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DATI E TREND

Vendemmia 2021: produzione in calo, ma tecnologia e competenza salvano la qualità

Dalle previsioni Uiv, Assoenologi e Ismea una campagna che conferma il primato italiano, tra prezzi delle uve in crescita e mercati in ripresa
ASSOENOLOGI, ERNESTO ABBONA, FABIO DEL BRAVO, GIAN MARCO CENTINAIO, ISMEA, LUIGI MOIO, MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE, OIV, PAOLO BROGIONI, RICCARDO COTARELLA, UINIONE ITALIANA VINI, UIV, VENDEMMIA 2021, Italia
La vendemmia 2021

I primi grappoli sono arrivati in cantina già da qualche settimana, e la vendemmia sta ormai entrando nel vivo in ogni Regione del Belpaese, con una conferma del calo produttivo previsto qualche mese fa: la produzione nazionale di vino per la campagna 2021, si attesterà a quota 44,5 milioni di ettolitri, in calo del 9% sui 49 milioni di ettolitri del 2020, come rivelano i dati elaborati da Uiv - Unione Italiana Vini, Assoenologi e Ismea, presentati oggi. Come sempre questo risultato è, al momento, la media di una forbice che oscilla tra un minimo di 43,7 ed un massimo di 45,3 milioni di ettolitri, ma saranno cruciali le condizioni meteo delle prossime settimane per definire meglio il quadro produttivo. Sarà, infatti, una vendemmia di grande apprensione a causa degli ormai persistenti mutamenti climatici e di un andamento meteorologico molto incerto, che può creare anche in territori limitrofi importanti differenze qualitative e quantitative, dopo una stagione caratterizzata dalle gelate primaverili, che hanno colpito molti areali soprattutto del Centro Nord, seguite da un’estate particolarmente calda e siccitosa dove non sono mancati forti temporali, accompagnati da importanti grandinate.

Le stime quantitative sono riferite alla situazione riscontrata nell’ultima decade di agosto, vale a dire quando la quasi totalità dell’uva era ancora sulle piante. Se i mesi di settembre e ottobre decorreranno positivamente, le stime qui riportate potranno essere confermate. Il Veneto, in base ai primi dati rilevati, mantiene il primato e si consolida la regione italiana più produttiva con quasi 11 milioni di ettolitri, seguito dalla Puglia (8,5 milioni di ettolitri), dall’Emilia Romagna (6,7 milioni di ettolitri) e dalla Sicilia (3,9 milioni di ettolitri). Queste quattro Regioni insieme nel 2021 produrranno 26 milioni di ettolitri, ossia il 60% di tutto il vino italiano.

A fare un bilancio, che guarda anche oltre i confini nazionali (qui le parole di Ignacio Sanchez Recarte, segretario Ceev, sulla vendemmia nel resto d’Europa e del mondo), il presidente Assoenologi Riccardo Cotarella, che vede nella viticultura di precisione l’unica risposta credibile al climate change, e nel calo produttivo non necessariamente un dramma. “Il calo di produzione della Francia non sorprende, oltre al gelo la siccità, specie nel Médoc, così come quello dell’Italia, mentre non sono incisivi i cali di Germania e Portogallo. Il climate change, in questo senso, ha un’influenza enorme, ben più del Covid. Il 2021 non ci ha risparmiato nulla: gelate, grandine, siccità, temporali. La risposta sta nella viticultura di precisione, in cui la scienza conoscitiva viene applicata in vigna: non c’è più spazio per la viticultura improvvisata, alla “viva il parroco”. Alcuni vitigni autoctoni, il 90% circa, se portati alla produzione con un sistema di allevamento scientifico, danno risultati eccezionali. In questo senso, il cambiamento climatico potrebbe non essere così devastante, a patto che si applichino le tecnologie esistenti lavorando in vigna, non davanti ad un computer, dobbiamo essere precisi, puntuali, appassionati. La bassa produzione - continua Riccardo Cotarella - non penalizza tutti: pesa su chi produce Dop importanti e richieste sul mercato, ma non tutto viene per nuocere. Un anno fa, il primato mondiale produttivo non servì a molto, se non a svendere i vini comuni sottocosto. Mi auguro che questo calo rivaluti i prezzi delle uve. C’è da augurarsi che non sia un calo eccessivo per certe denominazioni, ma approfittiamo per cercare di ottenere un minimo di rivalutazione morale ed economica, come successo nel 2017, è un’occasione da cogliere. Per quanto riguarda la qualità - conclude il presidente Assoenologi - sarà molto eterogenea. In Italia, abbiamo zone dove comunque faremo ottimi vini, con territori dove le uve sono davvero ottime, ma certo il lavoro delle singole aziende è fondamentale, in vigna come in cantina. Nella media, sarà un’annata buona se non buonissima, con delle punte eccezionali. Al di là dell’euforia del momento di questo ritorno alla normalità, ricordiamo che il vino è vita: quando le cose vanno bene, anche il vino va bene. C’è, di base, ottimismo, speriamo che chi decide le nostre sorti sia benevolo, perché due anni di pandemia sono più che sufficienti, sempre ricordando che noi del vino siamo tra i settori che meno hanno da lamentarsi”.

La vendemmia, vero e proprio inizio dell’anno vitivinicolo, è, però, anche il momento giusto per fare un bilancio di questo ultimo anno e mettere in fila le priorità che la filiera dovrà affrontare, come fa il presidente dell’Unione Italia Vini (Uiv) Ernesto Abbona. “Questo momento segna il punto di inizio del calendario vinicolo, è come se nascesse un figlio, ed offre l’occasione al settore per riflettere sullo stato di salute, le linee programmatiche e le politiche future. Noi pensiamo a produrre, ma dobbiamo anche vendere ciò che produciamo e difenderci dalle aggressioni esterne. Sarebbe bello che questo momento segnasse il punto di svolta tra la pandemia e un domani da costruire. Ricordo, però, che sono previsioni, soggette a delle variabilità, ma è il massimo della precisioni dei dati che si possono offrire. È stata un’annata bizzarra, che ci consegna una vendemmia che preserva comunque un’ottima qualità, in quasi tutti i territori del nostro Paese. L’andamento meteorologico non sempre ci ha aiutato, ma l’eccellenza in vigna, oggi, si raggiunge con esperienza, professionalità, impegno, buone pratiche e tecniche della viticoltura di precisione, che fanno tutta la differenza del mondo, perché consentono di non subire i danni che fino a qualche anno fa erano inevitabile. Può essere la vendemmia del rilancio, perché nonostante il calo produttivo l’Italia si conferma leader mondiale, perciò possiamo ribadire la nostra leadership sui mercati, raggiunta nel 2019. I segnali, in questo senso, sono incoraggianti, persino su due anni fa, e questo vuol dire che le nostre imprese hanno saputo creare valore. Segnali di forte crescita si registrano su tutti i principali mercati, dagli Usa al Canada, dalla Svizzera al Giappone, dalla Russia alla Cina, dove c’è un’occasione straordinaria di crescita dopo il bando ai vini australiani. Tutto ciò - continua Ernesto Abbona - ci deve spronare a fare sempre di più e sempre meglio. Con una sfida enorme: trasferire sui mercati il costo crescente delle uve, perché la manodopera è sempre più specializzata, ma costa, così come le tecnologie. In questo senso, occorre pensare a delle scuole professionali per formare i lavoratori di domani, affinché arrivino in azienda già formati. Per tutto questo, serve che il Paese si muova unito sotto un’unica regia, sperando in una stabilità governativa cosicché non si debba ogni volta ricominciare daccapo con un nuovo Ministro. Apprezziamo gli sforzi sul fronte della Promozione - sottolinea il presidente Unione Italiana Vini (Uiv) - ma sul bando Ocm Promozione chiediamo tempistiche più flessibili per la presentazione dei progetti, e l’innalzamento al 60% del contributo Europeo. Ci teniamo a rispettare i protocolli anti-Covid, anche se hanno dei costi e una gestione a volte complicata. Bene i 25 milioni di euro per la promozione istituzionale del vino: è necessaria, e deve portare ad un rafforzamento dell’Italia del vino anche in campo enoturistico, a patto che le diversità vengano raccontate e rispettate. Auspichiamo che le imprese siano coinvolte in queste azioni, rispetto ai mercati da privilegiare e ai media da usare: vogliamo essere coinvolti, non possiamo essere spettatori passivi, proprio perché sono risorse pubbliche, che vanno indirizzate al meglio. La sostenibilità è tema importantissimo: il Ministro Patuanelli he promesso un’accelerazione sullo standard unico, ma siamo in “zona Cesarini” e ci teniamo a cogliere in tempo (fine settembre) questo traguardo. Uniformare, con un solo logo, questo sforzo è importantissimo, perciò sollecitiamo il Ministero nella definizione di una road map chiara verso una normativa che ci consentirebbe di beneficiare di un vantaggio competitivo rispetto agli altri Paesi, saremmo i primi ad avere uno standard unico. Sarebbe importantissimo per le piccole e medie imprese, che potrebbero intraprendere percorsi di formazione su uno standard fondamentale per crescere all’estero. Il rispetto delle tempistiche, ribadisco, è però fondamentale”, conclude Ernesto Abbona.

