Il pianeta non è più in crisi idrica: è ufficialmente in “bancarotta”. L’acqua, risorsa vitale che è stata data per scontata, è entrata in una fase di insolvenza globale, come denuncia l’ultimo rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu). Non si tratta di emergenze passeggere, ma di una scarsità cronica che ha cancellato ogni possibilità di ritorno alla normalità.
“Per gran parte del mondo, la normalità è finita”, avverte Kaveh Madani, direttore dell’Istituto Onu per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute.
La bancarotta idrica non è un concetto astratto: significa che si sta prelevando e contaminando più di quanto i sistemi naturali possano reintegrare, distruggendo laghi e zone umide in modo irreversibile.
Secondo lo studio, più della metà dei grandi laghi è in declino dagli Anni Novanta, il 35% delle aree umide è scomparso dal 1970, tre quarti della popolazione vive in Paesi insicuri dal punto di vista idrico e 4 miliardi di persone affrontano scarsità grave per almeno un mese all’anno, con costi da siccità pari a 307 miliardi di dollari l’anno.
Non è solo un problema ambientale: è una bomba sociale che colpisce soprattutto agricoltori, comunità indigene e fasce vulnerabili, mentre i profitti dello sfruttamento restano concentrati nelle mani di pochi.
“Se continueremo a gestire questi fallimenti come “crisi” temporanee con soluzioni a breve termine, non faremo altro che aggravare i danni ecologici e alimentare conflitti sociali”, conclude Madani.
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