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L’Amarone, la Cucina Italiana Unesco, lo sport, nel segno della passione, ad “Amarone Opera Prima”

La visione della Valpolicella che disegna un futuro sempre più sostenibile e con un economia enoica che tiene, pur in tempi difficili per i vini rossi

Il debutto di un’annata presentata, la 2021, che si preannuncia paragonabile alle ottime 2015 e 2016, la celebrazione del riconoscimento Unesco della Cucina italiana, strettamente legata alla nostra cultura del consumo di vino a tavola, e alle Olimpiadi invernali che a Verona vedranno le cerimonie di chiusura dei Giochi e di apertura di quelli paraolimpici, con il vino principe della Valpolicella, l’Amarone, grande protagonista: c’è tutto questo ad “Amarone Opera Prima 2026” (che si chiude oggi a Verona alle Gallerie Mercatali by Veronafiere). E che ha celebrato vino, cucina e sport, accomunati dalla passione - al centro del talk dell’evento del Consorzio “Amarone da podio con la Cucina italiana e le Olimpiadi”- come eccellenti ambasciatori del lifestyle italiano e della promozione del nostro Paese.
Passione che ha guidato Maddalena Fossati, direttrice de “La Cucina Italiana”, ideatrice della candidatura Unesco della Cucina Italiana e presidente del Comitato Promotore, in quello che, raccontandone la genesi, ha definito “un sogno che si avvera”. “È come se il 10 dicembre 2025 avessimo vinto l’Oscar, il nostro cachet è aumentato di molto, ma ora dobbiamo scrivere nuove sceneggiature” - ha ammonito, annunciando l’apertura di un sito dedicato all’ascolto di proposte e idee da parte di tutta la filiera agroalimentare, fino ai consumatori del cibo italiano per contribuire alla tutela e valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano. Un valore che non può prescindere dalla convivialità che ha come perno il vino. Ne è ferma sostenitrice Cristina Bowerman, chef di Glass Hostaria a Roma, 1 stella Michelin, che allarga la sua cucina anche a prodotti esteri “perché come nelle arti, il cibo non può essere impermeabile a ciò che accade nel mondo - ha spiegato - e se l’innovazione non può esistere senza tradizione, non è vero il contrario. La tradizione deve essere rispettata e può evolvere attraverso tecniche che la rendano più attuale”. Deborah Compagnoni, leggenda dello sport, unica vincitrice di 3 ori e 1 argento olimpici, 3 ori mondiali e 1 Coppa del Mondo in slalom gigante, ha aggiunto nella sua vita alla passione la tenacia, che compare anche tra le parole chiave delle azioni del Consorzio di tutela dei Vini della Valpolicella. Tenacia che ha fatto superare all’ambassador delle Olimpiadi e Paralimpiadi di “Milano Cortina” 2026 cresciuta in una famiglia di ristoratori “dove il vino c’era sempre”, incidenti che avrebbero scoraggiato chiunque tornando a vincere gare dopo ogni convalescenza. La promozione del vino italiano avrà un nuovo slancio a breve, come ha sottolineato nel suo videomessaggio il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida annunciando la partenza di “una grande campagna di comunicazione che racconta il vino nella sua capacità di rappresentare il territorio, la difesa dell’ambiente e anche come un elemento culturale importante, per contrastare quella denominazione che quando parla di vino si parla semplicemente dell’alcol, che ne è una parte certamente, ma non può essere l’unica della quale si discute”. Slancio che sarà accompagnato, in collaborazione con Ice-Agenzia, dal consolidamento di mercati importanti, a cominciare dagli Stati Uniti, e dall’apertura di nuovi come l’India”.
