendemmia 2020 è stata molto interessante, contenuta nelle quantità, ma si è lavorato molto nelle selezioni”, racconta Elvira Bortolomiol. “Uve con grandi qualità organolettiche, perché comunque il meteo è stato favorevole per garantirci uve dalla giusta acidità, dal giusto grado alcolico e una grande quantità di minerali. Si preannuncia una bellissima annata, almeno nel Prosecco, territorio che sta vivendo, grazie al riconoscimento Unesco, un momento di grande visibilità e popolarità.”
Se c’è un territorio in cui la vendemmia ha presentato qualche criticità, è la Valpolicella, dove, come racconta Andrea Lonardi, direttore operativo di Bertani Domians, “sono caduti oltre 600 millimetri di pioggia tra giugno, luglio ed agosto. In concomitanza con l’inizio della vendemmia abbiamo avuto anche una forte grandinata, che ha messo a dura prova la nostra capacita di messa a riposo, che oggi si limita a un terzo del nostro potenziale. Ciò ha però dato vita ad uve migliori per le selezioni del Valpolicella. Non sarà un grande anno per gli Amarone, ma ci aspettiamo molto dal Valpolicella. Come territori interni alla Valpolicella, la Valpantena ha avuto un andamento molto più facile rispetto al resto dell’area, Tenuta Nuova, dove la grandine ha fatto più danni, è nella parte bassa della Valle di Negrar, e ha sofferto un po’ di più”.
Gianmaria Cesari, alla guida della storica cantina Umberto Cesari di Castel San Pietro Terme, sui Colli Bolognesi, racconta “una vendemmia qualitativamente strepitosa, le uve raccolte ci hanno sorpreso in positivo, perché nonostante la siccità di marzo e aprile la qualità non ne ha risentito, e la quantità solo in minima parte. I problemi sono arrivati invece a luglio, con la grandine che ci ha tolto il 30% del raccolto, ma con punte fino al 70-80% in alcuni appezzamenti. Spero che questa pandemia ci liberi da queste vessazioni, e che tra due o tre anni, quando tanto di questo vino sarà pronto, ne avremo meno. Il bianco 2019, invece, speriamo di venderlo tra febbraio e marzo del prossimo anno. Nell’andamento generale, quello che ha sconvolto il quadro, sono stati i fenomeni brevi ma di una intensità da fare paura: purtroppo nel nostro mondo bastano quindici minuti per cambiare tutto. Tornando ai vini in cantina, anche i bianchi, oltre ai rossi, ci danno ottime sensazioni su quella che sarà l’annata”. Allargando l’orizzonte al mercato interno ed alla situazione italiana, “gli ultimi Decreti, purtroppo, hanno tarpato le ali alla ripresa e abbattuto il morale, e con quello i consumi, è una situazione davvero preoccupante, per noi come per tutto il settore”.
Tra gli storici filari del Brunello di Montalcino di Tenuta Greppo, la vendemmia secondo l’amministratore delegato di Biondi Santi, Giampiero Bertolini,
“è decisamente molto buona, quasi al livello dello scorso anno, che è stata straordinaria, almeno per quello che abbiamo visto nelle nostre cinque vigne. Da un punto di vista quantitativo le rese sono state più basse, di circa il 10-15%, ma in generale i primi assaggi ci soddisfano molto. Ci siamo salvati con la pioggia di inizio vendemmia, che ha ingrossato leggermente i grappoli diluendo le concentrazioni quel tanto che è bastato per portare in cantina ottimi risultati. Siamo contenti, poi ovviamente ci sono variazioni da una zona all’altra, ma in definitiva è stata una buonissima notizia in un anno tremendo. È difficile capire come pianificare il lavoro per i prossimi mesi, mentre per noi il 2020 non si chiude neanche così male, anche se è stato durissimo e abbiamo perso moltissimo sul lato ristorazione, salvandoci grazie alle enoteche, sia in Italia che sugli altri mercati. Dovremmo avvicinarci ai risultati del 2019, quindi una chiusura tutto sommato molto buona, e questo grazie all’estero, che è cresciuto molto bene nonostante tutto. L’Italia è quella che ha pagato lo scotto più alto, con i quattro mesi terrificanti della ristorazione. Un anno difficile, che ci ha insegnato tante cose, anche a lavorare in maniera diversa, e questo per il futuro porterà dei benefici, se vogliamo trovare dei lati positivi”.
