Entro il 2035, in condizioni di stabilità, si prevede che la produzione agricola e ittica globale crescerà del 13%, trainata da incrementi di produttività e dall’intensificazione della produzione, con una crescita concentrata in Asia, Africa subsahariana e America Latina. Di conseguenza, trainato da questi incrementi e da prezzi agricoli sostanzialmente stabili, il reddito agricolo lordo medio globale per lavoratore aumenterà del 9%. Ma si prevede anche che sarà necessaria un’espansione delle superfici coltivate e del patrimonio zootecnico, che, però, porterà ad un aumento delle emissioni di gas serra del 6,5%, del quale l’espansione degli allevamenti sarà responsabile per il 77% e i fertilizzanti sintetici per il 23%. Un’espansione, che sarà la conseguenza del fatto che i consumatori dei Paesi a reddito medio-basso diversificheranno ulteriormente la propria dieta, aumentando il consumo di prodotti di origine animale man mano che miglioreranno gli standard di vita; e, per contro, i Paesi a basso reddito, specialmente nell’Africa subsahariana, continueranno a restare indietro rispetto alle altre regioni in termini di sicurezza alimentare e nutrizione. Parallelamente, nei Paesi più ricchi dovrebbe persistere un consumo eccessivo di cibo e si prevede che il Sud-Est asiatico rappresenterà il 39% della crescita dei consumi globali entro il 2035, trainato dall’aumento della popolazione e della domanda pro capite. A dirlo è il nuovo “Agricultural Outlook 2026-2035” pubblicato, oggi, dalla Fao e dell’Ocse, che, integrando i contributi dei Paesi membri, fornisce una valutazione annuale delle prospettive dei mercati agricoli a livello nazionale, regionale e globale, per il decennio a venire.
Secondo il rapporto, i prezzi reali internazionali delle materie prime agricole rimarranno sostanzialmente stabili, attestandosi sui livelli attuali o al di sotto di essi, nel corso del prossimo decennio. Tali prospettive riflettono i continui incrementi di produttività previsti e l’andamento meteorologico tipico, fattori che contribuiscono a ridurre i costi marginali di produzione per la maggior parte delle materie prime agricole. Tali proiezioni sono sostenute da fattori strutturali di fondo e da tendenze a lungo termine che dovrebbero mantenere la propria stabilità durante l’orizzonte di previsione. Ciò non esclude la possibilità di oscillazioni rispetto ai livelli di prezzo previsti, poiché l’esperienza storica dimostra che episodi di volatilità e picchi temporanei dei prezzi possono interrompere le tendenze a lungo termine. Tale variabilità è stata associata a diversi tipi di shock: dalle crisi petrolifere degli Anni Settanta e dalle crisi finanziarie e alimentari globali della fine degli Anni Duemila e dell’inizio degli Anni Duemiladieci, fino alla recente pandemia e ai conflitti geopolitici, compreso il conflitto in Medio Oriente del 2026.
Secondo Fao-Ocse, si prevede una crescita dei flussi commerciali tra le regioni in surplus e quelle in deficit. Il commercio agroalimentare globale continuerà a rappresentare un meccanismo fondamentale per far incontrare la produzione alimentare e la domanda tra le diverse regioni. L’America Latina manterrà la sua posizione di principale esportatore netto a livello mondiale, mentre il Nord America, l’Europa e l’Asia centrale continueranno ad approvvigionare i mercati internazionali. Parallelamente, la crescita demografica, l’aumento dei redditi e l’evoluzione delle abitudini alimentari dovrebbero far crescere la domanda di importazioni in regioni quali l’Africa subsahariana, il Vicino Oriente e il Nord Africa, nonché l’Asia meridionale e Sud-orientale. Tali tendenze evidenziano la crescente interconnessione dei sistemi agroalimentari globali e l’importanza di mercati aperti ed efficienti.