A rispondere, indirettamente, agli stimoli del presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), è Gian Marco Centinaio, Sottosegretario alle Politiche Agricole con delega al vino. “Il settore vino continui ad essere trainante per il mondo agricolo, come è sempre stato, anche alla luce di una ripresa che stiamo vivendo da quando siamo tornati ad un certo grado di normalità e socialità, che serve a chi lavora sul canale Horeca. Come Ministero, vogliamo continuare sulla strada degli scorsi mesi, e quindi dopo Vinitaly e la MilanoWineWeek ci sarà una riunione del Tavolo Vino, per fare un bilancio della vendemmia e di questi due eventi. Abbiamo accelerato la partita dell’Ocm Vino, con qualche polemica da parte di qualche Regione, magari anche in parte comprensibili, ma dovevamo andare velocemente. Siamo disponibili a rivedere i nostri errori per migliorare. Per la promozione abbiamo stanziato altri 25 milioni di euro, penso che ci servano per affrontare i mercati emergenti, dove provare ad affrontare i nostri competitor. Ci confronteremo - aggiunge Centinaio - con il mondo del vino per capire come spenderli, per recepire le osservazioni di chi è sul campo, fondamentali per portare a casa il risultato. Sulla partita promozione siamo in linea con le nostre aspettative. Sul Decreto Sostenibilità, siamo disponibili a miglioramenti. Altro argomento importante, l’enoturismo, con le associazioni di categoria che hanno chiesto l’apertura di un tavolo di lavoro dedicato, che vorremmo aprire in fretta, perché siamo già in ritardo. E poi, c’è la questione, importante, sui rapporti con l’Europa: dobbiamo fare squadra, ho ancora in testa la polemica sul vino dealcolato e sui tentativi di far passare i consumi di vino come altamente cancerogeni, e continuo a pensare che a livello scientifico e di comunicazione, dobbiamo metterci nelle condizioni di uscire con una sola voce, per evitare che il consumo di vino passi come male assoluto. Uno dei punti all’ordine del giorno del prossimo tavolo di filiera - conclude il Sottosegretario alle Politiche Agricole - deve essere questo: lavorare con i Parlamentari italiani in Europa per far passare questi concetti. Di partite ce ne sono ancora tante, per rilanciare il settore e dargli continuità, le giocheremo con spirito di collaborazione e apertura, sperando che la crescita continui anche in autunno e in inverno, senza più intoppi e chiusure, e questo è un compito fondamentale per la politica, che deve garantire continuità alle aziende di ogni filiera”.

Proprio in ambito europeo, una sponda fondamentale al settore enoico italiano arriverà da Luigi Moio, Professore Ordinario di Enologia nel Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e neo presidente Oiv - Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino. “Voglio innanzitutto ringraziare il sostegno del Governo alla mia candidatura alla presidenza Oiv. Una candidatura quasi naturale, atto conclusivo di un percorso iniziato nel 1998, come esperto scientifico del Ministero delle Politiche Agricole, dando un contributo fondamentale alla stesura di numerose risoluzioni”, dice Luigi Moio. “Conosco bene il funzionamento della Oiv, organismo di riferimento scientifico e di armonizzazione della filiera vino a livello mondiale, che deve allargarsi ad altri Stati membri, favorendo l’inclusione per diffondere la cultura del vino in nuove aree. In questo triennio, che porta al centenario dell’Oiv, è di importanza strategica il peso ed il ruolo dell’Italia, in piena sintonia con la Francia, nel solco di un ampio e proficuo confronto con gli esperti scientifici, con al centro la sostenibilità, l’impatto ambientale della viticoltura, il commercio globale, tematiche complesse. Si parla tantissimo di climate change, ma è tematica complessa, che richiede tempi lunghi, e non permette errori, ci vogliono competenze e conoscenze elevatissime, ogni errore ne allunga le tempistiche. Altro aspetto rilevante - continua il presidente Oiv - è l’evoluzione del mercato globale, che deve mirare a facilitare al massimo gli scambi di vino, e sarà ancora più importante alla fine della pandemia. Tutto ciò, nel rispetto di storia e tradizione degli Stati membri: il vino è un volano economico fondamentale, perché racconta paesaggi, storie e cultura, facendosi attrattore turistico unico. Oltre alla tradizionale attività dell’Oiv, etichettatura, metodi di analisi di tracciamento nuovi, oggi più che mai è necessario affrontare un punto importante: saper comunicare ai giovani, perché il vino è diverso a qualsiasi altra bevanda, l’alcol ne è componente fondamentale, ma il potere educativo e pedagogico del vino è enorme, unisce natura, storia e cultura, e non bisogna smettere di insegnarlo a chi attacca il vino, che non ha nulla a che fare con nessun altra bevanda alcolica. Il vino italiano può contare su tutto il ,mio impegno e sul mio ruolo affinché l’Italia possa continuare a giocare un ruolo preminente nel panorama vitivinicolo mondiale”, conclude il professore Luigi Moio.

Tornando ai contenuti del report vendemmiale di Unione Italiana Vini (Uiv), Assoenologi e Ismea, “in una fase complicata, la partenza di questa campagna sembra assecondare, per qualità e quantità, le esigenze del settore”, spiega Fabio Del Bravo, responsabile Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale Ismea. “Gli occhi sono puntati sulla domanda, perché quella interna nel 2020 ha visto un +7% di vendite nella Gdo, nei primi 8 mesi del 2021 ci riportano su dinamiche normali, con il vino che fa segnare il +2,3% in Gdo. L’export, dopo il -2,3% del 2021, vive una reazione maggiore rispetto al settore agroalimentare (+11% contro +10%): le esportazioni premiano i prodotti di maggiore qualità, quindi Dop e Igp, mentre i vini comuni si vedono penalizzati. Le prime stime di questa campagna vendemmiale, indicano una produzione di 44,5 milioni di ettolitri (-9% sul 2020), ma sono numeri stimati su un decorso normale, nella speranza non si registrino intoppi, e si tratta poi di valori medi, che si muove tra 43,7 e 45,5 milioni di ettolitri. A livello territoriale - continua Del Bravo - si legge un calo del -12% al Nord e al Centro, con le gelate che hanno colpito in maniera analoga, mentre il Sud registra un -5%, con Sicilia, Calabria e Campania che registrano una crescita. Nel dettaglio regionale, il calo interessa tutte le principali Regioni produttive, ma con una rilevanza differente, dal -7% del Veneto al -25% della Toscana. È probabile che il primato produttivo dell’Italia, alla fine, rimarrà, nonostante il segno meno”.

Le problematiche legate alle sempre più mutevoli e imprevedibili condizioni climatiche impongono un più attento monitoraggio da parte dei vignaioli e degli enologi, con particolare attenzione alla custodia e alla sostenibilità ambientale, elementi ormai necessari anche per un adeguato riconoscimento da parte dei consumatori. Un tale livello produttivo, comunque, permette all’Italia di restare leader mondiale davanti a Spagna e Francia: la prima non dovrebbe superare i 40 milioni di ettolitri, mentre la seconda sconta un andamento climatico particolarmente avverso a partire dalle intense gelate primaverili. Questa campagna produttiva, peraltro, arriva in un momento molto importante per il settore che, dopo le problematiche legate alla pandemia, può cominciare a guardare al futuro con più ottimismo, grazie alla riapertura dell’Horeca, alla ripresa del turismo e a un buon ritmo di consegne oltre i confini nazionali.

Volendo fare una sintesi rispetto alle diverse aree geografiche del Paese, si osserva una flessione piuttosto generalizzata, con pochissime eccezioni, ma con differente intensità delle riduzioni. Partendo dal Nord Ovest si stimano flessioni nell’ordine del 10% per il Piemonte e la Liguria, mentre in Lombardia le perdite sembrano essere del 20%. Contenute, invece, le perdite per la Valle d’Aosta. Passando a Nord Est, si hanno riduzioni più limitate in Veneto e Friuli Venezia Giulia (-7%), rispetto al -10% del Trentino Alto Adige e al -15 dell’Emilia Romagna. Nel Centro Italia particolarmente importante sembra il calo della Toscana (-25%), duramente colpita dalle gelate di aprile, con le altre regioni limitrofe che comunque accusano perdite rilevanti a partire dal -18% dell’Umbria, accompagnate dal -13% delle Marche e dal -10% del Lazio. A Sud la situazione è più variegata con Sicilia, Calabria e Campania, che addirittura segnano incrementi produttivi, mentre la riduzione della Puglia è decisamente contenuta e sotto la media nazionale e quella dell’Abruzzo si attesta al -18%. Molise e Sardegna, invece, fanno registrare -15%, mentre la flessione della Basilicata si ferma al -10%.