Tra le tenute della galassia Marchesi Antinori, guidata dall’ad Renzo Cotarella, la raccolta è andata, generalmente, molto bene, a partire dal cuore pulsante della produzione, la Toscana. “È stata una vendemmia ottima, non buona, a partire dal Chianti Classico, dove è stata una bellissima vendemmia, uve di ottima qualità nonostante qualche pioggia, Sangiovesi saporiti, strutturati e profumati, leggermente aciduli ma con una dimensione adeguata, secondo me è stata una grande vendemmia per il territorio ed i vini che qui vengono prodotti. A Bolgheri è stata una vendemmia molto buona sia per i Merlot che per i Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, i vini ci lasciano contenti, così come in Maremma, meglio della 2018 e poco inferiore alla 2019. In Puglia produzioni scarse, anche il 20% in meno del 2019, ma vini molto fragranti e freschi, Primitivo e rosato sono venuti molto bene. Bene anche in Umbria - continua Renzo Cotarella- con produzioni più basse della media soprattutto per lo Chardonnay, in linea con le annate migliori, vediamo se molto buona o eccezionale, aspettiamo la malolattica del Cervaro per sbilanciarci. Bene, in Piemonte, sia le Barbere che i Baroli, con le piogge torrenziali scivolate via sui bricchi senza fare danni in vigna. Le prime impressioni sono di Barbere molto mature e colorate e Nebbioli di buon colore ed intensità. La Franciacorta ha retto anche nelle quantità, oltre che confermare una buonissima annata a livello qualitativo. L’unica zona che ha vissuto qualche difficoltà è stata Montepulciano, la zona più tardiva e che più ha subito le piogge: bene le varietà internazionali, meno il Sangiovese, leggermente diluito. Niente di drammatico, ma non siamo ai livelli di Montalcino, dove abbiamo visto un calo quantitativo, come dappertutto, ma qualitativamente è andata bene. La mia impressione è che in generale ci fosse meno uva dell’anno scorso. Nel contesto attuale, il fatto che la qualità sia stata generalmente garantita dall’annata, aiuta molto, un po’ di scorte ci sono e giustifica una vendemmia un po’ più scarsa della media ma che ci soddisfa. Il momento è difficile da interpretare e da prevedere”.
Si è rivelato un raccolto di altissima qualità quello della Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, portato a termine nelle cinque tenute dell’azienda.
La raccolta è iniziata dalle uve del vigneto Vermentino, coltivato presso la Tenuta di Campo al Mare a Bolgheri. È proseguita con le Tenute Vigna a Porrona nel grossetano e La Fuga a Montalcino per poi concludersi, dopo circa due mesi di lavoro, con i sontuosi vitigni Sangiovese e Cabernet Sauvignon delle Tenute di Nozzole e del Cabreo a Greve in Chianti. “A conclusione della vendemmia 2020, possiamo affermare che ci sono tutti i presupposti per un’ottima annata - commenta il presidente Giovanni Folonari -, frutto di una stagione molto armonica, senza picchi climatici eccessivi, ci ha consentito il pieno rispetto dei tempi del vitigno. Il rapporto perfetto tra maturazione dell’uva, acidità e grado alcolico darà vita a vini particolarmente eleganti”.