L’incremento del 9% nel prossimo decennio dei redditi agricoli lordi medi pro capite e nonostante l’aumento dei costi dei fattori produttivi e la sostanziale stabilità dei prezzi agricoli reali, corrisponde ad una media globale della produttività del lavoro agricolo (un indicatore del reddito agricolo lordo reale per lavoratore) pari a 3.800 dollari per addetto al settore. Tuttavia, questa media globale cela notevoli disparità geografiche e ritmi di crescita assai diversi tra le varie fasce di reddito. Nel periodo 2023-2025, la produttività media del lavoro agricolo nei Paesi ad alto reddito è stimata a poco più di 21.100 dollari, con una previsione di crescita a 22.155 dollari entro il 2035. I livelli più elevati di produzione per addetto agricolo si registrano in Nord America, Europa occidentale e Oceania (Australia e Nuova Zelanda). Le aziende agricole di queste aree coltivano solitamente vaste superfici impiegando una quantità di manodopera relativamente ridotta, avvalendosi di sistemi produttivi altamente meccanizzati e richiedendo ingenti investimenti finanziari. Ma sebbene ciò incrementi la produttività, espone anche tali attività a notevoli rischi di liquidità, data l’intrinseca volatilità dei ricavi agricoli. Molti Paesi a reddito medio dell’America Latina, dell’Europa orientale e delle regioni dell’Asia orientale e centrale stanno attraversando una fase di transizione, passando da una produzione agricola ad alta intensità di manodopera ad attività e tecnologie più orientate al mercato e ad alta intensità di capitale. Nel periodo di previsione, si prevede che la crescente meccanizzazione in questi Paesi migliorerà l’intensità di utilizzo del suolo, nonché l’efficienza e la tempestività delle operazioni agricole, come la semina e la raccolta. Essa favorisce, inoltre, la riallocazione della manodopera nel settore agricolo e verso attività extra-agricole, offrendo un notevole potenziale per accrescere i redditi rurali. Tuttavia, la realizzazione di tali benefici dipende anche dalla presenza di condizioni favorevoli e di una governance solida, in grado di ridurre le distorsioni del mercato e sostenere la partecipazione alle filiere agroalimentari, in particolare attraverso un migliore accesso a fattori produttivi, infrastrutture e servizi di commercializzazione.
Nel dettaglio, secondo il rapporto, la produzione globale di cereali aumenterà costantemente, raggiungendo la cifra record di 3,22 miliardi di tonnellate entro il 2035. Tale crescita sarà trainata principalmente da un incremento delle rese dello 0,9% annuo, mentre si stima che la superficie coltivata a cereali si espanderà appena dello 0,1% all’anno, un tasso inferiore alla metà di quello registrato nel decennio precedente. Il 40% di tutti i cereali sarà destinato al consumo umano diretto, mentre il 34% sarà utilizzato per l’alimentazione animale. L’uso alimentare continuerà a prevalere per il frumento e il riso, mentre il mais sarà impiegato principalmente come cereale da foraggio.
Si prevede anche che la domanda globale di biocarburanti crescerà dell’1,4% annuo nel prossimo decennio, trainata principalmente da Brasile, India e Indonesia. La crescita nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito dovrebbe rallentare, man mano che gli incentivi politici si indeboliscono e l’adozione di veicoli elettrici accelera.
Nel prossimo decennio, l’Africa subsahariana rappresenterà una quota crescente della produzione agricola mondiale, contribuendo per circa il 16% all’incremento della produzione agricola globale in termini di valore entro il 2035, rispetto all’11% del decennio precedente. Tuttavia, gran parte della regione rimarrà vulnerabile all’insicurezza alimentare e agli shock esterni. Si prevede che l’area Asia-Pacifico rappresenterà il 58% dell’incremento della produzione agricola globale entro il 2035, con la sola India che contribuirà per il 26% a tale crescita. Tale espansione sarà trainata in larga misura dal rapido aumento del patrimonio zootecnico lattiero-caseario e dalla crescente produttività per capo.