“L’andamento climatico del vigneto Italia - racconta Paolo Brogioni, direttore Assoenologi - racconta un’annata caratterizzata da eventi estremamente variabili, con picchi di alte e basse temperature, mentre sul fronte idrico le risorse accumulate in autunno e inverno, con le precipitazioni di primavera, sono state sufficienti. Inizio di anno perturbato, e piccolo innalzamento delle temperature a fine febbraio. Situazione capovolta a marzo, con un fine mese che ha portato alle gelate del 7 e 8 parile, che ha coinvolto tutte le Regioni del Nord e del Centro. A maggio precipitazioni non quantitative, ma intense, di carattere temporalesco, come a giugno, dove l’anticiclone non si è instaurato subito. A luglio e agosto, andamento simile, con l’anticiclone estivo più a Sud del bacino del Mediterraneo rispetto al solito, caratterizzando un innalzamento delle temperature e qualche sofferenza idrica al Sud e al Centro, mentre al Nord si è mantenuta una sostanziale media delle temperature. Un’ondata di caldo, dal 9 al 16 agosto è stata anomala e superiore alle medie: va evidenziato che la pioggia è stata a spesso accompagnata da grandine in diverse aree del Centro e del Nord. Come detto - continua Paolo Brogioni - le temperature massime sono state particolarmente alte, a Nord Ovest, al Centro e al Sud Italia, con le minime tutto sommato nella norma. Dal punto di vista delle piogge intensità elevate e sopra la media in Lombardia e sull’Emilia Romagna. Particolare attenzione merita l’andamento vegetativo, nella norma ma interrotto dalle gelate di aprile, con danni evidenti in Toscana, Umbria e al nord della Sardegna, con una drastica riduzione delle gemme in vegetazione e ricadute sulla raccolta. L’andamento fenologico successivo è stato caratterizzato da questa ondata di gelo e dalla variabilità di maggio e giugno, ma anche dai picchi termici, che pur portando un recupero non hanno compensato le perdite. Il sud ha registrato un picco di oltre 600 ore di calore sopra la media, dato comunque importante anche al Nord. Lo stress idrico, in realtà, non è stato un problema, grazie a risorse idriche disponibili ed adeguate, le criticità sono arrivate da temporali e grandinate, eventi che impongono ormai una doverosa attenzione all’andamento climatico sempre più inusuale, ma lo stato sanitario delle uve è comunque generalmente buono se non ottimo, con livelli importanti di qualità. Interessante l’andamento delle gradazioni, medio-alte e con maturità fenoliche che potrebbero risultare particolarmente interessanti anche per i vini a bacca rossa”, conclude il direttore Assoenologi.

Focus - La vendemmia 2021: andamento climatico

Anche quest’anno non sono mancati eventi climatici di inusuale ed eccezionale portata. Dopo un autunno e un inverno caratterizzati da temperature nella norma e buona piovosità, si sono presentate la primavera e l’estate con grande imprevedibilità. Ad aprile un’ondata di gelo ha colpito i vigneti in molte zone, danneggiando molti germogli ormai già ben sviluppati, limitando così la futura fruttificazione. Un lungo periodo di siccità, che ancora persiste, ha messo a dura prova i vigneti del Centro-Sud Italia, che hanno dovuto subire anche una straordinaria ondata di caldo. I vigneti del Nord hanno invece potuto beneficiare, durante i mesi di luglio ed agosto, di provvidenziali piogge, anche se spesso sono state, in alcune zone, accompagnate da grandinate, che hanno ridotto il potenziale produttivo. La variabilità meteorologica genera apprensione sulla tenuta qualitativa delle uve, anche se ad oggi lo stato sanitario delle stesse si presenta generalmente buono, con rari problemi di attacchi di peronospora e oidio, circoscritti e ben gestiti con opportuni trattamenti.

Focus - La vendemmia 2021: andamento vegetativo

Analizzando più nel dettaglio le varie fasi vegetative, si registra un inverno caratterizzato da temperature nella norma e abbondanti piogge, che hanno permesso di accumulare una buona riserva idrica in quasi tutto il territorio. La primavera ha fatto registrare temperature tendenzialmente sotto la media nazionale, ma lo sviluppo fenologico della vite era ovunque regolare. I problemi sono sopraggiunti durante il repentino abbassamento delle temperature ad aprile e le relative gelate del 7, 8 e 15 aprile, con minime scese anche oltre -4° C, che hanno interessato soprattutto il Nord Italia, le aree di Toscana, Lazio, Umbria, il versante adriatico, alcune zone della Puglia e la Sardegna. Sono poi giunti alcuni fenomeni temporaleschi importanti - con presenza di grandine - a luglio, congiuntamente all’innalzamento delle temperature e una straordinaria ondata di caldo, che ha coinvolto anche il Nord, raggiungendo l’apice nel mese di agosto, tanto che la colonnina del termometro ha fatto registrare valori al di sopra dei 40° C. Con tali premesse, le viti hanno sofferto anche di stress idrico, per cui si prevede in generale una diminuzione quantitativa, proprio a causa di rese minori. Si registra in diverse zone, dalla fine di agosto, una buona escursione termica tra giorno e notte e un tasso di umidità che sta ristabilendo l’equilibrio idrico, migliorando le condizioni per la maturazione finale delle uve.

Dal punto di vista vegetativo e fitosanitario, a ridosso dell’inizio della vendemmia, la situazione del vigneto italiano appare buona. Per quanto riguarda la fenologia riproduttiva, la fase di fioritura è iniziata nella norma rispetto alla media 2001-2020 al Sud, mentre si evidenziano ritardi di 4-6 giorni al centro e di 6-10 giorni al Nord. Tali ritardi sono frutto delle anomalie termiche negative registrate nei mesi di aprile e maggio ed è presumibile che tali scostamenti si manterranno fino alla fine della vendemmia. I punti cruciali dell’annata in corso si ritrovano innanzitutto nelle gelate di aprile, con danni che sono inizialmente apparsi molto importanti; poi alcuni vigneti, dove lo stato vegetativo era ancora all’inizio, hanno ripreso in modo abbastanza regolare, ma a livello produttivo ci sono differenze da zona a zona e anche da vigneto a vigneto. In molte aree colpite, infatti, i danni sono stati importanti e non hanno permesso una nuova germogliazione, mentre in altre le perdite sono state parzialmente riassorbite.

Qualche ulteriore problema si è verificato per l’altalenante andamento climatico di giugno e luglio, quando si sono verificati importanti fenomeni temporaleschi, accompagnati da grandinate eccezionali, in particolare nel Nord Est. Allo stesso tempo si rilevano scarse risorse idriche e picchi eccezionali di temperature nel centro Italia, soprattutto nell’area toscana e nel Sud, soprattutto nel Salento e in Sicilia. Alla prima settimana di settembre, si stima che l’uva raccolta sia circa il 25% del totale. Anche quest’anno la prima regione a staccare i grappoli è stata la Sicilia a fine luglio, con la raccolta delle uve Chardonnay per le basi spumante e Pinot Grigio, seguita da Puglia e Lombardia con la Franciacorta e l’Oltrepò per le basi spumante. A metà agosto è iniziata la raccolta anche per i vitigni a bacca bianca in Abruzzo, in Umbria con le varietà precoci quali Chardonnay e Pinot Grigio e in Emilia con le basi spumante. Tra la fine di agosto e la prima settimana di settembre, nella maggior parte delle regioni italiane, si sono svolte le operazioni di vendemmia per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon). Il pieno della raccolta in tutt’Italia si stima sarà quest’anno posticipato rispetto alle ultime annate all’ultima decade di settembre, per concludersi verso la fine di ottobre se non agli inizi di novembre, con i conferimenti degli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell’Etna.

Dai primi riscontri analitici, si evidenziano delle gradazioni medio alte, con qualche criticità sul rapporto zuccheri/acidità. Particolare attenzione andrà rivolta ai tenori polifenolici delle uve a bacca rossa, buoni i potenziali aromatici delle uve a bacca bianca. Rimane grande comunque l’attenzione al meteo delle prossime settimane, quando si concentrerà il grosso della vendemmia, ma non vogliamo essere pessimisti e, con la consueta professionalità degli enologi e dei tecnici, unita alla qualità raggiunta dalle nostre imprese, ci attendiamo dei buoni risultati e di consolidare le punte di eccellenza che caratterizzano il vino italiano.

Focus - La vendemmia 2021: mercato: prezzi, consumi ed export

Passato l’inverno, la tensione si è allentata e la tenacia del settore si è vista nel recupero dell’export e nella maggior dinamicità della domanda che ha portato gli ultimi mesi a veder crescere i listini di tutti i segmenti di mercato anche grazie alla prospettiva di una minor produzione per la vendemmia 2021. Certo la sintesi dei prezzi dell’intera campagna 2020/21 vede, secondo l’indice Ismea, i prezzi in flessione complessivamente del 3% sulla campagna precedente, con i vini comuni scesi del 2% e le Dop del 4%. Ma vanno anche posti all’attenzione segnali positivi a partire dal sensibile recupero tra marzo e maggio delle esportazioni e quindi dei listini. L’inizio della nuova campagna, inoltre, vede aumenti nelle prime contrattazioni delle uve e, anche se prematura, la domanda che gli operatori si pongono è se questi aumenti potranno essere trasferiti a valle della filiera.

