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University Adelaide: gratis database vitigni ... Francia: 18.000 bottiglie Saint-Émilion distrutte ... Australia: effetti cambio clima su viticoltura ... Usa: accordo tra Koch e casa d’aste Acker ... Usa: Gallo vale $9,7 mld
di Andrea Gabbrielli

- University of Adelaide, gratis il database sui vitigni del mondo
Il database sulla coltivazione dei vitigni nel mondo intitolato “Which winegrape varieties are grown where? A global empirical picture” del Wine Economics Research Centre dell’University of Adelaide, è una pubblicazione che si occupa di 48 paesi e fornisce raffronti della situazione dagli anni 2000 al 2010 e, seppur con dati meno completi, anche del 1990, 1980, 1970 e 1960.
Curata dai ricercatori Anderson, K. & N. Aryal è stata editata, per la prima volta, nel dicembre 2013, e successivamente aggiornata nel luglio 2014, e ha vinto il premio dell’Oiv (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) per i migliori libri viticoltura pubblicati nel 2013. Si tratta di un e-book con un ricchissimo corredo di tabelle che analizzano ogni aspetto legato alla presenza dei vitigni, autoctoni e alloctoni, di ogni paese con spaccati sulla superficie vitata delle sue regioni viticole, l’estensione della presenza varietale, la diffusione nel mondo dei vitigni “top”, tabelle di riepilogo di vitigni, delle omonimie e delle sinonimie più diffuse ...
Essendo una pubblicazione sottoposta a revisioni periodiche, la situazione dei vari paesi è continuamente tenuta sotto controllo è quindi aggiornata di volta in volta quando i nuovi dati diventano disponibili. Nei mesi scorsi, la parte dedicata a Francia, Italia, Germania e Romania è stata ampliata ed è stata aggiunta l’Etiopia. Per l’Italia, i dati regionali risalgono al 2010 (le sue originali 20 regioni sono ora suddivise in 110 sub-regioni, sulla falsariga delle 103 per il 2000). Gli autori, per il nostro Paese, si sono avvalsi della collaborazione del professor Eugenio Pomarici della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Complessivamente, le varie revisioni hanno ampliato il complesso dei dati da 521 a 642 regioni e da 1.271 a 1.446 varietà principali. Aggiunte anche alle altre presenti nelle varie versioni, portano ad un totale 1.548 varietà ed esaminano oltre 810 sinonimi. “Which winegrape varieties are grown where? A global empirical picture”, pubblicato dalla University of Adelaide Press, si può scaricare gratuitamente.
Info: vedere www.adelaide.edu.au/wine-econ/databases/winegrapes/

- Francia: a Bordeaux, un incidente distrugge 18.000 bottiglie di Saint-Émilion Grand Cru 2011
A metà di luglio 2014, un incidente ha distrutto in un solo colpo 18.000 bottiglie di Saint-Emilion Grand Cru 2011 di “Relais de la Dominique”, il secondo marchio della cantina Château La Dominique. L’autista del camion che trasportava il vino, affrontando una rotatoria, ha perso il controllo del mezzo, provocandone il ribaltamento. In pochi minuti, l’intero carico, si è riversato in strada a causa della rottura delle bottiglie. Fortunatamente non ci sono stati altri veicoli coinvolti e anche l’autista è risultato illeso, ma per l’azienda è stato un colpo gravissimo. Una portavoce dello Château La Dominique, ha spiegato che “le 18.000 bottiglie hanno subito danni così gravi che risulta impossibile salvare qualcosa per la vendita. Si tratta veramente di una catastrofe totale”.
Fonte: www.vinetur.com