Guardando alla qualità del vino, ancora, se il giudizio positivo l’Amarone della Valpolicella 2021 che entra in commercio conferma che le sfide in vigneto e in fruttaio per la messa a riposo delle uve sono state vinte, quelle dei mercati sono aperte anche per la prima denominazione rossa del Veneto, tra le principali in Italia, che ha chiuso un 2025 difficile, ma con una buona ripresa nell’ultimo trimestre, con un giro d’affari complessivo di oltre 600 milioni di euro. “Non possiamo nascondere la recessione su molti mercati - ha commentato, a questo proposito, Christian Marchesini, presidente del Consorzio di tutela - come nel caso del Canada, importante Paese di destinazione dei nostri vini, investito dai dazi di Trump di cui subiamo indirettamente le conseguenze. E poi ci sono le guerre e la comunicazione contro l’alcol che non fa distinzioni tra il vino che ne contiene al massimo il 15% e i superalcolici. Tuttavia, in questa situazione complicata, abbiamo chiuso il 2025 con una contrazione contenuta: il saldo dell’imbottigliato è a -2,4% per l’Amarone, a -2,7% per il Valpolicella ed a -3,7% per il Ripasso. Possiamo fare ancora più promozione e abbiamo buone attese per il Mercosur, dove oggi i dazi sono molto elevati. Possono tornare ad essere molto importanti per noi: fino agli Anni Settanta il Brasile era il nostro secondo mercato estero. Ed anche rispetto all’India siamo fiduciosi. Nel 2025, anno del centenario del Consorzio, abbiamo destinato il 75% del bilancio in promozione, grazie anche all’impegno delle cantine consorziate che hanno sopportato un aumento delle quote del 15%”. Eppure, qualche produttore, incontrato da Winenews tra i banchi dell’“Anteprima”, lamentano la scarsa conoscenza di alcune fasce di consumatori con alta capacità di spesa su mercati importanti, l’efficacia di alcune azioni promozionali. Tra i primati delle denominazioni della Valpolicella e del Consorzio, l’asset green del territorio e un nuovo “linguaggio” di consumo a temperatura di servizio leggermente inferiore dei rossi giovani con tannini morbidi - Valpolicella e Valpolicella Superiore - per estenderne il consumo nei mesi caldi e in abbinamenti anche poco consueti, per esempio con il pesce. “In uno scenario sempre più competitivo, la Valpolicella sta puntando forte sulla sostenibilità - ha detto il Marchesini - anche come leva di mercato per diverse aree della domanda, dal Nord-Europa al Nord-America, dove è considerata un valore aggiunto. La certificazione volontaria Sqnpi ha trovato terreno fertile tra i nostri produttori, con una crescita del 47% solo nel 2025 e del 110% negli ultimi 3 anni”. Secondo l’analisi del Consorzio, la tutela agro-ambientale certificata insiste oggi su quasi 4.666 ettari rispetto a un totale della denominazione di 8.600 ettari. Di questi, 1.100 ettari sono biologici (in contrazione del 9%) e quasi 3.500 certificati con il logo ministeriale della sostenibilità. E poi c’è la candidatura Unesco del “rituale” per la produzione dell’Amarone e del Recioto, sulla cui ammissibilità si pronuncerà in marzo il Ministero della cultura. “Attendiamo, ma in ogni caso - ha sottolineato Marchesini - il percorso che abbiamo intrapreso ci ha fatto crescere nella consapevolezza e nella definizione del territorio nostra e da proporre al di fuori. Dalla definizione di “appassimento” e poi “messa a riposo delle uve” siamo passati a renderci conto che si tratta di un “rituale” che ha valenza storica e culturale”.
Il tutto in un quadro economico generale che, come abbiamo raccontato spesso, soprattutto per i vini rossi è complicato, e dove i vini rossi Dop veneti (al netto però dell’Amarone, visto che i dati diffusi comprendono i vini rossi fino a 15 gradi), dove la Valpolicella ha un’incidenza quasi totalizzante, segnano, nei primi 10 mesi 2025, un calo tendenziale in valore del 2,1% (+0,4% il volume), un decremento di 3 volte inferiore rispetto alla performance nazionale della categoria rossista (-6,2%). Pesa il dazio statunitense nella seconda parte dell’anno, che porta a un gap del valore a -5,8%, ma anche i cali significativi in Svizzera (-9,8%), Danimarca (-3,7%), Norvegia (-6,5%%). Bene, invece, alcune piazze di sbocco importanti, come il top buyer Canada (+4,8%) ma anche Germania (+5,1%), Svezia (+4,7%), Regno Unito (+8,9%) e Paesi Bassi (+12%).

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