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BILANCIO

Verso la vendemmia tra siccità, gelate pasquali e grandine: ma il vigneto Italia resiste

Nel report Assoenologi, Ismea e Uiv, lo stato dell’arte Regione per Regione: uve sane e bilancio positivo, tra qualche danno e un po’ di ritardo
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Tempo di bilanci nel vigneto Italia che si prepara alla vendemmia

Nel vigneto italiano è già tempo di bilanci, perché con la fine di luglio si avvicinano, inesorabili e attesi, i preparativi per una vendemmia accompagnata da buone premesse e da una situazione, nel complesso, positiva, come racconta il report, Regione e Regione, di Assoenologi, Ismea e Uiv. Partendo dal Centro-Nord, i ritardi nella fioritura determineranno un ritardo della raccolta di una settimana, a causa delle anomalie termiche negative registrate nei mesi di aprile e maggio.
Momento cruciale dell’annata sono state, in senso negativo, le gelate della settimana subito dopo Pasqua del 7, 8 e 15 aprile, con minime scese anche oltre i 4 gradi sotto zero: i danni sono inizialmente apparsi molto importanti, poi alcuni vigneti, dove lo stato vegetativo era ancora all’inizio, hanno ripreso in modo abbastanza regolare, ma a livello produttivo ci sono differenze non solo da zona a zona, ma anche da vigneto a vigneto. In molte aree colpite - dalla Toscana alla Sardegna, dall’Umbria alle Regioni del versante Adriatico fino al Foggiano - i danni sono stati importanti e non hanno permesso una nuova germogliazione, mentre in altre le perdite sono state parzialmente riassorbite.
Qualche ulteriore problema è legato all’altalenante andamento climatico di giugno e luglio, quando si sono verificati importanti fenomeni temporaleschi, accompagnati da grandinate eccezionali, in particolare nel Nord Est. Allo stesso tempo, il Centro Italia sta facendo i conti con scarse risorse idriche e picchi eccezionali di temperature, soprattutto in Toscana, ma anche al Sud, specie nel Salento. Eterogenee anche le indicazioni relative ad un eventuale anticipo o ritardo sulla maturazione delle uve rispetto rispetto a quella che si può considerare come la “norma”. Insomma, un mix di problematiche che hanno ridotto le aspettative produttive, sebbene sia ancora prematuro dare indicazioni quantitative che, come sempre, Assoenologi, Ismea e Uiv tratteranno nel report di settembre.
A livello regionale, il report sull’andamento climatico e vegetativo firmato Assoenologi, Ismea e Uiv, prende le mosse dal Friuli Venezia Giulia
, dove un autunno secco e un inverno particolarmente piovoso, associato a straordinarie nevicate in montagna, ha sicuramente influito sul ritardo vegetativo della vite che quest’anno è iniziata verso metà aprile. L’eccezionale gelata di aprile ha colpito la Regione creando alcuni isolati danni nei fondovalle e nelle zone limitrofe ai corsi d’acqua. I problemi sono stati molto contenuti, perché la vegetazione era appena sviluppata su varietà precoci come Glera e Chardonnay. Ai primi di giugno è iniziata la fioritura, e grazie a condizioni climatiche favorevoli si è svolta nel migliore dei modi. Nelle fasi di accrescimento dei grappoli, si sono registrati limitati attacchi di peronospora, soprattutto in vigneti poco aerati: nel complesso comunque lo stato sanitario non genera preoccupazioni. L’attuale clima caldo e ventilato, accompagnato da fronti anticiclonici africani, porta ad avere qualche problema di siccità in collina e la necessita di intervenire con l’irrigazione di soccorso specie su vigneti coltivati su terreni sciolti.
In Trentino Alto Adige la situazione è buona: il ciclo vegetativo e le fasi fenologiche sono fino ad oggi regolari. Al di là di qualche piccolo danno da gelata avuto sulle varietà precoci
, come Chardonnay e Marzemino, non si sono palesati al momento altri problemi. Le intense grandinate del 22 luglio hanno colpito soprattutto la piana rotaliana, per un totale di circa 500 ettari vitati, e anche la Val di Cembra, ma per capire i danni effettivi è necessario attendere. Le temperature primaverili, più basse del solito, hanno provocato nei vigneti a bassa quota dell’Alto Adige un ritardo vegetativo stimato in 10 giorni, più regolari i vigneti sopra i 4-500 metri di altitudine. Il caldo delle ultime settimane sta facendo recuperare in parte il ritardo accumulato nei mesi di aprile e maggio, anche se l’inizio della vendemmia potrebbe restare spostato in avanti rispetto a quella precedente.