Anche la domanda interna regge, sebbene dopo la riapertura dell’Horeca si sia avuta una leggera, ma inevitabile, frenata degli acquisti nei format della GDO. Le mutate abitudini di consumo, comunque, fanno sì che gli acquisti presso tali format siano comunque superiori a quelli del 2019, segno che si apprezza sempre più il bere a casa e soprattutto si è disposti a spendere di più, visto che è anche cambiato il paniere degli acquisti di vino, con incrementi per i vini DOP e flessioni per i vini comuni.

In tema di scambi con l’estero, dopo un avvio in salita, gli ultimi mesi hanno mostrato una decisa accelerazione portando le esportazioni totali di vino e mosti dei primi cinque mesi del 2021 a 8,4 milioni di ettolitri, il 2,8% in più su base annua. A dimostrazione del buono stato di salute del settore vino c’è soprattutto il valore dell’export, che in cinque mesi è arrivato a 2,7 miliardi di euro (+11%). Ad avvantaggiarsi della maggior domanda estera sono stati i vini Dop, trainati dagli spumanti. Bene anche le Igp, mentre sui vini da tavola si hanno flessioni dei volumi e un valore che è cresciuto meno della media del settore. Da non sottovalutare, soprattutto con una produzione interna che si preannuncia scarsa, il dato relativo alle importazioni, che in soli cinque mesi hanno già superato il milione di ettolitri, +87% sullo stesso periodo del 2020.

Focus - La vendemmia 2021, Regione per Regione

Piemonte - Produzione stimata: 2,433 milioni di ettolitri (-10%)

Dopo la prima parte d’inverno fredda e nevosa, da febbraio le temperature al di sopra della media hanno indotto il germogliamento precoce nei vigneti meglio esposti nelle zone inferiori ai 300 m slm. Nelle giornate del 7 e 8 aprile una corrente fredda proveniente dai quadranti occidentali ha determinato un abbassamento termico inferiore allo 0°C. In quei vigneti che avevano raggiunto lo sviluppo dei germogli con le foglie distese la gelata ha determinato gravi danni e perdite produttive che ad oggi possiamo stimare in qualche punto percentuale sull’intera regione, soprattutto sul Nebbiolo. Successivamente, in maggio, la stagione è proseguita a rilento a causa del perdurare di basse temperature e scarsità di piogge, che hanno però anche limitato le infezioni di peronospora delle piogge del 10-12 maggio.

Nel mese di giugno, il rialzo della temperatura, accompagnato da ridotte precipitazioni, ha permesso di colmare il ritardo della maturazione arrivando a fine giugno con uno sviluppo in linea rispetto alla media degli anni precedenti. La fioritura è avvenuta in un periodo caldo e con assenza di piogge, dando origine quindi ad una buona allegagione e, valutando il numero di acini per grappolo, la fertilità non è stata influenzata dalle basse temperature del mese di aprile. Durante la primavera e l’estate è tornata la grandine e lo ha fatto con la solita casualità. Le zone colpite in modo più pesante sono state tre: la parte orientale del Roero, poi il cosiddetto Alto Piemonte, con particolare gravità alle zone dei vini Gattinara, Ghemme e Sizzano e, infine, il Canavese, in modo particolare la zona di Viverone, Piverone e paesi limitrofi. A metà agosto la produzione si presenta in buona quantità, con bassa presenza di danni a causa dei patogeni fungini, unica eccezione i danni da colpo di calore, che quest’anno ha colpito in tutta la regione.

La maturazione dell’uva, dalle prime analisi eseguite a carico delle varietà precoci quali Moscato bianco e Chardonnay, risulta in leggero ritardo di 3-5 giorni rispetto al 2020, ed in linea con la media delle annate passate. In particolare, è da segnalare una buona dotazione in acidità. La raccolta delle uve, bianche e nere, da spumante secco è iniziata nella terza decade di agosto, e si protrarrà fin verso l’8-10 settembre, soprattutto nelle zone più elevate dell’Alta Langa Docg. Le vendemmie di Moscato e Brachetto inizieranno nella prima decade di settembre, seguite da Arneis e Cortese, mentre la Favorita aspetterà fino oltre la metà del mese e l’Erbaluce anche dopo il 20 di settembre. Quindi Dolcetto, Ruchè, Freisa, Vespolina e poi Barbera. Tra fine settembre e inizio di ottobre sarà l’ora del Nebbiolo nelle sue varie zone, con ulteriori ritardi nel Canavese e nell’Alto Piemonte. La quantità si presenta buona senza eccessi produttivi. È prevista una riduzione, soprattutto tra le vigne dell’Alto Piemonte (-30%) e del Canavese (-15%), se il decorso climatico continuerà ad essere con assenza di piogge e temperature elevate. Oggi ci sono tutte le premesse per fare vini di grande livello qualitativo, anche in virtù della quantità moderata di produzione.

Valle d’Aosta - Produzione stimata: 18.000 ettolitri (-7%)

È stata un’annata anomala da molti punti di vista, con inizio vegetativo e germogliamento ritardati a causa delle basse temperature (ma non ci sono stati danni da gelo). Primavera ed inizio estate sono state molto piovose, con temperature sotto media. Il ritardo iniziale stimabile in poco meno di due settimane è oggi valutabile in 7-8 giorni, in quanto non ci sono stati i rallentamenti da picchi di alte temperature. In alcune zone presenza di peronospora particolarmente virulenta, oidio nella media. Si riscontra l’incidenza della grandine, evento raro in valle, sulle zone più basse.

Lombardia - Produzione stimata: 1,233 milioni di ettolitri (-20%)

L’annata si presenta in generale ritardo di 7-8 giorni sia rispetto al 2020 che alle annate precedenti. Tutta la regione è stata interessata da gelate primaverili, in particolare i maggiori danni sono stati in Franciacorta e in Valtènesi e, con minore impatto, in Oltrepò; solo la Valtellina risulta finora non interessata da eventi meteorologici che hanno portato danni alle colture. A giugno c’è stata una forte grandinata in un’ampia area a Nord Est dell’Oltrepò Pavese, mentre più di recente fenomeni temporaleschi di forte intensità hanno interessato Franciacorta e Bergamasca. Le ondate di calore sono state nella norma e non hanno sortito particolari effetti, se non un ulteriore lieve ritardo nella maturazione delle uve. Il periodo di maturazione dei grappoli registra, rispetto allo scorso anno, un ritardo di circa 10 giorni nelle quote più basse, mentre risultano nella media degli ultimi anni le uve in quota.

La vendemmia è iniziata a ridosso di Ferragosto per quanto riguarda le basi spumante in Franciacorta ed Oltrepò Pavese, con un deciso incremento da lunedì 23 agosto. Lugana e Valtènesi sono state meno interessate dalle avversità meteo rispetto alla sponda veronese del Garda, anche in questo caso la vendemmia è in moderato calo ed altrettanto ritardo rispetto alle precedenti. La qualità si prevede ovunque eccellente, fatto salvo per le zone interessate dalle grandinate. Per quanto riguarda l’Oltrepò Pavese e la Franciacorta, il decremento dovrebbe essere addirittura del 25% rispetto allo scorso anno, mentre per Lugana e Valtènesi si prevede un più contenuto calo del 10/15%.

Trentino Alto Adige - Produzione stimata: 1,168 milioni di ettolitri (-10%)

In Trentino l’annata 2021 è stata caratterizzata da un andamento stagionale alterno e con situazioni piuttosto estreme, ma nel complesso, alla data odierna, prende piede la concreta possibilità di andare incontro ad una vendemmia 2021 interessante e di qualità. Le viti si presentano ottimamente, i grappoli sono sani, la carica produttiva non è eccessiva e l’andamento stagionale, dopo le preoccupanti piogge di fine luglio, ha imboccato un decorso decisamente favorevole. Certo siamo di fronte ad un’annata molto in ritardo. Aspetto sicuramente negativo e doloroso gli eventi grandinigeni che hanno colpito con varia intensità tutte le vallate trentine: si stima manchino all’appello 500 ha di superficie vitata, il 5% del vigneto trentino.

Complessivamente la produzione è in calo rispetto allo scorso anno per via del minore peso medio dei grappoli. Da un lato la gelata tardiva dell’8 aprile, pur non causando un danno diretto per via del provvidenziale ritardato germogliamento, ha comunque limitato la fertilità e la dimensione dei grappoli. Successivamente la fioritura molto in ritardo nella prima decade di giugno si è risolta rapidamente (3-4 giorni) in un contesto di elevate temperature e stress idrico che hanno contribuito a ridurre l’allegagione. Le varietà più interessate dal calo produttivo sono Chardonnay, Merlot e Pinot Grigio.