- Australia, gli effetti del cambiamento climatico sulla viticoltura
Per effetto dei cambiamenti climatici, la vitivinicoltura australiana sta cambiando pelle. In modo particolar, risulta colpita quella la Barossa Valley in South Australia, un’area calda e secca, luogo di origine di uno degli shiraz più famosi del mondo.
L’esempio è la scommessa vinta dal giovane viticoltore Nick Glaetzer che abbandonando la centenaria tradizione familiare e la Barossa, si spostato a sud in Tasmania per mettersi in proprio e dimostrare che c’è un futuro di successo per i vini provenienti dal climi più freschi. Appena 5 anni dopo il suo -Dixon Mon Pere Shiraz ha conquistato un importante premio nazionale, la prima volta di un vino prodotto a sud dello Bass Strait, il canale che separa Victoria dall’Isola di Tasmania.
La scommessa vinta da Glaetzer incarna un importante cambiamento nel settore vitivinicolo australiano a causa dell’effetto dei cambiamenti climatici. Secondo una ricerca del U.S. Proceedings of the National Academy of Sciences, il 73% del territorio australiano attualmente impiegato nella vitivinicoltura nel 2050 potrebbe diventare inadatto. A soffrire maggiormente sono proprio alcune delle principali e tradizionali aree quali la Barossa, la Hunter Valley e Margaret River, dove il clima è sempre più caldo e asciutto, ed è per questo che i produttori di vino stanno scoprendo la piccola isola-stato della Tasmania. le temperature medie estive sono, infatti, attualmente il 38% più fredde della Barossa.
Secondo lo Csiro (Commonwealth Scientific & Industrial Research Organisation) l’agenzia nazionale della ricerca australiana, le temperature nelle principali regioni vinicole del paese dovrebbero aumentare tra 0,3 e 1,7 gradi C° entro il 2030. Le temperature più calde ridurrebbero la qualità dell’uva in una percentuale compresa tra il 12-57% secondo i modelli dell’agenzia.
La più fredda Tasmania potrebbe solo beneficiare di un clima più caldo perché le temperature attuali sono troppo fredde per alcuni vitigni. Il settore vitivinicolo è molto preoccupato per l’impatto del riscaldamento globale tanto che il Governo sta spendendo A$5.7 mld ($5.3 miliardo) per un esperimento nei vigneti della Barossa in grado di simulare le condizioni climatiche dei prossimi 30-50 anni.
Per gli amanti del vino, il risultato è che lo shiraz iconico dell’Australia sta cambiando - la versione di Glaetzer ha il 15-20% di alcol in meno rispetto alla Barossa - e potrebbe essere irriconoscibile alla metà del secolo.
“Se le proiezioni sono giuste, un shiraz della Barossa nell’arco di 50 anni può assumere un sapore totalmente diverso da quello odierno” ha detto Michael McCarthy, lo scienziato a capo dell’esperimento. Mentre l’industria vinicola nazionale si è ridotta del 1,9 % l’anno nel periodo 2009-2014, quella della Tasmania sta crescendo ad un tasso di quasi il 10% l’anno, secondo il Tasmanian Climate Change Office.
“Stiamo investendo sempre più in Tasmania ... perché è una delle zone più fresche dell’Australia per coltivare l’uva e se stiamo andando verso il cambiamento climatico, si potrebbe ripartire in un clima più fresco”, ha detto Cecil Camilleri, direttore dei programmi vinicoli di sviluppo sostenibile di Yalumba, l’azienda vinicola in attività da 165 anni, che acquisito tre proprietà in Tasmania negli ultimi 15 anni. La temperatura media nella Tamar Valley nel nord-est dello stato è di 17 C° con un picco a 22 C° in estate, ben al di sotto del tipico picco estivo della Barossa superiore ai 30 C°. Treasury Wine, la seconda azienda vinicola del mondo, l’anno scorso ha acquistato i vigneti White Hills in Tasmania.
L’azienda, infatti, ha venduto i suoi vigneti nella Hunter Valley a nord di Sydney, dove è nato il marchio di fama mondiale Lindemans, esprimendo la sua preoccupazione sulla regione che diventi “calda e secca e costosa”. I produttori di vino della Barossa, nel frattempo, non sono rimasti seduti in attesa dell’appassimento delle loro uve. Yalumba ha cambiato la tecnologia di irrigazione passando ai microsistemi in grado di utilizzare ogni goccia d’acqua in aree specifiche. Inoltre, è incoraggiato l’impiego di portinnesti che sono maggiormente resistenti alla siccità. Non tutti, però, condividono le preoccupazioni sul cambiamento climatico. Da quando ha assunto la leadership del paese lo scorso settembre, il primo ministro conservatore Tony Abbott, che già nel 2009 aveva detto che la scienza dietro il cambiamento climatico è “una cazzata” e ha soppresso la Commissione indipendente sul clima, l’organismo creato dal precedente governo laburista per fornire informazioni pubbliche sugli effetti del riscaldamento globale.
Abbot ha ridotto drasticamente le competenze del Labor’s Climate Change Authority, che consiglia il governo sugli obiettivi di riduzione delle emissioni, e ha abrogato la sua tassa sul carbon pricing. Abbott inoltre all’inizio di quest’anno ha respinto il cambiamento climatico come un fattore di crisi quando presentando un pacchetto di aiuti a breve termine, da A$320 milioni di dollari, a favore degli agricoltori, ha detto: “se si guardano ai dati dell’agricoltura australiano risalenti a 150 anni, ci sono sempre stati periodi di vacche magre e di vacche grasse. Non è una cosa nuova in Australi”.
La Climate Commission aveva avvertito nel report 2011 Critical Decade Decennio che le uve da vino e le altre colture, sensibili alle temperature e alla necessità di acqua, si devono adattare al cambiamento climatico “oppure spostarsi in luoghi dove le condizioni di crescita sono più favorevoli alla produzione” (autore del servizio è: Jane Wardell)
Fonte: www.reuters.com