Nella zona occidentale del Veneto, dopo una primavera che ha visto un ritorno di freddo e presenza di gelate sparse, il germogliamento è stato ritardato anche di 15 giorni.
Ad oggi questo ritardo si assesta tra i 7/10 giorni. La partenza del ciclo vegetativo nell’aera orientale è avvenuta in ritardo rispetto alla scorsa annata, e durante il primo periodo del ciclo vegetativo si sono avute abbondanti precipitazioni e temperature sotto la media stagionale, mentre in alcune zone l’abbondante umidità ha provocato attacchi di malattie fungine. La situazione meteo si è poi stabilizzata, e dal mese di maggio le temperature sono risalite a valori normali. Nei mesi di maggio e giugno il passaggio di perturbazioni ha creato fenomeni atmosferici anche di intensità, colpendo a macchia di leopardo il territorio del Veneto Centro Orientale, con grandinate che in zone molto limitate hanno determinato perdite di produzione significative. Attualmente la maturazione delle uve precoci, anche a seguito delle temperature attuali, è prevista tra fine agosto e primi di settembre con un ritardo di 10-15 giorni circa rispetto alla vendemmia 2020. Già evidente una diminuzione di grappoli sulle varietà precoci, come Pinot, Chardonnay, mentre per la Glera il numero di grappoli, che risultano essere molto allungati e spargoli, rispecchia la media.
In tutte le zone vinicole della Lombardia si rileva ad oggi una buona condizione dello stato fisiologico e sanitario dei vigneti, nonostante la forte grandinata che ha interessato centinaia di ettari nell’estremo nord-est dell’Oltrepò Pavese già interessato dalle gelate primaverili.
Anche in Franciacorta alcune zone hanno risentito della gelata di inizio aprile, e la situazione si è aggravata in seguito alle violente grandinate della seconda metà di luglio che hanno colpito soprattutto Adro, Erbusco, Calino, Capriolo, Passirano e Monterotondo. Nonostante la stima corretta dei danni sia da quantificare nelle prossime settimane, i grappoli sani godono di un buono stato vegetativo, proprio grazie anche alle ultime piogge, che hanno riequilibrato il regime idrico. Fortunatamente il fronte lombardo del Lago di Garda è stato risparmiato sia dalle gelate tardive che dagli eventi meteo estremi che si sono abbattuti l’ultima settimana sulla sponda veronese.
In Piemonte c’è un panorama piuttosto eterogeneo ma in generale si profila una vendemmia in tempi “normali”. Le gelate successive alla Pasqua hanno interessato diversi vigneti, con distribuzione a macchia di leopardo, ma i danni restano localizzati.
C’è stato un clima piuttosto freddo fino a fine maggio, seguito da un mese di giugno tra i più caldi in assoluto con una piovosità decisamente contenuta, al limite di manifestazione di stress idrico, soprattutto nel sud della Regione. Temporali con grandine a fine giugno hanno colpito il Nord della Regione, ma anche il Sud, nel Roero e nei dintorni dell’Albese.
In Emilia Romagna, dopo un inverno con modeste precipitazioni e temperature abbastanza elevate per il periodo, la ripresa vegetativa per tutte le varietà è stata veloce, dal 27 marzo, quando le massime sono salite sopra i 20 gradi, fino ad arrivare al 31 marzo a 26 gradi. I danni delle gelate di aprile sono subito apparsi molto importanti, soprattutto nei fondovalle:
nelle prime settimane di aprile si sono registrate temperature rigide, specie di notte, che, oltre ad avere provocato danni da freddo ad alcuni vitigni (Lambrusco Grasparossa nella zona pedecollinare modenese) hanno ritardato la vegetazione di circa 10 giorni. Nel complesso il danno quantitativo si è attenuato grazie alla ripresa delle piante, con la crescita di numerosi germogli solo parzialmente necrotizzati dopo la gelata, e anche per l’emissione di grappoli dai germogli secondari. Dal punto di vista fitosanitario, le uve sono generalmente ottime. Nelle colline non irrigate si iniziano ad intravedere danni fogliari da stress idrico, e in questo senso saranno fondamentali le piogge in fase di inizio invaiatura, quando la pianta ha forte necessità idrica: attualmente è la siccità la vera incognita.