Per quanto attiene la difesa fitosanitaria, non si segnalano particolari problemi, il numero di interventi è stato nella media sia per trattamenti, sia per concimazioni e irrigazioni di soccorso. L’elevata presenza nei vigneti trentini di Schaphoideus Titanus ha allarmato i viticoltori e i tecnici e, in ottemperanza al decreto di lotta obbligatoria, sono stati eseguiti due o più trattamenti insetticidi specifici per abbattere la popolazione presente. La vendemmia è iniziata per le varietà bianche e rosse base spumante tra il 30 agosto e il 1 settembre, le altre bianche tra l’1 e il 5 e le altre rosse verranno staccate dal 12 al 20 dello stesso mese.

In Alto Adige il clima invernale si è presentato con temperature e precipitazioni superiori alla norma, con nevicate molto abbondanti in montagna, garantendo disponibilità idriche. Il periodo primaverile, con temperature inferiori rispetto alle medie delle passate stagioni, ha rallentato tutti i periodi fenologici, registrabili nel fondovalle con una decina di giorni. In quota il clima più regolare ha portato a fasi fenologiche nella norma. La fioritura è coincisa con temperature miti e assenza di piogge, garantendo una buona allegagione. Tuttavia il numero di acini per grappolo è leggermente inferiore e gli acini risultano essere più piccoli a causa del giugno piuttosto secco. L’estate mediamente calda ha partecipato ad uno sviluppo sano del frutto. A luglio fenomeni grandinigeni rilevanti si sono registrati nel basso Alto Adige al confine trentino. La qualità media delle varietà va da ottima a eccellente, in particolare gli autoctoni a bacca rossa e i bianchi semi aromatici. La vendemmia, con le varietà bianche precoci a basse quote, è iniziata ai primi di settembre e la maggior parte dell’uva sarà raccolta tra il 15 e il 30 di questo mese. Potrà probabilmente concludersi con i Cabernet Sauvignon verso fine ottobre.

Veneto - Produzione stimata: 10,838 milioni di ettolitri (-7%)

La partenza del ciclo vegetativo è avvenuta con un leggero ritardo rispetto alla scorsa annata: durante il germogliamento in alcune zone del territorio ci sono state, nei giorni 7 e 8 aprile, delle gelate con minime che hanno raggiunto valori di -2/-4°C. Nel corso di fioritura e allegagione si sono avute temperature tendenzialmente basse con precipitazioni abbondanti. Dai mesi di giugno e luglio ad oggi le temperature sono in linea con le medie stagionali. Il picco delle temperature si è riscontrato nella prima quindicina di agosto. Il passaggio delle perturbazioni estive ha creato fenomeni atmosferici anche di forte intensità, che hanno colpito a macchia di leopardo il territorio del Veneto Centro Orientale (Valpolicella, Val d’Illasi e Monteforte), generando in alcuni casi grandinate, che nel complesso del territorio non hanno comunque determinato perdite di produzione significative.

Attualmente, sta avvenendo la maturazione delle uve precoci (Pinot e Chardonnay) prevista fino alla seconda settimana di settembre, con una diminuzione di grappoli. Per la varietà Glera il numero di grappoli rispecchia la media e questi risultano essere molto allungati e spargoli, un buon presupposto legato all’aspetto sanitario dell’uva e resa media intorno ai 150-160 qli/ha. Il Pinot grigio ha germogliamento in modo difforme, bassa fertilità (minore rispetto alle previsioni) e scarsa allegagione, lo Chardonnay ha un buono stato vegeto/produttivo, la Garganega un’ottima fertilità con buona dimensione dei grappoli. Le uve della Valpolicella confermano un buon stato generale della pianta.

L’andamento della maturazione delle uve risulta essere posticipato di 10-15 giorni rispetto alla precedente annata, lo stato sanitario e la qualità sono buoni. La raccolta delle uve bianche base spumante è iniziata tra il 25 e il 30 agosto a Custoza e nei Colli Berici, dove la vendemmia è a circa il 10% del totale. A metà settembre si inizia con il Merlot, dall’ultima settimana di settembre con, nell’ordine, Corvina, Glera e Garganega. La resa di uva/vino dovrebbe essere in linea con le vendemmie precedenti e la qualità delle uve si presenta generalmente molto buona. La previsione di produzione rispetto la vendemmia precedente risulta essere in leggero decremento, compensata in parte dai nuovi impianti andati in produzione.

Friuli Venezia Giulia - Produzione stimata: 1,723 milioni di ettolitri (-7%)

La stagione invernale è stata caratterizzata da un autunno secco e un inverno particolarmente piovoso, associato a straordinarie nevicate in montagna e temperature in pianura che hanno toccato -8 °C. All’inizio di marzo il clima caldo ha obbligato all’irrigazione dei vigneti. Il mese di aprile è stato contrassegnato da temperature al di sotto della media stagionale. Nella notte del 7 aprile un’eccezionale gelata, con temperature scese anche a -7 °C, ha interessato alcune zone di pianura, soprattutto nella zona del medio Pordenonese, arrecando isolati danni nelle varietà precoci, come Glera (per Prosecco) e Chardonnay, mentre per Pinot grigio e Pinot nero le gemme erano ancora allo stato cotonoso. Durante il mese di maggio, particolarmente perturbato, si sono verificati importanti attacchi di peronospora, sia sulle foglie che sui grappoli, costringendo a ripetuti interventi in campo.

Le condizioni climatiche favorevoli fatte registrare nel mese di giugno, hanno posto le condizioni ottimali per l’inizio della fioritura (5 giugno) nelle varietà precoci come Pinot grigio, Chardonnay, Pinot nero e Sauvignon, favorendo anche l’allegagione dei giovani grappoli. L’invaiatura, iniziata nella terza decade di luglio - con dieci giorni di ritardo rispetto alla precedente vendemmia - è stata favorita dal bel tempo. Il clima eccezionalmente caldo dei primi venti giorni di agosto, con temperature che hanno sfiorato i 40 °C, ha obbligato un intervento irriguo di soccorso, specie su vigneti coltivati nei terreni sciolti.

Queste condizioni climatiche estreme hanno causato alcune eccezionali grandinate a macchia di leopardo, soprattutto nel pordenonese, creando comunque danni localizzati. Nella parte finale del mese di agosto il clima caldo e ventilato, accompagnato da un’apprezzabile escursione termica notturna, ha favorito la complessità aromatica nelle uve a bacca bianca. Lo stato sanitario delle uve è ottimale. Allo stato attuale, rispetto allo scorso anno, la quantità di uva si attesta attorno ad un meno 7% e i primi dati analitici fanno registrare la stessa concentrazione zuccherina della scorsa vendemmia, con un leggero aumento della componente acida, fondamentale per l’equilibrio aromatico del futuro vino.

La vendemmia è iniziata a fine agosto per le basi spumante, per alcuni vigneti di prima produzione e per le nuove varietà “Resistenti alle crittogame”, con dieci giorni di ritardo rispetto allo scorso anno e ottima qualità. I primi di settembre si è dato il via alla raccolta di Pinot grigio, Pinot nero e alcuni cloni di Sauvignon, per finire con Traminer Aromatico, Chardonnay, Pinot Bianco, Glera (per Prosecco) e Ribolla Gialla. Stando alle attuali condizioni climatiche, solo dopo il 20 di settembre dovrebbero iniziare i primi conferimenti di uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet Franc) per terminare con la raccolta delle varietà tardive (Verduzzo, Refosco e Picolit).

Liguria - Produzione stimata: 36.000 ettolitri (-10%)

In Liguria la vendemmia si presenta leggermente in ritardo rispetto allo scorso anno in entrambi i versanti. La raccolta delle uve Pigato e Vermentino è iniziata, nelle zone più prossime al mare, nella prima decade di settembre, per poi proseguire nella seconda decade nelle aree più interne e con la raccolta del Rossese. L’alternanza climatica e alcuni periodi estivi caratterizzati da picchi di caldo anomalo generano preoccupazione nel contenimento dell’oidio e degli insetti. La qualità delle uve è generalmente buona con gradazioni medio alte e con quadri aromatici interessanti.

Emilia Romagna - Produzione stimata: 6,707 milioni di ettolitri (-15%)

Dopo una fase invernale nella norma, nel mese di marzo di sono registrate temperature medie superiori alla media. Nei primi giorni di aprile sono sopraggiunte temperature rigide soprattutto di notte che, oltre ad avere provocato danni da freddo ad alcuni vitigni (Lambrusco Grasparossa nella zona pedecollinare modenese e vigneti del fondovalle), ha ritardato la vegetazione di circa 10 giorni. Complessivamente, nonostante le gelate (che hanno danneggiato soprattutto Chardonnay, Pinot bianco e talora anche Trebbiano), c’è un buon numero di grappoli, che però sono più piccoli del solito e più spargoli. Anche gli acini sono più piccoli della media e le bucce abbastanza spesse e poco elastiche. Eccezion fatta per il Lambrusco Salamino, che invece ha avuto uno sviluppo ottimale. Buona la situazione per Sauvignon e Merlot, che hanno avuto un germogliamento regolare, post freddo, e una buona allegagione. Buono il germogliamento del Pignoletto, che però in alcuni casi ha subìto fenomeni di colatura (forse -5%).