“La 2020 sarà un’annata che non dimenticheremo facilmente, per innumerevoli motivi, ma anche per la grande qualità della vendemmia”. Così Lamberto Frescobaldi, presidente della Marchesi Frescobaldi, riassume la raccolta, andando poi a raccontare, una ad una, le vendemmie nelle aziende del gruppo. “In Toscana l’inverno è stato generalmente mite e poco piovoso, la primavera invece ricca di precipitazioni che hanno ben arricchito le falde acquifere L’estate calda e siccitosa ha portato a buonissima maturazione tutte le varietà in tutti i nostri terroirs, dalla Ammiraglia sul mare della maremma a Pomino sulle falde dell’Appennino, passando per CastelGiocondo a Montalcino, Perano a Gaiole in Chianti, Castiglioni a Montagnana e Nipozzano a Pelago. Una vendemmia entusiasmante. Il 2020 è stato un anno difficile soprattutto da un punto di vista umano, infatti quando l’Italia si è chiusa per motivi sanitari, noi viticoltori abbiamo continuato ad accudire con passione i nostri vigneti, rispettando sempre tutte le norme di sicurezza. La ricompensa: dei vini straordinari. A Nipozzano - spiega Frescobaldi - condizioni ideali hanno portato le viti ad esprimere il massimo del loro potenziale, donandoci uve sane e di altissima qualità che, unite all’unicità del territorio, sono state premessa per una produzione con ottimi livelli qualitativi e quantitativi. A Castello Pomino, se i primi grappoli arrivati in cantina sono risultati sanitariamente perfetti, non sono state da meno le uve raccolte nelle settimane successive: le calde e asciutte giornate di settembre hanno permesso di condurre fino alla fine una vendemmia di altissima qualità. A Tenuta Perano - continua il presidente della Marchesi Frescobaldi - l’andamento climatico è stato regolare con un’estate calda e giornate di inizio autunno con fantastici sbalzi termici tra il giorno e la notte. Ciò ha donato uve con concentrazioni di zuccheri e polifenoli straordinari per un Chianti Classico, Riserva e Gran Selezione che ricorderemo”. A Montalcino, a Castegliocondo, “la vendemmia è iniziata con i primi Merlot il 3 settembre, mentre per il Sangiovese destinato la produzione del Rosso di Montalcino, si è iniziato a raccogliere il 10 settembre; si è proseguito poi, fino a fine settembre, con la raccolta delle uve che daranno luogo al vino Brunello e Brunello Riserva 2020”. Si va poi a Tenuta Ammiraglia, dove “la prima parte della vendemmia, iniziata nell’ultima settimana di agosto, ci ha permesso di raccogliere il Vermentino e il Syrah con una perfetta qualità delle uve ricche in aromi freschi e fruttati e, la seconda parte, data da un intermezzo di piogge, ci ha concesso di portare ad una buona maturazione le restanti uve rosse prodotte in azienda”. A Tenuta Castiglioni sarà “un’ottima annata da ricordare per qualità e intensità”, mentre a Gorgona, il vigneto dell’isola carceraria gode di “un microclima reso unico dalla presenza del mare, unito ad isolati eventi piovaschi, ha permesso che i grappoli arrivassero al periodo di raccolta in perfetto stato fisiologico e sanitario. Un settembre altrettanto soleggiato ma sempre ventilato, ha infine fatto sì che le uve sviluppassero una buona maturità polifenolica, corredata da un profilo aromatico intenso ed elegante”.
Tra i vigneti da cui nasce uno dei vini più pregiati del Belpaese. Ornellaia, come spiega il direttore della tenuta, Axel Heinz nel suo racconto della vendemmia, “la 2020 sarà un’annata di successo per tutti i vini di Ornellaia. Vista l’estate particolarmente calda, le uve a bacca bianca sono state raccolte in anticipo per preservarne aromi e freschezza. Il Sauvignon Blanc si è presentato molto equilibrato, con alcool moderato, acidità fresca e succosa e magnifiche espressioni di frutti tropicali maturi. Vermentino e Viognier sono ricchi e floreali e al tempo stesso di buona vivacità, mentre il Petit Manseng ha raggiunto livelli di concentrazione raramente visti prima. I rossi sono molto promettenti, con uno stile ricco e strutturato. Il Merlot ha una tessitura vellutata e grande intensità di frutta rossa pienamente matura, ma senza alcuna pesantezza. Il Cabernet Sauvignon in alcuni casi è ancora in fermentazione, ma i primi assaggi rivelano vini dal portamento regale, con colori scuri e classiche note di ribes nero e vegetali, strutture tanniche solide e dense. Non è più un segreto che Bolgheri sia uno dei luoghi migliori per crescere il Cabernet Franc, ma il livello raggiunto con l’annata 2020 non può che impressionare. Ricco, denso e dai tannini raffinati, esplode letteralmente in note di ribes nero, violetta e delicati aromi vegetali”.