In Toscana, gli ultimi mesi del 2020 e i primi mesi del 2021 hanno fatto registrare una pluviometria abbondante, che ha dotato i vigneti di un ottimo approvvigionamento idrico di partenza. I primi germogli di Sangiovese sono apparsi tra fine marzo primi di aprile, con un leggero ritardo sull’annata 2020. La seconda metà di aprile ha portato con sé un brusco abbassamento delle temperature con fenomeni di gelata intensi (fino a -7/-8 gradi) che hanno colpito i fondovalle ed i vigneti al di sotto dei 100 metri sul livello del mare. Con il ritorno del caldo del mese di maggio, la vite ha potuto svilupparsi con un buon vigore, recuperando il ritardo di sviluppo dovuto alle gelate tardive.
La fioritura, tra il 20 ed il 25 maggio, ha potuto beneficiare di un clima secco e leggermente ventilato che ha portato ad un’ottima allegagione dei frutti. Il clima tendenzialmente sereno dei mesi di maggio e giugno ha limitato lo sviluppo di malattie ed ha garantito un’ottima sanità delle piante. La presenza di importanti riserve idriche invernali ha posticipato i possibili stress idrici alla seconda metà di luglio, permettendo una buona crescita degli acini. Attualmente si cominciano a vedere leggeri segnali di invaiatura nelle zone più calde della Toscana, che fanno pensare a una vendemmia in linea con il periodo. Qua e là si segnalano iniziali problemi legati alla siccità, che però ad oggi non preoccupano più di tanto.
Simile la situazione in Umbria dove, tolte anche importanti perdite da gelate in alcuni areali, attualmente si segnala un buono stato di salute dei vigneti
con qualche fondata preoccupazione per la prolungata assenza di precipitazioni. Restando nel Centro Italia, si segnala un normale sviluppo del vigneto del Lazio con circa una settimana di anticipo. Le gelate non hanno creato grandi perdite di prodotto, mentre ora sono le alte temperature a preoccupare perché favoriscono attacchi patogeni, quali l’oidio.
Nelle Marche la stagione invernale è stata più calda del normale, come ormai accade da diversi anni, ma con precipitazioni più abbondanti della norma, in particolare nei mesi di dicembre e gennaio, scarsa invece la pioggia a febbraio, così come in tutta la primavera con record negativo di precipitazioni che non si registrava dal 1961.
Salvo sporadici eventi, limitate piogge anche a giugno, e solo a luglio si sono registrati attesi e salutari piovaschi. Per quanto riguarda le temperature, dopo le anomalie negative di marzo e aprile, il valore sostanzialmente in linea di maggio, la temperatura media torna “ad esplodere” nel mese di giugno nel quale è stata superata di ben 3 gradi la norma di riferimento del periodo 1981-2010. Il germogliamento delle principali varietà è avvenuto con un ritardo di 7-10 giorni sul 2020. Un ritardo che il vigneto sta recuperando, come verificato nei primi rilievi di invaiatura in corso, conseguenza anche dei picchi termici alternati alle piogge, che stanno regolando il metabolismo della vite. Il quadro delle malattie è abbastanza buono per assenza di peronospora e tignola mentre l’oidio è comparso in qualche areale. Si attende fra qualche giorno l’invaiatura delle uve precoci, mentre il livello vegetativo, un po’ contenuto rispetto alla norma, è generalmente regolare e di buona vigoria.
Scendendo verso Sud, si rilevano in Abruzzo e Molise piogge scarse fino ad aprile e nei mesi primaverili per cui i vigneti giovani sono andati in forte sofferenza, almeno dove non c’era la possibilità di irrigare.
Dalla fine di aprile fino alla metà di luglio non si è verificata alcuna precipitazione di rilievo e la vite dimostra ancora una volta la grande capacità di adattamento e resilienza alle situazioni estreme, riuscendo, da un punto di vista fisiologico, a reagire e ad adattarsi alle condizioni di scarsità idrica e di colpi improvvisi di calore, modulando il ritmo di accrescimento delle varie fasi fenologiche. Attualmente tutti i vitigni, sia precoci che tradizionali, hanno un ritardo fenologico di 5-7 giorni. Le alte temperature delle ultime settimane (prima metà di luglio) hanno praticamente arrestato la crescita vegetativa; solo le varietà precoci hanno iniziato l’invaiatura mentre le varietà tradizionali sono ancora in fase di accrescimento degli acini.