Il Sangiovese prometteva piuttosto bene, ma nella seconda metà di agosto ha perso almeno un 5/10% e, se le precipitazioni non arriveranno, si rischiano danni qualitativi ove non è presente l’irrigazione. Il bel tempo è infatti continuato troppo a lungo e le viti hanno dovuto affrontare una lunga fase di stress idrico, in particolare nei vigneti collinari o più distanti dal fiume Po. Ora l’uva e le vigne si presentano in ottima salute nelle zone pianeggianti, anche se bisogna prestare attenzione agli eccessi di irrigazione, per evitare marciumi, mentre lo stress idrico è visibile sui Colli Piacentini e sulle Colline del Riminese. Si è mantenuta una certa escursione termica giornaliera, che ha favorito una buona maturazione aromatica, decisamente percepibile nei vitigni precoci: Chardonnay, Sauvignon, Moscato e Malvasia aromatica. La vendemmia è comunque già iniziata per le basi spumante bianche quali Ortrugo, Moscato, Pinot Grigio e Chardonnay. Proseguirà nella prima decade di settembre con Merlot e Albana, per continuare a metà settembre con i Trebbiani e terminare subito dopo con il Sangiovese.

Toscana - Produzione stimata: 1,65 milioni di ettolitri (-25%)

La stagione 2021 si è aperta lasciandosi alle spalle un inverno particolarmente piovoso, che ha garantito un’importante riserva idrica. Durante il mese di aprile si sono registrati bruschi abbassamenti di temperatura, che hanno portato a fenomeni di gelate nei fondivalle (che hanno creato problemi soprattutto alle uve rosse e dunque in primis al Sangiovese, che solo in parte ha poi reagito producendo nuove gemme) e ad una crescita moderata in debutto di stagione. Dal mese di maggio, con l’arrivo del caldo, la vite ha reagito con un bello sviluppo dei germogli ed un’ottima fioritura, in un clima tendenzialmente asciutto che ha aiutato a limitare le patologie fungine.

Tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto si sono visti i primi accenni di invaiatura, accompagnati anche dai primi segnali di stress idrico. Dal 10 di agosto le temperature massime hanno fatto registrare picchi importanti che, uniti al lungo periodo di assenza di precipitazioni e a leggere brezze, hanno portato ad una diminuzione di umidità nel terreno e a diffusi fenomeni di stress idrico e colpi di calore. La siccità ha riguardato varie zone sia interne che costiere, e quest’ultime hanno anche dovuto combattere contro forti venti che hanno ulteriormente asciugato il terreno. In alcune denominazioni si nota una debole presenza di tignoletta in terza generazione e cominciano ad arrivare le prime segnalazioni di danni da ungulati.

Le condizioni attuali e le previsioni meteo dei giorni a venire ci fanno pensare a una vendemmia complessa e di difficile lettura. Ci saranno aree viticole con alcuni vitigni in particolare che riusciranno a portare a termine con velocità il processo di maturazione, mentre altre zone che, in virtù del ritardo causato dalla gelata o da possibili blocchi di maturazione dovuti alla siccità, potranno maturare più lentamente e dar luogo a una vendemmia posticipata. Gli scarsi rendimenti ad ettaro, le temperature di inizio agosto ed i possibili fenomeni di disidratazione sulle uve fanno pensare ad una vendemmia di grande concentrazione, più vocata per la produzione di rossi rispetto a bianchi e rosati.

Umbria - Produzione stimata: 312.000 ettolitri (-18%)

La stagione è stata caratterizzata da un ciclo vegetativo partito con una settimana di ritardo per via di un inverno piuttosto freddo e protrattosi più a lungo del solito. I vigneti sono stati molto colpiti dalle gelate del 7 e 8 aprile, soprattutto su Chardonnay, Grechetto, Sangiovese e Merlot, praticamente intoccato il Trebbiano (il vitigno bianco più diffuso in regione) in quanto non ancora germogliato, insieme alle uve tardive. La primavera è proseguita piuttosto piovosa sino a fine maggio, per poi cedere il passo a un’estate decisamente avara di piogge, che ha portato le viti in stress da siccità. Attualmente si segnala un buono stato di salute dei vigneti, benché le viti siano in stress idrico laddove non sia stato possibile intervenire con l’irrigazione di soccorso. Un eventuale arrivo delle piogge, come accaduto a fine agosto, potrebbe migliorare l’evolversi della vendemmia, soprattutto per i vitigni rossi più tardivi, come il Sangiovese e, soprattutto, il Sagrantino.

Le produzioni per pianta appaiono molto basse in virtù soprattutto della gelata primaverile, e, probabilmente, saranno basse anche le rese uva/vino. Proprio per tutte queste problematiche le prime previsioni quantitative si attestano su un forte decremento rispetto al 2020. La vendemmia delle basi spumante è iniziata nella terza decade di agosto, e ora si sta vendemmiando lo Chardonnay. Si continuerà con Sauvignon e altre uve precoci, per poi passare agli autoctoni bianchi (Grechetto e Trebbiano nell’ordine) nella seconda decade di settembre. Presumibilmente, nella terza decade di settembre si passerà a vendemmiare le uve Sangiovese, seguite da quelle di Sagrantino.

Marche - Produzione stimata: 778.000 ettolitri (-13%)

Annata caratterizzata da condizioni metereologiche complesse per le vigne marchigiane con una stagione invernale che è stata tra le più calde per le Marche dal 1961. Nonostante i soli 34 mm di pioggia nel mese di febbraio, le precipitazioni invernali sono state più abbondanti della norma e corrispondenti a 225 mm di media regionale. La stagione primaverile è stata più fredda rispetto alla norma con una differenza di -0,4°C rispetto alla media storica di riferimento 1981-2010 e si è caratterizzata anche per la carenza di precipitazioni.

Le gelate tardive, giunte ad inizio aprile, hanno portato via un 5% della produzione nel centro-nord della regione, più che altro nei fondivalle ma non sui terreni collinari, né nelle aree interne come Matelica, dove le viti non avevano ancora germogliato. Dopo le anomalie negative di marzo e aprile, il valore sostanzialmente in linea di maggio, la temperatura media è tornata a rialzarsi nel mese di giugno. Nel mese di giugno sono caduti appena 15 mm e mai nelle Marche è piovuto così poco nei primi sei mesi dell’anno. A metà luglio sono arrivate le attese piogge, ma poi sono continuate la mancanza di piogge e i picchi termici al di sopra della media storica. La prolungata siccità ha messo a dura prova i vigneti, soprattutto collinari, dove l’approvvigionamento idrico risulta più difficoltoso rispetto agli impianti di pianura. Il ritardo accumulato nelle precedenti fasi si è leggermente attenuato e si sta recuperando, anche se la vendemmia sarà ritardata di circa una settimana rispetto alla media.

Il quadro sanitario è buono per l’assenza di peronospora e muffa grigia, mentre l’oidio è comparso in qualche areale soprattutto sul Montepulciano, senza però causare problemi particolari. Il livello vegetativo, più contenuto rispetto alla norma, è in generale regolare e si nota una riduzione della dimensione dell’acino. La carenza di precipitazioni ha rallentato l’accumulo degli zuccheri che aumentano la loro concentrazione per effetto della disidratazione dell’acino. Le temperature superiori alla media hanno favorito la degradazione dell’acidità totale, soprattutto a carico dell’acido malico, anche se i valori di pH sono ancora bassi grazie al ridotto tenore di potassio. Pertanto, un po’ come successo in altre annate simili, l’acidità e il pH avranno un forte potere discriminante nella decisione della data di vendemmia. Le uve rosse avranno la tendenza in generale a cedere tannini più reattivi soprattutto sul Montepulciano e si dovrà tenere conto di ciò sui tempi di contatto con le bucce.

La vendemmia delle uve per basi spumante è partita dopo Ferragosto, e per il Pecorino è iniziata nella terza decade di agosto. Per il Verdicchio si attenderà la seconda decade di settembre. Quindi si passerà alle uve rosse, Sangiovese e Montepulciano nell’ordine, che saranno probabilmente vendemmiate intorno a fine settembre/inizio ottobre, in funzione del prosieguo stagionale. Si prevede una buona annata con punte di ottima qualità soprattutto nei vigneti più freschi con maggiore dotazione idrica.