- Usa, accordo tra Bill Koch e casa d’aste Acker Merrall & Condit per il vino contraffatto
Dopo 6 anni di vertenze legali, il collezionista di vino miliardario Bill Koch - la sua barca ha vinto la Coppa America nel 1992 - ha annunciato che il 15 luglio 2014 ha raggiunto un accordo con la casa d’aste Acker Merrall & Condit, da cui aveva acquistato 2 milioni di dollari di vino, risultato in seguito, contraffatto. I termini dell’accordo per dichiarare definitivamente chiusa la vicenda - ha spiegato Koch - includono una somma non precisata di denaro a titolo di risarcimento, e un accordo in base al quale la casa d’aste si impegna a restituire i soldi agli acquirenti di vini sospettati di essere false.
“E’ una grande vittoria per i consumatori”, ha detto Koch, in un comunicato. “Sono lieto che il mondo delle case d’aste stia cambiando il modo di fare business. I consumatori ora hanno una maggiore protezione da criminali senza scrupoli. Abbiamo fatto luce su un settore che molto volte è risultato opaco”.
In base all’accordo, i clienti della casa d’aste possono restituire il vino se “sospettati di essere contraffatti o falsi.” Finora le condizioni di vendita imposte da Acker, così come da altre case d’asta, non garantivano la correttezza dei vini, tanto che Koch ha definito questo modo di fare come “una licenza per vendere falsi”.
L’azienda Acker si è anche impegnata sottomettere i suoi vini, in particolare quelli prima del 1970, ad un controllo indipendente prima della vendita. Alcuni esperti americani definiscono “deludente” l’accordo considerando che sarebbe stato molto più vantaggioso per i consumatori una più che probabile sentenza favorevole dei giudici in questa situazione di vuoto giuridico.

- Usa, la famiglia vinicola Gallo vale $ 9,7 miliardi
Secondo le consuete classifiche stilate dalla rivista “Forbes”, la famiglia Gallo, proprietaria della Gallo Family Vineyards, fondata durante il Proibizionismo dai fratelli Ernest e Julio Gallo, è tra le famiglie più ricche degli Stati Uniti.
L’azienda, nata in un capannone della California negli anni Trenta del Novecento, oggi è un impero dal valore stimato di $9,7 miliardi. Secondo la rivista, i Gallo occuperebbero il 25° posto della classifica nazionale, allo stesso livello della famiglia Busch, già proprietaria della Birra Budweiser Anheuser-Busch, della famiglia Brown, produttrice del whiskey Jack Daniel Brown-Forman ed ex proprietaria dei vigneti Fetzer in California.
Gallo Family Vineyards ha un fatturato annuo stimato in $ 3,6 miliardi e impiega più di 5.000 persone nel mondo. Possiede quasi 6.500 ettari di vigneti e ha 9 cantine sparse in California e Washington State. Gallo ha continuato ad acquisire attività in questi ultimi anni, al contrario di uno dei suoi più grandi rivali, il gruppo Constellation Brands, proprietario della Robert Mondavi, più concentrato sulle attività internazionali.
In aprile 2014, Gallo ha acquisito la cantina Ledgewood Creek e dei vigneti in Solano County, in California, per una cifra che non è stata resa nota: l’acquisto della tenuta di 162 ettari, con 90 ettari vitati, è avvenuto in una strategia aziendale realizzata per incrementare la vendita di vino di qualità qualità negli Usa.
Fonte: www.decanter.comwww.forbes.com

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