In Umbria, a preoccupare Marco Caprai, alla guida della Arnaldo Caprai, che ha rilanciato dall’oblio un grande rosso del patrimonio vinicolo umbro e italiano come il Sagrantino di Montefalco, non è tanto la vendemmia quanto “il contesto di incertezza in cui ci troviamo ad operare. Con le uve in cantina ed i primi vini che hanno visto la luce, possiamo dire che le quantità sono in calo sulle medie e la qualità è ottima. Abbiamo di fronte un Sagrantino che può ricordare, per certi versi, la 2016, nel segno dell’equilibrio. Bene anche i bianchi, a partire dal Grechetto, vendemmiati dopo una stagione perfetta che ne ha garantito profumi e croccantezza”.
Dall’Abruzzo, Marcello Zaccagnini, fondatore e guida di una della cantine simbolo d’Abruzzo, la griffe del Montepulciano, fotografa ”un’annata quantitativamente in calo rispetto all’abbondanza dello scorso anno, ma in linea con la media degli ultimi anni. Siamo già usciti con un vino per noi importante, il Novello, e abbiamo anche imbottigliato il nostro rosé a base Montepulciano. Oltre che dai vitigni autoctoni, ci aspettiamo molto dagli internazionali a bacca bianca, come Pinot Grigio e Riesling, su cui abbiamo puntato da anni, andando oltre il Trebbiano, ma anche da Pecorino e Passerina, che non sono propriamente abruzzesi. Siamo tra le etichette più presenti sulla Gdo Usa tra i vini rossi italiani, e anche con il Pinot Grigio ci stiamo ritagliando uno spazio importante. Incrociamo le dita, ma nonostante le difficoltà il trend per noi è ancora positivo. Certo, pesano le difficoltà del canale Horeca, così come il crollo dei duty free e le performance negative di quasi tutti i mercati europei, dalla Francia al Belgio, ma resistiamo, e questo ci regala una grande soddisfazione, specie in termini di valorizzazione e visibilità del brand, aspetto ancora più importante dei numeri”.
A cavallo tra Abruzzo e Marche, la voce di Michele Bernetti, alla guida di una delle aziende leader del territorio, Umani Ronchi. “Per fortuna che il 2020 ci lascia almeno una buona notizia, la vendemmia. Siamo molto soddisfatti, specie ora che abbiamo un quadro generale frutto degli ultimi assaggi. Da un punto di vista organolettico ci è sembrato tutto molto buono, bellissimi i bianchi, eccellenti i rossi, con polifenoli e tannini maturi, c’è struttura. Davvero una bella vendemmia, leggermente al di sotto delle quantità medie degli ultimi anni ma in linea con lo scorso anno, a causa essenzialmente della siccità di settembre. Il tempo è stato clemente anche durante la raccolta, regalandoci una vendemmia decisamente agevole. Sul Verdicchio, le parti alte sono andate molto bene, con un anticipo di raccolta specie nelle parti in basso che hanno richiesto una certa velocità di reazione. Dove la maturazione è stata più graduale i vini sono molto equilibrati in alcol, acidità e profumi, forse un filo indietro come evoluzione rispetto allo scorso anno, ma ci sta. Abbiamo trovato equilibri che non si trovavano da anni, e anche nel Conero abbiamo raggiunto la maturazione fenolica e la vendemmia, leggermente anticipata, è stata accompagnata dal sole, senza fretta. Anche quel poco che abbiamo di internazionali sembrano molto buoni. Premesse per farne un grande millesimo, anche se resterà per sempre legato al 2020, anno davvero duro. È un tema che esiste, quello di slegare l’annata, ottima, dall’anno, nefasto, che annovera la vendemmia tra le poche note positive. Le Marche comunque arrivano con le cantine abbastanza “scariche”, anche grazia all’integrazione degli aiuti regionali, le giacenze sono in calo, e anche Umani Ronchi ha saputo reagire bene, ma la seconda ondata avrà effetti tutti da decifrare sull’economia”.
