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“Vive le fromage” e il Parmigiano Reggiano, che ha nella Francia il primo mercato europeo

La conferma della passione dei francesi (grandi amanti anche del Prosecco) nei numeri del Consorzio: 105,3 milioni di euro nel 2026 (+2,1% sul 2025)

A dare una risposta alla più celebre domanda satirica sul formaggio - “come si può governare un paese che ha duecentoquarantasei varietà differenti di formaggio?”, come si chiedeva il Presidente della Repubblica francese Charles de Gaulle, alludendo alla straordinaria biodiversità di uno dei simboli della cucina francese - sono i francesi stessi, accomunati, da buoni intenditori, dalla passione per l’italianissimo Parmigiano Reggiano nelle sue diverse stagionature (ma anche da quella per il Prosecco, il vino che è cresciuto di più nel 2025 nei ristoranti della patria dello Champagne). E, evidentemente, anche nel più classico degli abbinamenti, quello con i grandi vini francesi, dallo Champagne ai Borgogna, dal Bordeaux al Crémant, scardinando la “regola d’oro” tipicamente francese dell’“accord” tra vino e formaggi dello stesso terroir e raggiungendo un equilibrio perfetto tra grassezza, acidità e struttura a cavallo delle Alpi. Lo confermano i numeri del Consorzio, che vola a Parigi (alla fiera biennale Sial, leader mondiale per l’innovazione e l’industria agroalimentare, 17-21 ottobre), per raccontarsi in Francia, primo mercato europeo del Parmigiano Reggiano con quasi 4.000 tonnellate vendute (secondo i dati Nielsen aggiornati a settembre, in linea con lo stesso periodo 2025, a -0,5%, ma a +2,6% sul 2024), formaggio a pasta dura italiano più venduto con il 57,2% dei volumi per un giro d’affari di 105,3 milioni di euro in crescita (+2,1% sul 2025) ed un prezzo medio al consumo di 26,6 euro al kg, in un 2026 che vede l’export della Dop superare per la prima volta le vendite in Italia e continuare a crescere nei primi 8 mesi, rappresentando, oggi, il 54,8% delle vendite totali (e sfiorando le 50.000 tonnellate) contro il 51,5% dello stesso periodo 2025.
“Dal 2025 più della metà del Parmigiano Reggiano si vende all’estero e la quota continua a crescere, con l’attuale 54,8% - sottolinea Nicola Bertinelli, presidente Consorzio Parmigiano Reggiano - investire sui mercati internazionali è per noi una scelta strategica, a partire dalla Francia, il nostro primo mercato in Europa. A Parigi (in Sial, ndr) incontriamo operatori e distributori per consolidare un rapporto di fiducia costruito nel tempo e per far crescere ancora la presenza del Parmigiano Reggiano sugli scaffali e nella ristorazione”.
Ma a confermare la passione dei francesi sono anche i dati Afidop-Associazione Formaggi Italiani Dop e Igp che rappresenta i principali Consorzi dei formaggi a Denominazione e ad Indicazione Geografica italiani, dalle grandi produzioni alle piccole, coprendo la quasi totalità dei formaggi certificati - e che sarà, sempre al Sial, con 22 eccellenze casearie, dal Caciocavallo Silano Dop al Gorgonzola Dop, dal Grana Padano Dop alla Mozzarella di Bufala Campana Dop, dal Piave Dop al Taleggio Dop, in abbinamento ad una selezione di vini di Ascovilo-Associazione dei Consorzi dei Vini Lombardi - secondo i quali nel 2025 in Francia sono state esportate oltre 40.000 tonnellate di formaggi italiani Dop, una quota stimata tra il 40% e il 45% del valore totale dell’export caseario italiano oltralpe, per un fatturato superiore al mezzo miliardo di euro, e con le vendite trainate soprattutto da Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola e Mozzarella di Bufala Campana. Ma la varietà della domanda francese offre opportunità di crescita anche alle denominazioni meno conosciute, che possono trovare nuovi spazi di mercato grazie alla propria identità territoriale e alle caratteristiche distintive. Ed i segnali positivi proseguono anche nel 2026: nel primo semestre, Parmigiano Reggiano e Grana Padano hanno registrato complessivamente, infatti, una crescita del 2,3% a volume e del 9,9% a valore sul mercato francese. Un risultato che testimonia non soltanto la tenuta della domanda, ma anche la capacità delle produzioni certificate italiane di accrescere il proprio valore medio, in un contesto internazionale caratterizzato da forti pressioni competitive.

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