Non solo acquisizioni di vigneti e cantine, anche i luoghi per eccellenza del consumo di vino sono oggetto di compravendite, a partire da quelli più iconici. Alla quinta generazione nel vino, la famiglia Cotti reinventa il futuro dell’Enoteca Cotti di Milano, lo storico locale nel cuore di Brera, aperto nel 1906 come bottiglieria, acquisito nel 1952, e dove sono passati scrittori e artisti come Arnaldo Pomodoro o Renato Guttuso, Gina Lagorio, Indro Montanelli o Dino Buzzati, cedendo la proprietà ad una cordata di giovani imprenditori guidata da Daniele Paolucci (founder del gruppo Le Coppelle che si divide tra Roma e Milano), insieme ad alcuni soci strategici.
Una saga familiare nel vino che inizia dal bisnonno Emanuele Cotti, viticoltore del Monferrato, al nonno Enrico, commerciante a Verbania, al padre Luigi creatore dell’Enoteca, per arrivare al figlio Giorgio che decide di scrivere “un nuovo capitolo con spirito conservativo e di continuità”, dove sarà ancora la figlia Eleonora a rappresentare la famiglia tra gli scaffali Liberty di una bomboniera del vino che manterrà intatto l’ambiente dei primi Novecento.
Un luogo iconico, che si rilancia diventando enoteca con cucina (aperta tutti i giorni) proponendo una lista di 850 etichette (diventeranno quasi 2.000 a fine 2026 con nuovi innesti stranieri principalmente europei), riportando la mescita (introdotta da Giorgio, ma sospesa negli Anni Ottanta), insieme ad un cheese-bar e mantenendo la tradizione dei prodotti a marchio Cotti (oggi 30 etichette tra vini e distillati da Toscana e Piemonte).
In un progetto di sviluppo “verticale”, dove i 500 metri quadrati delle cantine sotterranee ospiteranno un esclusivo caveau, sede di un innovativo Wine Club, e in “orizzontale” raggiungendo le 15 vetrine con uno spazio dedicato a Cotti Spirits, un Boutique Bar con vendita e degustazione di distillati e cocktails.
Giulio Somma
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