In Sicilia, Alessio Planeta, alla guida dell’omonima griffe, nel suo giudizio all’annata - e all’anno, terribile, ancora in corso - è tranchant: “l’unica cosa buona del 2020 è la vendemmia. La Sicilia ne esce benissimo, abbiamo avuto un’annata con le piogge cadenzate al momento giusto, poca produzione, che si è trasformata in qualità. In media il calo è stato tra il 15 ed il 20%, ma la qualità è strepitosa. Fa eccezione l’Etna, che alla qualità coniuga gli stessi quantitativi degli scorsi anni. Sul vulcano ha piovuto poco in inverno e molto a primavera, e dopo gli sbalzi termici estivi, un ottobre stupendo e fresco ha accompagnato la vendemmia. Il resto dell’isola ha goduto di un mix perfetto, con un’estate non troppo calda e una gestione tutto sommato semplice. Anche a Milazzo, dove di solito l’estate è calda e piovosa, l’andamento è stato perfetto. Le riserve idriche non sono mancate neanche al Sud della Sicilia, dove il quadro è simile. In generale, i bianchi sono molto buoni, perché ha piovuto molto a novembre e dicembre, poi dopo un inverno mite ha piovuto a marzo e poi pochissimo in estate, regalandoci belle concentrazioni. I rossi sono ricchi di frutto e concentrazione ma senza essere sparati di alcol. Quindi, la vendemmia che ci vuole per affrontare questi tempi. Ossia, senza pressione quantitativa ma salda in qualità. Ci eravamo illusi dopo un periodo tra luglio ed ottobre molto positivo, in cui si è tornati a respirare normalità ed ottimismo, ma ora come andranno i prossimi due mesi non è facile dirlo. Forse il peggio è passato, ma siamo ancora in una condizione di rischio, i prossimi tre mesi non saranno facili, ma una volta superati dalla primavera saremo pronti a ripartire e metterci tutto alle spalle”.
Sulla stessa linea il bilancio che fa di questa vendemmia Antonio Rallo, alla guida delle cinque tenute di Donnafugata, tra Pantelleria, Contessa Entellina, Vittoria, Etna e Marsala. “L’andamento stagionale è stato davvero eccellente, lo si vedeva già dalle prime battute, che ci hanno regalato uve sane, e mosti, e adesso vini, bilanciati. Anche noi, come un tutta la Sicilia del resto, registriamo un calo importante della produzione, che complessivamente è scesa di circa il 20% sulla media degli ultimi anni”. Sull’altro piatto della bilancia, però, c’è “una qualità generalmente molto alta, sia tra i bianchi che tra i rossi, tanto nell’entroterra, dove le temperature estive non hanno raggiunto quasi mai i livelli di guardia”.
