A livello macroeconomico, il settore agricolo italiano conta oltre 400.000 aziende condotte da donne (un terzo del totale). Nel solo comparto vitivinicolo, oltre il 28% delle aziende è a guida femminile. E questo ha un impatto importante a livello organizzativo: oltre il 60% delle imprenditrici dichiara la presenza di una delega strutturata in azienda e circa il 55% riporta una pianificazione formale del passaggio generazionale. Fortissimo è l’orientamento al lungo periodo: più dell’80% adotta una visione strategica pluriennale, mentre oltre il 75% attribuisce una priorità elevata alla sostenibilità ambientale e il 70% alla valorizzazione territoriale. La capacità competitiva si lega a doppio filo alla gestione delle risorse umane: il 78% delle intervistate considera la retention dei talenti una priorità strategica, oltre il 70% investe attivamente nella formazione interna e più del 65% ritiene il clima organizzativo un fattore critico di competitività. L’alta formazione è un potente acceleratore di cambiamento: tra coloro che hanno seguito percorsi di formazione manageriale avanzata, ben il 68-70% dichiara di avvalersi di strumenti di governance formalizzati. È lo scenario delineato dalla ricerca “Il ruolo della leadership femminile nelle aziende vinicole italiane”, realizzata da Gabriella Iacono e Pierpaolo Penco del Leadership Lab della Mib Trieste School of Management, presentata nei giorni scorsi, e basata su un campione di 152 professioniste delle Donne del Vino, composto per il 50,7% da imprenditrici e per circa il 30% da manager o dipendenti con responsabilità decisionali.
Secondo Pierpaolo Penco, responsabile dell’Area Wine Business di Mib Trieste, “il tema della leadership femminile non rappresenta semplicemente una questione di rappresentanza di genere o di equità, ma costituisce una vera e propria leva strategica per il futuro del comparto vitivinicolo. Assistiamo a una trasformazione profonda del settore: si sta superando il vecchio modello del leader solo al comando per muoversi verso organizzazioni più strutturate e governance formalizzate. I dati empirici raccolti insieme alle Donne del Vino mostrano come l’ingresso e il consolidamento delle donne nei ruoli di vertice portino un impatto concreto in termini di visione di lungo periodo, sostenibilità, competitività e valorizzazione del capitale umano”.
“La ricerca sottolinea come la leadership femminile - ha aggiunto la professoressa Gabriella Iacono - non si caratterizzi semplicemente per uno stile più “morbido”, ma per la capacità di tenere insieme visione, relazioni e concretezza. Nel mondo del vino, questo significa custodire l’identità e la storia, avendo al tempo stesso il coraggio di innovare, coinvolgere le persone e trasformare la complessità in valore. Partendo dai risultati emersi, osserveremo come le donne guidano le imprese del settore e quale contributo portano nei luoghi decisionali, mostrando come attenzione alle persone, capacità di innovare e orientamento ai risultati possano convivere e rafforzarsi reciprocamente”.
“La nostra Associazione - ha aggiunto Francesca Poggio, vicepresidente vicaria delle Donne del Vino - riunisce oggi quasi 1.300 socie che rappresentano la totalità della filiera vitivinicola: produttrici, ristoratrici, sommelier, enologhe, giornaliste ed esperte di comunicazione ed enoturismo. Come confermano anche le rilevazioni del Crea, l’innovazione portata dalle donne nel settore non è soltanto tecnologica, ma è prima di tutto un’innovazione organizzativa, gestionale e relazionale. Le donne sanno valorizzare in modo sistemico il legame tra prodotto, persona e territorio, creando modelli di impresa aperti, internazionali e capaci di dialogare con il mercato contemporaneo”.
“Credo che oggi il tema della leadership sia profondamente cambiato - ha sottolineato Cristina Mercuri di Mercuri Wine Club e Master of Wine - e oggi leadership significa soprattutto creare le condizioni perché le competenze migliori possano emergere e lavorare insieme. Significa dare una visione, certo, ma anche condividere informazioni, ascoltare, delegare, costruire fiducia e fare in modo che le persone capiscano il senso di quello che stanno facendo. Nel vino questo è ancora più evidente. Un progetto forte nasce dall’incontro tra agronomia, enologia, mercato, comunicazione, hospitality, sostenibilità, dati, cultura e relazioni. Il ruolo del leader moderno è tenere insieme queste competenze e trasformarle in una direzione comune. A volte questa viene definita leadership al femminile. Io preferisco chiamarla leadership contemporanea”.
Il messaggio, insomma, secondo i promotori della ricerca, è chiaro: la leadership femminile nel vino non rappresenta semplicemente una tematica di rappresentanza di genere, ma costituisce una vera e propria leva di trasformazione organizzativa. Le donne alla guida delle imprese vinicole dimostrano quotidianamente di saper coniugare il radicamento sul territorio con le sfide della sostenibilità sistemica, rendendo le aziende più strutturate, solide e pronte ad affrontare la competizione sui mercati globali.
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