Lazio - Produzione stimata: 706.000 ettolitri (-10%)

La stagione 2020 si è conclusa registrando nel mese di novembre scarsità di precipitazioni e temperature lievemente superiori alla norma nelle prime due decadi. Dicembre, tuttavia, ha presentato piovosità abbondante e anche i primi mesi dell’anno, in particolar modo gennaio, hanno visto il prevalere di condizioni di tempo instabile con piovosità spesso superiore alla norma, da ritenere in complesso favorevole alla ricarica delle falde, il cui contenuto idrico si era ridotto nel periodo estivo precedente. A fine febbraio, nella maggior parte dei vigneti, la ricarica della riserva idrica è stata pressoché completa e questo ha rappresentato il presupposto per un’ottima ripresa vegetativa, contrastando l’insorgere di stress idrici precoci. La notte tra il 7 e l’8 aprile 2021 una gelata particolarmente severa ha provocato danni ingenti in numerose aree di media collina e fondovalle nelle province di Viterbo e Rieti (nei vigneti ad altitudine inferiore ai 300 m s.l.m.), specie su varietà dal germogliamento precoce che in quel momento avevano evidentemente già ripreso a vegetare.

I mesi estivi di giugno e le prime due decadi di luglio sono stati caratterizzati da clima torrido, assenza di piogge e, tuttavia, rispetto alle ultime annate, abbiamo assistito ad una buona escursione termica, di almeno 15°C tra il giorno e la notte. Fine luglio e tutto il mese di agosto, fino ad oggi, hanno fatto registrare il perdurare delle condizioni siccitose e temperature molto alte (massime di 42°C). La fenologia della vite, che fino all’invaiatura risultava in significativo ritardo rispetto alla norma, con l’approssimarsi della raccolta è andata sempre più normalizzandosi. I vigneti sono in uno stato fisiologico buono dal punto di vista dello stress idrico, probabilmente in virtù di una naturale disponibilità idrica dei suoli e delle sporadiche precipitazioni che hanno avuto luogo a cavallo tra luglio e agosto. La salute dei grappoli è buona, fatta eccezione per occasionali attacchi di oidio.

Cronologicamente la vendemmia si sta svolgendo puntuale rispetto alla media degli anni passati: nell’ultima decade di agosto per le basi spumante e bianchi internazionali, a seguire per i bianchi autoctoni e rossi internazionali (rispettivamente prima e seconda decade di settembre) per terminare con Montepulciano e Cesanese rispettivamente nella terza decade di settembre e inizio ottobre. Ci si aspetta una perfetta gradazione zuccherina, in linea con i valori dell’anno passato e della media degli ultimi cinque anni, e una qualità delle uve ottima, con punte di eccellenza per i vitigni tradizionali, in particolare Malvasia del Lazio e Cesanese. La riduzione produttiva stimata sembra più pronunciata nella Tuscia e meno nel resto della regione.

Abruzzo - Produzione stimata: 2,883 milioni di ettolitri (-18%)

Grazie ad un inverno piovoso con precipitazioni abbondanti su tutta la regione si sono costituite buone riserve idriche nei vigneti. L’andamento stagionale è cambiato tra febbraio e inizio marzo, quando si sono registrate temperature miti fino ad arrivare a 20 °C nella fascia costiera. Come ormai succede da alcuni anni, a metà aprile si è verificato un brusco abbassamento della temperatura, ma senza gravi conseguenze sulle varietà appena germogliate, grazie a un leggero ritardo vegetativo che ha aiutato a superare la gelata. Da fine maggio in poi le belle giornate e le temperature alte hanno favorito lo sviluppo di una buona vegetazione ed un’emissione normale di grappoli ben formati ed uniformi per tutte le varietà.

Le temperature alte che si sono susseguite dalla primavera inoltrata fino all’estate hanno permesso alla vite una normale attività vegeto-produttiva, con la riduzione di interventi anticrittogamici. Anche il decorso della fioritura e dell’allegagione è stato regolare. La mancanza di piogge nei mesi di giugno, luglio e agosto ha provocato grossi problemi di sofferenza idrica soprattutto nelle zone vitate collinari e montane, che abbondano in territorio abruzzese, in terreni non irrigui ed esposti. Questa situazione porterà ad un calo di peso dei grappoli e ad una bassa resa di cantina. Dal punto di vista sanitario, le vigne non hanno avuto bisogno di trattamenti frequenti proprio per il bel tempo e si presentano in ottimo stato, benché con ridotte dimensioni degli acini, soprattutto per i vitigni bianchi internazionali.

La vendemmia è iniziata a partire dal 16 agosto per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot grigio) nelle zone più costiere, mentre per quelle più interne e collinari intorno al 23. Per le altre uve bianche (Trebbiano, Malvasia, Passerina e Pecorino) l’inizio dei conferimenti è avvenuto ad inizio settembre. Per le varietà a bacca rossa, principalmente Sangiovese e Montepulciano, si prevede che la raccolta avverrà a partire dall’ultima settimana di settembre fino alla fine di ottobre. Il grado zuccherino delle uve si prevede buono e al momento lievemente superiore alla media (+0,5 babo). Qualitativamente parlando, se le condizioni climatiche del mese di settembre decorreranno favorevolmente, si può ipotizzare un’annata interessante per i vini rossi, mentre ai bianchi, a causa del forte caldo, mancheranno freschezza e struttura.

Molise - Produzione stimata: 200.000 ettolitri (-15%)

La situazione è simile a quella dell’Abruzzo, quindi con una stima quantitativa che vede diminuire del 15% la produzione, anche se in queste zone la siccità ha inciso meno, da un lato perché è consentita l’irrigazione d’emergenza e dall’altro perché si sono registrati fenomeni piovosi in numero maggiore a metà luglio. Si ha una previsione di grappoli di maggior peso.

Campania - Produzione stimata: 751.000 ettolitri (+5%)

L’annata 2021 è cominciata con temperature invernali piuttosto miti che si sono protratte con quasi un grado al di sopra delle medie fino a fine febbraio e inizio marzo, con abbondanti piogge. È avvenuta quindi una buona ripresa vegetativa, ma la prima parte di aprile ha fatto registrare un abbassamento importante delle temperature, con nevicate ad alta quota e qualche gelata più in basso, che hanno portato un ritardo di circa una settimana sulla crescita dei germogli. Il sussistere di temperature appena più alte della media per tutto maggio, giugno e la prima metà di luglio, e l’assenza prolungata di piogge, ha frenato la pressione fitopatica e consentito una buona fioritura e allegagione. Inoltre, il rapido passaggio alla fase di pre-chiusura del grappolo, che presentava molti residui fiorali, ha determinato lo sviluppo di grappoli tendenzialmente più spargoli.

Alla metà di luglio sono arrivate delle piogge che hanno consentito di beneficiare anche di un abbassamento delle temperature, confermando al momento un ritardo di 7-10 giorni sulle fasi fenologiche della vite. In linea generale le condizioni climatiche hanno consentito una gestione dei vigneti senza particolari problemi, con una pressione dell’oidio piuttosto elevata in alcuni momenti. Il persistere di condizioni climatiche segnate da temperature elevate e assenza di precipitazioni nella prima metà di agosto, ha confermato l’anticipo delle fasi fenologiche e il livello di guardia alto per l’oidio, facendo registrare una precoce invaiatura in tutte le zone e su tutte le varietà di uva. In linea di massima, al momento, si prevede una qualità delle uve molto buona.

Puglia - Produzione stimata: 8,55 milioni di ettolitri (-5%)

La stagione 2021 ha una peculiarità regionale: la siccità. È stato un fattore, ovviamente, che ha influito sulla produzione, ma con effetti non uniformi sull’eterogeneo territorio della Puglia dove, quando è stato possibile, è stato mitigato dalla cosiddetta “irrigazione di soccorso”. Lo stato fitosanitario dei vigneti non sembra presentare particolari criticità, a parte uno slittamento dai 7 ai 10 giorni per il taglio del primo grappolo. La descrizione zona per zona conferma un’annata positiva e nella norma, con un leggero calo della produzione rispetto al 2020. Nella provincia di Foggia l’inverno è trascorso in condizioni normali con temperature e piovosità nella media del periodo. Durante le fasi di germogliamento e separazione dei grappoli si sono susseguite importanti piogge che hanno favorito il vigore delle piante. I fenomeni di colatura, aborti fiorali e assenza di piogge hanno portato ad avere decrementi produttivi rispetto alle medie annuali precedenti; la qualità delle uve è attualmente molto buona e si prospetta un ottimo prodotto.

Nella zona di Taranto il freddo è arrivato a gennaio, non eccessivamente rigido ma si è prolungato fino ai mesi di marzo e aprile. La fase di germogliamento è avvenuta in modo stentato e traumatico. La criticità climatica nella fase di germogliamento con basse temperature e piogge frequenti ha causato un ritardo di 10-15 giorni della fase di fioritura e un’imperfetta allegagione. Dalla seconda decade di giugno il bel tempo, con temperature più alte anche della media, ha permesso una buona ripresa vegetativa. Ma si notavano già i danni provocati dal clima piovoso e freddo: grappoli corti, non perfettamente allungati, spargoli, con la fase di invaiatura iniziata con ritardo. È prevista una produzione leggermente superiore per il Primitivo. Nella provincia di Bari le temperature invernali sono state in linea con le medie stagionali, mentre il clima primaverile ha registrato temperature più basse della media (soprattutto aprile e maggio), che hanno portato a un ritardo di tutte le fasi fenologiche. Anche il grappolo di Sangiovese e Ciliegiolo è rimasto più piccolo.