Non c’è spazio per la paura in Sardegna, dove la vendemmia, racconta Francesca Argiolas, alla guida, con la sorella Valentina, della griffe enoica, “è andata bene. Siamo partiti con la paura di un’annata eccessivamente produttiva, ma qui la produzione per ettaro è già bassa. Alla fine, è un’annata di equilibrio, sana, normale, con i vigneti che hanno prodotto uve di qualità. La raccolta è scivolata via tranquilla, ed ora che è finita siamo ancora più tranquilli. L’estate non è stata eccessivamente calda, e le uve sono arrivate sane, ma la Sardegna da questo punto di vista è una terra fortunata. Correnti calde attraversano i filari evitando l’umidità, e questo ci consente di arrivare in cantina con uve di grande qualità, e quest’anno è stata un’annata importante, in cui in cantina c’è stato da lavorare molto meno, perché già il vigneto aveva fatto la maggior parte del lavoro. Sia per i bianchi, che sono arrivati a maturazione nei tempi, che per i rossi, con le uve accarezzate dal maestrale, che hanno aiutato ad equilibrare le maturazioni ed a mantenere le uve sane. Le piogge, arrivate solo alla fine, non ci hanno colpito ma ci hanno aiutato”. Il quadro, però, non è dei migliori, anche se Francesca Argiolas non ha alcuna intenzione di buttarsi giù. “Proviamo sempre a fare programmazione, perché chi vive tutta la filiera, dalla vigna alla commercializzazione, vive in modo diverso il mondo del vino. Accollandosi ovviamente più rischi. Dopo il lockdown, si prospetta un inverno difficile, ma fare dei programmi è impossibile, non possiamo garantire come andranno le vendite, specie perché siamo molto spinti sul canale Horeca, che ha sofferto tantissimo. In un territorio che vive molto di produzioni piccole e di qualità si soffre ancora di più. Anche noi, dopo una vendemmia con il sorriso, dobbiamo vivere alla giornata o quasi, ma pensiamo positivo, di fronte abbiamo un problema più grande di noi”.
Restando sull’isola, Massimo Ruggero, amministratore delegato di Siddùra, parla di una “vendemmia che ricorda il passato. C’è stata una bella escursione termica durante la maturazione delle uve, e adesso che le fermentazioni, soprattutto dei bianchi, sono ultimate, inizia a vedersi un po’ di luce, ci sono ottime possibilità che si riveli una buona annata. La Sardegna, in generale, ha prodotto il 20% in più della media, noi non saremo su quei livelli, ma rispetto all’anno scorso è stata un’annata più generosa”. Anche Ruggero, di questo lungo periodo di difficoltà, non dà una lettura esclusivamente negativa, ricordando come Siddùra abbia risposto “seguendo il proprio consumatore ed il suo modo di acquistare vino. Ci siamo fatti trovare pronti sull’online e sulla distribuzione organizzata. Il momento difficile non ha creato l’assenza del consumatore, ma il cambio radicale delle abitudini d’acquisto. Peggio sarebbe se mancassero i consumatori, ma non è così. È come se i pesci, da una vasca, si spostassero in un’altra, e noi che siamo pescatori dobbiamo seguirli. In questo caso, facendo noi solo il 20% all’estero, abbiamo semplicemente seguito il consumatore italiano che conosciamo bene e ci siamo mossi con più forza sugli altri mercati. Il wine lover, nella prima fase, ha cercato il prodotto dal rapporto qualità/prezzo, poi il vino è diventato un momento di svago e piacere, e i consumi si sono spostati su bottiglie di livello più alto. Mi dispiace per il canale Horeca, ma l’obiettivo è quello di soddisfare e seguire il consumatore”.
Risalendo lo stivale, in un secondo giro virtuale nelle cantine italiane, per Ivo Basile, responsabile marketing e comunicazione di Tasca d’Almerita, “parlare di “una” vendemmia in Sicilia è un po’ riduttivo. La Sicilia ha territori molto diversi, dalle coste all’Etna, all’entroterra, con grandi escursioni termiche. Di solito noi parliamo di vendemmie, da dividere ancora, tra bianchi e rossi, perché l’andamento che ci regala bianchi superlativi, ad esempio, può essere rovinato e darci rossi non all’altezza, o viceversa. Aspettando il Nerello Mascalese sull’Etna, sembra essere una bellissima vendemmia. L’andamento climatico ha portato a maturazioni perfette dappertutto, ma spiccano il Grillo di Mozia e la Malvasia a Salina. Dopo un leggero anticipo iniziale, il fresco di fine agosto ha riportato in equilibrio anche le tempistiche, è una vendemmia quasi da manuale, e la sanità delle uve è l’aspetto che ci ha impressionato di più”.