Nei Paesi ad alto reddito, si prevede un netto rallentamento della crescita del consumo di carne, con i consumatori che si orientano sempre più dal manzo al pollame a causa dei prezzi elevati, delle preoccupazioni per la salute e delle pressioni ambientali.
La produzione globale della pesca e dell’acquacoltura, invece, aumenterà dell’11% entro il 2035. L’acquacoltura continuerà a trainare la crescita, arrivando a rappresentare il 56% della produzione totale, in aumento dall’attuale 53%. L’Asia dovrebbe rimanere il motore della crescita della domanda e dell’offerta globale di prodotti ittici, sebbene sia previsto un rallentamento dell’espansione in Cina, il maggiore produttore mondiale nel settore dell’acquacoltura.
Prospettive che sono, ovviamente, vulnerabili alla volatilità del mercato causata da crisi e conflitti. Il rapporto stima, infatti, che, qualora dovesse persistere la frequenza di shock osservata negli ultimi anni, vi sia una probabilità del 25% che i redditi agricoli nel 2035 risultino inferiori ai livelli attuali. Anche i rischi a breve termine sono significativi: se il rincaro medio dei prezzi dell’energia del 33%, osservato nella prima metà 2026, dovesse protrarsi anche nel secondo semestre dell’anno, la produzione cerealicola globale subirebbe una contrazione dello 0,9% nel 2027, con un calo più marcato - pari all’1,7% - nei Paesi a basso reddito. Le conseguenti perdite di reddito e l’aumento dei prezzi alimentari costringerebbero, quindi, le famiglie dei Paesi a basso reddito a ridurre i consumi e ad orientarsi verso prodotti alimentari più economici, perché mentre i Paesi ad alto reddito sono in grado di assorbire più facilmente tali shock, quelli a basso reddito si trovano ad affrontare un deterioramento della sicurezza alimentare.
Se ci sarà il previsto incremento dei redditi agricoli, persisteranno comunque differenze sostanziali tra i diversi gruppi di reddito. I Paesi ad alto reddito continuano a generare elevati redditi agricoli per lavoratore, nonostante l’agricoltura rappresenti una quota ridotta dell’economia. Al contrario, i Paesi a basso reddito rimangono più dipendenti dall’agricoltura, mentre i redditi per lavoratore crescono solo gradualmente. Si prevede che i Paesi a reddito medio-alto e medio-basso continuino la loro trasformazione strutturale, con un aumento della produttività e una quota agricola decrescente nel Pil, a testimonianza dei continui investimenti, della meccanizzazione e dell’integrazione nelle filiere agroalimentari.
“I nostri sistemi agroalimentari sono sotto pressione e gli agricoltori sono in prima linea di fronte all’aumento dei costi dell’energia e dei fertilizzanti - spiega il segretario generale Ocse, Mathias Cormann - la loro resilienza è garanzia della nostra sicurezza alimentare. Tutelarla significa offrire un sostegno migliore per affrontare gli shock, investimenti costanti nella produttività e mercati globali aperti ed efficienti”. “Per sostenere la crescita della produttività nei sistemi agroalimentari, dobbiamo rafforzarne la resilienza. La resilienza non consiste nel sopravvivere all’ultimo shock, ma nel prepararsi a quello successivo - aggiunge il dg Fao Qu Dongyu - investendo oggi in corridoi commerciali diversificati, riserve regionali di fattori produttivi agricoli essenziali, infrastrutture resilienti e un mix energetico più diversificato nei sistemi agroalimentari, riducendo così la dipendenza dal petrolio, possiamo trasformare la vulnerabilità in preparazione e garantire che interruzioni temporanee non si trasformino in crisi della sicurezza alimentare”.
In particolare, concludono Fao-Ocse, la cooperazione multilaterale, l’apertura dei mercati e un commercio agricolo basato su regole internazionali rimangono fondamentali per rafforzare la sicurezza alimentare globale, favorire diete più variegate e contribuire a stabilizzare i redditi agricoli.
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