In Campania, il vigneto ha vissuto temperature invernali piuttosto miti, che si sono protratte con quasi un grado al di sopra delle medie fino agli inizi di marzo, e con abbondanti piogge, determinando una buona ripresa vegetativa
, rallentata però dall’importante abbassamento delle temperature di inizio ad aprile, con nevicate ad alta quota e qualche gelata più in basso. Da maggio si sono assestate temperature appena più alte della media, con assenza prolungata di piogge, limitando lo sviluppo di malattie e consentendo una buona fioritura e allegagione. Il rapido passaggio alla fase di pre-chiusura del grappolo, che presentava molti residui fiorali, ha determinato lo sviluppo di grappoli tendenzialmente più spargoli. Con le piogge di metà di luglio accompagnate da un abbassamento delle temperature, si conferma al momento un ritardo di 7-10 giorni sulle fasi fenologiche della vite. In linea generale, le condizioni climatiche hanno consentito una gestione dei vigneti senza particolari problemi.
Scendendo in Puglia, si ha una situazione assolutamente sotto controllo dal punto di vista fitopatologico. Buono anche lo sviluppo vegetativo con vigneti molto rigogliosi anche se queste ultime settimane hanno alzato l’attenzione sul perdurare della siccità del caldo eccessivo.
Al momento l’unica certezza è che l’annata volge verso un ritardo consistente nelle maturazioni. I primi rilievi sugli Chardonnay indicano un’annata in ritardo rispetto allo scorso anno di circa 10 giorni, ma anche rispetto alla media degli ultimi 20 anni.
In Calabria, nonostante le avversità dovute anche alle gelate i vigneti sono in uno stato vegetativo ottimale
anche se le previsioni vendemmiali sono molto disomogenee, addirittura da vigneto a vigneto della stessa area: al momento, si prevedono 10 giorni di anticipo.
Si presenta in buona salute anche il vigneto Sicilia, dove, dopo un inverno di nuovo generoso dal punto di vista pluviometrico, in particolare nel mese di febbraio e marzo, che ha visto accumuli sopra i 200 mm, la primavera è stata decisamente asciutta con un numero di eventi limitato e quantitativamente poco significativo.
In particolare, è risultato fortemente anomalo il mese di aprile, durante il quale le piogge sono state di portata assolutamente trascurabile, con un cumulato medio di 3 mm, ai minimi climatici assoluti. Nella seconda metà di giugno, inoltre, le temperature sono state molto elevate, con picchi fino ai 45 gradi in diverse zone dell’Isola, portando a qualche scottatura dei grappoli più esposti. Durante le delicate fasi di allegagione le piogge sono state praticamente assenti, limitandosi di fatto a due soli eventi, con quantitativi irrisori. In questo periodo, le temperature si sono abbassate, riducendo leggermente la percentuale di allegagione in alcune varietà. Le infezioni, sia peronosporiche che di oidio più pericolose, sono state limitate e di scarsa rilevanza, producendo solo qualche focolaio localizzato. In generale, dove i trattamenti sono stati fatti con accortezza, visto l’attuale andamento climatico, ci si aspetta un’annata ottima, sia per quantità che per qualità.
Infine, la Sardegna, che ha avuto un buon approvvigionamento d’acqua, dato che da gennaio fino a marzo si sono verificate piogge abbondanti.