In Puglia, Domenico Spinelli, alla guida di Terre dei Vaaz, piccola griffe del Primitivo, racconta “un’annata impegnativa, quella appena conclusa: ci sono state piogge abbondanti, fortunatamente la Puglia non è stata colpita dappertutto, ma ci aspettiamo comunque grandi risultati. Sarà più impegnativo il lavoro in cantina, più importante avere pazienza ed attenzione, specie durante l’affina,mento. Per noi è importante che il vino possa esprimere le sue fragranze indipendentemente dai fattori meteorologici, anche se lasciano ovviamente un’impronta, e questo non è detto che sia negativo. Avremo sicuramente vini di grande bevibilità, capaci di esprimere freschezza senza perdere complessità”.
In Basilicata, secondo Paolo Montrone, alla guida dell’Enoteca Lucana e di Re Manfredi - Terra degli Svevi, griffe del Vulture del Gruppo Italiano Vini, “sicuramente è stata un’ottima vendemmia, da ricordare come qualità. La Basilicata e le sue aziende avranno modo così di mettersi al riparo per il prossimo futuro. L’Aglianico è un grande vino, ma dobbiamo puntare a fare alta qualità, seguendo gli esempi di altre Regioni e territori, dalla Toscana al Piemonte. Con pazienza, ma è ciò a cui vogliamo e dobbiamo puntare”. In termini tecnici, a raccontare l’annata, è l’enologo Andrea Otino: “la 2020 in Basilicata è stata molto buona, eccellente nella zona del Vulture e dei suoi Aglianico. Sia per quanto riguarda i bianchi che i rossi abbiamo ottenuto buone maturazioni ed ottima sanità, che tra qualche anno riusciremo ad apprezzare al meglio. Ricordando che si tratta di un vitigno molto difficile in un territorio decisamente complesso. Per quanto ci riguarda, oltre al Vulture, la raccolta è andata bene anche nel Nord Italia, non ci sono state grosse problematiche, se non qualche pioggia eccessiva nel Nord Est, ma per il resto è una buona annata”.
Passando di nuovo in Abruzzo, secondo Valentino di Campli, amministratore delegato di Codice Vino, “la 2020 è stata un’annata sicuramente molto positiva. Abbiamo avuto uve incredibilmente di qualità, sia quelle a bacca bianca (il Pecorino è venuto buonissimo) che a bacca nera. Si pensava che avrebbe potuto soffrire il Montepulciano, che arriva molto in là, ma in realtà il fresco e la pioggia di agosto hanno ridato vigore alle piante, che non hanno più sofferto, regalando uve di grande qualità, che danno speranza per un 2020 che potremo raccontare negli anni. Il territorio su cui lavoriamo, in provincia di Chieti, è abbastanza ampio, e la nostra esperienza ci fa dire che ci sono state sicuramente delle differenze, ma in linea di massima sono legate più alla diversità di territorio che all’andamento dell’annata: in generale, grandi vini dappertutto”.
In maniera leggermente diversa è andata tra i filari di Cataldi Madonna, nell’aquilano, come racconta Giulia Cataldi Madonna: “alla fine della raccolta, possiamo dire che è stata una vendemmia molto particolare, ma che si prospetta molto buona. È stata un’annata molto secca da noi, l’inverno l’abbiamo sentito poco rispetto alle annate normali, quindi la pianta ha dovuto affrontare sia il caldo invernale che il caldo estivo. Le varietà precoci si sono anticipate molto, però abbiamo recuperato con gli altri vitigni, che abbiamo raccolto addirittura in ritardo, perché le temperature su sono abbassate repentinamente prima del previsto. L’annata però si prospetta abbastanza buona, anche a livello nazionale d quello che dicono i miei colleghi”.