Nel complesso si stima una produzione in calo rispetto alla scorsa vendemmia e un’annata davvero buona dal punto di vista sanitario e qualitativo delle uve. Per la Valle D’Itria la situazione è ottimale. Lo stato sanitario delle uve è molto buono. Da una prima stima si può ipotizzare un calo produttivo dovuto alla gelatura registrata nella regione e qualche problema di colatura dovuto ai freddi durante la fioritura. Nel Leccese si stima un calo della produzione a causa del clima anomalo e degli sbalzi termici. Il Salento, in piccole zone e in due occasioni a luglio e ad agosto, è stato interessato, a macchia di leopardo, da grandine. Dove ha colpito, ha determinato danni consistenti.

La quantità delle uve nelle zone non interessate dalle grandinate di maggio sarà di poco inferiore a quella del 2020. Se le condizioni climatiche non cambieranno la vendemmia attuale potrà regalare delle soddisfazioni ai produttori salentini. Quest’anno le uve sono maturate nei tempi giusti, probabilmente non ci sarà la grossa quantità dello scorso anno, ma la qualità sarà da ricordare. Nel Salento si è partiti a cavallo di Ferragosto con lo Chardonnay, il Pinot ed in generale con le uve precoci (anche per base spumante) con ottime performance. Il Primitivo segue a ruota a inizio settembre, con qualche preoccupazione per la tenuta della buccia degli acini. In generale si pronosticano produzioni ottime di vini bianchi e rosati, così come per i rossi con punte di eccezionalità, grazie alla sua versatilità, del Negroamaro, che verrà raccolto a partire dalla seconda decade di settembre.

Basilicata - Produzione stimata: 65.000 ettolitri (-10%)

L’andamento vegetativo ha subìto una partenza posticipata di circa 10 giorni, così da poter avere un’epoca di vendemmia finalmente normale ed in linea con l’andamento stagionale. Le uve si presentano sane e in perfetto turgore vegetativo. Le prolungate piogge di giugno hanno creato un’importante riserva idrica, le viti non sono andate mai in stress presentando una parete fogliare uniforme e in perfetta attività vegetativa. Le importanti escursioni termiche tra il giorno e la notte, presenti già da luglio, hanno permesso alla vite di respirare e di avere un’attività fotosintetica lineare. La vendemmia si presenta di grande qualità ed in perfetto equilibrio produttivo.

Calabria - Produzione stimata: 106.000 ettolitri (+10%)

In Calabria l’andamento climatico primaverile ha generato un ritardo nelle prime fasi fenologiche, che si è assottigliato nei mesi estivi. A causa delle elevate temperature raggiunte nel periodo estivo, si sta verificando addirittura un leggero anticipo delle operazioni di raccolta, già iniziate sulle varietà precoci a bacca bianca. Le uve si presentano in buono stato sanitario grazie ad un’attenta gestione dei patogeni che hanno impegnato particolarmente i vignaioli. Si rimane in apprensione per l’eccesivo caldo dell’ultimo periodo che, se dovesse persistere, potrebbe influire sulla resa uva/vino. La previsione produttiva prevede un marginale incremento produttivo, molto legato come detto all’andamento del clima nel periodo della raccolta.

Sicilia - Produzione stimata: 3,986 milioni di ettolitri (+9%)

Dopo un inverno generoso dal punto di vista pluviometrico, in particolare nei mesi di febbraio e marzo, con accumuli sopra i 200 mm, la primavera è stata decisamente asciutta. Fortemente anomalo il mese di aprile, durante il quale le piogge sono state di portata assolutamente trascurabile con un cumulato medio di 3 mm, ai minimi climatici assoluti. Durante le delicate fasi di allegagione, le piogge sono state praticamente assenti e le temperature si sono abbassate riducendo leggermente la percentuale di allegagione in alcune varietà.

Le temperature di fine luglio sono state regolari e hanno consentito un’invaiatura regolare ed uniforme. La situazione climatica ha riservato, nella prima parte di agosto, un caldo anomalo che si è protratto per circa 10 giorni al di sopra della media degli ultimi 10 anni, provocando uno stress idrico importante alle piante con qualche caso di uve quasi disidratate. Dopo la metà di agosto le temperature sono rientrate nella media stagionale, ma si è registrato un aumento dell’umidità relativa che ha concesso una forma di refrigerio ai vigneti, consentendo alle piante di uscire dallo stato di stress. Ne emerge un quadro disomogeneo con vigneti, come quelli dell’area occidentale, in cui si prospetta un aumento della produzione, ed altri dove si potrebbero registrare delle perdite. La qualità finora è buona, ma dipenderà da settembre. Buona anche la curva aromatica grazie a escursioni termiche giuste, fino a 12 °C in notturna con punte di 18 °C nei territori superiori a 350 metri s.l.m.

Le operazioni di raccolta sono iniziate con un anticipo di 5-7 giorni rispetto alla passata campagna. La vendemmia è iniziata a fine luglio con la raccolta delle uve Chardonnay basi spumante e Pinot Grigio. Nella prima decade di agosto si sono staccati i grappoli di Sauvignon blanc, Chardonnay, Moscato bianco, nonché le uve base spumante di Catarratto e Grillo. Dopo la metà di agosto le operazioni sono entrate nel vivo con i conferimenti di Nero d’Avola, Merlot, Syrah e Grillo, a cui seguiranno quelli di Zibibbo, Catarratto, Inzolia e Grecanico. Dai primi riscontri di cantina la resa uva/vino risulta leggermente inferiore alla media, mentre le fermentazioni stanno decorrendo regolarmente.

Sardegna - Produzione stimata: 404.000 ettolitri (-15%)

L’annata 2021 è stata caratterizzata da un inverno con abbondanti precipitazioni, che hanno permesso un accumulo importante di riserve idriche per la pianta. Il ciclo vegetativo, inizialmente con una settimana di ritardo rispetto all’annata precedente, ha recuperato nei mesi successivi. Il mese di aprile è stato purtroppo caratterizzato dal fenomeno delle gelate, che hanno colpito le varietà più precoci un po’ in tutta l’isola, ma in particolare ha creato numerosi danni sulla cultivar Vermentino negli areali di Alghero ed in tutta la Gallura, raggiungendo incidenze del 50-60%. Danni più lievi ma evidenti si sono verificati nell’oristanese sulla Vernaccia e nel Sud sul Moscato e sulle cultivar internazionali come lo Chardonnay. I mesi di giugno e luglio si sono caratterizzati per l’assenza di piogge e temperature più elevate, condizioni che hanno favorito la sanità delle uve. Le prime due decadi del mese di agosto sono state caratterizzate da assenza di precipitazioni e temperature molto alte, condizioni che hanno accelerato la maturazione.

La maturazione delle uve appare in linea con lo scorso anno, con qualche giorno di anticipo nel sud dell’isola dovuto soprattutto alle alte temperature degli ultimi giorni della metà di agosto e nel Nord Sardegna sui vigneti colpiti da gelate. Allo stato attuale tutte le uve mostrano un’ottima qualità. In linea generale, in particolar modo nei vigneti irrigui, tutte le uve sono perfettamente sane, con buon equilibrio acidi/zuccheri e buona intensità aromatica, decisamente superiore allo scorso anno. Si riscontra qualche fenomeno di sofferenza dovuto alle alte temperature soprattutto nei vigneti non irrigui sia nella zona costiera che nelle zone interne. La resa uva/vino rientra nei valori medi degli ultimi anni. Nelle prime due decadi di agosto si è quasi conclusa la raccolta per le basi spumante ed è a buon punto la raccolta delle cultivar più precoci internazionali come Chardonnay, Sauvignon e Moscato. Intorno al 17 agosto è iniziata la raccolta del Vermentino nel Sud dell’isola, mentre al Nord all’inizio di settembre.

Nell’ultima settimana di agosto è iniziata anche la raccolta del Nasco. La raccolta delle uve da utilizzare per i rosati è iniziata a fine agosto, mentre per quanto riguarda il Carignano si prevede l’inizio raccolta dalla seconda settimana di settembre. Sulle cultivar più tardive come il Cannonau si prevede un anticipo intorno ai 7-10 giorni. La variazione dei venti da scirocco a maestrale di fine agosto ha aiutato a ristabilire una situazione climatica più favorevole ad una corretta maturazione. Si prevede in linea generale una buona raccolta sia per le uve bianche sia per le uve rosse, con notevole decremento in particolare delle uve Vermentino fortemente colpite dalle gelate nello scorso aprile nella zona di Alghero e in Gallura. La produzione, in calo rispetto allo scorso anno, dovrebbe riallinearsi alla media.

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