Dal mese di marzo fino ad oggi, al contrario, si sono avute pochissime precipitazioni, limitate ad alcuni areali, che stanno creando qualche problema sui vigneti non irrigui. Dal punto di vista climatico, il punto dolente sono state le gelate dell’8-9 aprile, che hanno colpito in maniera molto forte il nord della Sardegna, in particolare l’areale di Alghero e la Gallura, dove si sono riscontrati danni sul 40-50% del vigneto, più lievi nell’oristanese e in tutti i fondovalle nelle varie zone dell’isola. Le temperature più elevate e le poche precipitazioni degli ultimi mesi hanno invece favorito un migliore stato sanitario delle uve con la quasi totale assenza di Peronospora e con attacchi limitati di Oidio, offrendo attualmente uve sane in tutto il territorio. Dal punto di vista fenologico, si è avuto un anticipo iniziale, ridotto successivamente dal fenomeno delle gelate di aprile e dalle alte temperature di giugno e luglio, che hanno a loro volta creato fenomeni di stress alle piante riportando il ciclo fenologico della pianta in linea con le altre annate. Ad oggi, si ipotizza un inizio raccolta in linea con lo scorso anno, con le basi spumante che verranno presumibilmente raccolte entro la prima settimana di agosto, con una previsione molto positiva dal punto di vista qualitativo.


Focus - Previsioni vendemmia 2021 by Assovini Sicilia: una grande annata per i vini siciliani

L’annata 2021, che dovrebbe iniziare la prima settimana di agosto nella Sicilia occidentale (e, sicuramente, sarà la prima in Italia, ndr), per poi proseguire nelle settimane successive nel Centro-Sud e nella Sicilia orientale, sembra essere in linea con il sentimento di rinascita e ritornare ad eccellere.
“Si prospetta veramente una grande annata per le uve bianche, e se il clima non fa brutti scherzi sarà una grandissima annata per i rossi”, dice la società di consulenza vitivinicola Uva Sapiens, sulla base dei dati degli associati Assovini Sicilia.
“Fino ad adesso è stata l’annata ideale, abbiamo avuto un inverno lungo, freddo e abbastanza piovoso, che ha permesso alle viti un ottimo riposo. Le miti temperature e le poche piogge primaverili, hanno rinfrescato i suoli, permesso un buon accumulo idrico per le piante e non hanno causato problemi fitoiatrici. L’estate, fino ad ora, è stata calda, ma con venti dal nord che mantengono le temperature sotto la media degli ultimi 30 anni, confermando che il clima mediterraneo è naturalmente in equilibrio e non teme il climate change”.
Una delle parole chiave che guida lo spirito e le strategie dei produttori siciliani è la sostenibilità. Questo è dimostrato anche dal numero crescente di cantine che aderiscono a protocolli volontari o a certificazioni legate alla sostenibilità, da SOStain alle altre certificazioni italiane ed europee. Intimamente legato al concetto di sostenibilità è il concetto di biologico. In Italia, si coltivano oltre 84.000 ettari di vigneti biologici, che sono destinati ad aumentare. La Sicilia detiene il 28,8% della superficie biologica complessiva della viticoltura italiana, seguita dalla Puglia che si attesta al 16%, mentre la superficie viticola biologica siciliana rappresenta il 30,9% di tutta la viticoltura siciliana (convenzionale e biologica).
I fattori che permettono alla Sicilia un approccio così fortemente indirizzato alla sostenibilità e al biologico sono molteplici, ad iniziare dal clima mediterraneo che, non risente particolarmente dell’innalzamento delle temperature medie dovute al climate change. Dalle analisi dei dati, possiamo dire che la Sicilia, nel 2020, non ha subito innalzamenti di temperatura significativi rispetto alla media degli ultimi 30 anni, al contrario di altre regioni viticole nazionali ed europee. “In Sicilia, per preservare l’enorme patrimonio di biodiversità, per valorizzare i paesaggi che la rendono una regione unica, per integrare le aziende nella ricchezza culturale dei diversi territori, per creare un modello basato sul miglioramento continuo, è nata Fondazione SOStain Sicilia che ha sviluppato un disciplinare di sostenibilità tarato sulle peculiarità della nostra terra”, commenta Alberto Tasca, presidente di SOStain Sicilia. “Questo ci consente di calare i risultati della ricerca scientifica nel contesto in cui lavoriamo, di adottare le misure più adatte per valorizzare i nostri punti di forza e di lavorare in modo più organico e consapevole su tutte le problematiche che inevitabilmente incontriamo. Ad oggi, sono 20 le cantine che seguono il disciplinare SOStain e oltre 50 quelle in fase di analisi. Il nostro sogno è giungere a un intero sistema Sicilia sostenibile riconosciuto in Italia e all’estero; questo farebbe la differenza e ci porterebbe sempre più in alto nell’olimpo dei territori vitivinicoli del mondo”, conclude Alberto Tasca.

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