In Emilia, nel cuore modenese del Lambrusco, secondo Sandro Cavicchioli, winemaker dell’omonima griffe, passata nel 2011 al Gruppo Italiano Vini, “la raccolta 2020, dal punto di vista qualitativo, è un’annata ottima. Uve sane, vendemmia con un tempo bellissimo, ma ci aspettavamo semmai una quantità leggermente superiore. Nonostante un aumento dell’8%, almeno nella nostra azienda, sullo scorso anno, siamo sotto alla media. Nello specifico, particolarmente in forma il Lambrusco di Sorbara, quindi il Lambrusco Grasparossa della zona collinare, uno spettacolo sia qualitativamente che quantitativamente”.
Tra le vigne della Valpolicella, Marco Speri, della griffe Secondo Marco, racconta di aver “portato in cantina un prodotto sano, ma la mia produzione ha risentito della grandine, che ha distrutto il raccolto di tre ettari di vigneti. La quantità è quindi limitata, ma quel poco si sta comportando bene. Le zone più ventilate, e che hanno subito meno i problemi legati a umidità e piogge hanno avuto sicuramente qualche punto in più”. In Friuli, Massimo Furlan, direttore di Le Monde, in provincia di Pordenone, sottolinea come “la raccolta 2020, per noi come nel resto del nostro territorio, è stata molto più limitata del solito, con rese in calo anche oltre il 30%, ma di ottima qualità. Da questo punto di vista, è andata meglio nel Sud Italia, a livello quantitativo, ma siamo soddisfatti così, perché in cantina abbiamo davvero vini destinati all’eccellenza”.
Guidando idealmente fino al Piemonte, in Alta Langa Giorgio Rivetti dal 2018 con la griffe Contratto di Canelli (acquistata dall’azienda di famiglia, La Spinetta, nel 2011, ndr) firma anche le bollicine dell’Alta Langa Docg, che affinano nelle splendide cattedrali sotterranee dell’azienda, patrimonio storico del vino e dell’architettura del territorio. Da qui, racconta: “in Alta Langa la produzione è stata inferiore alla media, ma la qualità è altissima. Ci sono dei vini, sia per lo Chardonnay che per il Pinot Nero, ma anche il Moscato, assolutamente memorabili, ed è bello ribadirlo e ricordarlo in un anno difficile come questo. E questo, allargando l’orizzonte, vale anche per Barbera, Barbaresco, Nebbiolo, così come l’Arneis ed il Roero. Per me è una delle migliori di sempre, sono anni che non ricordavo assaggi delle uve di Moscato così buone. Abbiamo avuto abbastanza acqua, ma non troppa, per cui la vite non ha patito, e il risultato è un’annata importantissima”.
Chiudendo idealmente il cerchio, Giorgio Conterno, alla guida della Paolo Conterno, nelle Langhe parla di “una vendemmia alla fine perfetta, però è stato un anno difficile, in cui ci siamo guadagnati tutto. Per come è stato l’andamento climatico abbiamo dovuto lavorare molto più del solito, ma non potendo viaggiare ci siamo riusciti a prendere maggiormente cura delle nostre vigne, facendo in tempo tutti i lavori. Alla fine, abbiamo portato a casa un’ottima vendemmia, che potremmo definire classica, visto il clima un po’ più fresco nel periodo vendemmiale. Quantità in calo, ma siamo molto soddisfatti. Il Nebbiolo è sempre l’uva che alla fine dà il risultato migliore, regge e ci permette di assumerci qualche rischio in più, ma in genere sono andate bene anche le altre tipologie, nonostante, in alcuni casi, cali di produzione davvero notevoli”. L’ultima battuta è di Giovanna Maccario, alla guida della griffe del Rossese di Dolceacqua Maccario Dringerberg, a pochi chilometri dal mare, ovviamente in Liguria: “la 2020 segna una diminuzione della produzione, però si avranno dei vini con un Ph molto basso ed una grande acidità, quindi sicuramente vini longevi. I territori in quota maggiore riusciranno ad avere, secondo me, dei risultati migliori”.

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